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Presentazione
Comunicare il Verbo della vita
La
comunicazione del Vangelo oggi, per una Chiesa chiamata a configurarsi alla
Trinità seguendo il Verbo incarnato, comunicatore e rivelatore del Padre,
richiede una particolare attenzione ai cambiamenti generati dai meravigliosi
strumenti della comunicazione sociale. Per evangelizzare ed esercitare il suo
ruolo profetico la comunità ecclesiale deve comprendere e dialogare con la nuova
cultura generata dalla crescente diffusione dei media. È un dovere e una
opportunità per la Chiesa saper rispondere con coraggio alle nuove istanze
culturali lasciandosi interpellare dai cambiamenti e nello stesso tempo offrendo
il suo contributo per il bene e la salvezza dell’umanità. In ogni circostanza e
in ogni tempo la Chiesa non è mai venuta meno alla sua missione: comunicare il
Verbo della vita, ascoltato, contemplato, toccato e annunciato. La Chiesa,
testimone sin dalle origini delle parole e dei gesti con cui Gesù ha redento
l’umanità, esiste per comunicare agli uomini di ogni tempo questa buona notizia.
Se non si impegnasse con tutte le sue forze nel comunicare ciò che il Signore le
ha affidato verrebbe meno alla sua missione. Il mandato di comunicare il Vangelo
scaturisce dalla sua identità e oggi è reso ancora più urgente dal nuovo
contesto mediatico che caratterizza il nostro tempo.
Nel
cammino della Chiesa in Italia
La Chiesa
in Italia negli ultimi anni ha posto una rinnovata attenzione al ruolo che la
comunicazione sociale gioca nella cultura, nella vita sociale del Paese e nella
sua stessa missione. Il mondo dei media è divenuto un ambiente in cui l’uomo
d’oggi vive, interagisce; è come un “nuovo areopago” dove si esprimono
pubblicamente i pensieri, dove si scambiano le idee, vengono fatte circolare le
notizie e le informazioni d’ogni genere. Ci troviamo di fronte a una nuova
grande sfida culturale con cui deve misurarsi il genio missionario della Chiesa
(cf Redemptoris missio, 37). Facendoci interpreti di un’esigenza diffusa e di
una urgenza pastorale, noi Vescovi italiani poniamo nelle mani delle nostre
comunità il Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa.
“Comunicazione e missione” è un documento che nell’ottica del progetto culturale
cristianamente ispirato, riprende le numerose indicazioni emerse in questi anni,
a partire dal Convegno Ecclesiale di Palermo (1995), e poi nella 42a Assemblea
Generale di Collevalenza (novembre 1996), ribadite e approfondite in più
occasioni, fino agli orientamenti pastorali per il decennio 2001-2010, che hanno
posto a tema “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.
Come
attuazione degli orientamenti pastorali per il decennio
Il
Direttorio rappresenta una concreta e specifica attuazione di quanto auspicato
negli orientamenti pastorali che richiamano e ribadiscono l’importanza di
innestare la comunicazione sociale nell’azione missionaria della Chiesa e di
dare piena attuazione agli impegni assunti fino ad oggi: «La comunione
ecclesiale e la missione evangelizzatrice della Chiesa trovano inoltre nei media
un campo privilegiato di espressione. Dal Concilio ad oggi, la Chiesa ha preso
ancor più coscienza di quanto sia importante coniugare tutti gli ambiti della
vita ecclesiale con questa nuova realtà culturale e sociale. Le iniziative
avviate in questi anni dalla Chiesa in Italia per raccordare e promuovere la
comunicazione in campo ecclesiale e per rendere più incisiva la presenza della
Chiesa nei media dovranno trovare in questo decennio un’ulteriore realizzazione
nel quadro di un’organica pastorale delle comunicazioni sociali e nella
prospettiva del progetto culturale» (Comunicare il Vangelo in un mondo che
cambia, 39).
Per
una pastorale organica e integrata
Con il
Direttorio si intende proporre alla comunità ecclesiale italiana un quadro
strutturato dei contenuti e delle prospettive da cui partire per realizzare una
pastorale che consideri le comunicazioni sociali non come un suo settore, ma
come una sua dimensione essenziale. L’attuazione di una pastorale organica e
integrata, che assuma pienamente le opportunità e le sfide della comunicazione
sociale, esige un forte impegno educativo e una coerente azione pastorale
supportata da competenze e da strumenti adeguati. Le due parti del Direttorio
offrono sia i fondamenti sia le indicazioni operative per una svolta nella
mentalità e nell’impegno di tutti i cristiani, ciascuno secondo i propri doni e
le specifiche responsabilità, affinché l’inculturazione del Vangelo dentro i
linguaggi mediatici renda i media stessi sempre più capaci di trasmettere e di
lasciar trasparire il messaggio evangelico.
Destinatari e obiettivi
Destinatari del documento sono tutti i membri della comunità ecclesiale, i
responsabili della pastorale, gli operatori in genere e in particolare quelli
per le comunicazioni sociali e la cultura; chi gestisce i vari media cattolici e
opera in essi; i professionisti del settore; tutti coloro che sono responsabili
della formazione perché collochino la loro missione educativa nella nuova
prospettiva culturale generata dai media. Il Direttorio intende aiutare le
comunità ecclesiali a prendere coscienza del ruolo dei media nella nostra
società; far maturare una competenza relativa alla conoscenza, al giudizio, alla
utilizzazione dei media per la missione della Chiesa; sviluppare alcune idee
circa i punti nevralgici della pastorale delle comunicazioni sociali
(comprensione dei media come cultura e non solo come mezzi, ecc.); offrire una
piattaforma comune per i piani pastorali che ciascuna diocesi è chiamata a
realizzare.
Una
bussola per i media e gli operatori pastorali
Il Direttorio intende
costituire anche una piattaforma unitaria per i media ecclesiali, gli organismi
e le iniziative nel campo delle comunicazioni sociali, per i professionisti
cattolici che operano nelle strutture pubbliche e private della comunicazione
sociale. Questo strumento potrà risultare quanto mai utile, quindi, sia per
favorire un maggiore raccordo tra i media sia per sviluppare una pastorale
organica ben supportata da organismi e strutture come gli uffici diocesani e
regionali delle comunicazioni sociali, le associazioni del settore e i centri
formativi, in modo particolare i seminari e le facoltà teologiche. Seguendo le
indicazioni del documento si coltiveranno, quali imprescindibili impegni della
comunità ecclesiale, la formazione e la promozione di nuove figure di animatori
nel campo della comunicazione e della cultura.
Camillo Card. Ruini - Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Roma, 18 giugno 2004
Le parole del Papa
Dal
discorso del Santo Padre all’episcopato italiano in occasione della LIII
Assemblea Generale, n. 3 (Vaticano, 20 maggio 2004). […]
Un altro
argomento della vostra Assemblea è quello tanto importante delle comunicazioni
sociali, con la presentazione e l’esame del Direttorio intitolato “Comunicazione
e missione”. Conosciamo bene l’influsso penetrante che i media esercitano oggi
sui modi di pensare e sui comportamenti, personali e collettivi, orientando ad
una visione della vita che, purtroppo, tende spesso a corrodere fondamentali
valori etici, in particolare quelli che riguardano la famiglia. I mezzi di
comunicazione si prestano però ad essere impiegati anche con ben diverse
finalità e risultati, contribuendo in notevole misura all’affermazione di
positivi modelli di vita e alla stessa diffusione del Vangelo. Il Papa è
pertanto al vostro fianco, carissimi Vescovi italiani, nell’impegno con cui,
ormai da molti anni, sostenete e promuovete il quotidiano cattolico e i
settimanali diocesani, e più di recente avete preso cura di una qualificata
presenza cristiana in ambito radio-televisivo. Auspico vivamente che tutti i
cattolici italiani comprendano e condividano l’importanza di questo impegno,
contribuendo così a rendere più positivo e più sereno il clima culturale in cui
tutti viviamo.
Dal
discorso del Santo Padre agli animatori della comunicazione e della cultura in
occasione del Convegno Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della
comunicazione, nn. 1-6 (Vaticano, 9 novembre 2002).
A voi,
che operate nel campo della cultura e della comunicazione, la Chiesa guarda con
fiducia e con attesa, perché, come protagonisti dei cambiamenti in atto in
questi ambiti in un orizzonte di crescente globalità, siete chiamati a leggere e
interpretare il tempo presente e a individuare le strade per una comunicazione
del Vangelo secondo i linguaggi e la sensibilità dell’uomo contemporaneo.
Siamo
consapevoli che le rapide trasformazioni tecnologiche stanno determinando,
soprattutto nel campo della comunicazione sociale, una nuova condizione per la
trasmissione del sapere, per la convivenza tra i popoli, per la formazione degli
stili di vita e delle mentalità. La comunicazione genera cultura e la cultura si
trasmette mediante la comunicazione. Ma quale cultura può essere generata da una
comunicazione che non abbia al suo centro la dignità della persona, la capacità
di aiutare ad affrontare i grandi interrogativi della vita umana, l’impegno a
servire con onestà il bene comune, l’attenzione ai problemi della convivenza
nella giustizia e nella pace? In questo campo servono operai che, con il genio
della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali,
impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di
alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità
e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli.
3. Di
fronte a questo “nuovo areopago”, plasmato in larga misura dai media, dobbiamo
essere sempre più consapevoli che «l'evangelizzazione stessa della cultura
moderna dipende in gran parte dal loro influsso» (Redemptoris missio, 37).
Potremmo sentirci inadeguati e impreparati; non dobbiamo tuttavia scoraggiarci.
Sappiamo di non essere soli: ci sostiene una forza incontenibile, che scaturisce
dall’incontro con il Signore. Se avete assunto questo impegno, cari operatori
della comunicazione e della cultura, è perché anche voi, come i discepoli di
Emmaus, avete riconosciuto il Signore risorto allo spezzar del pane e avete
sentito il cuore ardere di gioia nell’ascoltarlo. E’ questa la sorgente della
novità culturale più vera. E’ questo lo stimolo più forte ad un coerente impegno
di comunicazione. Non stanchiamoci di fissare lo sguardo su Gesù di Nazareth, il
Verbo fatto carne, che ha realizzato la comunicazione più importante per la
storia dell'umanità permettendoci di vedere, attraverso di Lui, il volto del
Padre celeste (cfr Gv 14, 9) e donandoci lo Spirito di verità (cfr Gv 16, 13)
che ci insegna ogni cosa. Mettiamoci ancora una volta in ascolto
dell’insegnamento di Cristo, affinché il moltiplicarsi delle antenne sui tetti,
quali strumenti emblematici della comunicazione moderna, non diventi
paradossalmente il segno della incapacità di vedere e di udire, ma sia il segno
di una comunicazione che cresce a servizio dell'uomo e del progresso integrale
di tutta l'umanità.
Su questa
strada la Chiesa che è in Italia ha intrapreso un coraggioso cammino. Già il
Convegno ecclesiale di Palermo segnò l’avvio di un’intensa azione pastorale. Lì
ebbi modo di incoraggiarvi a fare di questo tempo un «tempo di missione e non di
conservazione». Da lì soprattutto scaturì la proposta di un «progetto culturale
di orientamento cristiano», come contributo alla elaborazione di una visione
della vita cristianamente ispirata. Gli stessi “orientamenti pastorali”,
proposti dai Vescovi italiani per questo decennio, sono caratterizzati da questa
scelta, che porta a un coinvolgimento delle comunità cristiane e dei singoli
credenti per sostenerli nella comprensione del tempo presente, nella ricerca di
stili di vita plausibili e in una più efficace presenza da cristiani nella
società. A partire da tale scelta di fondo, sono state avviate tante pregevoli
iniziative nell’ambito delle comunicazioni. […] Non possiamo non vedere in
questo fermento pastorale e culturale un concreto e significativo frutto del
Decreto conciliare Inter mirifica. Da questo Decreto ha preso avvio una stagione
di grande rinnovamento, e le sue indicazioni restano tuttora valide.
La
testimonianza dei credenti trova nel mondo dei media e della cultura un campo
vastissimo di espressione. Anche in questi settori vanno riconosciute vocazioni
specifiche e doni particolari, che certamente il Signore non fa mancare alla sua
Chiesa. Soprattutto ai fedeli laici è chiesto di dare prova di professionalità e
di autentica coscienza cristiana. Coloro che operano nei media e fanno cultura,
credenti e non credenti, devono avere un’alta consapevolezza delle proprie
responsabilità, soprattutto di fronte ai soggetti più indifesi, che spesso sono
esposti, senza alcuna tutela, a programmi pieni di violenza e di visioni
distorte dell’uomo, della famiglia e della vita. In particolare, le autorità
pubbliche e le associazioni per la tutela degli spettatori sono chiamati ad
operare, secondo le proprie competenze e responsabilità, affinché i media
conservino alta la loro finalità primaria di servizio alle persone e alla
società. L’assenza di controllo e di vigilanza non è garanzia di libertà, come
molti vogliono far credere, e finisce piuttosto per favorire un uso
indiscriminato di strumenti potentissimi che, se usati male, producono effetti
devastanti nelle coscienze delle persone e nella vita sociale. In un sistema di
comunicazioni sempre più complesso e ad estensione planetaria, servono anche
regole chiare e giuste a garanzia del pluralismo, della libertà, della
partecipazione e del rispetto degli utenti.
Cari
operatori della comunicazione e della cultura, avete davanti a voi una grande
sfida: guardate con fiducia e speranza al futuro, spendendo le energie migliori
e confidando nel sostegno del Signore! Vi accompagno con la mia preghiera, ben
sapendo, anche per esperienza personale, quanto la questione culturale sia
centrale per l’evangelizzazione e quanto i media possano contribuire a un
profondo rinnovamento culturale illuminato dal Vangelo. Maria, che ha accolto il
Verbo della vita e che ha ricevuto con gli Apostoli il dono dello Spirito
nell’effusione della Pentecoste, vi accompagni e vi sostenga, affinché possiate
sempre annunciare e testimoniare il Vangelo con la vita e con l’impegno nelle
comunicazioni e nella cultura.
A
tutti la mia Benedizione! Giovanni Paolo II |