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Amore coniugale e procreazione responsabile con i metodi naturali

(sintesi da: Gabriele Bonomi, I metodi naturali per un amore e una procreazione responsabili, Pavia 1994)  a cura di Diego Monteleone

 motivazioni religiose - morali - demografiche - sessuologiche

 In un epoca in cui il progresso sembra portare l’uomo verso una sessualità "virtuale" e la procreazione affidata alla sola biogenetica, appare indispensabile un ritorno all’essenza della vita che sta proprio nella natura e nell’essere prima di tutto persone e non oggetti della ricerca scientifica.

E quale migliore occasione per riappropriarsi del proprio corpo se non attraverso una vita coniugale fondata sull’amore e sul reciproco rispetto e, quindi, su una sessualità naturalmente portata alla procreazione responsabile.

 

LE MOTIVAZIONI RELIGIOSE

Certamente non in tutte le persone è consapevolmente presente la grande portata della motivazione religiosa. Spesso è solamente percepita nei suoi punti essenziali oppure sono intuite vagamente solo alcune sue implicanze. Sta di fatto però che il principio religioso sembra imporsi in larga misura.

L'essere umano, anche nella sua stessa corporeità sessuale, è percepito spesso come un essere legato a Dio. Noi siamo fatti così, si dice, perché Dio così ci ha creati.

Questo riconoscere ed accettare il legame ontologico della creatura con il suo Creatore è il primo e più comune fondamento religioso. La religione è appunto il "religamen" che fa ritenere l'essere umano "da" Dio e "di" Dio.

Questa verità logica si espanderà poi naturalmente, come si vedrà, in verità anche morale.

L'essere umano dopo avere riconosciuto che è tutto da Dio, come sua creatura, non può non rispettare e ricercare l'ordine e le leggi proprie della creatura così come Dio le ha pensate, volute, dette, cioè create.

La natura dell'essere umano è intesa come espressione, come rivelazione di Dio in azione creatrice e conservatrice, come espressione continua del volere di Dio su di essa.

Le leggi della natura divengono in questa visione religiosa gli orientamenti essenziali perché l'essere umano possa trovare, mantenere e realizzare la sua originarietà, la sua più autentica identità, la sua più profonda ed essenziale verità, perché queste leggi naturali non sono altro che le regole ideate da Dio affinché l'uomo possa per esse e con esse dirigere le sue energie e tendenze naturali alla piena attuazione di sé, di "ciò - che" Dio vuole e "come" vuole egli sia.

Ricercare, interpretare e realizzare l'ordine della natura, le leggi biologiche immesse da Dio nella struttura ontologica dell'essere umano, è dunque l'impegno primo dell'uomo religioso, consapevole che solo così facendo non solo dà gloria a Dio, ma soprattutto attuando se stesso in pienezza di vita, si assicura la più vera felicità.

Il senso religioso porta però ad essere e ad agire conformemente al proprio modo di essere, alla propria natura, nella misura in cui si scoprono i significati o i termini più autentici di questo piano creaturale voluto da Dio.

L'essere umano si deve interrogare perciò continuamente sui significati, sui valori, sulle finalità della struttura del suo essere corporeo.

In questo lavorio di attenta lettura ed interpretazione dell'intenzione creatrice, del volere divino impresso ed espresso nella realtà umana, biologica dell'uomo, non può mancare l'apporto determinante della Parola rivelata, cioè della Sacra Scrittura. E' questa parola infatti che non solo stimola, ma soprattutto illumina di una luce strabiliante la ricerca della verità del corpo, della sessualità umana.

Fin dalle prime pagine della Genesi la sessualità umana viene prospettata nella dimensione di una modalità intrinsecamente necessaria per la realizzazione dell'essere umano voluto come "Immagine somigliante di Dio".

L'essere maschio e femmina è visto, nella prospettiva religiosa, in ordine al piano divino che vuole che nella distinzione e nella unione dei sessi si attui anzitutto, in modo naturalmente simbolico ed analogico, la stessa distinzione e unione delle Persone divine.

L'essere umano proprio per questa e con questa connotazione sessuale è, infatti, immagine e somiglianza di Dio.

E poiché Dio è amore e comunità di persone, così anche l'uomo, maschio e femmina, è fatto per l'amore e per vivere la comunione sponsale triadica: io-tu-noi, in consonanza e ad immagine di Dio Trinità.

E' veramente straordinario ritenere che Dio ha impresso la sua natura relazionale nella distinzione sessuale della coppia umana: maschiofemmina, perché vuole che l'atto relazionale sessuale e genitale che unisce le due persone trasformandole in "una sola carne" sia inteso e vissuto solo e sempre nella dimensione religiosa, come espressione simbolica, della stessa relazionalità divina.

In questa visione religiosa la sessualità e la genitalità vengono scrupolosamente e timorosamente considerate, nella loro struttura formale e funzionale, con il valore liturgico della significanza di quell'amore che da Dio e in Dio ha il suo primo fondamento causale ed esemplare.

Per vivere questa dimensione religiosa dell'amore sponsale, fatto strumento di grazia, i metodi naturali sono indispensabili non solamente perché indicano quando si possa vivere in pienezza, con la partecipazione di tutto il corporeo sessuato e genitalizzato, come vera materia sacramentale, l'esperienza cultuale dell'amore, ma anche quando, attraverso questo gesto misterico genitale, è possibile che l'amore coniugale dia vita ad una nuova creatura.

Solamente con i metodi naturali la coppia sa quando e come, ad immagine e somiglianza di Dio, ripetere le stesse parole divine: "facciamo l'uomo".

Il generare umano, responsabilmente vissuto in questa ottica religiosa, con l'ausilio dei metodi naturali, è veramente un prolungamento nel tempo dell'opera creatrice di Dio ed i genitori, veramente operando come Dio e per conto suo, diventano nel senso più pregnante della parola suoi pro-creatori.

La motivazione religiosa ai metodi naturali non si può limitare soltanto al rispettoso ossequio delle leggi biologiche della natura genitale e riproduttiva in quanto da Dio ordinata al bene degli individui e della specie, ma deve andare ben oltre nella ricerca di una sempre maggiore imitazione della vita divina nei suoi distinti momenti essenziali di vita d'amore ad intra della comunità coniugale e di apertura creativa ad extra.

Ovviamente le varie coppie motivate religiosamente ai metodi naturali avranno ciascuna una loro personale sensibilità religiosa che sottolineerà maggiormente l'uno o l'altro dei motivi su esposti ed altri ancora, in base al particolare modo di sentire e vivere il divino nella loro quotidianità.

In ogni caso le motivazioni religiose portano veramente ai metodi naturali e mantengono ad essi fedeli solo le coppie che vivono intensamente la "pietas", il senso religioso oppure quelle che vivono profondamente la convinzione che solo immettendosi e mantenendosi nel piano divino, con il rispetto delle leggi naturali che da lui derivano, possono realizzare veramente ed in pienezza la vera vita umana e coniugale.

 

LE MOTIVAZIONI MORALI

Ai metodi naturali si arriva in una buona percentuale di casi anche per motivazioni morali che possono essere anch’esse variamente intese e perseguite dalle singole persone.

Si prospetta in questo ambito un quadro interessantissimo forse perché piuttosto complesso e polimorfo; non certamente facile da presentare o da analizzare in poche pagine, ma estremamente importante per capire in gran parte la situazione attuale nei confronti dei metodi naturali.

Anzitutto precisiamo il concetto di motivazione morale che coinvolge tutti gli esseri umani che si trovano sulla terra, in quanto tutti sono dotati almeno di un minimum di intelligenza e di ragionevolezza, capaci perciò di almeno una elementare "conoscenza del bene e del male" (cfr. Gen. 3).

Ogni essere umano è così, consapevolmente o no, un esse ethicus, in quanto persegue sempre, in qualche modo, il principio essenziale della morale che è quello di ricercare ciò che è buono, cioè di fare il bene e di evitare ciò che non è buono, il male.

L'uomo è plasmato così dalla perenne ricerca, a volte istintiva ed inconscia, del bene; bene che diverrà sempre più consapevole ed autentico nella misura in cui sarà frutto di riflessione e sarà conforme alla natura razionale dell'essere umano.

Il dovere morale di fare, di agire in un determinato modo piuttosto che in un altro è dettato da alcuni principi informatori e qualificanti la stessa morale.

Uno di questi principi è Dio, e la morale che ne consegue sarà una morale religiosa o meglio teonomica (legge divina, di Dio) in quanto è Dio e la sua legge che determinano il bonum dell'uomo etico.

Ai metodi naturali arrivano dunque molte persone per una motivazione di etica religiosa. E non potrebbe essere diversamente se è vero quanto si è detto precedentemente che la motivazione religiosa è prevalente nello spingere ai metodi naturali.

Bisogna però fare una fondamentale distinzione in proposito. Ci sono molte persone che cercano i metodi naturali, come un dovere etico-religioso, solamente perché è Dio che lo comanda o la sua Chiesa, come fedele interprete di questa sua legge, che, attraverso i tempi, continuamente riproclama con adeguate riformulazioni.

Il dovere morale dei metodi naturali si impone così per queste persone fondamentalmente perché è comandato da Dio e dal magistero della sua Chiesa.

Il bene è tutto in questo comando che viene dall'alto, dall'esterno della coscienza individuale (morale eteronoma). Bonum quia iussum (è bene perché è comandato).

Per queste persone non ha rilevanza sapere il perché, le ragioni più vere e più profonde di questo comando divino, di questa legge divina e della Chiesa.

Quel che conta è l'obbedienza; una obbedienza cieca, assoluta, di fede, perché se è legge divina non può non avere in sé principi assoluti, immutabili, obbliganti sempre, senza alcuna eccezione di sorta, anche se il soggetto non ne conosce o non ne capisce le ragioni.

La fedeltà ai metodi naturali, per questa categoria di persone, è legata però, spesse volte, solamente al caso della facile ed efficace loro applicabilità.

Quando si verificano situazioni di particolare difficoltà all'uso dei metodi naturali ecco che si creano subito gravi tensioni conflittuali, perché non avendo l'individuo coscienza delle ragioni che possono giustificare ed esigere la fedeltà alla legge morale in ogni caso, si è fortemente tentati alla disobbedienza. 

In un primo tempo si sopporta il continuo e doloroso passaggio dalla disobbedienza al Sacramento della Penitenza e da questa alla disobbedienza, ma ben presto si comincia a porre in dubbio l'autenticità di una legge divina inapplicabile o difficilmente applicabile senza gravi lacerazioni o scompensi nell'armonia e nella pace della coppia, dubbio che si trasferisce ben presto sull'autenticità ed infallibilità dello stesso magistero che ha interpretato e formulato quella presunta legge divina. 

Forse con più attenzione alle mutate situazioni socio-culturali ed esistenziali, si pensa, si sarebbe potuto prospettare una ben diversa norma morale. Alla fine di un siffatto conflitto interiore, coscienziale, si cade spontaneamente nel soggettivismo morale: pur mantenendo fede all'impegno di non cadere nell'egoismo e nell'edonismo, si fa definitivamente una scelta diversa, contraccettiva, in nome di una ineluttabile situazione, di un male minore, di un valore morale superiore a quello più tecnicista e biologista dei metodi naturali.

E' stupefacente constatare come anche in questo ambito si attua, in un certo senso, la "legge di Haeckel" secondo la quale l'ontogenesi (l'evoluzione dell'individuo) ricapitola la filogenesi (l'evoluzione della specie).

Non ci vorrebbe molto infatti, e sarebbe molto interessante, avendone la disponibilità, mostrare come questi stessi passaggi che abbiamo sopra indicato, come si svolgono a livello della coscienza individuale così sono esattamente corrispondenti alle tappe seguite, specie in questi ultimi anni di travaglio teologico-morale, dalla gran parte degli uomini di Chiesa addetti ai lavori della morale coniugale e della direzione spirituale dei fedeli.

Ma gli individui e la categoria degli specialisti che hanno vissuto questi stadi evolutivi, hanno falsato il senso più genuino della motivazione etico-religiosa che vuole i metodi naturali come il bonum valido in ogni situazione.

A ben considerare, e non poche sono le coppie che partono per i metodi naturali proprio da queste considerazioni, la legge divina, che è stata riformulata dal magistero della Chiesa con l'enciclica "Humanae vitae" (H.v.) di Paolo VI e riconfermata in pieno recentissimamente con l'esortazione "Familiaris consortio" (F.c.) di Giovanni Paolo II, sorge e poggia essenzialmente sull'ordine della natura umana voluta e creata da Dio in quel determinato modo per il bene stesso dell'uomo. La legge divina in ultima analisi è la stessa legge dell'uomo. E' una legge morale naturale, quindi non estrinseca all'uomo, ma intrinseca (autonoma) perché essenzialmente dentro la struttura costituiva dell'uomo.

E' una legge obbligante non già perché Dio l'ha autoritariamente ed arbitrariamente voluta per sé o a sé stante, ma perché Dio l'ha concepita ed ordinata al bene dell'uomo, affinché serva all'uomo per realizzarsi a pieno, "sveli pienamente l'uomo all'uomo" (G.s. 22).

Quanto è comandato da questa legge è solo, dunque, tutto ciò che è buono per l'uomo. lussum quia bonum (è comandato perché è buono, è bene).

L'osservanza della legge morale è quindi strettamente legata alla convinzione che si tratti essenzialmente ed esclusivamente del bene dell'essere umano.

Non si può accettare ed attuare una norma morale se la coscienza razionale non ha percepito la sua fondatezza sull'umano e l'umano più autentico, perché colto in una visione integrale, nella sua vocazione più vera che è non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna (H.v. 7).

Che si tratti dell'umano, del bene esclusivo ed autentico dell'uomo, non basta averne una generica percezione, bisogna soprattutto possedere solide convinzioni, frutto di riflessioni e di esperienza circa i valori della vita coniugale che la legge naturale vuole salvaguardare e promuovere (H.v. 21).

Il Magistero della Chiesa non vuole una cieca adesione alla legge morale che propone, ma continuamente richiama tutti: fedeli, pastori, governanti, educatori, operatori sociali, uomini di scienza, a verificare la fondatezza e la ragionevolezza della norma morale e a dimostrare con i fatti, "alla luce della stessa esperienza di tante coppie di sposi e dei dati delle diverse scienze umane" (F.c. 1 1) che non c'è "una vera contraddizione tra le leggi divine che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore umano coniugale" (G.s. 51).

Se "è sempre di grande importanza possedere una retta concezione dell'ordine morale, dei suoi valori e delle sue norme, l'importanza cresce, quando più innumerevoli e gravi si fanno le difficoltà a rispettarli" (F.c. 34).

E la verifica richiesta dal Magistero della Chiesa è prospettata, quasi secondo un criterio metodologico rigorosamente scientifico, secondo le due versioni: positiva, cioè come i metodi naturali promuovano tutti i valori più autentici della persona, dell'amore, della sessualità, della procreatività (cfr. H.v. 12, 16); negativa, cioè come la contraccezione non possa armonicamente realizzare quegli stessi valori che stanno alla base della coniugalità umana (cfr. H.v. 17).

Quando si riscontra che con estrema facilità, specie alle prime difficoltà, si abbandonano i metodi naturali, è evidente che alla base non c'è una chiara e ferma convinzione che questi metodi sono indicati dalla morale perché correlati al vero bene dell'utente.

La scelta e la fedeltà ai metodi naturali esigono che le motivazioni morali siano radicalmente fondate sulla convinzione che è in gioco con essi solo e sempre il bene e la felicità coniugale.

Anche l'aspetto religioso, che solitamente troviamo associato alla motivazione morale, acquista vero valore motivante ed obbligante se è vissuto nella chiarezza che Dio è buono e per ciò stesso, volendo il bene dell'uomo, ha impresso la sua bontà nelle leggi di natura in modo tale che solamente attuandole l'uomo possa con tutta facilità e garanzia realizzare a pieno la sua felicità, come espressione del suo più totale compimento umano.

Se la legge morale coniugale è dunque esclusivamente legge naturale, anche se è presentata in una visione di fede, si capisce perché questa stessa legge morale possa essere perseguita anche da chi non ha fede e si considera ateo.

Sono portati al metodi naturali perciò non solamente i cattolici, i cristiani, le persone aventi una fede e una motivazione religiosa, ma anche, e -in buona parte, chi crede solamente e fermamente nell'uomo e nei valori della dignità personale umana, inscritti nella struttura e nelle leggi funzionari della natura corporea dell'uomo.

Senza una visione di fede la ragione può ugualmente vedere la convenienza e la conformità delle cose con l'essere, il valore, l'ideale, l'assoluto.

La motivazione puramente naturale vincola poi quanto quella religiosa, perché, quando la ragione ha scoperto il valore delle cose, ciò che è conveniente, buono, bene per la persona umana, spontaneamente aderisce al bene. L'uomo retto, ragionevole, di buona volontà, tende a fare il bene, ciò che è buono, anche se gli può costare sacrifici non indifferenti.

La motivazione morale che porta ai metodi naturali può essere così limitata anche alla sola visione o riflessione antropologica e sessuologica che sta a monte dei metodi naturali. La fedeltà al loro uso è conseguentemente condizionata dal grado di convinzione che tale scelta sia il meglio che si possa razionalmente prospettare per salvaguardare e realizzare contemporaneamente le esigenze e i significati di amore e di procreatività propria dell'agire genitale, così come si strutturano nella condizione umana.

Una riflessione siffatta, antropologica, puramente naturale in riferimento ai metodi naturali, è a volte preferibile a quella riscontrata in certi ambiti religiosi, perché più genuina, più coerente, più preziosa, più valida, meno contaminata da qualificazioni moralistiche, religiose sovrastrutturali (morale del Patto, morale Evangelica, morale Pasquale, morale Escatologica, ecc.) che spesso alienano la morale dalla sua vera essenza naturale.

Sta di fatto che in molti, troppi teologi-moralisti e direttori di anime non è ancora chiaro, oggi, il nocciolo della norma morale della Chiesa: l'intrinseco malum (H.v. 14) della contraccezione che pertanto non può mai "essere coonestato" e diventare un bonum per la coppia.

 

LE MOTIVAZIONI DEMOGRAFICHE

Ai metodi naturali si può arrivare indipendentemente da o contemporaneamente a motivazioni religiose e morali, per assicurare una pianificazione naturale della natalità.

I metodi naturali di fatto, nella mentalità corrente, sono considerati dei mezzi, più o meno idonei, di controllo delle nascite e pertanto sono ricercati ed usati prevalentemente od esclusivamente, per motivi di ordine demografico; intendendo questo termine nell'aspetto puramente formale e negativo di esclusione della natalità.

In questa prospettiva si colloca, a conferma delle motivazioni demografiche che vi stanno alla base, la prassi comune di fare ricorso ai metodi naturali solo quando sono riconosciuti come efficaci mezzi per controllare o evitare la natalità.

Non a caso, anche gli stessi uomini di religione e di morale molto spesso collocano i metodi naturali nella stessa categoria dei mezzi contraccettivi e li distinguono dagli altri solo per la modalità naturale di realizzazione della contraccezione.

I metodi naturali, infatti, sono molto spesso utilizzati consapevolmente come contraccettivi, quasi sempre con finalità contraccettiva, anche se inconsapevolmente, in quanto sono ricercati in ossequio al Magistero della Chiesa che li propone per motivi etico-religiosi.

I metodi naturali di per sé non sono alieni da una qualificazione contraccettiva. Questa dipende certamente dalla finalità che si vuol con essi perseguire, ma soprattutto dal modo con il quale si considera la genitalità.ed entro il quale i metodi si collocano e trovano la loro giustificazione o ragion d'essere. Alla qualificazione contraccettiva dei metodi naturali si può arrivare, paradossalmente, anche volendo seguire una linea di tipo morale che sembra essere quella ufficiale della Chiesa.

Data la complessità e l'intrinseca contraddittorietà delle motivazioni demografiche che portano ai metodi naturali sarà bene appuntare alcune fondamentali riflessioni in merito, in modo da cogliere meglio la possibile qualificazione contraccettiva dei metodi naturali, al fine di evitarla o bandirla anche a livello concettuale, perché i metodi naturali non possono essere considerati ed utilizzati come contraccettivi senza essere snaturati.

Alla qualificazione contraccettiva si arriva partendo da una particolare concezione della genitalità, talmente radicata nella mentalità degli uomini, per il lunghissimo tempo entro il quale questa concezione era considerata l'unica scientificamente valida, che a tutt'oggi non si parla neanche di metterla in discussione e di modificarla in base alle nuove conoscenze scientifiche, anzi la si dà per scontata come un dato naturale e solo in riferimento ad essa ci si regola con l'approntare i vari comportamenti umani e tecnici.

La genitalità è perciò considerata ancor oggi come una struttura biologica finalizzata solo alla procreazione. Il significato più concreto e più vero ad essa sotteso è ritenuto quello procreativo, e lo dice la stessa parola genitale: ordinato alla generazione.

L'atto genitale è conseguentemente considerato sostanzialmente un l'atto di vita", un atto sempre potenzialmente procreatore, quindi sempre "aperto alla vita" in quanto si compie sempre con l'eiaculazione, cioè con l'estrinsecazione della procreatività rappresentata dal liquido seminale emesso.

In tale contesto concettuale per non procreare non c'è altra possibilità che annullare sistematicamente, in qualche modo, direttamente o indirettamente, la procreatività dell'atto genitale. Nasce così la contraccezione, che non è altro che l'istituzionalizzazione della privazione della finalità concezionale dell'atto genitale, della genitalità.

Anche i metodi naturali, se rapportati a questa concezione della genitalità, non possono che risultare una modalità contraccettiva, perché istituzionalizzano la ricerca sistematica dei tempi di infertilità della donna all'unico fine di annullare la procreatività dell'atto di vita.

Pur volendo formalmente tenere aperto alla vita l'atto genitale lo si rende intenzionalmente però sterile, cioè lo si vuole chiudere di fatto alla vita, ponendolo sistematicamente solo quando la donna è infertile.

Questo procedimento contraccettivo è analogo a quello adottato dagli altri mezzi anticoncezionali, perché tutti sono finalizzati, ciascuno con modalità propria, a togliere all'atto - inteso come atto di vita la sua intrinseca finalizzazione o apertura alla vita.

Se si pone il problema della regolazione delle nascite in questi termini, si capisce come l'utente dei metodi naturali non riesca a cogliere la sua vera e sostanziale diversità da un comune contraccettivo e conseguentemente, qualora abbia dubbi sull'efficacia dei metodi naturali o difficoltà a rispettare le regole esigite dai metodi, passi con tutta facilità all'uso di altri contraccettivi che siano, almeno all'apparenza, più sicuri, più facili, meno traumatizzanti.

Analogamente si capisce anche perché chi dovrebbe, per ministero religioso e morale, proporre l'uso esclusivo dei metodi naturali, alla fine, prospettandosi i metodi naturali come puro mezzo per regolare le nascite, per evitare concepimenti, non sappia mantenere una linea coerente di fronte a qualsiasi difficoltà.

La vasta incomprensione ed opposizione, non sempre palese, alla dottrina morale della Chiesa, da parte degli stessi suoi membri, spesso più qualificati, è dovuta in gran parte proprio alla lettura del documento pontificio dell'Humanae vitae con mentalità contraccettiva, in una visione parziale della genitalità, e nella considerazione dei metodi naturali come mezzo esclusivo di regolazione della natalità.

Come è possibile mantenere aperto alla vita un atto che intenzionalmente viene chiuso con il ricorso sistematico ai periodi sterili? Come può essere accettata intrinsecamente cattiva la contraccezione quando la linea morale propone come buona una condotta e una metodica che in ultima analisi è anch'essa contraccettiva?

Queste incongruenze ritenute inerenti alla dottrina morale della Chiesa, sono soggiacenti ai comportamenti più vari tenuti nei confronti dei metodi naturali. Non ultimo e non meno significativo è quello che fa ritenere moralmente valido il metodo naturale solamente se, per mantenersi aperto alla vita, come richiesto dal dettame etico, conserva una sia pur minima possibilità procreativa, quindi di fallosità.

Un metodo naturale che risulti troppo sicuro, si è detto esplicitamente da un esponente qualificato, relatore ufficiale in una recente assemblea ecclesiale di portata nazionale, scade a livello contraccettivo.

C'è una certa coerenza in questa affermazione, ma denuncia quanto si è detto sopra e cioè che i metodi naturali se vengono perseguiti solo per una motivazione demografica, che presuppone la disponibilità di mezzi sicuri per evitare la natalità, non possono che prospettarsi come una semplice modalità, variante in senso naturale, di contraccezione.

Ma questa interpretazione è in netto contrasto con la morale più genuina ed autentica, indicata dal Magistero che vede nei metodi naturali certamente un modo sicuro di regolazione delle nascite, usufruendo le leggi biologiche della riproduzione in un contesto di genitalità ordinata alla procreazione, ma anche una modalità di realizzazione della vita coniugale, con l'esercizio della stessa genitalità ordinata parimenti alla significanza della relazione amorosa.

I metodi naturali, nella loro vera essenza sono da considerare ordinati contemporaneamente ed inscindibilmente alla regolazione delle nascite e all'esercizio dell'amore coniugale, perché si basano sul dato biologico dell'atto genitale che, strutturalmente, è fatto anzitutto per unire amorosamente e, solo in conseguenza di questa unione, rendere possibile anche la procreazione.

L'atto genitale se è un atto di vita, contemporaneamente è anche un l'atto d'amore", anzi è un atto di vita proprio perché è un atto d'amore, è un atto d'amore aperto alla vita.

Se c'è una priorità nella gerarchia dei valori e dei significati costitutivi l'atto genitale questa è data dalla significanza - amorosa.

Solamente in quest'ottica i metodi naturali non sono contraccettivi. E la lettura dell'Humanae vitae dovrebbe essere fatta con mentalità .non contraccettiva ed avere come chiave interpretativa di tutto il documento, che dà ampio spazio all'amore coniugale non a caso, quanto si dice alla fine del paragrafo 16: "Così facendo (cioè usando i metodi naturali) essi (gli sposi) danno prova di amore vero ed integralmente onesto".

Come si realizzi e si dimostri questa prova d'amore vero, nel contesto della regolazione delle nascite con i metodi naturali, è un compito che spetta, come sottolinea lo stesso documento pontificio, agli sposi, anzitutto, per la loro diretta esperienza e poi agli specialisti, che devono verificare e reinterpretare continuamente, alla luce delle varie scienze antropologiche, il dato costitutivo della genitalità umana, nel tentativo di cogliere e aggiornare il suo più vero senso, quale espressione del più autentico volere divino impresso in esso.

La motivazione demografica se può portare ai metodi naturali per una valutazione, per così dire "economica", di maggiori vantaggi di questi metodi rispetto agli altri contraccettivi, non può però garantirne l'uso continuato quando la stessa valutazione porti a considerarli meno o non più vantaggiosi, specialmente dal punto di vista della facilità di applicazione, dell'efficacia, delle conseguenze sull'intensità dei rapporti genitali consentiti, sull'armonia erotica, ecc., ecc.

La riflessione sui metodi naturali visti e vissuti nell'ottica contraccettiva meriterebbe una ulteriore e più dettagliata disamina, perché spesse volte si finisce con l'attribuire ai metodi naturali la causa di disagi psicologici a livello di persona e di coppia, di conflittualità sessuologiche, di nevrosi, di ansia e così via, quando invece tutta questa psico-sessuopatologia è indotta esclusivamente dalla connotazione contraccettiva, perché è propria di tutti i contraccettivi ed è assente quando i metodi naturali non sono usati come contraccettivi.

La dimostrazione e la conferma di ciò la danno, sul piano clinico, le coppie stesse specialmente quelle che vivono nel senso più proprio i metodi naturali.

Queste sviluppano, sia personalmente che come coppia, una vera promozione della coniugalità. Le stesse testimonianze da noi riportate alla fine di questa pubblicazione sono una piccola ma emblematica testimonianza al riguardo.

Ciò che vorremmo sottolineare di tutta questa problematico è ancora soprattutto un punto e cioè che quasi sempre le difficoltà, le resistenze psicologiche, le disattenzioni, e a volte anche gli stessi fallimenti, non sono da attribuire ai metodi naturali in sé, ma al loro essere vissuti come contraccettivi.

Il filo conduttore della riflessione in merito è questa. Nella prospettiva contraccettiva se la genitalità è concepita come essenzialmente ordinata alla procreazione, l'uomo e la donna si sentiranno, a livello inconscio, genitalmente a posto solamente se vivranno la loro genitalità in questa dimensione. La mascolinità e la femminilità saranno autentiche e piene quando saranno pregne di procreatività.

Ogni attività sessuale e genitale che sia priva o, tanto peggio, privata di questa potenzialità procreativa non potrà che essere vissuta, sempre a livello inconscio, come una grave menomazione, una specie di attentato alle qualità essenziali della persona, sia essa uomo o donna.

Il voler poi intenzionalmente e sistematicamente privare la genitalità della presunta intrinseca procreatività, come avviene con l'uso contraccettivo dei metodi naturali, vuol dire continuamente soffocare nel profondo dell'inconscio il bisogno vitale di autenticità e di identità sessuale.

Questa rimozione sistematica non potrà durare sempre e in modo completo, per cui emergerà spesso tutto un corteo di difficoltà che ad una osservazione superficiale sembreranno essere determinate direttamente dal metodo usato, mentre in realtà sono frutto del conflitto inconscio e lo palesano.

Si può concludere da tutte queste osservazioni che la connotazione contraccettiva dei metodi naturali va sempre contro i metodi stessi rendendoli in qualche modo difficili, insicuri, insopportabili.

Il comportamento tenuto nei confronti dei metodi naturali deve essere allora preso in considerazione ed analizzato sempre anche a livello di questa sua prospettiva contraccettiva o demografica.

Solamente in questa ottica si spiega il perché così facilmente ed in così larga misura i metodi naturali vengano abbandonati per quei mezzi che limitano l'azione contraccettiva al solo breve spazio di tempo dell'attuazione del rapporto genitale: per questi infatti il conflitto inconscio, essendo più ristretto e limitato, è più facilmente sopportabile ed accettabile.

Se si tiene conto di tutti questi spunti di riflessione, che dovrebbero essere oggetto di approfonditi studi, è evidente che sbaglia di grosso chi pensa di perseguire o di prospettare i metodi naturali nella sola motivazione demografica, come puri metodi di regolazione delle nascite.

 

LE MOTIVAZIONI SESSUOLOGICHE

Ai metodi naturali si può arrivare anche per motivi di ordine sessuologico.

A ben considerare, quando si cerca di evitare le nascite ricorrendo a qualche mezzo che sia idoneo a tale scopo, la motivazione prima non è tanto quella anticoncezionale, ma piuttosto quella di ottenere ed assicurare una compatibile e soddisfacente vita sessuale coniugale.

Lo scopo di evitare la procreazione non è fine a se stesso, ma in ordine alla possibilità di "far l'amore".

La disciplina della natalità è dunque solo un mezzo, una condizione necessaria per raggiungere il fine dell'esercizio genitale come relazione interpersonale amorosa.

Questa finalità di ordine specificamente sessuologico è sottesa al ricorso dei metodi naturali in modo più evidente che per qualsiasi altro mezzo di controllo della natalità, perché i metodi naturali si fondono su dati scientifici i quali assicurano che l'atto e l'esercizio genitale sono ordinati, nella specie umana, primariamente all'amore, alla relazione genitale amorosa e secondariamente ad assicurare la perpetuazione della specie.

Per comprendere allora a fondo le vere caratteristiche e dimensioni delle motivazioni sessuologiche che stanno a monte dei metodi naturali, al punto che li possono rendere più che mezzi di regolazione delle nascite, condizioni pregiudiziali per promuovere la vera vita coniugale, è necessario un chiarimento di queste recenti acquisizioni scientifiche che danno alla genitalità una nuova qualificazione.

I metodi naturali, come si vedrà meglio in seguito, quando verranno più dettagliatamente illustrati, nascono tutti dal presupposto scientifico che ad assicurare la finalità procreativa non concorre soltanto, o in modo preminente, la procreatività maschile inerente all'atto genitale con il fenomeno eiaculatorio, come si è finora sempre creduto, ma piuttosto la procreatività femminile con il fenomeno ovulatorio e tutto il corteo di fattori biologici favorenti l'utilizzazione della procreatività maschile espressi nella captazione del liquido seminale.

Nell'attuale concezione della funzione procreativa della genitalità umana, è riconosciuto preminente e determinante il ruolo della donna e dei suoi fattori di procreatività. Tanto è vero che i metodi naturali, per realizzare la regolazione delle nascite, si fondano tutti sul solo accertamento dei tempi di procreatività o fertilità della donna.

Il segreto della vita è dunque nascosto nella donna, perché solo lei può rendere fecondo il rapporto genitale.

La potenzialità procreativa della genitalità umana è legata così a fattori preminentemente di tipo femminile, che si svolgono e si pongono in essere indipendentemente dall'attività genitale esercitata dalla donna e dalla coppia.

L'atto genitale è infatti strutturato essenzialmente per realizzare l'unione amorosa coniugale e accidentalmente per contribuire alla procreazione; e questo accidens si ha qualora la procreatività maschile venga a coincidere con i brevissimi tempi di procreatività femminile.

Alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, l'atto genitale non può essere più considerato, nella sua essenza, come atto di vita, in quanto questa sua qualificazione gli viene commessa da fattori che esulano dalla esecuzione di tale atto, è estrinseca all'atto e, quindi, non può essere propria dell'atto stesso. Per il raggiungimento della finalità procreativa se l'atto genitale è sempre necessario non è però sufficiente. L'atto genitale ha in sé una dimensione procreativa, ma limitata al solo stato di potenzialità relativa. E' un atto relativamente aperto alla vita.

La sua qualificazione più vera, più autentica, quella che lo connota nella sua sostanzialità, quindi sempre presente ogni qual volta lo si compie, perché inerente all'atto stesso, è quella della significanza amorosa. L'atto genitale è per eccellenza un atto d'amore. E' un atto d'amore perché trova in sé stesso, nell'amore che significa, la sua ragion d'essere. Causa e fine dell'amore non può essere che l'amore stesso.

L'amore è certamente esigente di fecondità, ha in sé un impellente bisogno di espandersi in altri esseri, perché è diffusivum, ma ciò non vuol dire che la fecondità sia la sua primaria finalizzazione.

La struttura biologica dell'atto genitale riflette bene queste prerogative dell'amore coniugale, ponendo la potenzialità procreativa nei termini di relativa apertura alla vita, non di stretta o assoluta necessità come se la procreazione fosse inerente all'esecuzione dell'atto e quindi propria di ogni atto genitale. 

A confermare la validità di questa nuova interpretazione della genitalità (nuova rispetto a quella che si è finora sempre avuta) postulata e formulata sulla base dei dati scientifici attuali dell'andrologia e della ginecologia, è intervenuta anche la stessa scienza sessuologica moderna.

Poiché le argomentazioni della sessuologia sono in sostanza quelle stesse che si ritrovano o che devono fare da base ai metodi naturali, le illustreremo con una certa ampiezza, come riflessioni sulle motivazioni sessuologiche che portano ai metodi naturali.

Il punto nodale di questa nuova concezione scientifica e della verifica sessuologica che la conferma, può essere così sintetizzato: perché l'atto genitale sia essenzialmente atto d'amore, tutta la fenomenologia copulatoria deve essere interpretabile in diretto ed essenziale riferimento a questa specifica qualificazione amorosa. Inoltre anche l'identità delle persone deve poter essere pienamente riferita a questa qualificazione, così che non possano attuarsi a pieno senza questa dimensione amorosa del sessuale e del genitale.

In altre parole, se l'uomo e la donna sono veramente tali per la diversità sessuale e genitale che li connota e contraddistingue e questa è primariamente ed essenzialmente ordinata all'amore, l'uomo e la donna debbono essere ontologicamente riconosciuti come "esseri di relazione" e "l'amore", inteso come relazione, come comunione interpersonale, deve per ciò stesso essere riconosciuto come la loro "fondamentale e nativa vocazione" (F.c. 23).

La sessuologia moderna conferma e dimostra la fondatezza di tutto ciò, ovviamente mediante la sua specifica modalità di lettura interpretativa del fenomeno umano.

 

UNA LETTURA SESSUOLOGICA

Diciamo subito che lo strumento interpretativo, semantico, usato dalla sessuologia moderna - o se si vuole essere più precisi, da un certo indirizzo della scienza sessuologica attuale - è la semeiotica, cioè la teoria dei segni, per cui la sessualità umana è letta tutta come un sistema di segni carichi di significato come le parole, rivolti, come mezzi di comunicazione umana, ad un intelletto in grado di interpretarli ed utilizzarli come tali.

In questa prospettiva la sessualità umana è un segno, un simbolo che rappresenta ed interpreta la persona.

Il valore della sessualità è racchiuso tutto in questa funzione simbolica, che è quella di rapportare alla persona, di rappresentarla, di farla conoscere, di significarla, di esprimerla.

La sessualità, che connota come segno visibile esterno la persona umana, è in un certo senso la persona stessa, perché per essa la persona si costituisce, si esprime ed opera.

Se il segno è "ciò che sta al posto di", la sessualità propria di ogni persona, in quanto segno, non può che essere ciò che sta al posto della persona stessa.

Data la stretta connessione del segno con il suo oggetto, la sessualità segno non può che fare capo alla persona suo oggetto, suo significato, sua essenza.

La sessualità umana è perciò essenzialmente una sessualità personale, personalistica in quanto è l'icòna, l'immagine, l'espressione, la possibilità della persona che l'incarna e che pertanto non può mai esistere ed operare senza questa sua connotazione.

La sessualità "riguarda l'intimo nucleo della persona umana come tale" (F.c. 1 1).

La sessualità umana come segno della persona se annuncia, comunica la presenza della persona ed offre per mezzo di essa la possibilità concreta di raggiungerla ed entrare in comunione con lei, contemporaneamente annuncia però anche la sua assenza, perché se la persona è presente nella sua dimensione sessuale non si esaurisce, né si identifica mai totalmente in essa.

La persona umana è sempre dentro la sua sessualità, ma è sempre anche al di là di essa.

La sessualità è infatti intesa come segno proprio perché se rapporta alla persona mai però riesce ad annullare completamente la distanza con lei, distanza costitutiva di ogni segno e di ogni presenza.

La sessualità umana è ciò che più di ogni altro fenomeno mette in rapporto con la persona, unisce a lei, ma poiché la persona la si raggiunge solo attraverso il segno, sfugge sempre e in qualche modo è sempre al di là del segno.

La sessualità, come segno, annuncia sempre un altrove della persona, che non è mai qui e ora in senso totale, anche se da questo qui e ora la persona dipende. In questa prospettiva semiotica della sessualità umana si evidenza anzitutto come la persona umana sia avvolta nel mistero, sia un valore intenzionale che possiamo cercare di raggiungere attraverso le sue forme espressive più proprie quali la sua corporeità sessuale, senza però mai pretendere di riuscire ad identificarla e comprenderla completamente in queste sue manifestazioni.

Poiché l'incontro e la comunione interpersonale avvengono sempre attraverso la concretezza della dimensione corporea sessuale, sono attuabili solo e sempre in una forma simbolica ed in un misterioso intimo extrasemeiotico.

La sessualità umana ha quindi solamente il valore di segno, di mezzo concreto significante, cioè, espressivo ed operativo, della persona, ma nulla più. Non può mai diventare un valore fine a se stesso, se è solo un mezzo strumentale di significazione e di comunicazione della persona.

Nella sessualità umana bisogna dunque saper vedere e cogliere sempre i due distinti ed indissociabili aspetti propri di ogni segno: il significante ed il significato.

Il significante, cioè la forma fisica, corporea, il manifestarsi concreto del sesso come segno, immagine espressiva e rappresentativa di un qualche cosa che è dentro il segno stesso, ed operativa o realizzatrice di ciò che attraverso il segno si vuole perseguire.

Il significato, cioè l'oggetto, il contenuto del significante, il messaggio che il segno attraverso le sue componenti materiali e simboliche vuol trasmettere, esprimere e realizzare.

Ora, nella fattispecie della sessualità umana il significato contenuto dentro il significante sessuale è essenzialmente il sentimento, l'aspirazione, la tensione, il desiderio primo e più proprio della persona in quanto la caratterizza come persona umana e cioè l'affetto, il bisogno di amare, il bisogno di sentire e di sperimentare che il proprio amore è accettato e in qualche misura ricambiato.

L'essere umano si caratterizza e si definisce in un certo senso come una "energia" - amorosa, perché è solamente l'amore che dà al soggetto umano il senso del vivere e che lo apre al mondo delle persone, degli esseri e delle cose.

Amare ed essere amati, ecco il nucleo vitale della persona umana! Ma essere amati solo nella misura in cui viene facilitata l'espressione attiva del proprio amore, perché è solamente quando si ama e non quando si è amati che la persona si afferma e si esprime.

La sessualità umana è, in questa prospettiva semeiotica, essenzialmente una significanza di amore personale, fonte per ciò stesso di massima gioia e piacere perché per essa la persona realizza pienamente se stessa nella relazione e nella comunione intima con un'altra persona, anch'essa sessuata e quindi capace di accogliere e ricambiare l'amore in modo simmetrico e complementare. 

La sessualità umana è così fondamentalmente una sessualità coniugale, perché è finalizzata ad una co-unione duale, maschio e femmina. Indispensabile per costituire l'unità essenziale di quell'essere umano-che è tale solamente se vive la misteriosa dimensione triadica dell'amore, nella quale la dialettica dell'Io-Tu si trasforma e si compie in un Noi.

Questi brevi cenni di riferimento ad una visione ben precisa della sessuologia moderna, meriterebbero una esposizione più approfondita e più articolata specie nelle applicazioni concrete alla vita di ogni giorno, ma per il nostro assunto sono forse sufficienti, se solamente vengono un poco meditate, a dimostrare: anzitutto che la sessualità umana è oggi ritenuta finalizzata alla realizzazione della persona umana, che essendo un essere di relazione, fatto d'amore e per l'amore, trova proprio nella sessualità la modalità più adeguata e completa per tale compimento; conseguentemente, che avendo la sessualità, per questa sua intrinseca finalità amorosa, una funzione semiotica deve essere ricercata ed attuata solo e sempre come una trasparente e fedele significanza della persona che vuol vivere l'amore coniugale.

Poiché oggi non è ancora a tutti chiaro come in concreto la sessualità umana sia strutturata essenzialmente per questa finalizzazione amorosa, pensiamo di poter dimostrare ora, sulla base di quanto a grandi linee si è detto sopra, come il rapporto coniugale, sul piano sessuale, sia di fatto tutta una sequenza di significanti specificatamente predisposti ad esprimere e realizzare l'esperienza personale amorosa.

Premettiamo però ancora una precisazione: la connotazione sessuale che distingue il corpo umano in maschile e femminile riguarda tutta la struttura corporea fino ad arrivare alle singole cellule. Tutto nel corpo umano è contraddistinto da una diversificazione sessuale.

In questa generale distinzione sessuale del corpo si specificano alcune parti, quali gli organi così detti genitali, che hanno funzioni particolarmente spiccate in senso differenziale maschile e femminile. Questi organi sono infatti predisposti ed ordinati a realizzare la più alta e significativa relazione interpersonale sessuale e, tramite questa, dar luogo anche alla procreazione. Si fa quindi distinzione tra sessualità e genitalità.

La sessualità è intesa come vita umana specificata, in senso più generico, dalla connotazione sessuale, cioè vissuta con la semplice corporeità che, essendo sessuata, qualifica in tale modo tutte le espressioni della vita.

La genitalità è invece intesa, in senso più specifico, come vita umana realizzata in particolare con l'impegno o l'uso degli organi genitali.

Poiché questo uso non è fatto sempre a scopo generativo si potrebbero creare confusioni e malintesi se si utilizzasse solo e sempre il termine di genitale e di genitalità per indicare l'uso degli organi copulatori.

Ogni parola ha e deve avere il suo preciso significato, per ciò non può essere esatta la parola genitale se riferita ad organi che nella loro funzione e nel loro impiego possono non realizzare la generazione o la procreazione, ma solamente la più alta forma di relazione amorosa.

E' ovvio che l'uso corrente delle parole genitale e genitalità per qualificare questi organi ed il loro impiego è giustificato dalla concezione arcaica della sessualità, esclusivamente o primariamente finalizzata alla generatività o alla procreazione.

Ma nella nuova concezione scientifica sessuologica questi organi ed il loro uso hanno ben altra funzione, oltre quella procreativa. Per evitare equivoci e per non fissare la mente in errate o limitate realtà bisognerebbe subito provvedere all'introduzione di termini lessicali più appropriati e specifici almeno per indicare le due distinte funzioni della sessualità: quella relazionale e quella procreativa.

Noi useremo, al fine di evitare gli equivoci denunciati, i termini: coitale, dal latino co-ire = andare insieme, per indicare l'organo sessuale maschile e femminile deputato a realizzare il coito, cioè l'atto della più specifica unione sessuale; unione che essendo finalizzata all'amore coniugale non potrà che essere qualificato come amore coitale, amore realizzato attraverso il colto.

Riserveremo i termini: genitale, genitalità, amore genitale solamente per indicare gli stessi organi sessuali quando vengono usati con finalità procreativa, anche se questa non può che essere frutto di un bisogno e di una conseguente espressione di amore.

Certamente c'è una grande differenza tra un atto d'amore coitale e un atto d'amore genitale.

La differenza non è solamente a livello emozionale ed intenzionale, poiché l'atto copulatorio, se può sembrare fenomenologicamente identico, in realtà è diverso se è fisiologicamente in un caso sterile e nell'altro fertile.

Questa differenza è ben conosciuta da chi ha vissuto intensamente e consapevolmente le due forme di rapporto e si evidenza nella finalizzazione voluta per l'atto coniugale in piena consonanza con ciò che l'atto stesso fisiologicamente può dare. In un caso è l'amore fine a se stesso che viene ricercato e significato, perché il significante non può permettere altro; nell'altro caso è la procreazione che viene soprattutto ricercata come finalità prima in quanto questa è offerta ed assicurata dalle condizioni fisiologiche associate in quel momento a quell'atto che, essendo già stato sperimentato come atto d'amore, fa percepire la fecondità come conseguenza dell'amore.

Nell'un caso la parola detta, sottesa, come significato primo dell'atto, come intenzione prima del significante è: "facciamo l'amore"; nell'altro caso la parola detta è "facciamo il figlio". E questo figlio sarà espressione d'amore nella misura in cui l'atto che lo ha prodotto sarà stato vissuto, per esperienza, come atto, come segno d'amore, anche se ora è finalizzato alla prole.

 

L'AMORE COITALE

Con questo termine lessicale si vuole intendere l'amore coniugale realizzabile attraverso l'uso di organi sessuali specifici capaci di significare, attraverso la fenomenologia copulatoria, l'unione amorosa interpersonale.

Come assicura l'interpretazione semiotica della sessuologia moderna, l'esperienza dell'amore coniugale si forma in perfetta sincronia con lo snodarsi dei gesti copulatori che, come significanti delle due persone, esprimono ed operano, cioè significano, lo scambio dialettico dei sentimenti amorosi propri di ciascuno e la loro fusione amorosa in una sola carne.

La struttura e la dinamica dei significanti, cioè degli organi deputati a realizzare l'atto coniugale, il coito, corrispondono esattamente alla struttura e alla dinamica dei significati amorosi che i due partners intendono attuare attraverso la gestualità copulatoria.

Sarà bene sottolineare ancora una volta che il significante, cioè l'organo coitale, è il simbolo interpretante della persona e nella sua struttura fisica riflette sempre, come immagine somigliante, lo svolgersi dell'intima relazione che la persona vuole realizzare con il suo partner.

Il rapporto coniugale, come significanza amorosa, dovrebbe essere però considerato sotto diverse angolature.

Anzitutto come segno personale, espressione di sé, dei propri sentimenti, delle proprie emozioni, delle proprie intenzioni; segno che rivolto al partner diventa automaticamente un appello, un richiamo, una evocazione di analoghi sentimenti. La coniugalità ha come privilegio fondamentale quello di esigere lo scambio, la reciprocità. Reciprocità a tutti i livelli, di significanti e di significati. Il segno diventa allora, nello scambio reciproco di messaggi, di rivelazione di sé, una comunicazione che è operativa di comunione e realizzatrice di unità.

Sulla base di tutte le osservazioni fatte, a caratteri generale e teorico, in forma forse troppo sintetica, possiamo passare ora ad illustrare come in concreto il coito realizzi tutto ciò.

Terremo presente anzitutto il corpo, il segno, il significante, perché è ciò che più facilmente si può controllare, analizzare e da qui risaliremo poi a ciò che esso con fedeltà esprime, al significato che è dentro, è sotteso al segno.

Il rapporto coniugale, il colto, può essere schematicamente puntualizzato come una sequenza di tre momenti, di tre gesti fondamentali corrispondenti esattamente alle tre caratteristiche essenziali dell'amore coniugale.

 

Primo momento: la presenza.

Il primo elemento fisico, il primo gesto, ciò che dà principio al coito è la così detta coabitazione.

Se prendiamo in considerazione gli organi maschile e femminile impegnati a realizzare il colto, notiamo subito che sono strutturati come organi di contatto; una contattazione non superficiale, ma in profondità, perché sono fatti per entrare esattamente l'uno dentro l'altro.

Quando si muovono per dare il via al rapporto coitale i due organi subiscono modificazioni perfettamente rispondenti a questa finalità.

L'organo coitale maschile, il pene, sotto stimolo erotico si dilata per inturgidimento dei vasi sanguigni, si espande, si protende in avanti, si libera in punta del prepuzio che si ritrae dal glande mentre in precedenza lo copriva tutto, si fa eretto, si pone cioè in condizione di poter penetrare nell'organo femminile.

L'organo coitale femminile, la vulva e la vagina, sotto stimolo erotico subiscono analoghe e corrispondenti modificazioni, finalizzate a facilitare e favorire la penetrazione del pene e la coabitazione.

Le grandi labbra della vulva, normalmente combacianti, si distendono per congestione venosa, si sollevano leggermente in avanti e all'esterno scoprendo in parte l'ostio vaginale.

Le piccole labbra subiscono modificazioni ancor più evidenti: si dilatano, sporgono dalla parete costituita dalle grandi labbra, si sollevano in avanti e divaricano lateralmente rendendo più lungo il condotto vaginale.

La vagina per effetto della congestione venosa indotta dalla tensione erotica, si inturgidisce nella parte anteriore del canale dando luogo al così detto Platform, inoltre trasuda consentendo così una lubrificazione delle pareti, condizione indispensabile per favorire la coabitazione, mentre si allunga e si dilata nella parte più interna. L'utero si sposta all'indietro, si innalza provocando uno spianamento dei fornici.

Elevazione utero. Effetto di distensione dei fornici. Completa elevazione e espansione del corpo vaginale, del clitoride. Aumento delle dimensioni delle piccole labbra.

Tutte queste modificazioni fisiche degli organi copulatori, presenti solo quando c'è lo stimolo erotico, sono pertanto fedeli interpreti dell'emozione intima delle persone, quindi dei loro desiderio, della loro volontà di realizzare la coabitazione.

La coabitazione si attua così come segno esterno, espressivo ed operativo di un movente intimo, strettamente personale, di incontro amoroso.

Tutto il significante corporeo e gestuale di questo primo momento del coito traduce, con una finezza e profondità simbolica veramente strabiliante per chi lo sa leggere, tutte le caratteristiche fondamentali e primarie dell'amore.

Anche se non è facile descrivere la natura dell'amore, perché è sempre un qualcosa di misterioso che travalica immancabilmente le sue stesse espressioni, possiamo però indicarlo presente almeno in alcune delle sue più sicure caratteristiche.

La prima, in ordine cronologico perché è quella senza la quale non ha inizio alcuna esperienza d'amore, è l'apertura dell'altro, è l'incontro con l'altro, è la presenza all'altro.

L'amore è essenzialmente un movimento, diceva lo stesso Platone, un movimento verso l'altro, un aprirsi all'altro, un andare all'altro, un entrare nell'altro.

Fin tanto che un individuo rimane chiuso in se stesso, nella quiete del proprio individualismo, del proprio egocentrismo, non ama.

Si incomincia ad amare solamente quando si comincia ad aprirsi all'altro, a protendersi verso l'altro, ad entrare nella vita intima dell'altro, nel suo cuore, nella sua storia.

Naturalmente per poter penetrare nell'intimo di un'altra persona bisogna che questa sia predisposta a lasciarsi penetrare.

Questa predisposizione è motivata ed assicurata soltanto nella misura in cui questo lasciarsi amare è la condizione per potere, a sua volta, attivamente amare.

Ecco l'amore duale, coniugale! E' questo reciproco protendersi l'uno verso l'altro, questo reciproco aprirsi per compenetrarsi, per trovarsi insieme l'uno nell'intimità dell'altro.

La coabitazione è il gesto simbolico più espressivo ed operativo di questa presenza, di questa intima unione amorosa.

Questa compenetrazione corporea è inoltre fonte di grandissima gioia e di ineffabile piacere quanto più è fedele significanza di incontro di due cuori, di due persone, di due storie di vita, realizzato nell'intento di fondersi in unità di vita e di amore.

Il significato più genuino della coabitazione è tutto in questa realtà amorosa interpersonale che sarebbe impossibile cercare di sperimentare in altro modo, perché sul piano esistenziale ed umano non c'è nulla di più profondamente ed autenticamente significante di questo primo gesto fisico del coito.

E tutta la patologia sessuologica, riguardante l'incapacità a realizzare a pieno questo primo gesto copulatorio, ha come causa prima e più profonda un disturbo nella realizzazione dell'apertura affettiva personale all'altro: una incapacità ad amare, una paura di amare, una paura di perdersi nell'aprirsi all'amore.

 

Secondo momento: l'oblatività.

Se la coabitazione è già, sotto un certo aspetto, un punto di arrivo per chi vuole incontrarsi con l'altro in una profonda unione affettiva, amorosa, nell'intimo di questo habitat corporeo predisposto per realizzare in modo sensibile, esperienziale questo trovarsi, questo stare insieme, è però anche un punto di partenza per una meta che vuole essere un ulteriore passo in avanti.

Ritornando al significante, cioè alla corporeità, che interpreta e rivela i sentimenti, le emozioni più nascoste della persona entrata in un rapporto d'amore, si nota che a questo punto, da parte dell'uomo, il pene eretto, penetrato in vagina sente la presenza della partner attraverso la stimolazione operata dal platform della parete vaginale sul glande reso sensibilissimo dal particolare turgore vasocongestizio. Sente la presenza con una intensa dolcezza. Poiché a provocarla è il contatto fisico, automaticamente il piacere percepito stimola la ricerca di un contatto ancor più forte, più in profondità. Questi movimenti a loro volta provocano maggior dolcezza e di rimando stimolano una ancor più avida ricerca di contatto, di fruizione.

Il pene raggiunge, con un progressivo aumento di movimenti all'interno del canale vaginale, il massimo di erezione, di dilatazione, quindi il massimo di sensibilità, il massimo di godimento a cui fa seguito, accompagnato da un ulteriore guizzo di piacere, una serie di contrazioni spasmodiche interne, a livello della radice del pene, che portano all'eiaculazione, cioè all'espulsione, alla scarica a getto intervallato e ritmico di un abbondante liquido fluido.

Da parte della donna, analogamente, si ha la percezione della presenza del partner all'interno della vagina mediante il contatto realizzato dal turgore congestizio della mucosa del terzo esterno della vagina (platform) che riducendone il lume avvolge come in un abbraccio la parte del pene che in essa è penetrata.

Questa percezione è uno stimolo eccitante e soffuso di particolare dolcezza che automaticamente induce un ulteriore aumento della vasocongestione delle parti interessate alla contattazione, della vulva e della vagina in modo particolare, rendendo sempre più dolce e più forte il contatto.

Questo contatto è inoltre prodotto ed accresciuto dalla aumentata dilatazione del pene, dalla pressione da questo esercitata sulle pareti vaginali e dai movimenti di va e vieni.

In sincronia con questi piacevoli stimoli, indotti con un aumento progressivo dal partner e dalle proprie involontarie reazioni, la donna tende a contrarre la vagina con intervalli regolari sempre più ravvicinati e più intensi, tendenti a stringere e trattenere il pene, fonte di immenso piacere. La donna raggiunge così un acme di tensione percepito quasi sempre come uno spasmodico tremito pelvico, accompagnato da una ulteriore dilatazione dei due terzi interni della vagina e da contrazioni uterine.

Tutti questi fenomeni fisici esprimono in modo concreto e sensibile i movimenti intimi, personali dell'amore che si svolgono in una ricerca sempre più profonda, più intensa, più avida della presenza dell'amato.

Non basta all'amore sentire la semplice presenza dell'altro, trovarsi insieme, essere in intimo contatto, coabitare. Caratteristica ed esigenza fondamentale dell'amore è amare per sempre, è amare sempre più, è essere sempre più presenti all'altro, non lasciarlo mai, non perdere mai il suo contatto, la percezione della sua presenza.

La percezione fisica dell'altro si ha solo mediante il movimento, perché questo stimola la sensorialità tattile e quindi fa sentire.

Un sentire che è non solo sensazione, ma anche emozione, commozione, perché si tratta dell'amato, del proprio bene; e questo sentire teneramente l'altro non fa che aumentare la capacità percettiva della sensorialità che diventa sempre più intrisa di grande dolcezza.

Il piacere fisico è così l'espressione corporea della gioia interiore di chi ama, di chi cerca sempre e sempre più, anche se ha già trovato.

Il trovare non pone fine alla ricerca, a questa ricerca, la quale altro non è se non amore.

Questa naturale e spontanea tensione a ricercare eroticamente l'altro, il contatto con l'altro con sempre maggiore intensità e dolcezza, con sempre più avidità, esprime il bisogno proprio di chi veramente ama che è quello di arrivare a travalicare i confini entro i quali si trova racchiusa la persona, per cercare di raggiungere anche quello che c'è dentro, che è ancor più intimo della stessa presenza.

Questo passaggio all'interno, alla più profonda interiorità personale, esige un impegno totale, una contrazione spasmodica interiore, perché si tratta di schiudersi, di aprire i contorni della propria individualità per far venir fuori quello che c'è di più nascosto dentro di sé, quello che ancor più intimamente costituisce la persona.

Il fenomeno dell'eiaculazione che si pone al culmine e come epilogo della coabitazione è interpretato, nella lettura semiotica della sessuologia moderna, essenzialmente come un significante di questa esigenza misteriosa ed imperiosa dell'amore umano che è quella di arrivare ad aprirsi all'altro per donare tutto l'intimo di sé.

Questo liquido, che viene dall'interno del corpo dell'uomo ed è proiettato con forza nel lume della vagina, è inteso come il significante del sé dell'uomo, del sé più intimo, più personale che viene estrinsecato, tirato fuori con forza, per essere donato, come dono d'amore, all'amata.

E' il dono di sé, realizzato simbolicamente attraverso un segno concreto che esprime ciò che vien dal più profondo di sé, non si sa bene da dove, senza dubbi dall'intimo del proprio essere corporeo e che perciò non può che rappresentare la più originale, la più profonda e la più personale sostanza di sé che viene estrinsecata, resa manifesta e data in dono.

Anche la donna, da parte sua, con una modalità simmetrica e complementare, realizza lo stesso motivo. E' un dono di sé, di ciò che costituisce la sua più profonda e personale interiorità tradotta nell'offerta di una parte del proprio corpo, della propria vagina che essendo la più intimamente e gelosamente nascosta non può che esprimere esattamente il suo dilatarsi interiore per l'accoglienza amorosa, per far posto all'amato, per donarsi all'amato, per rendere l'amato donatore.

Questo mutuo donarsi, ciascuno con modalità sua propria, con un suo specifico interpretante, costituisce il punto centrale del rapporto coitale, dell'amore coniugale: l'oblatività.

L'amore coniugale non è soltanto coabitazione, per cercare una presenza intima dell'altro, è essenzialmente donazione di sé, è oblatività. Una donazione di sé totale, disinteressata, a fondo perduto, cioè senza possibilità di essere ripresa.

Sarebbe molto interessante ed utile potersi soffermare ad illustrare dettagliatamente come tutte le caratteristiche dell'amore, e dell'amore coniugale in particolare, trovino nella fenomenologia coitale la loro più trasparente significanza. Non c'è elemento del colto che non esprima, in modo simbolico e pertanto molto significativo, un particolare momento e motivo dell'amore.

Anche l'aspetto libidico ed orgasmico del rapporto coniugale in quanto facente parte integrante della fenomenologia copulatoria trova la sua ragion d'essere, in una attenta lettura sessuologica, nelle esigenze della dinamica dell'amore coniugale.

L'erotica concupiscenza dell'altro, della ricerca dell'amato è una premessa necessaria allo schiudersi orgasmico dell'oblatività.

Quanto più sale l'avidità di contattazione, di ricerca e di reciproco possesso, tanto più intensamente si sente avvicinarsi l'inevitabilità del dono di sé, dello schiudersi e contrarsi spasmodico del corpo per l'emissione dell'intimo sé per l'uomo e per parte della donna del pulsare del profondo della sua vagina con particolari movimenti di contrazione e di dilatazione per un ulteriore aprirsi, per un maggior darsi, per un perdersi totalmente nell'altro.

L'oblatività, la mutualità del dono di sé conclude così questo momento centrale del coito, dell'amore coitale.

 

Terzo momento: l'unità.

Il piacere culminante nel verificarsi concreto del gesto simbolico del dono di sé si trasforma in una indicibile sensazione, fisica e psichica, di aver raggiunto l'acme della tensione e per essa lo scopo dell'atto.

Il gesto dell'eiaculazione, dell'oblatività, mentre chiude un momento così altamente significativo e specifico dell'amore coitale, apre però ad un ulteriore momento che è conclusivo dell'atto, perché porta a compimento la sua finalità ultima.

Il coito non ha termine con l'eiaculazione, come purtroppo comunemente si ritiene, perché si sa che dopo l'eiaculazione inizia immediatamente a venir meno l'erezione e quell'insiéme di fenomeni vasocongestizi che permettono e mantengono la coabitazione.

La detumescenza del pene, se inizia subito dopo l'eiaculazione, si compie però in un decrescendo più o meno rapido a secondo che si mantiene ancora la coabitazione o se invece il pene viene subito ritirato dalla vagina.

Pur essendo mutate le condizioni fisiche dello stato di eccitazione e di tensione erotica, la vagina mantiene pur sempre la funzione di un ambiente stimolante e perciò la coabitazione, come può, così deve essere mantenuta ancora per qualche tempo.

Se progressivamente e con una certa rapidità va attuandosi spontaneamente la detumescenza dell'organo maschile,.con la relativa impossibilità a mantenere la coabitazione, per gli organi femminili, vulva e vagina, il rapido ritorno alle condizioni di riposo, cioè a quelle precedenti l'inizio dell'eccitamento, è condizionato invece dall'assorbimento, da parte della vagina, del liquido emesso e donato dall'uomo con l'eiaculazione.

Erroneamente si crede che questo liquido sia costituito di soli elementi generativi e pertanto, denominato liquido seminale, è considerato finalizzato essenzialmente alla procreazione.

Di fatto questo liquido contiene gli spermatozoi, se l'uomo che l'ha prodotto è fertile, ma contiene anche altre sostanze che sono estremamente importanti ed indispensabili per il compimento dell'atto copulatorio.

Queste sostanze, denominate prostaglandine per indicare la loro derivazione dalla prostata, sono infatti ordinate ad agire sul vasi sanguigni e a determinare attivamente la decongestione di tutti gli organi della pelvi, creatasi con la tensione erotica.

L'assorbimento delle prostaglandine dell'eiaculato avviene in modo rapidissimo, in quanto di tutto il corpo umano la vagina è la parte più dotata di capacità assorbente. E ciò assicura per parte della donna, con una veloce detumescenza dei suoi organi coltali, il compiersi in modo pieno e soddisfacente del rapporto coltale.

Questo fenomeno fisico della detumescenza femminile è estremamente importante perché contribuisce alla percezione della sensazione dell'orgasmo.

Dal punto di vista psicologico l'orgasmo non è il piacere o l'intensità del piacere, ma il senso di appagamento, di gioia, di pace intima che si ha per aver raggiunto e realizzato gli scopi per i quali si era posta in atto la tensione erotica.

Quando una tensione raggiunge il suo culmine, la sua meta subito si dissolve ed il soggetto appagato dolcemente si acquieta.

Il ritorno alle condizioni di riposo è dunque per il soggetto tutta la sua esperienza orgasmica.

L'intensità orgasmica si ha, specie per parte della donna, nella misura in cui si è intensamente vissuto la tensione erotica e rapidamente sperimentata la detumescenza che pone fine al rapporto in quanto si ritiene che tutto sia compiuto. L'assorbimento delle prostaglandine dell'eiaculato è un fenomeno importante ai fini del rapporto coniugale non solamente perché determina la detumescenza femminile, attua l'orgasmo della donna, dà compimento dal punto di vista fisiologico al rapporto coitale, ma soprattutto perché è il significante, l'interpretante specifico delle esigenze ultime dell'amore interpersonale.

Senza questo elemento l'amore coltale sarebbe monco, privo di ciò che ancor più lo caratterizza come tale in quanto non sarebbe espressa e realizzata la finalità ultima dell'amore coniugale e quindi ciò che lo compie definitivamente.

Anche la stessa percezione fisica dell'orgasmo è importante e necessaria, perché è strettamente collegata al significato sotteso a questo momento culminante del rapporto.

Il fine ultimo del rapporto coitale, ciò che lo porta a compimento, è lo stesso dell'amore coniugale: portare le due persone, i due partners, attraverso un segno fisico e simbolico, ad una fusione in uno, a diventare una sola carne.

Questa misteriosa unità, fine e compimento dell'amore, è ben significata, cioè espressa e realizzata, dall'assorbimento del liquido eiaculato.

Infatti, come si è già detto, il liquido che l'uomo eiacula è il significante del sé dell'uomo, è ciò che più lo rappresenta, e, venendo assorbito, questo sé dell'uomo viene a far corpo con quella parte vaginale della donna che è stata a sua volta donata come segno del proprio sé, della propria interiorità che si apriva, si dilatava per andare incontro e perdersi nell'amato.

Questo fenomeno dell'assorbimento del liquido eiaculato da parte della vagina traduce veramente, anche se in forma simbolica, ciò che costituisce l'essenza, in quanto punto massimo di arrivo dell'amore coniugale: diventare una cosa sola, essere uno.

La tensione erotica è in questa prospettiva semiotica veramente una tensione all'identificazione, all'unità, ed in questo senso è perfettamente coincidente con la stessa unica tensione propria dell'amore.

Raggiunto lo scopo, cessa la tensione, ha termine il rapporto. Il corpo e lo spirito appagati si acquietano nell'assaporare l'unione raggiunta e perdurante interiormente al di là di ogni possibilità fisica di percezione e di controllo semiotico.

In conclusione si può ben affermare che nella lettura sessuologica moderna il rapporto coitale è senza dubbio il significante più trasparente e più fedele dell'amore coniugale.

Tutto in esso è infatti preordinato a questa funzione primaria ed critica dell'amore. E non fa problema il fatto che nel liquido eiaculato ci siano gli spermatozoi in quanto non è destinato all'assorbimento tutto ciò che è contenuto nell'eiaculato.

Gli spermatozoi non vengono mai assorbiti, perché non sono destinati a far corpo con la donna che li riceve.

Gli spermatozoi sono considerati dal corpo della donna solamente come ospiti, accolti e graditi, solo quando sono presenti i fattori di procreatività femminile, in quanto questi permettono ad essi di penetrare nel lume dell'utero e delle tube per l'eventuale incontro con l'ovulo, altrimenti sono dispersi e portati a morte in brevissimo tempo proprio dalle stesse condizioni ambientali, ostili, della vagina.

Anche sotto questo profilo il rapporto coltale è ambivalente in quanto contiene due sostanziali valenze caratterizzate da una diversa formalità, finalità e valore che lo rendono rapporto coitale preordinato all'esperienza dell'amore coniugale e rapporto genitale preordinato invece all'amore fecondo.

Se non si giunge a leggere, con la sessuologia moderna, quest'ordine della natura è ovvio che non si comprenda come sia propria questa interpretazione-rivelazione della legge biologica che dà il vero significato e senso alla sessualità e genitalità umana, e che la formalizza come legge morale e legge obbligante proprio per i valori in essa presenti e pertanto perseguibili.

Solamente se si osserva con intelligenza ed amore quest'ordine, questa legge che non può che essere stata inscritta da Dio nella natura biologica della sessualità umana (H.v. 31), si può capire che i metodi naturali sono una necessità indispensabile per chi vuole vivere a pieno l'amore coniugale con una modalità espressiva ed operativa autentica, quale quella offerta dal rapporto coltale in tutte le sue componenti, e quindi trovare in esso la vera felicità come espressione di questo massimo bene raggiunto, senza compromettere il proprio oculato e responsabile progetto procreativo.

I metodi naturali - e lo si vedrà meglio in seguito - sono infatti strutturalmente composti per dare all'utente la consapevolezza dell'esistenza in natura di due distinti modi di essere dello stesso rapporto coniugale: l'uno ordinato all'esclusivo amore coniugale, l'altro ordinato sempre all'amore ma con prevalente apertura alla procreazione.

I metodi naturali indicano o localizzano così, entro i cieli mestruali della donna, i tempi cronologicamente diversi di queste due distinte modalità operative del rapporto coniugale.

I metodi naturali sono importanti e pertanto vanno ricercati proprio per queste motivazioni di ordine sessuologico, perché sono i soli che danno alla coppia la possibilità di sapere esattamente come e quando far l'amore e come e quando fare il figlio.

Dopo quanto si è detto è ovvio che si può fare l'amore in modo autentico e pieno solamente se si sanno utilizzare tutti i gesti coitali ed in particolare quelli più specifici, come l'eiaculazione e l'assorbimento dell'eiaculato, come segni significanti dell'amore coniugale. E questo è possibile solo quando tutta la fenomenologia copulatoria è ordinata a tale primaria funzione.

I metodi naturali trovano così la loro prima ragion d'essere e la loro prima motivazione nel servizio all'amore, nell'indicazione dei tempi propri dell'amore coitale. Il servizio che i metodi naturali possono offrire alla vita, ad una responsabile procreazione, non viene per questo minimizzato, solo che necessita di essere considerato come conseguente a quello dell'amore.

E' certamente solo in questa prospettiva ed in questo ordine che i metodi naturali risultano assolutamente non contraccettivi, anche se consentono di realizzare una sicura regolazione della natalità. Ma di questo aspetto si dirà meglio in un altro capitolo.

 

L'AMORE SESSUALE

La sessuologia moderna ad orientamento semiotico non ci dà soltanto una interpretazione semiotica, o dei segni, e semantica, o dei significati, del rapporto coniugale, più propriamente detto coito, come significante dell'amore sponsale, ci offre anche una visione di tutta la sessualità umana come significante di relazione amorosa interpersonale.

Mai come in questi ultimi tempi si è dato così importanza alla sessualità nella sua distinzione dalla coitalità e genitalità.

Come si è già detto, la differenziazione sessuale in senso maschile e femminile, interessa tutta la corporeità fino alle sue intime strutture cellulari, perciò tutto nel corpo è sessuato e la persona, che trova nella corporeità la sua prima condizione di essere esistenziale, non può che prospettarsi sempre in questa distinta connotazione sessuale.

Nella condizione umana dunque non esiste mai uno stato neutro; tutto è caratterizzato da una ben precisa dimensione sessuale e tutte le espressioni della vita umana sono così di tipo sessuale, anche se non tutte hanno ovviamente come oggetto specifico il sesso.

Basta che sia coinvolta la corporeità che subito, essendo questa radicalmente connotata in senso sessuale, tutto acquisti una valenza sessuale.

La corporeità e la sessualità sono così per la persona umana la stessa cosa, la stessa dimensione in quanto sono lo stesso suo significante.

Come il corpo permette alla persona di essere e di vivere mediante un sistema di relazioni realizzate dagli organi di senso, così la sessualità della persona trova come fondamentali suoi mezzi di relazione gli stessi organi di senso.

La sessuologia moderna sostiene che tutti gli organi sensoriali sono in realtà organi sessuali. E la prova di ciò si ha nell'osservare quando l'uomo e la donna entrano in relazione tra loro e specialmente in relazione amorosa. Essi si servono esclusivamente dei vari organi sensoriali, che, palesemente, in questo caso, risultano essere organi sessuali, perché sono essi che attuano la relazione sessuale.

Ogni gesto sessuale è di fatto realizzato solo e sempre attraverso l'utilizzo di almeno un organo di senso; ammesso che si possa separare nettamente i vari organi di senso.

Ovviamente come gli organi sensoriali sono nella specie umana variamente importanti ed impiegati nella vita di relazione ed in particolare in quella interpersonale, così anche per la relazione sessuale gli stessi organi non hanno tutti la stessa incidenza. L'olfatto ed il gusto, ad esempio, hanno minore importanza rispetto alla vista, al tatto e all'udito, sia nella comune vita di relazione che in quella più specifica di tipo sessuale.

Ciò che maggiormente la sessuologia moderna mette in risalto è che questi organi sensoriali hanno tutti una stessa natura ed uno stesso destino: quello di rapportare alla persona e di mettere la persona in relazione con tutto ciò che è altro da sé. Se questo altro da sé è poi una persona, automaticamente la relazione diventa dialogica, cioè una inter-relazione tra persone, uno scambio di relazione.

Gli organi di senso, gli atti sensoriali, sono, in questa ottica, dei veri significanti della persona in relazione, in quanto sono l'espressione dei sentimenti della persona e, nella modalità operativa, la rivelazione della sua intenzione relazionale.

Sono infatti significanti della persona, perché la esprimono e la rivelano realmente attraverso quei suoi motivi interiori che stanno alla base, come causa e scopo dell'agire sensoriale, e che si traducono in messaggi emessi dalla persona e diretti verso un preciso referente, allo scopo di unirsi ad esso e farlo proprio.

Gli organi sensoriali sono dei veri significanti perché, sotto diverse forme proprie di ciascun organo, creano il mezzo, il canale di contatto, di presenza con l'altro, al fine di trasmettergli un preciso messaggio personale che è contenuto dentro il segno, il gesto sensoriale compiuto.

La relazione amorosa è dunque oggi considerata, in quest'ottica, come essenzialmente una relazione di tipo sensoriale, in quanto si fonda, come mezzo di attuazione, sugli organi di senso ed inoltre, sempre di tipo sessuale, perché questi organi di senso sono rapportati ad una corporeità tutta connotata in senso sessuale.

Se si analizzano infatti le varie esperienze sensoriali realizzabili nell'ambito della coppia uomo-donna, specialmente se legata da vincolo amoroso, si noterà subito, ed in modo evidente, come queste si traducono praticamente tutte in una significanza sessuale e d'amore, perché esprimono e realizzano in modo simbolico attraverso la gestualità sensoriale gli stessi motivi proprie dell'amore: l'apertura e la presenza all'altro, la co-unione e la comunione, l'oblatività e l'unità.

L'atto che ne risulta è così un atto d'amore, un atto d'amore sessuale, perché è realizzato attraverso segni significanti di amore, offerti da organi sensoriali di una corporeità sessuata.

La sessuologia moderna ci tiene a distinguere nettamente l'amore sessuale dall'amore coitale e genitale, perché, pur perseguendo tutti le stesse finalità proprie dell'amore, l'amore sessuale ha come strumenti non organi sessuali specifici, ordinati cioè ad una unica e ben determinata funzione propria ed esclusiva, come si ha con gli organi copulatori, ma semplici strumenti aventi proprietà più generiche, polisemiche, cioè con più significati e più funzioni, tra cui certamente anche quella sessuale e amorosa, ma non sola ed esclusiva.

Questi strumenti, questi mezzi sensoriali, per portare la persona veramente ad una autentica relazione sessuale amorosa devono, per la loro genericità, essere intenzionalmente finalizzati dal soggetto a tale scopo, cioè devono essere presi ed utilizzati con, e, per quei significati relazionali ed amorosi che sono, dentro il segno, il mezzo strumentale sensoriale.

Anche se sul piano umano non è possibile realizzare alcuna finalità amorosa e sessuale senza ricorrere ai significanti degli organi sensoriali, questi però possono anche non realizzare la finalità prefissa, se non vengono utilizzati adeguatamente per tale scopo.

Gli organi sensoriali sono dunque da considerare ed utilizzare come semplici organi sessuali aspecifici in quanto polisemici, aventi cioè più significati oltre quello sessuale.

La differenza tra l'amore coitale e genitale e l'amore sessuale si ha ancora, non solamente perché è in gioco nell'un caso il significato esclusivo di un significante specifico, mentre nell'altro caso si tratta solo di semplici organi aspecifici con significati diversi, ma anche per il fatto che nella esecuzione dell'atto coitale e genitale si innescano degli automatismi che, se non determinano proprio una certa sequenza di gesti preordinati e fissi, indubbiamente la condizionano fortemente.

Nell'esecuzione dell'atto d'amore sessuale non si hanno invece mai compulsioni automatiche, perché è solamente l'intenzionalità della persona che fa liberamente utilizzare la sensorialità corporea, finalizzandola al suo scopo e facendola così svolgere e durare a piacimento, cioè fino ad esaudire completamente e con modalità varie, significative, quei sentimenti e quelle intenzioni che hanno dato il via all'esperienza sessuale.

Il rapporto coitale, avendo in sé un preciso e specifico significato amoroso, dovrebbe sempre, a fil di logica, tradursi in una esperienza di profondo ed autentico amore coniugale, di fatto però, per cause varie, può svolgersi, una volta innescati gli automatismi neuro-biologici, anche senza una precisa e consapevole valenza amorosa.

Perché il rapporto coitale sia allora un vero rapporto d'amore, è necessario che la persona stia attenta, per impregnare ed accompagnare, intenzionalmente e coscientemente, la sequenza dei gesti copulatori.

Se nel rapporto coitale l'amore può anche non essere sempre il movente ed il conduttore dell'atto, ciò non può mai verificarsi con il rapporto sessuale, perché, se non c'è una precisa volontà di relazione amorosa, non si dà luogo a nessuna esperienza sensoriale in tale senso, in quanto questi organi, non avendo specificità, mancano di ogni possibilità di autodeterminazione o di automatismo. In questa prospettiva l'esperienza sessuale, l'atto d'amore sessuale è più vero e più autentico di quello coltale, perché, nel suo porsi e nel suo realizzarsi, esprime inequivocabilmente l'esistenza di un sentimento e di una volontà di amore. Se questi non ci fossero non si avrebbe certamente la relazione sessuale.

Il sentimento si manifesta allora in modo chiaro ed indubitabile se e dal come vengono utilizzati gli organi sensoriali.

E' infatti soprattutto la modalità di utilizzo degli organi sensoriali che rivela l'interiorità personale dei motivi che hanno determinato quell'uso. Significante dell'amore sessuale è quindi, più che gli organi di senso in sé, il loro particolare modo di impiego. Sono proprio queste modalità infatti che interpretano e rivelano fedelmente e sempre le intenzionalità della persona.

Tutte queste considerazioni finora fatte dovrebbero certamente essere più approfondite e di gran lunga completate se si vuol avere un quadro preciso dell'indirizzo moderno semiotico riguardante la sessualità umana, ma se si meditano un poco e si tengono presenti nell'analisi che ora faremo delle varie esperienze di amore sessuale, saranno più che sufficienti per comprendere la portata dell'amore sessuale nella problematico dei metodi naturali, 

Non si dimentichi che lo scopo di questo capitolo non è tanto quello di una esposizione dettagliata e completa della sessuologia moderna, quanto cercare di puntualizzare solamente le motivazioni sessuologiche fondamentali implicate nell'uso dei metodi naturali.

Il presupposto più importante e che giustifica quanto stiamo ora per illustrare è che non esiste soltanto l'amore coitale e genitale, ma anche e soprattutto l'amore sessuale.

Poiché l'amore sessuale è attuabile, come si è già detto, solo mediante l'uso appropriato degli organi di senso, non si potranno avere autentiche esperienze di amore sessuale che attraverso il guardarsi, il parlarsi, il toccarsi, il gustarsi e l'annusarsi, cioè con tutte le forme di sensorialità proprie della corporeità umana.

Queste diverse modalità operative sono variamente coinvolte nell'esperienza amorosa, al punto che è difficile, se non impossibile, poterle distinguere e separare sul piano pratico. Solo didatticamente le terremo distinte, al fine di poter esporre meglio le possibilità e modalità di ciascuna forma di sensorialità.

 

Guardarsi

Non può esistere alcuna umana esperienza amorosa, sessuale, senza che il proprio partner sia visto e conosciuto.

La storia di ogni coppia umana, a partire dalla prima in ordine di tempo a noi noto, ha come suo punto costitutivo il riconoscimento del partner: "Ecco, questa si è la mia carne, carne della mia carne" (Gen. 2, 23).

E' in ogni caso la vista di una persona percepita come particolare per il soggetto che la vede, che costituisce il procedimento strutturale di ogni innamoramento, di ogni principio di relazione amorosa.

Il partner diviene tale solamente nella misura in cui è visto e percepito come il "corrispondente", non solo come colui che sta di fronte, faccia a faccia, ma colui che appare in qualche modo come un misterioso altro sé e che pertanto, inconsciamente, è sentito come un qualcuno che già ci appartiene da sempre.

L'amore vuole, come prima esigenza, la presenza dell'altro; presenza che non può essere percepita e realizzata inizialmente che come oggetto visivo.

Il primo e più forte desiderio di ogni persona che ama è, infatti, quello di vedere l'amato. Vederlo perché è il primo e più elementare modo di contattarlo, di entrare in rapporto diretto con lui.