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In un epoca in cui il progresso
sembra portare l’uomo verso una sessualità "virtuale" e la procreazione
affidata alla sola biogenetica, appare indispensabile un ritorno
all’essenza della vita che sta proprio nella natura e nell’essere prima
di tutto persone e non oggetti della ricerca scientifica.
E quale migliore occasione per
riappropriarsi del proprio corpo se non attraverso una vita coniugale
fondata sull’amore e sul reciproco rispetto e, quindi, su una sessualità
naturalmente portata alla procreazione responsabile.
LE MOTIVAZIONI
RELIGIOSE
Certamente non in tutte le persone è consapevolmente
presente la grande portata della motivazione religiosa. Spesso è
solamente percepita nei suoi punti essenziali oppure sono intuite
vagamente solo alcune sue implicanze. Sta di fatto però che il principio
religioso sembra imporsi in larga misura.
L'essere umano, anche nella sua stessa corporeità
sessuale, è percepito spesso come un essere legato a Dio. Noi siamo
fatti così, si dice, perché Dio così ci ha creati.
Questo riconoscere ed accettare il legame ontologico
della creatura con il suo Creatore è il primo e più comune fondamento
religioso. La religione è appunto il "religamen" che fa ritenere
l'essere umano "da" Dio e "di" Dio.
Questa verità logica si espanderà poi naturalmente, come
si vedrà, in verità anche morale.
L'essere umano dopo avere riconosciuto che è tutto da
Dio, come sua creatura, non può non rispettare e ricercare l'ordine e le
leggi proprie della creatura così come Dio le ha pensate, volute, dette,
cioè create.
La natura dell'essere umano è intesa come espressione,
come rivelazione di Dio in azione creatrice e conservatrice, come
espressione continua del volere di Dio su di essa.
Le leggi della natura divengono in questa visione
religiosa gli orientamenti essenziali perché l'essere umano possa
trovare, mantenere e realizzare la sua originarietà, la sua più
autentica identità, la sua più profonda ed essenziale verità, perché
queste leggi naturali non sono altro che le regole ideate da Dio
affinché l'uomo possa per esse e con esse dirigere le sue energie e
tendenze naturali alla piena attuazione di sé, di "ciò - che" Dio vuole
e "come" vuole egli sia.
Ricercare, interpretare e realizzare l'ordine della
natura, le leggi biologiche immesse da Dio nella struttura ontologica
dell'essere umano, è dunque l'impegno primo dell'uomo religioso,
consapevole che solo così facendo non solo dà gloria a Dio, ma
soprattutto attuando se stesso in pienezza di vita, si assicura la più
vera felicità.
Il senso religioso porta però ad essere e ad agire
conformemente al proprio modo di essere, alla propria natura, nella
misura in cui si scoprono i significati o i termini più autentici di
questo piano creaturale voluto da Dio.
L'essere umano si deve interrogare perciò continuamente
sui significati, sui valori, sulle finalità della struttura del suo
essere corporeo.
In questo lavorio di attenta lettura ed interpretazione
dell'intenzione creatrice, del volere divino impresso ed espresso nella
realtà umana, biologica dell'uomo, non può mancare l'apporto
determinante della Parola rivelata, cioè della Sacra Scrittura. E'
questa parola infatti che non solo stimola, ma soprattutto illumina di
una luce strabiliante la ricerca della verità del corpo, della
sessualità umana.
Fin dalle prime pagine della Genesi la sessualità umana
viene prospettata nella dimensione di una modalità intrinsecamente
necessaria per la realizzazione dell'essere umano voluto come "Immagine
somigliante di Dio".
L'essere maschio e femmina è visto, nella prospettiva
religiosa, in ordine al piano divino che vuole che nella distinzione e
nella unione dei sessi si attui anzitutto, in modo naturalmente
simbolico ed analogico, la stessa distinzione e unione delle Persone
divine.
L'essere umano proprio per questa e con questa
connotazione sessuale è, infatti, immagine e somiglianza di Dio.
E poiché Dio è amore e comunità di persone, così anche
l'uomo, maschio e femmina, è fatto per l'amore e per vivere la comunione
sponsale triadica: io-tu-noi, in consonanza e ad immagine di Dio
Trinità.
E' veramente straordinario ritenere che Dio ha impresso
la sua natura relazionale nella distinzione sessuale della coppia umana:
maschiofemmina, perché vuole che l'atto relazionale sessuale e genitale
che unisce le due persone trasformandole in "una sola carne" sia inteso
e vissuto solo e sempre nella dimensione religiosa, come espressione
simbolica, della stessa relazionalità divina.
In questa visione religiosa la sessualità e la genitalità
vengono scrupolosamente e timorosamente considerate, nella loro
struttura formale e funzionale, con il valore liturgico della
significanza di quell'amore che da Dio e in Dio ha il suo primo
fondamento causale ed esemplare.
Per vivere questa dimensione religiosa dell'amore
sponsale, fatto strumento di grazia, i metodi naturali sono
indispensabili non solamente perché indicano quando si possa vivere in
pienezza, con la partecipazione di tutto il corporeo sessuato e
genitalizzato, come vera materia sacramentale, l'esperienza cultuale
dell'amore, ma anche quando, attraverso questo gesto misterico genitale,
è possibile che l'amore coniugale dia vita ad una nuova creatura.
Solamente con i metodi naturali la coppia sa quando e
come, ad immagine e somiglianza di Dio, ripetere le stesse parole
divine: "facciamo l'uomo".
Il generare umano, responsabilmente vissuto in questa
ottica religiosa, con l'ausilio dei metodi naturali, è veramente un
prolungamento nel tempo dell'opera creatrice di Dio ed i genitori,
veramente operando come Dio e per conto suo, diventano nel senso più
pregnante della parola suoi pro-creatori.
La motivazione religiosa ai metodi naturali non si può
limitare soltanto al rispettoso ossequio delle leggi biologiche della
natura genitale e riproduttiva in quanto da Dio ordinata al bene degli
individui e della specie, ma deve andare ben oltre nella ricerca di una
sempre maggiore imitazione della vita divina nei suoi distinti momenti
essenziali di vita d'amore ad intra della comunità coniugale e di
apertura creativa ad extra.
Ovviamente le varie coppie motivate religiosamente ai
metodi naturali avranno ciascuna una loro personale sensibilità
religiosa che sottolineerà maggiormente l'uno o l'altro dei motivi su
esposti ed altri ancora, in base al particolare modo di sentire e vivere
il divino nella loro quotidianità.
In ogni caso le motivazioni religiose portano veramente
ai metodi naturali e mantengono ad essi fedeli solo le coppie che vivono
intensamente la "pietas", il senso religioso oppure quelle che vivono
profondamente la convinzione che solo immettendosi e mantenendosi nel
piano divino, con il rispetto delle leggi naturali che da lui derivano,
possono realizzare veramente ed in pienezza la vera vita umana e
coniugale.
LE MOTIVAZIONI
MORALI
Ai metodi naturali si arriva in una buona percentuale di
casi anche per motivazioni morali che possono essere anch’esse
variamente intese e perseguite dalle singole persone.
Si prospetta in questo ambito un quadro interessantissimo
forse perché piuttosto complesso e polimorfo; non certamente facile da
presentare o da analizzare in poche pagine, ma estremamente importante
per capire in gran parte la situazione attuale nei confronti dei metodi
naturali.
Anzitutto precisiamo il concetto di motivazione morale
che coinvolge tutti gli esseri umani che si trovano sulla terra, in
quanto tutti sono dotati almeno di un minimum di intelligenza e di
ragionevolezza, capaci perciò di almeno una elementare "conoscenza del
bene e del male" (cfr. Gen. 3).
Ogni essere umano è così, consapevolmente o no, un
esse ethicus, in quanto persegue sempre, in qualche modo, il
principio essenziale della morale che è quello di ricercare ciò che è
buono, cioè di fare il bene e di evitare ciò che non è buono, il male.
L'uomo è plasmato così dalla perenne ricerca, a volte
istintiva ed inconscia, del bene; bene che diverrà sempre più
consapevole ed autentico nella misura in cui sarà frutto di riflessione
e sarà conforme alla natura razionale dell'essere umano.
Il dovere morale di fare, di agire in un determinato modo
piuttosto che in un altro è dettato da alcuni principi informatori e
qualificanti la stessa morale.
Uno di questi principi è Dio, e la morale che ne consegue
sarà una morale religiosa o meglio teonomica (legge divina, di Dio) in
quanto è Dio e la sua legge che determinano il bonum dell'uomo
etico.
Ai metodi naturali arrivano dunque molte persone per una
motivazione di etica religiosa. E non potrebbe essere diversamente se è
vero quanto si è detto precedentemente che la motivazione religiosa è
prevalente nello spingere ai metodi naturali.
Bisogna però fare una fondamentale distinzione in
proposito. Ci sono molte persone che cercano i metodi naturali, come un
dovere etico-religioso, solamente perché è Dio che lo comanda o la sua
Chiesa, come fedele interprete di questa sua legge, che, attraverso i
tempi, continuamente riproclama con adeguate riformulazioni.
Il dovere morale dei metodi naturali si impone così per
queste persone fondamentalmente perché è comandato da Dio e dal
magistero della sua Chiesa.
Il bene è tutto in questo comando che viene dall'alto,
dall'esterno della coscienza individuale (morale eteronoma). Bonum
quia iussum (è bene perché è comandato).
Per queste persone non ha rilevanza sapere il perché, le
ragioni più vere e più profonde di questo comando divino, di questa
legge divina e della Chiesa.
Quel che conta è l'obbedienza; una obbedienza cieca,
assoluta, di fede, perché se è legge divina non può non avere in sé
principi assoluti, immutabili, obbliganti sempre, senza alcuna eccezione
di sorta, anche se il soggetto non ne conosce o non ne capisce le
ragioni.
La fedeltà ai metodi naturali, per questa categoria di
persone, è legata però, spesse volte, solamente al caso della facile ed
efficace loro applicabilità.
Quando si verificano situazioni di particolare difficoltà
all'uso dei metodi naturali ecco che si creano subito gravi tensioni
conflittuali, perché non avendo l'individuo coscienza delle ragioni che
possono giustificare ed esigere la fedeltà alla legge morale in ogni
caso, si è fortemente tentati alla disobbedienza.
In un primo tempo si sopporta il continuo e doloroso
passaggio dalla disobbedienza al Sacramento della Penitenza e da questa
alla disobbedienza, ma ben presto si comincia a porre in dubbio
l'autenticità di una legge divina inapplicabile o difficilmente
applicabile senza gravi lacerazioni o scompensi nell'armonia e nella
pace della coppia, dubbio che si trasferisce ben presto sull'autenticità
ed infallibilità dello stesso magistero che ha interpretato e formulato
quella presunta legge divina.
Forse con più attenzione alle mutate situazioni
socio-culturali ed esistenziali, si pensa, si sarebbe potuto prospettare
una ben diversa norma morale. Alla fine di un siffatto conflitto
interiore, coscienziale, si cade spontaneamente nel soggettivismo
morale: pur mantenendo fede all'impegno di non cadere nell'egoismo e
nell'edonismo, si fa definitivamente una scelta diversa, contraccettiva,
in nome di una ineluttabile situazione, di un male minore, di un valore
morale superiore a quello più tecnicista e biologista dei metodi
naturali.
E' stupefacente constatare come anche in questo ambito si
attua, in un certo senso, la "legge di Haeckel" secondo la quale
l'ontogenesi (l'evoluzione dell'individuo) ricapitola la filogenesi
(l'evoluzione della specie).
Non ci vorrebbe molto infatti, e sarebbe molto
interessante, avendone la disponibilità, mostrare come questi stessi
passaggi che abbiamo sopra indicato, come si svolgono a livello della
coscienza individuale così sono esattamente corrispondenti alle tappe
seguite, specie in questi ultimi anni di travaglio teologico-morale,
dalla gran parte degli uomini di Chiesa addetti ai lavori della morale
coniugale e della direzione spirituale dei fedeli.
Ma gli individui e la categoria degli specialisti che
hanno vissuto questi stadi evolutivi, hanno falsato il senso più genuino
della motivazione etico-religiosa che vuole i metodi naturali come il
bonum valido in ogni situazione.
A ben considerare, e non poche sono le coppie che partono
per i metodi naturali proprio da queste considerazioni, la legge divina,
che è stata riformulata dal magistero della Chiesa con l'enciclica "Humanae
vitae" (H.v.) di Paolo VI e riconfermata in pieno recentissimamente
con l'esortazione "Familiaris consortio" (F.c.) di Giovanni Paolo
II, sorge e poggia essenzialmente sull'ordine della natura umana voluta
e creata da Dio in quel determinato modo per il bene stesso dell'uomo.
La legge divina in ultima analisi è la stessa legge dell'uomo. E' una
legge morale naturale, quindi non estrinseca all'uomo, ma intrinseca
(autonoma) perché essenzialmente dentro la struttura costituiva
dell'uomo.
E' una legge obbligante non già perché Dio l'ha
autoritariamente ed arbitrariamente voluta per sé o a sé stante, ma
perché Dio l'ha concepita ed ordinata al bene dell'uomo, affinché serva
all'uomo per realizzarsi a pieno, "sveli pienamente l'uomo all'uomo" (G.s.
22).
Quanto è comandato da questa legge è solo, dunque, tutto
ciò che è buono per l'uomo. lussum quia bonum (è comandato perché
è buono, è bene).
L'osservanza della legge morale è quindi strettamente
legata alla convinzione che si tratti essenzialmente ed esclusivamente
del bene dell'essere umano.
Non si può accettare ed attuare una norma morale se la
coscienza razionale non ha percepito la sua fondatezza sull'umano e
l'umano più autentico, perché colto in una visione integrale, nella sua
vocazione più vera che è non solo naturale e terrena, ma anche
soprannaturale ed eterna (H.v. 7).
Che si tratti dell'umano, del bene esclusivo ed autentico
dell'uomo, non basta averne una generica percezione, bisogna soprattutto
possedere solide convinzioni, frutto di riflessioni e di esperienza
circa i valori della vita coniugale che la legge naturale vuole
salvaguardare e promuovere (H.v. 21).
Il Magistero della Chiesa non vuole una cieca adesione
alla legge morale che propone, ma continuamente richiama tutti: fedeli,
pastori, governanti, educatori, operatori sociali, uomini di scienza, a
verificare la fondatezza e la ragionevolezza della norma morale e a
dimostrare con i fatti, "alla luce della stessa esperienza di tante
coppie di sposi e dei dati delle diverse scienze umane" (F.c. 1 1) che
non c'è "una vera contraddizione tra le leggi divine che reggono la
trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore
umano coniugale" (G.s. 51).
Se "è sempre di grande importanza possedere una retta
concezione dell'ordine morale, dei suoi valori e delle sue norme,
l'importanza cresce, quando più innumerevoli e gravi si fanno le
difficoltà a rispettarli" (F.c. 34).
E la verifica richiesta dal Magistero della Chiesa è
prospettata, quasi secondo un criterio metodologico rigorosamente
scientifico, secondo le due versioni: positiva, cioè come i metodi
naturali promuovano tutti i valori più autentici della persona,
dell'amore, della sessualità, della procreatività (cfr. H.v. 12, 16);
negativa, cioè come la contraccezione non possa armonicamente realizzare
quegli stessi valori che stanno alla base della coniugalità umana (cfr.
H.v. 17).
Quando si riscontra che con estrema facilità, specie alle
prime difficoltà, si abbandonano i metodi naturali, è evidente che alla
base non c'è una chiara e ferma convinzione che questi metodi sono
indicati dalla morale perché correlati al vero bene dell'utente.
La scelta e la fedeltà ai metodi naturali esigono che le
motivazioni morali siano radicalmente fondate sulla convinzione che è in
gioco con essi solo e sempre il bene e la felicità coniugale.
Anche l'aspetto religioso, che solitamente troviamo
associato alla motivazione morale, acquista vero valore motivante ed
obbligante se è vissuto nella chiarezza che Dio è buono e per ciò
stesso, volendo il bene dell'uomo, ha impresso la sua bontà nelle leggi
di natura in modo tale che solamente attuandole l'uomo possa con tutta
facilità e garanzia realizzare a pieno la sua felicità, come espressione
del suo più totale compimento umano.
Se la legge morale coniugale è dunque esclusivamente
legge naturale, anche se è presentata in una visione di fede, si capisce
perché questa stessa legge morale possa essere perseguita anche da chi
non ha fede e si considera ateo.
Sono portati al metodi naturali perciò non solamente i
cattolici, i cristiani, le persone aventi una fede e una motivazione
religiosa, ma anche, e -in buona parte, chi crede solamente e fermamente
nell'uomo e nei valori della dignità personale umana, inscritti nella
struttura e nelle leggi funzionari della natura corporea dell'uomo.
Senza una visione di fede la ragione può ugualmente
vedere la convenienza e la conformità delle cose con l'essere, il
valore, l'ideale, l'assoluto.
La motivazione puramente naturale vincola poi quanto
quella religiosa, perché, quando la ragione ha scoperto il valore delle
cose, ciò che è conveniente, buono, bene per la persona umana,
spontaneamente aderisce al bene. L'uomo retto, ragionevole, di buona
volontà, tende a fare il bene, ciò che è buono, anche se gli può costare
sacrifici non indifferenti.
La motivazione morale che porta ai metodi naturali può
essere così limitata anche alla sola visione o riflessione antropologica
e sessuologica che sta a monte dei metodi naturali. La fedeltà al loro
uso è conseguentemente condizionata dal grado di convinzione che tale
scelta sia il meglio che si possa razionalmente prospettare per
salvaguardare e realizzare contemporaneamente le esigenze e i
significati di amore e di procreatività propria dell'agire genitale,
così come si strutturano nella condizione umana.
Una riflessione siffatta, antropologica, puramente
naturale in riferimento ai metodi naturali, è a volte preferibile a
quella riscontrata in certi ambiti religiosi, perché più genuina, più
coerente, più preziosa, più valida, meno contaminata da qualificazioni
moralistiche, religiose sovrastrutturali (morale del Patto, morale
Evangelica, morale Pasquale, morale Escatologica, ecc.) che spesso
alienano la morale dalla sua vera essenza naturale.
Sta di fatto che in molti, troppi teologi-moralisti e
direttori di anime non è ancora chiaro, oggi, il nocciolo della norma
morale della Chiesa: l'intrinseco malum (H.v. 14) della
contraccezione che pertanto non può mai "essere coonestato" e diventare
un bonum per la coppia.
LE MOTIVAZIONI
DEMOGRAFICHE
Ai metodi naturali si può arrivare indipendentemente da o
contemporaneamente a motivazioni religiose e morali, per assicurare una
pianificazione naturale della natalità.
I metodi naturali di fatto, nella mentalità corrente,
sono considerati dei mezzi, più o meno idonei, di controllo delle
nascite e pertanto sono ricercati ed usati prevalentemente od
esclusivamente, per motivi di ordine demografico; intendendo questo
termine nell'aspetto puramente formale e negativo di esclusione della
natalità.
In questa prospettiva si colloca, a conferma delle
motivazioni demografiche che vi stanno alla base, la prassi comune di
fare ricorso ai metodi naturali solo quando sono riconosciuti come
efficaci mezzi per controllare o evitare la natalità.
Non a caso, anche gli stessi uomini di religione e di
morale molto spesso collocano i metodi naturali nella stessa categoria
dei mezzi contraccettivi e li distinguono dagli altri solo per la
modalità naturale di realizzazione della contraccezione.
I metodi naturali, infatti, sono molto spesso utilizzati
consapevolmente come contraccettivi, quasi sempre con finalità
contraccettiva, anche se inconsapevolmente, in quanto sono ricercati in
ossequio al Magistero della Chiesa che li propone per motivi
etico-religiosi.
I metodi naturali di per sé non sono alieni da una
qualificazione contraccettiva. Questa dipende certamente dalla finalità
che si vuol con essi perseguire, ma soprattutto dal modo con il quale si
considera la genitalità.ed entro il quale i metodi si collocano e
trovano la loro giustificazione o ragion d'essere. Alla qualificazione
contraccettiva dei metodi naturali si può arrivare, paradossalmente,
anche volendo seguire una linea di tipo morale che sembra essere quella
ufficiale della Chiesa.
Data la complessità e l'intrinseca contraddittorietà
delle motivazioni demografiche che portano ai metodi naturali sarà bene
appuntare alcune fondamentali riflessioni in merito, in modo da cogliere
meglio la possibile qualificazione contraccettiva dei metodi naturali,
al fine di evitarla o bandirla anche a livello concettuale, perché i
metodi naturali non possono essere considerati ed utilizzati come
contraccettivi senza essere snaturati.
Alla qualificazione contraccettiva si arriva partendo da
una particolare concezione della genitalità, talmente radicata nella
mentalità degli uomini, per il lunghissimo tempo entro il quale questa
concezione era considerata l'unica scientificamente valida, che a
tutt'oggi non si parla neanche di metterla in discussione e di
modificarla in base alle nuove conoscenze scientifiche, anzi la si dà
per scontata come un dato naturale e solo in riferimento ad essa ci si
regola con l'approntare i vari comportamenti umani e tecnici.
La genitalità è perciò considerata ancor oggi come una
struttura biologica finalizzata solo alla procreazione. Il significato
più concreto e più vero ad essa sotteso è ritenuto quello procreativo, e
lo dice la stessa parola genitale: ordinato alla generazione.
L'atto genitale è conseguentemente considerato
sostanzialmente un l'atto di vita", un atto sempre potenzialmente
procreatore, quindi sempre "aperto alla vita" in quanto si compie sempre
con l'eiaculazione, cioè con l'estrinsecazione della procreatività
rappresentata dal liquido seminale emesso.
In tale contesto concettuale per non procreare non c'è
altra possibilità che annullare sistematicamente, in qualche modo,
direttamente o indirettamente, la procreatività dell'atto genitale.
Nasce così la contraccezione, che non è altro che
l'istituzionalizzazione della privazione della finalità concezionale
dell'atto genitale, della genitalità.
Anche i metodi naturali, se rapportati a questa
concezione della genitalità, non possono che risultare una modalità
contraccettiva, perché istituzionalizzano la ricerca sistematica dei
tempi di infertilità della donna all'unico fine di annullare la
procreatività dell'atto di vita.
Pur volendo formalmente tenere aperto alla vita l'atto
genitale lo si rende intenzionalmente però sterile, cioè lo si vuole
chiudere di fatto alla vita, ponendolo sistematicamente solo quando la
donna è infertile.
Questo procedimento contraccettivo è analogo a quello
adottato dagli altri mezzi anticoncezionali, perché tutti sono
finalizzati, ciascuno con modalità propria, a togliere all'atto - inteso
come atto di vita la sua intrinseca finalizzazione o apertura alla vita.
Se si pone il problema della regolazione delle nascite in
questi termini, si capisce come l'utente dei metodi naturali non riesca
a cogliere la sua vera e sostanziale diversità da un comune
contraccettivo e conseguentemente, qualora abbia dubbi sull'efficacia
dei metodi naturali o difficoltà a rispettare le regole esigite dai
metodi, passi con tutta facilità all'uso di altri contraccettivi che
siano, almeno all'apparenza, più sicuri, più facili, meno
traumatizzanti.
Analogamente si capisce anche perché chi dovrebbe, per
ministero religioso e morale, proporre l'uso esclusivo dei metodi
naturali, alla fine, prospettandosi i metodi naturali come puro mezzo
per regolare le nascite, per evitare concepimenti, non sappia mantenere
una linea coerente di fronte a qualsiasi difficoltà.
La vasta incomprensione ed opposizione, non sempre
palese, alla dottrina morale della Chiesa, da parte degli stessi suoi
membri, spesso più qualificati, è dovuta in gran parte proprio alla
lettura del documento pontificio dell'Humanae vitae con mentalità
contraccettiva, in una visione parziale della genitalità, e nella
considerazione dei metodi naturali come mezzo esclusivo di regolazione
della natalità.
Come è possibile mantenere aperto alla vita un atto che
intenzionalmente viene chiuso con il ricorso sistematico ai periodi
sterili? Come può essere accettata intrinsecamente cattiva la
contraccezione quando la linea morale propone come buona una condotta e
una metodica che in ultima analisi è anch'essa contraccettiva?
Queste incongruenze ritenute inerenti alla dottrina
morale della Chiesa, sono soggiacenti ai comportamenti più vari tenuti
nei confronti dei metodi naturali. Non ultimo e non meno significativo è
quello che fa ritenere moralmente valido il metodo naturale solamente
se, per mantenersi aperto alla vita, come richiesto dal dettame etico,
conserva una sia pur minima possibilità procreativa, quindi di
fallosità.
Un metodo naturale che risulti troppo sicuro, si è detto
esplicitamente da un esponente qualificato, relatore ufficiale in una
recente assemblea ecclesiale di portata nazionale, scade a livello
contraccettivo.
C'è una certa coerenza in questa affermazione, ma
denuncia quanto si è detto sopra e cioè che i metodi naturali se vengono
perseguiti solo per una motivazione demografica, che presuppone la
disponibilità di mezzi sicuri per evitare la natalità, non possono che
prospettarsi come una semplice modalità, variante in senso naturale, di
contraccezione.
Ma questa interpretazione è in netto contrasto con la
morale più genuina ed autentica, indicata dal Magistero che vede nei
metodi naturali certamente un modo sicuro di regolazione delle nascite,
usufruendo le leggi biologiche della riproduzione in un contesto di
genitalità ordinata alla procreazione, ma anche una modalità di
realizzazione della vita coniugale, con l'esercizio della stessa
genitalità ordinata parimenti alla significanza della relazione amorosa.
I metodi naturali, nella loro vera essenza sono da
considerare ordinati contemporaneamente ed inscindibilmente alla
regolazione delle nascite e all'esercizio dell'amore coniugale, perché
si basano sul dato biologico dell'atto genitale che, strutturalmente, è
fatto anzitutto per unire amorosamente e, solo in conseguenza di questa
unione, rendere possibile anche la procreazione.
L'atto genitale se è un atto di vita, contemporaneamente
è anche un l'atto d'amore", anzi è un atto di vita proprio perché è un
atto d'amore, è un atto d'amore aperto alla vita.
Se c'è una priorità nella gerarchia dei valori e dei
significati costitutivi l'atto genitale questa è data dalla significanza
- amorosa.
Solamente in quest'ottica i metodi naturali non sono
contraccettivi. E la lettura dell'Humanae vitae dovrebbe essere
fatta con mentalità .non contraccettiva ed avere come chiave
interpretativa di tutto il documento, che dà ampio spazio all'amore
coniugale non a caso, quanto si dice alla fine del paragrafo 16: "Così
facendo (cioè usando i metodi naturali) essi (gli sposi) danno prova di
amore vero ed integralmente onesto".
Come si realizzi e si dimostri questa prova d'amore vero,
nel contesto della regolazione delle nascite con i metodi naturali, è un
compito che spetta, come sottolinea lo stesso documento pontificio, agli
sposi, anzitutto, per la loro diretta esperienza e poi agli specialisti,
che devono verificare e reinterpretare continuamente, alla luce delle
varie scienze antropologiche, il dato costitutivo della genitalità
umana, nel tentativo di cogliere e aggiornare il suo più vero senso,
quale espressione del più autentico volere divino impresso in esso.
La motivazione demografica se può portare ai metodi
naturali per una valutazione, per così dire "economica", di maggiori
vantaggi di questi metodi rispetto agli altri contraccettivi, non può
però garantirne l'uso continuato quando la stessa valutazione porti a
considerarli meno o non più vantaggiosi, specialmente dal punto di vista
della facilità di applicazione, dell'efficacia, delle conseguenze
sull'intensità dei rapporti genitali consentiti, sull'armonia erotica,
ecc., ecc.
La riflessione sui metodi naturali visti e vissuti
nell'ottica contraccettiva meriterebbe una ulteriore e più dettagliata
disamina, perché spesse volte si finisce con l'attribuire ai metodi
naturali la causa di disagi psicologici a livello di persona e di
coppia, di conflittualità sessuologiche, di nevrosi, di ansia e così
via, quando invece tutta questa psico-sessuopatologia è indotta
esclusivamente dalla connotazione contraccettiva, perché è propria di
tutti i contraccettivi ed è assente quando i metodi naturali non sono
usati come contraccettivi.
La dimostrazione e la conferma di ciò la danno, sul piano
clinico, le coppie stesse specialmente quelle che vivono nel senso più
proprio i metodi naturali.
Queste sviluppano, sia personalmente che come coppia, una
vera promozione della coniugalità. Le stesse testimonianze da noi
riportate alla fine di questa pubblicazione sono una piccola ma
emblematica testimonianza al riguardo.
Ciò che vorremmo sottolineare di tutta questa
problematico è ancora soprattutto un punto e cioè che quasi sempre le
difficoltà, le resistenze psicologiche, le disattenzioni, e a volte
anche gli stessi fallimenti, non sono da attribuire ai metodi naturali
in sé, ma al loro essere vissuti come contraccettivi.
Il filo conduttore della riflessione in merito è questa.
Nella prospettiva contraccettiva se la genitalità è concepita come
essenzialmente ordinata alla procreazione, l'uomo e la donna si
sentiranno, a livello inconscio, genitalmente a posto solamente se
vivranno la loro genitalità in questa dimensione. La mascolinità e la
femminilità saranno autentiche e piene quando saranno pregne di
procreatività.
Ogni attività sessuale e genitale che sia priva o, tanto
peggio, privata di questa potenzialità procreativa non potrà che essere
vissuta, sempre a livello inconscio, come una grave menomazione, una
specie di attentato alle qualità essenziali della persona, sia essa uomo
o donna.
Il voler poi intenzionalmente e sistematicamente privare
la genitalità della presunta intrinseca procreatività, come avviene con
l'uso contraccettivo dei metodi naturali, vuol dire continuamente
soffocare nel profondo dell'inconscio il bisogno vitale di autenticità e
di identità sessuale.
Questa rimozione sistematica non potrà durare sempre e in
modo completo, per cui emergerà spesso tutto un corteo di difficoltà che
ad una osservazione superficiale sembreranno essere determinate
direttamente dal metodo usato, mentre in realtà sono frutto del
conflitto inconscio e lo palesano.
Si può concludere da tutte queste osservazioni che la
connotazione contraccettiva dei metodi naturali va sempre contro i
metodi stessi rendendoli in qualche modo difficili, insicuri,
insopportabili.
Il comportamento tenuto nei confronti dei metodi naturali
deve essere allora preso in considerazione ed analizzato sempre anche a
livello di questa sua prospettiva contraccettiva o demografica.
Solamente in questa ottica si spiega il perché così
facilmente ed in così larga misura i metodi naturali vengano abbandonati
per quei mezzi che limitano l'azione contraccettiva al solo breve spazio
di tempo dell'attuazione del rapporto genitale: per questi infatti il
conflitto inconscio, essendo più ristretto e limitato, è più facilmente
sopportabile ed accettabile.
Se si tiene conto di tutti questi spunti di riflessione,
che dovrebbero essere oggetto di approfonditi studi, è evidente che
sbaglia di grosso chi pensa di perseguire o di prospettare i metodi
naturali nella sola motivazione demografica, come puri metodi di
regolazione delle nascite.
LE MOTIVAZIONI
SESSUOLOGICHE
Ai metodi naturali si può arrivare anche per motivi di
ordine sessuologico.
A ben considerare, quando si cerca di evitare le nascite
ricorrendo a qualche mezzo che sia idoneo a tale scopo, la motivazione
prima non è tanto quella anticoncezionale, ma piuttosto quella di
ottenere ed assicurare una compatibile e soddisfacente vita sessuale
coniugale.
Lo scopo di evitare la procreazione non è fine a se
stesso, ma in ordine alla possibilità di "far l'amore".
La disciplina della natalità è dunque solo un mezzo, una
condizione necessaria per raggiungere il fine dell'esercizio genitale
come relazione interpersonale amorosa.
Questa finalità di ordine specificamente sessuologico è
sottesa al ricorso dei metodi naturali in modo più evidente che per
qualsiasi altro mezzo di controllo della natalità, perché i metodi
naturali si fondono su dati scientifici i quali assicurano che l'atto e
l'esercizio genitale sono ordinati, nella specie umana, primariamente
all'amore, alla relazione genitale amorosa e secondariamente ad
assicurare la perpetuazione della specie.
Per comprendere allora a fondo le vere caratteristiche e
dimensioni delle motivazioni sessuologiche che stanno a monte dei metodi
naturali, al punto che li possono rendere più che mezzi di regolazione
delle nascite, condizioni pregiudiziali per promuovere la vera vita
coniugale, è necessario un chiarimento di queste recenti acquisizioni
scientifiche che danno alla genitalità una nuova qualificazione.
I metodi naturali, come si vedrà meglio in seguito,
quando verranno più dettagliatamente illustrati, nascono tutti dal
presupposto scientifico che ad assicurare la finalità procreativa non
concorre soltanto, o in modo preminente, la procreatività maschile
inerente all'atto genitale con il fenomeno eiaculatorio, come si è
finora sempre creduto, ma piuttosto la procreatività femminile con il
fenomeno ovulatorio e tutto il corteo di fattori biologici favorenti
l'utilizzazione della procreatività maschile espressi nella captazione
del liquido seminale.
Nell'attuale concezione della funzione procreativa della
genitalità umana, è riconosciuto preminente e determinante il ruolo
della donna e dei suoi fattori di procreatività. Tanto è vero che i
metodi naturali, per realizzare la regolazione delle nascite, si fondano
tutti sul solo accertamento dei tempi di procreatività o fertilità della
donna.
Il segreto della vita è dunque nascosto nella donna,
perché solo lei può rendere fecondo il rapporto genitale.
La potenzialità procreativa della genitalità umana è
legata così a fattori preminentemente di tipo femminile, che si svolgono
e si pongono in essere indipendentemente dall'attività genitale
esercitata dalla donna e dalla coppia.
L'atto genitale è infatti strutturato essenzialmente per
realizzare l'unione amorosa coniugale e accidentalmente per contribuire
alla procreazione; e questo accidens si ha qualora la
procreatività maschile venga a coincidere con i brevissimi tempi di
procreatività femminile.
Alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, l'atto
genitale non può essere più considerato, nella sua essenza, come atto di
vita, in quanto questa sua qualificazione gli viene commessa da fattori
che esulano dalla esecuzione di tale atto, è estrinseca all'atto e,
quindi, non può essere propria dell'atto stesso. Per il raggiungimento
della finalità procreativa se l'atto genitale è sempre necessario non è
però sufficiente. L'atto genitale ha in sé una dimensione procreativa,
ma limitata al solo stato di potenzialità relativa. E' un atto
relativamente aperto alla vita.
La sua qualificazione più vera, più autentica, quella che
lo connota nella sua sostanzialità, quindi sempre presente ogni qual
volta lo si compie, perché inerente all'atto stesso, è quella della
significanza amorosa. L'atto genitale è per eccellenza un atto d'amore.
E' un atto d'amore perché trova in sé stesso, nell'amore che significa,
la sua ragion d'essere. Causa e fine dell'amore non può essere che
l'amore stesso.
L'amore è certamente esigente di fecondità, ha in sé un
impellente bisogno di espandersi in altri esseri, perché è diffusivum,
ma ciò non vuol dire che la fecondità sia la sua primaria
finalizzazione.
La struttura biologica dell'atto genitale riflette bene
queste prerogative dell'amore coniugale, ponendo la potenzialità
procreativa nei termini di relativa apertura alla vita, non di stretta o
assoluta necessità come se la procreazione fosse inerente all'esecuzione
dell'atto e quindi propria di ogni atto genitale.
A confermare la validità di questa nuova interpretazione
della genitalità (nuova rispetto a quella che si è finora sempre avuta)
postulata e formulata sulla base dei dati scientifici attuali
dell'andrologia e della ginecologia, è intervenuta anche la stessa
scienza sessuologica moderna.
Poiché le argomentazioni della sessuologia sono in
sostanza quelle stesse che si ritrovano o che devono fare da base ai
metodi naturali, le illustreremo con una certa ampiezza, come
riflessioni sulle motivazioni sessuologiche che portano ai metodi
naturali.
Il punto nodale di questa nuova concezione scientifica e
della verifica sessuologica che la conferma, può essere così
sintetizzato: perché l'atto genitale sia essenzialmente atto d'amore,
tutta la fenomenologia copulatoria deve essere interpretabile in diretto
ed essenziale riferimento a questa specifica qualificazione amorosa.
Inoltre anche l'identità delle persone deve poter essere pienamente
riferita a questa qualificazione, così che non possano attuarsi a pieno
senza questa dimensione amorosa del sessuale e del genitale.
In altre parole, se l'uomo e la donna sono veramente tali
per la diversità sessuale e genitale che li connota e contraddistingue e
questa è primariamente ed essenzialmente ordinata all'amore, l'uomo e la
donna debbono essere ontologicamente riconosciuti come "esseri di
relazione" e "l'amore", inteso come relazione, come comunione
interpersonale, deve per ciò stesso essere riconosciuto come la loro
"fondamentale e nativa vocazione" (F.c. 23).
La sessuologia moderna conferma e dimostra la fondatezza
di tutto ciò, ovviamente mediante la sua specifica modalità di lettura
interpretativa del fenomeno umano.
UNA LETTURA
SESSUOLOGICA
Diciamo subito che lo strumento interpretativo,
semantico, usato dalla sessuologia moderna - o se si vuole essere più
precisi, da un certo indirizzo della scienza sessuologica attuale - è la
semeiotica, cioè la teoria dei segni, per cui la sessualità umana è
letta tutta come un sistema di segni carichi di significato come le
parole, rivolti, come mezzi di comunicazione umana, ad un intelletto in
grado di interpretarli ed utilizzarli come tali.
In questa prospettiva la sessualità umana è un segno, un
simbolo che rappresenta ed interpreta la persona.
Il valore della sessualità è racchiuso tutto in questa
funzione simbolica, che è quella di rapportare alla persona, di
rappresentarla, di farla conoscere, di significarla, di esprimerla.
La sessualità, che connota come segno visibile esterno la
persona umana, è in un certo senso la persona stessa, perché per essa la
persona si costituisce, si esprime ed opera.
Se il segno è "ciò che sta al posto di", la sessualità
propria di ogni persona, in quanto segno, non può che essere ciò che sta
al posto della persona stessa.
Data la stretta connessione del segno con il suo oggetto,
la sessualità segno non può che fare capo alla persona suo oggetto, suo
significato, sua essenza.
La sessualità umana è perciò essenzialmente una
sessualità personale, personalistica in quanto è l'icòna, l'immagine,
l'espressione, la possibilità della persona che l'incarna e che pertanto
non può mai esistere ed operare senza questa sua connotazione.
La sessualità "riguarda l'intimo nucleo della persona
umana come tale" (F.c. 1 1).
La sessualità umana come segno della persona se annuncia,
comunica la presenza della persona ed offre per mezzo di essa la
possibilità concreta di raggiungerla ed entrare in comunione con lei,
contemporaneamente annuncia però anche la sua assenza, perché se la
persona è presente nella sua dimensione sessuale non si esaurisce, né si
identifica mai totalmente in essa.
La persona umana è sempre dentro la sua sessualità, ma è
sempre anche al di là di essa.
La sessualità è infatti intesa come segno proprio perché
se rapporta alla persona mai però riesce ad annullare completamente la
distanza con lei, distanza costitutiva di ogni segno e di ogni presenza.
La sessualità umana è ciò che più di ogni altro fenomeno
mette in rapporto con la persona, unisce a lei, ma poiché la persona la
si raggiunge solo attraverso il segno, sfugge sempre e in qualche modo è
sempre al di là del segno.
La sessualità, come segno, annuncia sempre un altrove
della persona, che non è mai qui e ora in senso totale, anche se da
questo qui e ora la persona dipende. In questa prospettiva semiotica
della sessualità umana si evidenza anzitutto come la persona umana sia
avvolta nel mistero, sia un valore intenzionale che possiamo cercare di
raggiungere attraverso le sue forme espressive più proprie quali la sua
corporeità sessuale, senza però mai pretendere di riuscire ad
identificarla e comprenderla completamente in queste sue manifestazioni.
Poiché l'incontro e la comunione interpersonale avvengono
sempre attraverso la concretezza della dimensione corporea sessuale,
sono attuabili solo e sempre in una forma simbolica ed in un misterioso
intimo extrasemeiotico.
La sessualità umana ha quindi solamente il valore di
segno, di mezzo concreto significante, cioè, espressivo ed operativo,
della persona, ma nulla più. Non può mai diventare un valore fine a se
stesso, se è solo un mezzo strumentale di significazione e di
comunicazione della persona.
Nella sessualità umana bisogna dunque saper vedere e
cogliere sempre i due distinti ed indissociabili aspetti propri di ogni
segno: il significante ed il significato.
Il significante, cioè la forma fisica, corporea, il
manifestarsi concreto del sesso come segno, immagine espressiva e
rappresentativa di un qualche cosa che è dentro il segno stesso, ed
operativa o realizzatrice di ciò che attraverso il segno si vuole
perseguire.
Il significato, cioè l'oggetto, il contenuto del
significante, il messaggio che il segno attraverso le sue componenti
materiali e simboliche vuol trasmettere, esprimere e realizzare.
Ora, nella fattispecie della sessualità umana il
significato contenuto dentro il significante sessuale è essenzialmente
il sentimento, l'aspirazione, la tensione, il desiderio primo e più
proprio della persona in quanto la caratterizza come persona umana e
cioè l'affetto, il bisogno di amare, il bisogno di sentire e di
sperimentare che il proprio amore è accettato e in qualche misura
ricambiato.
L'essere umano si caratterizza e si definisce in un certo
senso come una "energia" - amorosa, perché è solamente l'amore che dà al
soggetto umano il senso del vivere e che lo apre al mondo delle persone,
degli esseri e delle cose.
Amare ed essere amati, ecco il nucleo vitale della
persona umana! Ma essere amati solo nella misura in cui viene facilitata
l'espressione attiva del proprio amore, perché è solamente quando si ama
e non quando si è amati che la persona si afferma e si esprime.
La sessualità umana è, in questa prospettiva semeiotica,
essenzialmente una significanza di amore personale, fonte per ciò stesso
di massima gioia e piacere perché per essa la persona realizza
pienamente se stessa nella relazione e nella comunione intima con
un'altra persona, anch'essa sessuata e quindi capace di accogliere e
ricambiare l'amore in modo simmetrico e complementare.
La sessualità umana è così fondamentalmente una
sessualità coniugale, perché è finalizzata ad una co-unione duale,
maschio e femmina. Indispensabile per costituire l'unità essenziale di
quell'essere umano-che è tale solamente se vive la misteriosa dimensione
triadica dell'amore, nella quale la dialettica dell'Io-Tu si trasforma e
si compie in un Noi.
Questi brevi cenni di riferimento ad una visione ben
precisa della sessuologia moderna, meriterebbero una esposizione più
approfondita e più articolata specie nelle applicazioni concrete alla
vita di ogni giorno, ma per il nostro assunto sono forse sufficienti, se
solamente vengono un poco meditate, a dimostrare: anzitutto che la
sessualità umana è oggi ritenuta finalizzata alla realizzazione della
persona umana, che essendo un essere di relazione, fatto d'amore e per
l'amore, trova proprio nella sessualità la modalità più adeguata e
completa per tale compimento; conseguentemente, che avendo la
sessualità, per questa sua intrinseca finalità amorosa, una funzione
semiotica deve essere ricercata ed attuata solo e sempre come una
trasparente e fedele significanza della persona che vuol vivere l'amore
coniugale.
Poiché oggi non è ancora a tutti chiaro come in concreto
la sessualità umana sia strutturata essenzialmente per questa
finalizzazione amorosa, pensiamo di poter dimostrare ora, sulla base di
quanto a grandi linee si è detto sopra, come il rapporto coniugale, sul
piano sessuale, sia di fatto tutta una sequenza di significanti
specificatamente predisposti ad esprimere e realizzare l'esperienza
personale amorosa.
Premettiamo però ancora una precisazione: la connotazione
sessuale che distingue il corpo umano in maschile e femminile riguarda
tutta la struttura corporea fino ad arrivare alle singole cellule. Tutto
nel corpo umano è contraddistinto da una diversificazione sessuale.
In questa generale distinzione sessuale del corpo si
specificano alcune parti, quali gli organi così detti genitali, che
hanno funzioni particolarmente spiccate in senso differenziale maschile
e femminile. Questi organi sono infatti predisposti ed ordinati a
realizzare la più alta e significativa relazione interpersonale sessuale
e, tramite questa, dar luogo anche alla procreazione. Si fa quindi
distinzione tra sessualità e genitalità.
La sessualità è intesa come vita umana specificata, in
senso più generico, dalla connotazione sessuale, cioè vissuta con la
semplice corporeità che, essendo sessuata, qualifica in tale modo tutte
le espressioni della vita.
La genitalità è invece intesa, in senso più specifico,
come vita umana realizzata in particolare con l'impegno o l'uso degli
organi genitali.
Poiché questo uso non è fatto sempre a scopo generativo
si potrebbero creare confusioni e malintesi se si utilizzasse solo e
sempre il termine di genitale e di genitalità per indicare l'uso degli
organi copulatori.
Ogni parola ha e deve avere il suo preciso significato,
per ciò non può essere esatta la parola genitale se riferita ad organi
che nella loro funzione e nel loro impiego possono non realizzare la
generazione o la procreazione, ma solamente la più alta forma di
relazione amorosa.
E' ovvio che l'uso corrente delle parole genitale e
genitalità per qualificare questi organi ed il loro impiego è
giustificato dalla concezione arcaica della sessualità, esclusivamente o
primariamente finalizzata alla generatività o alla procreazione.
Ma nella nuova concezione scientifica sessuologica questi
organi ed il loro uso hanno ben altra funzione, oltre quella
procreativa. Per evitare equivoci e per non fissare la mente in errate o
limitate realtà bisognerebbe subito provvedere all'introduzione di
termini lessicali più appropriati e specifici almeno per indicare le due
distinte funzioni della sessualità: quella relazionale e quella
procreativa.
Noi useremo, al fine di evitare gli equivoci denunciati,
i termini: coitale, dal latino co-ire = andare insieme, per indicare
l'organo sessuale maschile e femminile deputato a realizzare il coito,
cioè l'atto della più specifica unione sessuale; unione che essendo
finalizzata all'amore coniugale non potrà che essere qualificato come
amore coitale, amore realizzato attraverso il colto.
Riserveremo i termini: genitale, genitalità, amore
genitale solamente per indicare gli stessi organi sessuali quando
vengono usati con finalità procreativa, anche se questa non può che
essere frutto di un bisogno e di una conseguente espressione di amore.
Certamente c'è una grande differenza tra un atto d'amore
coitale e un atto d'amore genitale.
La differenza non è solamente a livello emozionale ed
intenzionale, poiché l'atto copulatorio, se può sembrare
fenomenologicamente identico, in realtà è diverso se è fisiologicamente
in un caso sterile e nell'altro fertile.
Questa differenza è ben conosciuta da chi ha vissuto
intensamente e consapevolmente le due forme di rapporto e si evidenza
nella finalizzazione voluta per l'atto coniugale in piena consonanza con
ciò che l'atto stesso fisiologicamente può dare. In un caso è l'amore
fine a se stesso che viene ricercato e significato, perché il
significante non può permettere altro; nell'altro caso è la procreazione
che viene soprattutto ricercata come finalità prima in quanto questa è
offerta ed assicurata dalle condizioni fisiologiche associate in quel
momento a quell'atto che, essendo già stato sperimentato come atto
d'amore, fa percepire la fecondità come conseguenza dell'amore.
Nell'un caso la parola detta, sottesa, come significato
primo dell'atto, come intenzione prima del significante è: "facciamo
l'amore"; nell'altro caso la parola detta è "facciamo il figlio". E
questo figlio sarà espressione d'amore nella misura in cui l'atto che lo
ha prodotto sarà stato vissuto, per esperienza, come atto, come segno
d'amore, anche se ora è finalizzato alla prole.
L'AMORE COITALE
Con questo termine lessicale si vuole intendere l'amore
coniugale realizzabile attraverso l'uso di organi sessuali specifici
capaci di significare, attraverso la fenomenologia copulatoria, l'unione
amorosa interpersonale.
Come assicura l'interpretazione semiotica della
sessuologia moderna, l'esperienza dell'amore coniugale si forma in
perfetta sincronia con lo snodarsi dei gesti copulatori che, come
significanti delle due persone, esprimono ed operano, cioè significano,
lo scambio dialettico dei sentimenti amorosi propri di ciascuno e la
loro fusione amorosa in una sola carne.
La struttura e la dinamica dei significanti, cioè degli
organi deputati a realizzare l'atto coniugale, il coito, corrispondono
esattamente alla struttura e alla dinamica dei significati amorosi che i
due partners intendono attuare attraverso la gestualità copulatoria.
Sarà bene sottolineare ancora una volta che il
significante, cioè l'organo coitale, è il simbolo interpretante della
persona e nella sua struttura fisica riflette sempre, come immagine
somigliante, lo svolgersi dell'intima relazione che la persona vuole
realizzare con il suo partner.
Il rapporto coniugale, come significanza amorosa,
dovrebbe essere però considerato sotto diverse angolature.
Anzitutto come segno personale, espressione di sé, dei
propri sentimenti, delle proprie emozioni, delle proprie intenzioni;
segno che rivolto al partner diventa automaticamente un appello, un
richiamo, una evocazione di analoghi sentimenti. La coniugalità ha come
privilegio fondamentale quello di esigere lo scambio, la reciprocità.
Reciprocità a tutti i livelli, di significanti e di significati. Il
segno diventa allora, nello scambio reciproco di messaggi, di
rivelazione di sé, una comunicazione che è operativa di comunione e
realizzatrice di unità.
Sulla base di tutte le osservazioni fatte, a caratteri
generale e teorico, in forma forse troppo sintetica, possiamo passare
ora ad illustrare come in concreto il coito realizzi tutto ciò.
Terremo presente anzitutto il corpo, il segno, il
significante, perché è ciò che più facilmente si può controllare,
analizzare e da qui risaliremo poi a ciò che esso con fedeltà esprime,
al significato che è dentro, è sotteso al segno.
Il rapporto coniugale, il colto, può essere
schematicamente puntualizzato come una sequenza di tre momenti, di tre
gesti fondamentali corrispondenti esattamente alle tre caratteristiche
essenziali dell'amore coniugale.
Primo momento: la
presenza.
Il primo elemento fisico, il primo gesto, ciò che dà
principio al coito è la così detta coabitazione.
Se prendiamo in considerazione gli organi maschile e
femminile impegnati a realizzare il colto, notiamo subito che sono
strutturati come organi di contatto; una contattazione non superficiale,
ma in profondità, perché sono fatti per entrare esattamente l'uno dentro
l'altro.
Quando si muovono per dare il via al rapporto coitale i
due organi subiscono modificazioni perfettamente rispondenti a questa
finalità.
L'organo coitale maschile, il pene, sotto stimolo erotico
si dilata per inturgidimento dei vasi sanguigni, si espande, si protende
in avanti, si libera in punta del prepuzio che si ritrae dal glande
mentre in precedenza lo copriva tutto, si fa eretto, si pone cioè in
condizione di poter penetrare nell'organo femminile.
L'organo coitale femminile, la vulva e la vagina, sotto
stimolo erotico subiscono analoghe e corrispondenti modificazioni,
finalizzate a facilitare e favorire la penetrazione del pene e la
coabitazione.
Le grandi labbra della vulva, normalmente combacianti, si
distendono per congestione venosa, si sollevano leggermente in avanti e
all'esterno scoprendo in parte l'ostio vaginale.
Le piccole labbra subiscono modificazioni ancor più
evidenti: si dilatano, sporgono dalla parete costituita dalle grandi
labbra, si sollevano in avanti e divaricano lateralmente rendendo più
lungo il condotto vaginale.
La vagina per effetto della congestione venosa indotta
dalla tensione erotica, si inturgidisce nella parte anteriore del canale
dando luogo al così detto Platform, inoltre trasuda consentendo
così una lubrificazione delle pareti, condizione indispensabile per
favorire la coabitazione, mentre si allunga e si dilata nella parte più
interna. L'utero si sposta all'indietro, si innalza provocando uno
spianamento dei fornici.
Elevazione utero. Effetto di distensione dei fornici.
Completa elevazione e espansione del corpo vaginale, del clitoride.
Aumento delle dimensioni delle piccole labbra.
Tutte queste modificazioni fisiche degli organi
copulatori, presenti solo quando c'è lo stimolo erotico, sono pertanto
fedeli interpreti dell'emozione intima delle persone, quindi dei loro
desiderio, della loro volontà di realizzare la coabitazione.
La coabitazione si attua così come segno esterno,
espressivo ed operativo di un movente intimo, strettamente personale, di
incontro amoroso.
Tutto il significante corporeo e gestuale di questo primo
momento del coito traduce, con una finezza e profondità simbolica
veramente strabiliante per chi lo sa leggere, tutte le caratteristiche
fondamentali e primarie dell'amore.
Anche se non è facile descrivere la natura dell'amore,
perché è sempre un qualcosa di misterioso che travalica immancabilmente
le sue stesse espressioni, possiamo però indicarlo presente almeno in
alcune delle sue più sicure caratteristiche.
La prima, in ordine cronologico perché è quella senza la
quale non ha inizio alcuna esperienza d'amore, è l'apertura dell'altro,
è l'incontro con l'altro, è la presenza all'altro.
L'amore è essenzialmente un movimento, diceva lo stesso
Platone, un movimento verso l'altro, un aprirsi all'altro, un andare
all'altro, un entrare nell'altro.
Fin tanto che un individuo rimane chiuso in se stesso,
nella quiete del proprio individualismo, del proprio egocentrismo, non
ama.
Si incomincia ad amare solamente quando si comincia ad
aprirsi all'altro, a protendersi verso l'altro, ad entrare nella vita
intima dell'altro, nel suo cuore, nella sua storia.
Naturalmente per poter penetrare nell'intimo di un'altra
persona bisogna che questa sia predisposta a lasciarsi penetrare.
Questa predisposizione è motivata ed assicurata soltanto
nella misura in cui questo lasciarsi amare è la condizione per potere, a
sua volta, attivamente amare.
Ecco l'amore duale, coniugale! E' questo reciproco
protendersi l'uno verso l'altro, questo reciproco aprirsi per
compenetrarsi, per trovarsi insieme l'uno nell'intimità dell'altro.
La coabitazione è il gesto simbolico più espressivo ed
operativo di questa presenza, di questa intima unione amorosa.
Questa compenetrazione corporea è inoltre fonte di
grandissima gioia e di ineffabile piacere quanto più è fedele
significanza di incontro di due cuori, di due persone, di due storie di
vita, realizzato nell'intento di fondersi in unità di vita e di amore.
Il significato più genuino della coabitazione è tutto in
questa realtà amorosa interpersonale che sarebbe impossibile cercare di
sperimentare in altro modo, perché sul piano esistenziale ed umano non
c'è nulla di più profondamente ed autenticamente significante di questo
primo gesto fisico del coito.
E tutta la patologia sessuologica, riguardante
l'incapacità a realizzare a pieno questo primo gesto copulatorio, ha
come causa prima e più profonda un disturbo nella realizzazione
dell'apertura affettiva personale all'altro: una incapacità ad amare,
una paura di amare, una paura di perdersi nell'aprirsi all'amore.
Secondo momento:
l'oblatività.
Se la coabitazione è già, sotto un certo aspetto, un
punto di arrivo per chi vuole incontrarsi con l'altro in una profonda
unione affettiva, amorosa, nell'intimo di questo habitat corporeo
predisposto per realizzare in modo sensibile, esperienziale questo
trovarsi, questo stare insieme, è però anche un punto di partenza per
una meta che vuole essere un ulteriore passo in avanti.
Ritornando al significante, cioè alla corporeità, che
interpreta e rivela i sentimenti, le emozioni più nascoste della persona
entrata in un rapporto d'amore, si nota che a questo punto, da parte
dell'uomo, il pene eretto, penetrato in vagina sente la presenza della
partner attraverso la stimolazione operata dal platform della
parete vaginale sul glande reso sensibilissimo dal particolare turgore
vasocongestizio. Sente la presenza con una intensa dolcezza.
Poiché a provocarla è il contatto fisico, automaticamente il piacere
percepito stimola la ricerca di un contatto ancor più forte, più in
profondità. Questi movimenti a loro volta provocano maggior dolcezza e
di rimando stimolano una ancor più avida ricerca di contatto, di
fruizione.
Il pene raggiunge, con un progressivo aumento di
movimenti all'interno del canale vaginale, il massimo di erezione, di
dilatazione, quindi il massimo di sensibilità, il massimo di godimento a
cui fa seguito, accompagnato da un ulteriore guizzo di piacere, una
serie di contrazioni spasmodiche interne, a livello della radice del
pene, che portano all'eiaculazione, cioè all'espulsione, alla scarica a
getto intervallato e ritmico di un abbondante liquido fluido.
Da parte della donna, analogamente, si ha la percezione
della presenza del partner all'interno della vagina mediante il contatto
realizzato dal turgore congestizio della mucosa del terzo esterno della
vagina (platform) che riducendone il lume avvolge come in un
abbraccio la parte del pene che in essa è penetrata.
Questa percezione è uno stimolo eccitante e soffuso di
particolare dolcezza che automaticamente induce un ulteriore aumento
della vasocongestione delle parti interessate alla contattazione, della
vulva e della vagina in modo particolare, rendendo sempre più dolce e
più forte il contatto.
Questo contatto è inoltre prodotto ed accresciuto dalla
aumentata dilatazione del pene, dalla pressione da questo esercitata
sulle pareti vaginali e dai movimenti di va e vieni.
In sincronia con questi piacevoli stimoli, indotti con un
aumento progressivo dal partner e dalle proprie involontarie reazioni,
la donna tende a contrarre la vagina con intervalli regolari sempre più
ravvicinati e più intensi, tendenti a stringere e trattenere il pene,
fonte di immenso piacere. La donna raggiunge così un acme di tensione
percepito quasi sempre come uno spasmodico tremito pelvico, accompagnato
da una ulteriore dilatazione dei due terzi interni della vagina e da
contrazioni uterine.
Tutti questi fenomeni fisici esprimono in modo concreto e
sensibile i movimenti intimi, personali dell'amore che si svolgono in
una ricerca sempre più profonda, più intensa, più avida della presenza
dell'amato.
Non basta all'amore sentire la semplice presenza
dell'altro, trovarsi insieme, essere in intimo contatto, coabitare.
Caratteristica ed esigenza fondamentale dell'amore è amare per sempre, è
amare sempre più, è essere sempre più presenti all'altro, non lasciarlo
mai, non perdere mai il suo contatto, la percezione della sua presenza.
La percezione fisica dell'altro si ha solo mediante il
movimento, perché questo stimola la sensorialità tattile e quindi fa
sentire.
Un sentire che è non solo sensazione, ma anche emozione,
commozione, perché si tratta dell'amato, del proprio bene; e questo
sentire teneramente l'altro non fa che aumentare la capacità percettiva
della sensorialità che diventa sempre più intrisa di grande dolcezza.
Il piacere fisico è così l'espressione corporea della
gioia interiore di chi ama, di chi cerca sempre e sempre più, anche se
ha già trovato.
Il trovare non pone fine alla ricerca, a questa ricerca,
la quale altro non è se non amore.
Questa naturale e spontanea tensione a ricercare
eroticamente l'altro, il contatto con l'altro con sempre maggiore
intensità e dolcezza, con sempre più avidità, esprime il bisogno proprio
di chi veramente ama che è quello di arrivare a travalicare i confini
entro i quali si trova racchiusa la persona, per cercare di raggiungere
anche quello che c'è dentro, che è ancor più intimo della stessa
presenza.
Questo passaggio all'interno, alla più profonda
interiorità personale, esige un impegno totale, una contrazione
spasmodica interiore, perché si tratta di schiudersi, di aprire i
contorni della propria individualità per far venir fuori quello che c'è
di più nascosto dentro di sé, quello che ancor più intimamente
costituisce la persona.
Il fenomeno dell'eiaculazione che si pone al culmine e
come epilogo della coabitazione è interpretato, nella lettura semiotica
della sessuologia moderna, essenzialmente come un significante di questa
esigenza misteriosa ed imperiosa dell'amore umano che è quella di
arrivare ad aprirsi all'altro per donare tutto l'intimo di sé.
Questo liquido, che viene dall'interno del corpo
dell'uomo ed è proiettato con forza nel lume della vagina, è inteso come
il significante del sé dell'uomo, del sé più intimo, più personale che
viene estrinsecato, tirato fuori con forza, per essere donato, come dono
d'amore, all'amata.
E' il dono di sé, realizzato simbolicamente attraverso un
segno concreto che esprime ciò che vien dal più profondo di sé, non si
sa bene da dove, senza dubbi dall'intimo del proprio essere corporeo e
che perciò non può che rappresentare la più originale, la più profonda e
la più personale sostanza di sé che viene estrinsecata, resa manifesta e
data in dono.
Anche la donna, da parte sua, con una modalità simmetrica
e complementare, realizza lo stesso motivo. E' un dono di sé, di ciò che
costituisce la sua più profonda e personale interiorità tradotta
nell'offerta di una parte del proprio corpo, della propria vagina che
essendo la più intimamente e gelosamente nascosta non può che esprimere
esattamente il suo dilatarsi interiore per l'accoglienza amorosa, per
far posto all'amato, per donarsi all'amato, per rendere l'amato
donatore.
Questo mutuo donarsi, ciascuno con modalità sua propria,
con un suo specifico interpretante, costituisce il punto centrale del
rapporto coitale, dell'amore coniugale: l'oblatività.
L'amore coniugale non è soltanto coabitazione, per
cercare una presenza intima dell'altro, è essenzialmente donazione di
sé, è oblatività. Una donazione di sé totale, disinteressata, a fondo
perduto, cioè senza possibilità di essere ripresa.
Sarebbe molto interessante ed utile potersi soffermare ad
illustrare dettagliatamente come tutte le caratteristiche dell'amore, e
dell'amore coniugale in particolare, trovino nella fenomenologia coitale
la loro più trasparente significanza. Non c'è elemento del colto che non
esprima, in modo simbolico e pertanto molto significativo, un
particolare momento e motivo dell'amore.
Anche l'aspetto libidico ed orgasmico del rapporto
coniugale in quanto facente parte integrante della fenomenologia
copulatoria trova la sua ragion d'essere, in una attenta lettura
sessuologica, nelle esigenze della dinamica dell'amore coniugale.
L'erotica concupiscenza dell'altro, della ricerca
dell'amato è una premessa necessaria allo schiudersi orgasmico
dell'oblatività.
Quanto più sale l'avidità di contattazione, di ricerca e
di reciproco possesso, tanto più intensamente si sente avvicinarsi
l'inevitabilità del dono di sé, dello schiudersi e contrarsi spasmodico
del corpo per l'emissione dell'intimo sé per l'uomo e per parte della
donna del pulsare del profondo della sua vagina con particolari
movimenti di contrazione e di dilatazione per un ulteriore aprirsi, per
un maggior darsi, per un perdersi totalmente nell'altro.
L'oblatività, la mutualità del dono di sé conclude così
questo momento centrale del coito, dell'amore coitale.
Terzo momento:
l'unità.
Il piacere culminante nel verificarsi concreto del gesto
simbolico del dono di sé si trasforma in una indicibile sensazione,
fisica e psichica, di aver raggiunto l'acme della tensione e per essa lo
scopo dell'atto.
Il gesto dell'eiaculazione, dell'oblatività, mentre
chiude un momento così altamente significativo e specifico dell'amore
coitale, apre però ad un ulteriore momento che è conclusivo dell'atto,
perché porta a compimento la sua finalità ultima.
Il coito non ha termine con l'eiaculazione, come
purtroppo comunemente si ritiene, perché si sa che dopo l'eiaculazione
inizia immediatamente a venir meno l'erezione e quell'insiéme di
fenomeni vasocongestizi che permettono e mantengono la coabitazione.
La detumescenza del pene, se inizia subito dopo
l'eiaculazione, si compie però in un decrescendo più o meno rapido a
secondo che si mantiene ancora la coabitazione o se invece il pene viene
subito ritirato dalla vagina.
Pur essendo mutate le condizioni fisiche dello stato di
eccitazione e di tensione erotica, la vagina mantiene pur sempre la
funzione di un ambiente stimolante e perciò la coabitazione, come può,
così deve essere mantenuta ancora per qualche tempo.
Se progressivamente e con una certa rapidità va
attuandosi spontaneamente la detumescenza dell'organo maschile,.con la
relativa impossibilità a mantenere la coabitazione, per gli organi
femminili, vulva e vagina, il rapido ritorno alle condizioni di riposo,
cioè a quelle precedenti l'inizio dell'eccitamento, è condizionato
invece dall'assorbimento, da parte della vagina, del liquido emesso e
donato dall'uomo con l'eiaculazione.
Erroneamente si crede che questo liquido sia costituito
di soli elementi generativi e pertanto, denominato liquido seminale, è
considerato finalizzato essenzialmente alla procreazione.
Di fatto questo liquido contiene gli spermatozoi, se
l'uomo che l'ha prodotto è fertile, ma contiene anche altre sostanze che
sono estremamente importanti ed indispensabili per il compimento
dell'atto copulatorio.
Queste sostanze, denominate prostaglandine per indicare
la loro derivazione dalla prostata, sono infatti ordinate ad agire sul
vasi sanguigni e a determinare attivamente la decongestione di tutti gli
organi della pelvi, creatasi con la tensione erotica.
L'assorbimento delle prostaglandine dell'eiaculato
avviene in modo rapidissimo, in quanto di tutto il corpo umano la vagina
è la parte più dotata di capacità assorbente. E ciò assicura per parte
della donna, con una veloce detumescenza dei suoi organi coltali, il
compiersi in modo pieno e soddisfacente del rapporto coltale.
Questo fenomeno fisico della detumescenza femminile è
estremamente importante perché contribuisce alla percezione della
sensazione dell'orgasmo.
Dal punto di vista psicologico l'orgasmo non è il piacere
o l'intensità del piacere, ma il senso di appagamento, di gioia, di pace
intima che si ha per aver raggiunto e realizzato gli scopi per i quali
si era posta in atto la tensione erotica.
Quando una tensione raggiunge il suo culmine, la sua meta
subito si dissolve ed il soggetto appagato dolcemente si acquieta.
Il ritorno alle condizioni di riposo è dunque per il
soggetto tutta la sua esperienza orgasmica.
L'intensità orgasmica si ha, specie per parte della
donna, nella misura in cui si è intensamente vissuto la tensione erotica
e rapidamente sperimentata la detumescenza che pone fine al rapporto in
quanto si ritiene che tutto sia compiuto. L'assorbimento delle
prostaglandine dell'eiaculato è un fenomeno importante ai fini del
rapporto coniugale non solamente perché determina la detumescenza
femminile, attua l'orgasmo della donna, dà compimento dal punto di vista
fisiologico al rapporto coitale, ma soprattutto perché è il
significante, l'interpretante specifico delle esigenze ultime dell'amore
interpersonale.
Senza questo elemento l'amore coltale sarebbe monco,
privo di ciò che ancor più lo caratterizza come tale in quanto non
sarebbe espressa e realizzata la finalità ultima dell'amore coniugale e
quindi ciò che lo compie definitivamente.
Anche la stessa percezione fisica dell'orgasmo è
importante e necessaria, perché è strettamente collegata al significato
sotteso a questo momento culminante del rapporto.
Il fine ultimo del rapporto coitale, ciò che lo porta a
compimento, è lo stesso dell'amore coniugale: portare le due persone, i
due partners, attraverso un segno fisico e simbolico, ad una fusione in
uno, a diventare una sola carne.
Questa misteriosa unità, fine e compimento dell'amore, è
ben significata, cioè espressa e realizzata, dall'assorbimento del
liquido eiaculato.
Infatti, come si è già detto, il liquido che l'uomo
eiacula è il significante del sé dell'uomo, è ciò che più lo
rappresenta, e, venendo assorbito, questo sé dell'uomo viene a far corpo
con quella parte vaginale della donna che è stata a sua volta donata
come segno del proprio sé, della propria interiorità che si apriva, si
dilatava per andare incontro e perdersi nell'amato.
Questo fenomeno dell'assorbimento del liquido eiaculato
da parte della vagina traduce veramente, anche se in forma simbolica,
ciò che costituisce l'essenza, in quanto punto massimo di arrivo
dell'amore coniugale: diventare una cosa sola, essere uno.
La tensione erotica è in questa prospettiva semiotica
veramente una tensione all'identificazione, all'unità, ed in questo
senso è perfettamente coincidente con la stessa unica tensione propria
dell'amore.
Raggiunto lo scopo, cessa la tensione, ha termine il
rapporto. Il corpo e lo spirito appagati si acquietano nell'assaporare
l'unione raggiunta e perdurante interiormente al di là di ogni
possibilità fisica di percezione e di controllo semiotico.
In conclusione si può ben affermare che nella lettura
sessuologica moderna il rapporto coitale è senza dubbio il significante
più trasparente e più fedele dell'amore coniugale.
Tutto in esso è infatti preordinato a questa funzione
primaria ed critica dell'amore. E non fa problema il fatto che nel
liquido eiaculato ci siano gli spermatozoi in quanto non è destinato
all'assorbimento tutto ciò che è contenuto nell'eiaculato.
Gli spermatozoi non vengono mai assorbiti, perché non
sono destinati a far corpo con la donna che li riceve.
Gli spermatozoi sono considerati dal corpo della donna
solamente come ospiti, accolti e graditi, solo quando sono presenti i
fattori di procreatività femminile, in quanto questi permettono ad essi
di penetrare nel lume dell'utero e delle tube per l'eventuale incontro
con l'ovulo, altrimenti sono dispersi e portati a morte in brevissimo
tempo proprio dalle stesse condizioni ambientali, ostili, della vagina.
Anche sotto questo profilo il rapporto coltale è
ambivalente in quanto contiene due sostanziali valenze caratterizzate da
una diversa formalità, finalità e valore che lo rendono rapporto coitale
preordinato all'esperienza dell'amore coniugale e rapporto genitale
preordinato invece all'amore fecondo.
Se non si giunge a leggere, con la sessuologia moderna,
quest'ordine della natura è ovvio che non si comprenda come sia propria
questa interpretazione-rivelazione della legge biologica che dà il vero
significato e senso alla sessualità e genitalità umana, e che la
formalizza come legge morale e legge obbligante proprio per i valori in
essa presenti e pertanto perseguibili.
Solamente se si osserva con intelligenza ed amore
quest'ordine, questa legge che non può che essere stata inscritta da Dio
nella natura biologica della sessualità umana (H.v. 31), si può capire
che i metodi naturali sono una necessità indispensabile per chi vuole
vivere a pieno l'amore coniugale con una modalità espressiva ed
operativa autentica, quale quella offerta dal rapporto coltale in tutte
le sue componenti, e quindi trovare in esso la vera felicità come
espressione di questo massimo bene raggiunto, senza compromettere il
proprio oculato e responsabile progetto procreativo.
I metodi naturali - e lo si vedrà meglio in seguito -
sono infatti strutturalmente composti per dare all'utente la
consapevolezza dell'esistenza in natura di due distinti modi di essere
dello stesso rapporto coniugale: l'uno ordinato all'esclusivo amore
coniugale, l'altro ordinato sempre all'amore ma con prevalente apertura
alla procreazione.
I metodi naturali indicano o localizzano così, entro i
cieli mestruali della donna, i tempi cronologicamente diversi di queste
due distinte modalità operative del rapporto coniugale.
I metodi naturali sono importanti e pertanto vanno
ricercati proprio per queste motivazioni di ordine sessuologico, perché
sono i soli che danno alla coppia la possibilità di sapere esattamente
come e quando far l'amore e come e quando fare il figlio.
Dopo quanto si è detto è ovvio che si può fare l'amore in
modo autentico e pieno solamente se si sanno utilizzare tutti i gesti
coitali ed in particolare quelli più specifici, come l'eiaculazione e
l'assorbimento dell'eiaculato, come segni significanti dell'amore
coniugale. E questo è possibile solo quando tutta la fenomenologia
copulatoria è ordinata a tale primaria funzione.
I metodi naturali trovano così la loro prima ragion
d'essere e la loro prima motivazione nel servizio all'amore,
nell'indicazione dei tempi propri dell'amore coitale. Il servizio che i
metodi naturali possono offrire alla vita, ad una responsabile
procreazione, non viene per questo minimizzato, solo che necessita di
essere considerato come conseguente a quello dell'amore.
E' certamente solo in questa prospettiva ed in questo
ordine che i metodi naturali risultano assolutamente non contraccettivi,
anche se consentono di realizzare una sicura regolazione della natalità.
Ma di questo aspetto si dirà meglio in un altro capitolo.
L'AMORE SESSUALE
La sessuologia moderna ad orientamento semiotico non ci
dà soltanto una interpretazione semiotica, o dei segni, e semantica, o
dei significati, del rapporto coniugale, più propriamente detto coito,
come significante dell'amore sponsale, ci offre anche una visione di
tutta la sessualità umana come significante di relazione amorosa
interpersonale.
Mai come in questi ultimi tempi si è dato così importanza
alla sessualità nella sua distinzione dalla coitalità e genitalità.
Come si è già detto, la differenziazione sessuale in
senso maschile e femminile, interessa tutta la corporeità fino alle sue
intime strutture cellulari, perciò tutto nel corpo è sessuato e la
persona, che trova nella corporeità la sua prima condizione di essere
esistenziale, non può che prospettarsi sempre in questa distinta
connotazione sessuale.
Nella condizione umana dunque non esiste mai uno stato
neutro; tutto è caratterizzato da una ben precisa dimensione sessuale e
tutte le espressioni della vita umana sono così di tipo sessuale, anche
se non tutte hanno ovviamente come oggetto specifico il sesso.
Basta che sia coinvolta la corporeità che subito, essendo
questa radicalmente connotata in senso sessuale, tutto acquisti una
valenza sessuale.
La corporeità e la sessualità sono così per la persona
umana la stessa cosa, la stessa dimensione in quanto sono lo stesso suo
significante.
Come il corpo permette alla persona di essere e di vivere
mediante un sistema di relazioni realizzate dagli organi di senso, così
la sessualità della persona trova come fondamentali suoi mezzi di
relazione gli stessi organi di senso.
La sessuologia moderna sostiene che tutti gli organi
sensoriali sono in realtà organi sessuali. E la prova di ciò si ha
nell'osservare quando l'uomo e la donna entrano in relazione tra loro e
specialmente in relazione amorosa. Essi si servono esclusivamente dei
vari organi sensoriali, che, palesemente, in questo caso, risultano
essere organi sessuali, perché sono essi che attuano la relazione
sessuale.
Ogni gesto sessuale è di fatto realizzato solo e sempre
attraverso l'utilizzo di almeno un organo di senso; ammesso che si possa
separare nettamente i vari organi di senso.
Ovviamente come gli organi sensoriali sono nella specie
umana variamente importanti ed impiegati nella vita di relazione ed in
particolare in quella interpersonale, così anche per la relazione
sessuale gli stessi organi non hanno tutti la stessa incidenza.
L'olfatto ed il gusto, ad esempio, hanno minore importanza rispetto alla
vista, al tatto e all'udito, sia nella comune vita di relazione che in
quella più specifica di tipo sessuale.
Ciò che maggiormente la sessuologia moderna mette in
risalto è che questi organi sensoriali hanno tutti una stessa natura ed
uno stesso destino: quello di rapportare alla persona e di mettere la
persona in relazione con tutto ciò che è altro da sé. Se questo altro da
sé è poi una persona, automaticamente la relazione diventa dialogica,
cioè una inter-relazione tra persone, uno scambio di relazione.
Gli organi di senso, gli atti sensoriali, sono, in questa
ottica, dei veri significanti della persona in relazione, in quanto sono
l'espressione dei sentimenti della persona e, nella modalità operativa,
la rivelazione della sua intenzione relazionale.
Sono infatti significanti della persona, perché la
esprimono e la rivelano realmente attraverso quei suoi motivi interiori
che stanno alla base, come causa e scopo dell'agire sensoriale, e che si
traducono in messaggi emessi dalla persona e diretti verso un preciso
referente, allo scopo di unirsi ad esso e farlo proprio.
Gli organi sensoriali sono dei veri significanti perché,
sotto diverse forme proprie di ciascun organo, creano il mezzo, il
canale di contatto, di presenza con l'altro, al fine di trasmettergli un
preciso messaggio personale che è contenuto dentro il segno, il gesto
sensoriale compiuto.
La relazione amorosa è dunque oggi considerata, in
quest'ottica, come essenzialmente una relazione di tipo sensoriale, in
quanto si fonda, come mezzo di attuazione, sugli organi di senso ed
inoltre, sempre di tipo sessuale, perché questi organi di senso sono
rapportati ad una corporeità tutta connotata in senso sessuale.
Se si analizzano infatti le varie esperienze sensoriali
realizzabili nell'ambito della coppia uomo-donna, specialmente se legata
da vincolo amoroso, si noterà subito, ed in modo evidente, come queste
si traducono praticamente tutte in una significanza sessuale e d'amore,
perché esprimono e realizzano in modo simbolico attraverso la gestualità
sensoriale gli stessi motivi proprie dell'amore: l'apertura e la
presenza all'altro, la co-unione e la comunione, l'oblatività e l'unità.
L'atto che ne risulta è così un atto d'amore, un atto
d'amore sessuale, perché è realizzato attraverso segni significanti di
amore, offerti da organi sensoriali di una corporeità sessuata.
La sessuologia moderna ci tiene a distinguere nettamente
l'amore sessuale dall'amore coitale e genitale, perché, pur perseguendo
tutti le stesse finalità proprie dell'amore, l'amore sessuale ha come
strumenti non organi sessuali specifici, ordinati cioè ad una unica e
ben determinata funzione propria ed esclusiva, come si ha con gli organi
copulatori, ma semplici strumenti aventi proprietà più generiche,
polisemiche, cioè con più significati e più funzioni, tra cui certamente
anche quella sessuale e amorosa, ma non sola ed esclusiva.
Questi strumenti, questi mezzi sensoriali, per portare la
persona veramente ad una autentica relazione sessuale amorosa devono,
per la loro genericità, essere intenzionalmente finalizzati dal soggetto
a tale scopo, cioè devono essere presi ed utilizzati con, e, per quei
significati relazionali ed amorosi che sono, dentro il segno, il mezzo
strumentale sensoriale.
Anche se sul piano umano non è possibile realizzare
alcuna finalità amorosa e sessuale senza ricorrere ai significanti degli
organi sensoriali, questi però possono anche non realizzare la finalità
prefissa, se non vengono utilizzati adeguatamente per tale scopo.
Gli organi sensoriali sono dunque da considerare ed
utilizzare come semplici organi sessuali aspecifici in quanto
polisemici, aventi cioè più significati oltre quello sessuale.
La differenza tra l'amore coitale e genitale e l'amore
sessuale si ha ancora, non solamente perché è in gioco nell'un caso il
significato esclusivo di un significante specifico, mentre nell'altro
caso si tratta solo di semplici organi aspecifici con significati
diversi, ma anche per il fatto che nella esecuzione dell'atto coitale e
genitale si innescano degli automatismi che, se non determinano proprio
una certa sequenza di gesti preordinati e fissi, indubbiamente la
condizionano fortemente.
Nell'esecuzione dell'atto d'amore sessuale non si hanno
invece mai compulsioni automatiche, perché è solamente l'intenzionalità
della persona che fa liberamente utilizzare la sensorialità corporea,
finalizzandola al suo scopo e facendola così svolgere e durare a
piacimento, cioè fino ad esaudire completamente e con modalità varie,
significative, quei sentimenti e quelle intenzioni che hanno dato il via
all'esperienza sessuale.
Il rapporto coitale, avendo in sé un preciso e specifico
significato amoroso, dovrebbe sempre, a fil di logica, tradursi in una
esperienza di profondo ed autentico amore coniugale, di fatto però, per
cause varie, può svolgersi, una volta innescati gli automatismi
neuro-biologici, anche senza una precisa e consapevole valenza amorosa.
Perché il rapporto coitale sia allora un vero rapporto
d'amore, è necessario che la persona stia attenta, per impregnare ed
accompagnare, intenzionalmente e coscientemente, la sequenza dei gesti
copulatori.
Se nel rapporto coitale l'amore può anche non essere
sempre il movente ed il conduttore dell'atto, ciò non può mai
verificarsi con il rapporto sessuale, perché, se non c'è una precisa
volontà di relazione amorosa, non si dà luogo a nessuna esperienza
sensoriale in tale senso, in quanto questi organi, non avendo
specificità, mancano di ogni possibilità di autodeterminazione o di
automatismo. In questa prospettiva l'esperienza sessuale, l'atto d'amore
sessuale è più vero e più autentico di quello coltale, perché, nel suo
porsi e nel suo realizzarsi, esprime inequivocabilmente l'esistenza di
un sentimento e di una volontà di amore. Se questi non ci fossero non si
avrebbe certamente la relazione sessuale.
Il sentimento si manifesta allora in modo chiaro ed
indubitabile se e dal come vengono utilizzati gli organi sensoriali.
E' infatti soprattutto la modalità di utilizzo degli
organi sensoriali che rivela l'interiorità personale dei motivi che
hanno determinato quell'uso. Significante dell'amore sessuale è quindi,
più che gli organi di senso in sé, il loro particolare modo di impiego.
Sono proprio queste modalità infatti che interpretano e rivelano
fedelmente e sempre le intenzionalità della persona.
Tutte queste considerazioni finora fatte dovrebbero
certamente essere più approfondite e di gran lunga completate se si vuol
avere un quadro preciso dell'indirizzo moderno semiotico riguardante la
sessualità umana, ma se si meditano un poco e si tengono presenti
nell'analisi che ora faremo delle varie esperienze di amore sessuale,
saranno più che sufficienti per comprendere la portata dell'amore
sessuale nella problematico dei metodi naturali,
Non si dimentichi che lo scopo di questo capitolo non è
tanto quello di una esposizione dettagliata e completa della sessuologia
moderna, quanto cercare di puntualizzare solamente le motivazioni
sessuologiche fondamentali implicate nell'uso dei metodi naturali.
Il presupposto più importante e che giustifica quanto
stiamo ora per illustrare è che non esiste soltanto l'amore coitale e
genitale, ma anche e soprattutto l'amore sessuale.
Poiché l'amore sessuale è attuabile, come si è già detto,
solo mediante l'uso appropriato degli organi di senso, non si potranno
avere autentiche esperienze di amore sessuale che attraverso il
guardarsi, il parlarsi, il toccarsi, il gustarsi e l'annusarsi, cioè con
tutte le forme di sensorialità proprie della corporeità umana.
Queste diverse modalità operative sono variamente
coinvolte nell'esperienza amorosa, al punto che è difficile, se non
impossibile, poterle distinguere e separare sul piano pratico. Solo
didatticamente le terremo distinte, al fine di poter esporre meglio le
possibilità e modalità di ciascuna forma di sensorialità.
Guardarsi
Non può esistere alcuna umana esperienza amorosa,
sessuale, senza che il proprio partner sia visto e conosciuto.
La storia di ogni coppia umana, a partire dalla prima in
ordine di tempo a noi noto, ha come suo punto costitutivo il
riconoscimento del partner: "Ecco, questa si è la mia carne, carne
della mia carne" (Gen. 2, 23).
E' in ogni caso la vista di una persona percepita come
particolare per il soggetto che la vede, che costituisce il procedimento
strutturale di ogni innamoramento, di ogni principio di relazione
amorosa.
Il partner diviene tale solamente nella misura in cui è
visto e percepito come il "corrispondente", non solo come colui che sta
di fronte, faccia a faccia, ma colui che appare in qualche modo come un
misterioso altro sé e che pertanto, inconsciamente, è sentito come un
qualcuno che già ci appartiene da sempre.
L'amore vuole, come prima esigenza, la presenza
dell'altro; presenza che non può essere percepita e realizzata
inizialmente che come oggetto visivo.
Il primo e più forte desiderio di ogni persona che ama è,
infatti, quello di vedere l'amato. Vederlo perché è il primo e più
elementare modo di contattarlo, di entrare in rapporto diretto con lui.
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