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la Patria e il Mondo |
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Giovanni Paolo II,
Memoria e identità - Conversazioni a cavallo dei millenni,
Ed. Rizzoli, Milano - Città del Vaticano 2005.
L’espressione patria si
collega con il concetto di e con la realtà di “padre” (pater).
La patria in un certo senso si identifica con il patrimonio,
cioè con l’insieme di beni che abbiamo ricevuto in retaggio
dai nostri padri. Significativamente molte volte si usa, in
questo contesto, l’espressione “madrepatria”. Per esperienza
personale tutti sappiamo in quale misura la trasmissione del
patrimonio spirituale si compia per mezzo delle madri. La
patria dunque è l’eredità e, nello stesso tempo, è la
situazione patrimoniale derivante da tale eredità; ciò
riguarda anche la terra, il territorio. ma più ancora il
concetto di patria coinvolge i valori e i contenuti spirituali
che compongono la cultura di una nazione. proprio di questo ho
parlato all’UNESCO il 2 giugno 1980, sottolineando il fatto
che, persino quando i Polacchi furono privati del territorio e
la nazione fu smantellata, non venne meno in loro il senso del
patrimonio spirituale, della cultura ricevuta dagli avi. Anzi,
esso si sviluppò in modo straordinariamente dinamico....
Da questo si vede che,
nel concetto stesso di patria, è contenuto un profondo legame
tra l’aspetto spirituale e quello materiale, tra la cultura e
il territorio. Il territorio strappato con la forza ad una
nazione diventa, in un certo senso, un’implorazione ed anzi un
grido rivolto allo “spirito” della nazione stessa. Lo spirito
della nazione allora si desta, vive di una vita nuova e lotta
perché siano restituiti alla terra i suoi diritti....
Nel Vangelo, sulla bocca
di Cristo compare proprio il termine “Padre” come parola
fondamentale. Di fatto, è l’appellativo che Egli usa più
frequentemente: “Tutto mi è stato dato dal Padre mio”; “il
Padre ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli
manifesterà opere ancora più grandi di queste”.
Gli insegnamenti di
Cristo contengono in sé i più profondi elementi di una visione
teologica sia della patria che della cultura. Cristo in quanto
Figlio venuto a noi dal Padre, si è presentato all’umanità con
un particolare patrimonio, un’eredità speciale....
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Tu hai una Patria (card. F. X.
N. van Thuan)
La campana suona, grave, profonda
Il Vietnam prega
La campana suona ancora, lancinante, carica di
commozione
Il Vietnam piange
La campana si ode di nuovo, vibrante, patetica
Il Vietnam trionfa
La campana rintocca, cristallina
Il Vietnam spera
Tu hai una patria, il Vietnam
Un Paese tanto amato, lungo i secoli
E' la tua fierezza, la tua gioia
Ama le sue montagne e i suoi fiumi
I suoi paesaggi di broccato e di raso
Ama la sua storia gloriosa
Ama il suo popolo laborioso
Ama i suoi eroici difensori
I fiumi vi scorrono impetuosi
Come scorre il sangue del suo popolo
Le sue montagne sono elevate
Ma più alte ancora le ossa che vi si
ammucchiano
La terra è stretta, ma vasta la tua ambizione
O piccolo Paese molto rinomato!
Aiuta la tua patria con tutta l'anima
Sii fedele ad essa
Difendila col tuo corpo e col tuo sangue
Costruiscila con il tuo cuore e la tua mente
Condividi la gioia dei tuoi fratelli e la
tristezza del tuo popolo
Un Vietnam
Un popolo
Un'anima
Una cultura
Una tradizione
Cattolico vietnamita
Ama mille volte la tua patria!
Il Signore te lo insegna, la Chiesa te lo
domanda
Possa l'amore del tuo Paese essere tutt'uno col
sangue che scorre nelle tue vene |
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la Pace e la Guerra
LA GUERRA ASSENZA DI PACE
Cosa mette in pericolo la pace nel mondo? Certamente il
mancato rispetto per la sacralità della vita, la distruzione
dell’ambiente e il suo uso improprio, l’accaparramento
violento della terra e delle sue risorse, le violazioni della
libertà di religione, il permanere delle disuguaglianze tra
uomo e donna, la cattiveria degli adulti verso i bambini, la
negazione dell’accesso ai beni essenziali. Perché tanto
interesse per la pace e quale l’ostacolo più profondo che
compromette la concordia tra i popoli? La risposta è nel
Messaggio di Papa Benedetto XVI per la Celebrazione della
Giornata Mondiale della Pace, vissuta dalla Chiesa
dell’Ordinariato Militare, Domenica 14 gennaio, alla presenza
delle più alte cariche dello Stato.
La persona umana è il cuore della pace e la pace è il cuore
della persona umana. Persona e pace camminano insieme in una
feconda circolarità. La persona porta dentro di sé il bisogno
di pace, la pace presuppone una dottrina sulla sostanza
dell’uomo e sul significato del suo destino.
Per favorire la crescita dell’albero della pace è necessario
lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da
pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed
economici. L’uomo, creato ad immagine di Dio, ha la dignità di
persona e, senza il riferimento al trascendente, si crea solo
una civiltà incapace di dare fondamenta alla giustizia,
all’uguaglianza, alla tolleranza e alla carità.
Purtroppo la nostra indifferenza alla dignità della persona
umana fa emergere l’attenzione alla guerra come concetto
primario da cui deriva quello della pace. La pace viene
interpretata assenza di guerra, ma, in realtà, è la guerra ad
essere assenza di pace. È la ragione della pace, scritta nel
cuore dell’uomo dal suo divino Creatore, a poter vincere
l’irragionevolezza della guerra, che appare tanto forte e, nel
contempo, talmente insignificante.
Perciò, la pace è possibile se gli uomini si riconoscono
reciprocamente titolari di diritti inalienabili, connessi con
la loro natura originaria. I diritti dell’uomo non possono
essere guardati come convenzioni o accordi tra le parti, e,
dunque modificabili. Una loro visione “debole” porta alla
distruzione dell’umanità. E lo stesso diritto naturale,
oscurato o dimenticato da molti, ha un nodo buono e
indiscutibile: la universalità dei suoi principi da non
offuscare con l’odierna mentalità relativista. Chi proclama la
relatività di ogni valore, solo apparentemente dà spazio ai
diritti di ciascuno. Il suo è l’atteggiamento che maschera
quel soggettivismo arrogante che, non riconoscendo al diritto
altrui alcun fondamento oggettivo, alla fine afferma solo il
proprio.
Arricchente e costruttivo per tutti ricordare, sul grande tema
della pace, le recenti parole del Presidente della Repubblica:
C’è sintonia con la Chiesa cattolica, con le sue espressioni
di base, con le sue voci più alte, nel sollecitare un più
giusto ordine mondiale, un modello di sviluppo globale e
diverso e più sobrio, di fronte ad un ormai inquietante
degrado dell’ambiente, che minaccia la stessa sopravvivenza
umana (cf. Messaggio di fine anno).
In questa linea scopriamo sempre meglio che l’Italia non è
ferma, anzi tesse la grammatica del dialogo ed è più dinamica
di quanto si possa immaginare. È, il nostro, un Paese
meraviglioso, canale di pace, corrente viva che circola nei
solchi della storia europea e mondiale. A riguardo è di
incoraggiamento l’impegno delle Forze Armate per la carica di
professionalità e umanità e per l’alto contributo di
generosità e di sacrificio a vantaggio di tutti.
Coloro che prestano servizio nel mondo militare siano
considerati “come ministri della sicurezza e della libertà dei
popoli concorrendo veramente alla stabilità della pace” (Gaudium
et spes 79). E se il Concilio Vaticano II chiama ministri
della pace i militari, quanto più lo saranno i Cappellani
Militari nel formare le coscienze ad una larga e profonda
visione della pace,
collaborando nella difesa sociale dell’ordine oggettivo e
nella salvaguardia dei diritti umani, percorrendo le vie
dell’incontro alla luce di un amore che tutti considera e
nulla trascura. Ciò sarà fattibile se si considera la pace un
compito da realizzare, trattando ogni persona con dolcezza,
rispetto e retta coscienza (cf. 1 Pt. 3,15-16).
Vincenzo Pelvi Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia |
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