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II sezione - PERCORSI E INIZIATIVE PASTORALI

 

CAPITOLO 5 Per una pastorale organica delle comunicazioni sociali

 

LA SOLLECITUDINE PASTORALE NEL TEMPO DEI MEDIA

93. LE COMUNICAZIONI SOCIALI NELLA PASTORALE DELLA CHIESA

La comunicazione sociale è una componente essenziale della nuova evangelizzazione. È perciò un diritto-dovere della Chiesa adoperarsi affinché la comunicazione sociale sia più autentica, rispettosa della verità, attenta alla dignità della persona, nella consapevolezza che la comunicazione della fede passa in larga misura anche attraverso di essa. In tutta l’azione della Chiesa è richiesta una maggiore attenzione per un ricorso sapiente e originale ai media, nel quadro di una pastorale organica delle comunicazioni sociali. Infatti, per situarsi nel cuore del progresso umano cercando di capirlo ed interpretarlo e per affrontare i problemi della comunicazione della fede nella società dominata dai media, non basta affinare gli strumenti o affidarsi alle nuove tecnologie; è indispensabile cogliere le sfide culturali lanciate alla società e alla Chiesa dal nuovo orizzonte comunicativo.

94. PROMUOVERE IN OGNI DIOCESI UNA PASTORALE ORGANICA

Servono a poco le iniziative estemporanee ed episodiche. È urgente, piuttosto, sviluppare una progettazione pastorale coerente e incisiva. Numerose sono state sino ad oggi le indicazioni del Magistero che dal Concilio Vaticano II non ha perso occasione per sottolineare il nesso profondo tra la missione della Chiesa e le comunicazioni sociali. Una significativa presa di coscienza in merito è emersa per la Chiesa in Italia al Convegno ecclesiale di Palermo, come testimoniano gli impegni poi assunti dall’episcopato: «Intendiamo promuovere in ogni diocesi una pastorale organica della comunicazione sociale, con ufficio diocesano adeguato e animatori ben preparati, per curare la formazione dei sacerdoti, dei comunicatori e degli utenti».

95. RENDERE PIÙ INCISIVA L'AZIONE DELLA CHIESA

Nell’ottica di una pastorale integrata occorre prevedere un percorso di educazione alla comunicazione, propositiva e critica nei confronti dei media e nello stesso tempo attenta all’evoluzione dei suoi linguaggi. Ogni progetto pastorale deve tener conto dei rapporti tra linguaggio della fede e nuovi linguaggi mediali. È la logica degli stessi orientamenti pastorali per il primo decennio del Duemila, che della comunicazione fanno una prospettiva specifica con cui deve coniugarsi l’evangelizzazione: «Le iniziative avviate in questi anni dalla Chiesa in Italia per raccordare e promuovere la comunicazione in campo ecclesiale e per rendere più incisiva la presenza della Chiesa nei media dovranno trovare in questo decennio un’ulteriore realizzazione nel quadro di un’organica pastorale delle comunicazioni sociali e nella prospettiva del progetto culturale».

96. UN COSTANTE PROCESSO DI RINNOVAMENTO PER INTERCETTARE LA CULTURA MEDIALE

Come può operare la Chiesa all’interno della nuova cultura? Ad un contesto sempre più complesso, segmentato e pluralistico, si aggiunge il profilo multietnico e multireligioso. Quali forme e indirizzi devono assumere l’evangelizzazione, la catechesi e la formazione? Nell’individuare le risposte, la Chiesa è consapevole che la sua vita di comunione, come la sua capacità di rispondere alle domande, cresce anche per l’apporto prezioso delle comunicazioni sociali. Pertanto tutti i suoi membri devono familiarizzare con gli strumenti mediatici e in particolare con i nuovi media.

97. CON IL COINVOLGIMENTO DI TUTTA LA COMUNITÀ ECCLESIALE

Una tale prospettiva di impegno comporta la ridefinizione del profilo di tutta l’azione pastorale, compito che non può essere affidato esclusivamente ad alcuni esperti o ai soli addetti del settore. Sono coinvolte l’intera comunità ecclesiale e la responsabilità dei suoi pastori. L’analisi e il progetto riguardano tutte le componenti della comunità ecclesiale. Non si tratta tanto di inventare cose nuove, quanto di cominciare a dare nuovo vigore a ciò che in molti casi già esiste, ma nei confronti della nuova cultura si trova impotente, spuntato, afono. Il nodo del problema risiede nel legame tra cultura e i mezzi di comunicazione: «L’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in larga parte dal loro influsso. […] Occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna». Si tratta di una missione che orienta tutta la comunità a ridefinire il rapporto tra cultura e comunicazione in ordine alla pastorale: «Se la Chiesa deve sempre comunicare il suo messaggio in modo adeguato a ciascuna epoca e alle culture delle nazioni e dei popoli specifici, deve farlo soprattutto oggi nella cultura e per la cultura dei nuovi media».

98. DISCERNIMENTO CULTURALE E CREATIVITÀ PASTORALE

L’orizzonte tracciato dal binomio comunicazione e cultura è così vasto e complesso da esigere da tutti i membri della comunità cristiana, ma in modo particolare dagli animatori pastorali, nuove attitudini e originali capacità di discernimento. Nello stesso tempo dovrà ispirare nuovi percorsi pastorali, in grado di manifestare la Chiesa come luce delle genti e vera via di salvezza per un’umanità disorientata. Dovrà farlo attraversando i luoghi e i tempi della vita ordinaria: famiglia, scuola, lavoro, sport, arte… L’esigenza è di riformulare l’azione pastorale, senza stravolgimenti, ma con chiarezza e lungimiranza. In questo senso la pastorale tradizionale e ordinaria necessita di un forte slancio di creatività, che l’induca a intraprendere con coraggio i percorsi della cultura e della comunicazione. Il Papa ci ha ricordato che questo «non è il tempo della semplice conservazione, ma della missione». Nel nuovo slancio missionario può essere coinvolto chi, pur credente e motivato, normalmente non ruota attorno alla realtà parrocchiale né si trova direttamente impegnato nell’azione pastorale, e le cui competenze in questo ambito potrebbero essere adeguatamente valorizzate.

 

COMUNICAZIONI SOCIALI E PROGETTAZIONE PASTORALE

99. UN PIANO PASTORALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Il primo passo di questa conversione pastorale consiste nel definire un piano pastorale per le comunicazioni sociali. Non un ulteriore segmento della pastorale o un settore dedicato ai media, ma lo sfondo per una pastorale interamente e integralmente ripensata a partire da ciò che la cultura mediale è e determina nelle coscienze e nella società. Le sue caratteristiche si ispirano a quanto indicato in Aetatis novae: «Le comunicazioni sociali hanno infatti un ruolo da giocare in tutti gli aspetti della missione della Chiesa. Così non ci si deve accontentare di avere un piano pastorale per la comunicazione, ma è necessario che la comunicazione sia parte integrante di ogni piano pastorale perché essa ha di fatto un contributo da dare a ogni altro apostolato, ministero o programma». Un piano pastorale per la comunicazione sociale, quindi, non può che servire la missione complessiva della Chiesa stessa ed essere parte di un progetto ben più vasto e articolato. Vanno riconosciuti e delineati pastoralmente sia la stretta connessione tra la comunicazione e la missione della Chiesa sia, in modo specifico, il contributo insostituibile che le comunicazioni sociali devono e possono dare alla missione della Chiesa.

100. UN PIANO INTEGRATO E ADEGUATO ALLA SITUAZIONE PASTORALE

L’idea da sviluppare è quella di un piano “integrato” per le comunicazioni sociali, a partire dal quale realizzare una programmazione pastorale non limitata al solo ufficio diocesano per le comunicazioni sociali o ai media, ma capace di coinvolgere tutti gli ambiti pastorali. Il piano deve essere adeguato al contesto specifico della diocesi, tenuto conto che «le condizioni dei media e le opportunità che si offrono alla Chiesa nel campo delle comunicazioni sociali sono differenti da nazione a nazione e anche da diocesi a diocesi di uno stesso Paese». È importante quindi calibrare il progetto sulle questioni più rilevanti, destinate a determinare il successo o il fallimento del piano stesso, individuando obiettivi realistici e realizzabili.

101. PRINCIPALI OBIETTIVI DEL PIANO PASTORALE

L'obiettivo principale del piano pastorale è il cambiamento di mentalità di tutti i membri della comunità ecclesiale, coinvolgendo da più angolature la vita stessa della Chiesa e nel rispetto della specificità di ogni realtà diocesana. Indichiamo alcuni ambiti di specifica attenzione:

- coniugare fede e cultura: rendere tutti capaci di coniugare l’esperienza di fede con la nuova cultura mediale, per dare piena attuazione al mandato di Gesù che ha donato lo Spirito Santo affinché in ogni tempo e secondo il linguaggio di ciascuna epoca sia annunciato il Vangelo;

- capire e parlare i nuovi linguaggi mediatici: far sì che quanti hanno responsabilità nella Chiesa, i ministri, i catechisti e tutti i fedeli siano in grado di capire, interpretare e parlare il “nuovo linguaggio” dei media e non si sottraggano al compito di usarli, assieme alle nuove tecnologie informatiche, per rimuovere gli ostacoli al progresso umano e alla proclamazione del Vangelo, con particolare attenzione alle persone più lontane e in difficoltà;

- integrare i media con la pastorale: operare perché i media siano utilizzati per fornire informazioni, ma anche per sviluppare la crescita e la maturazione della fede. Ciò accade solo quando una diocesi, oltre a possedere una visione nuova e organica della comunicazione della fede, investe sui media impiegandoli non in maniera isolata, ma all’interno di una strategia pastorale;

- formare gli operatori pastorali: sviluppare il senso critico, necessario per una sincera ricerca della verità. In generale, la capacità dei media di generare idee e aprire al confronto va incoraggiata anche sul piano religioso, pur vigilando perché i contenuti della fede non siano banalizzati, manipolati e spettacolarizzati;

- favorire la ricerca della verità: formare comunicatori non più isolati, né operatori pastorali dispersi, per un impulso deciso a un piano integrato delle comunicazioni, nella consapevolezza che il comunicare è una dimensione imprescindibile d’ogni attività o progetto pastorale;

- condividere le risorse e creare sinergie: condividere le risorse favorendo una sapiente sinergia tra le molte iniziative mediali. Il patrimonio dei media presenti nella diocesi va integrato con le diverse realtà esistenti a livello locale, interdiocesano, regionale, nazionale e in alcuni casi anche internazionale;

- partecipare al progresso dei popoli: favorire una comprensione del significato della nuova era dei media e del loro impatto sullo sviluppo dei popoli e delle culture, per una comunità ecclesiale capace di responsabilità nei processi culturali, con compiti di vigilanza e di reale partecipazione al progresso dei popoli;

- investire risorse umane ed economiche: garantire le risorse umane ed economiche necessarie al pieno sviluppo dei progetti, promuovendo la formazione qualificata degli operatori, anche presbiteri, e facendo crescere una sana cultura d’impresa in grado di offrire efficienza e adeguati profili economici nella gestione dei media.

 

UNA RESPONSABILITÀ DI TUTTI

102. A LIVELLO DIOCESANO

In ogni diocesi, in primo luogo, va verificata la ricezione delle linee pastorali maturate dal Concilio Vaticano II a oggi, al fine di elaborare un progetto pastorale che garantisca un’effettiva assunzione della cultura mediale quale orizzonte della missione della Chiesa. Tutti i soggetti, e in particolare gli organismi pastorali (uffici di curia, consiglio pastorale diocesano, consiglio presbiterale, consulta delle aggregazioni laicali ecc.), dovranno partecipare alla definizione degli obiettivi a medio e lungo termine sui versanti della formazione, dei necessari cambiamenti da introdurre nella pastorale ordinaria, delle sinergie tra i media, di una rinnovata capacità di comunicare della Chiesa al suo interno e verso il mondo.

103. L'UFFICIO DIOCESANO E IL COORDINAMENTO DELLE STRUTTURE COMUNICATIVE

Per realizzare il progetto diocesano e raggiungere gli obiettivi prefigurati è decisivo il ruolo dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. Ad esso compete l’attuazione delle linee fissate dal vescovo, con un lavoro qualificato, metodico e condiviso. In molte diocesi tale ufficio opera da anni con profitto. Urgente e improcrastinabile è attivarlo al più presto dove non esiste e renderlo operativo dove esiste solo formalmente. Il salto di qualità pastorale, sul piano dell’integrazione con le comunicazioni sociali, esige un ufficio efficiente, supportato da una commissione composta da persone competenti, rappresentanti delle realtà diocesane della comunicazione e non solo, in grado di rendere organico e di qualità il lavoro. Sulla fisionomia dell’ufficio e sul suo funzionamento si ritornerà più avanti parlando delle strutture.

104. UN AMPIO SPETTRO OPERATIVO

Dall’ufficio devono essere promosse e coordinate: la verifica e la progettazione della pastorale delle comunicazioni sociali; le iniziative di formazione; le sinergie tra i media; la celebrazione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali; l’uso intelligente e competente dei media e delle nuove tecnologie. Ciascuna diocesi, attraverso l’ufficio diocesano e coinvolgendo i vari organismi pastorali e amministrativi, dovrà attentamente valutare lo stato dei media ed elaborare un progetto per il loro sviluppo o aggiornamento e la loro integrazione sinergica, tenendo conto del contesto locale, ma anche del quadro regionale e nazionale, affrontando con coraggio progetti innovativi, anche quando richiedono investimenti in risorse umane ed economiche. Lo sviluppo di sinergie tra i vari media e in particolare tra stampa, televisione, radio e internet, costituisce un obiettivo fondamentale da perseguire in modo graduale e organico sia per le strutture sia per il personale.

105. LA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Numerose sono le iniziative possibili per la crescita di una rinnovata sensibilità della comunità ecclesiale verso le comunicazioni sociali. Tra queste, va tenuta in particolare considerazione la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che dal 1967 costituisce l’appuntamento annuale di tutta la comunità ecclesiale per «promuovere la presa di coscienza dell’importanza delle comunicazioni e per appoggiare le iniziative prese dalla Chiesa in materia di comunicazione». Voluta espressamente per dare attuazione a quanto stabilito nell’Inter mirifica, la sua celebrazione deve coinvolgere l’intera comunità ecclesiale. Il calendario della Chiesa universale stabilisce che venga celebrata la domenica che precede la Pentecoste. La celebrazione della Giornata va organizzata per tempo, così da coinvolgere ogni realtà ecclesiale. Per una preparazione adeguata, il messaggio del Santo Padre sul tema della Giornata viene reso pubblico con largo anticipo. Le varie iniziative dovranno possibilmente estendersi nell’arco della settimana precedente o successiva, valorizzando al massimo l’ambito liturgico, ma evitando che le proposte di riflessione o di attività si riducano al momento liturgico, a un cenno nell’omelia o nella preghiera dei fedeli. I sussidi, predisposti a livello nazionale e diocesano, dovranno orientarsi sul tema proposto dal Santo Padre, approfondendolo a partire dalle situazioni e dalle esigenze della Chiesa locale. La celebrazione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali può costituire anche l’occasione per un bilancio annuale del cammino percorso e per «esprimere gratitudine e apprezzamento per la loro attività a quanti si dedicano all’apostolato della comunicazione».

 

PER UNA PARROCCHIA CAPACE DI COMUNICARE E DI FARE CULTURA

106. NEL QUADRO DI UNA PASTORALE ORGANICA E INTEGRATA

Per lo sviluppo e l’attuazione di una pastorale organica delle comunicazioni sociali il ruolo della parrocchia è primario e decisivo. Qui concretamente si percepisce l’influsso della cultura mediale e qui è possibile un primo, basilare e innovativo approccio pastorale a tale cultura. Tutta la vita della comunità parrocchiale dovrebbe essere ripensata in un’ottica più organica e integrata, tenendo conto della cultura determinata dai media. In questa sede non è possibile entrare nel dettaglio dei vari ambiti della vita pastorale della parrocchia. È possibile solo, a titolo d’esempio, indicare alcuni aspetti da ripensare alla luce della cultura mediale.

107. L'AMBITO DELLA CATECHESI

La catechesi – fede trasmessa e approfondita – non può prescindere dalle capacità recettive delle persone, determinate dall’età, dalla cultura, e quindi dalla cultura mediale in cui sono immerse. I catechisti, come gli animatori dei gruppi e delle associazioni, devono tenerne conto, volgendo a proprio vantaggio le potenzialità dei media, per rendere la proposta più interessante e immediata, secondo la specifica sensibilità e capacità recettiva dei ragazzi, dei giovani e degli adulti.

108. L'AMBITO LITURGICO E CELEBRATIVO

La celebrazione liturgica si avvale di molteplici codici comunicativi. È la forma più completa e coinvolgente di relazione con Dio e di comunione tra gli uomini. Una migliore conoscenza dei linguaggi – verbale, gestuale, cinetico, iconografico, scenografico e coreografico – non può che favorire il clima di preghiera e una partecipazione più intensa alla celebrazione. Il patrimonio di musica, arte e architettura, proprio della consolidata tradizione liturgica della Chiesa, può trovare nel confronto con la moderna sensibilità mediatica utili spunti per l’opera d’inculturazione che accompagna il rinnovamento liturgico.

109. CARITÀ DELLA COMUNICAZIONE E COMUNICAZIONE DELLA CARITÀ

Non potrà mancare un’ampia rivisitazione della dimensione caritativa. La comunicazione della fede e dell’esperienza concreta dell’amore di Dio costituisce il primo e più efficace atto di carità verso i fratelli. Della carità della comunicazione è ovviamente parte integrante la comunicazione della carità, cioè delle esperienze di servizio, di solidarietà, di volontariato, dell’assunzione dei problemi e delle speranze del territorio. Pur non ostentando le buone opere, è necessario comunicare sempre meglio quanto la comunità ecclesiale sperimenta nel campo della carità e della gratuità, consci che la testimonianza in questo campo costituisce un fattore determinante per la credibilità del messaggio evangelico e della Chiesa, in sintonia con un contesto mediale che ha nell’elemento narrativo la sua forza comunicativa.

110. ATTENZIONE DIFFUSA A TUTTE LE FORME COMUNICATIVE

La cultura dei media richiede che l’azione pastorale sia ripensata nella sua interezza e non solo in qualche suo aspetto esteriore: dai linguaggi della catechesi alle celebrazioni liturgiche, dal modo in cui la comunità parrocchiale viene informata delle attività alla gestione della bacheca, dalla disposizione dei manifesti alla realizzazione del bollettino parrocchiale, dal ricorso agli strumenti audiovisivi al rapporto con i media laici ed ecclesiali, nazionali e locali, fino all’uso delle nuove tecnologie. Una speciale attenzione meritano le associazioni che operano nel settore dell’educazione ai media, favorendo il collegamento tra i vari animatori della comunicazione e della cultura.

111. VALORIZZARE LE NUOVE TECNOLOGIE

Interfaccia virtuale della parrocchia è il suo sito internet. Le opportunità offerte da questa nuova tecnologia destano giustamente grande interesse. È ampiamente diffusa, di facile gestione, interattiva e adattabile alle più svariate necessità. Soprattutto i giovani, se le loro competenze saranno opportunamente valorizzate, possono dare un contributo prezioso all’utilizzo pastorale delle nuove tecnologie. Se usato in modo dinamico e costantemente aggiornato, non solo quindi come semplice vetrina statica, il sito della parrocchia può rivelarsi uno strumento prezioso per l’evangelizzazione, la conoscenza delle attività della parrocchia, la crescita della comunicazione e della comunione nella stessa comunità.

112. RIPENSARE E RILANCIARE LA FUNZIONE DEI MEDIA CATTOLICI

Importanti sono anche la presenza dei vari media cattolici e il rapporto stabilito dalla comunità parrocchiale con essi. Quanto nel passato realizzavano con grande efficacia i “diffusori della stampa cattolica”, va oggi ripreso e rilanciato a partire dalle diverse caratteristiche assunte dai media. Per valorizzare al meglio la presenza di tanti e così diversi strumenti, è indispensabile la costituzione di animatori e di commissioni che se ne occupino. Competenti, investiti formalmente di tale incarico, a loro spetterà favorire la diffusione e l’uso appropriato dei vari canali di comunicazione. Non meno importante è la collaborazione che la parrocchia può dare, quale osservatorio privilegiato, agli stessi media, cattolici e non, fornendo corrispondenze, informazioni e contributi, dando il proprio apporto alla riflessione sociale e culturale, gestendo in modo prudente e saggio la comunicazione, soprattutto nelle occasioni in cui la vita della comunità, per qualsiasi motivo, venisse a trovarsi al centro dell’attenzione dei media.

113. FIGURE E ORGANISMI PASTORALI

Per favorire una piena integrazione della vita parrocchiale con la nuova cultura dei media e promuovere le opportune iniziative, è necessario attivare la figura dell’animatore della cultura e della comunicazione con caratteristiche e competenze adeguate all’impegno che è chiamato ad assumere. La diffusione di questa figura all’interno delle comunità parrocchiali è la condizione per una vera svolta pastorale. Ove possibile, si dovrà costituire un’apposita commissione per lo studio e la programmazione; individuare e promuovere carismi e servizi ministeriali sulla base dei progetti approvati dal consiglio pastorale; conferire specifiche responsabilità.

114. PROMUOVERE FORME DI COLLABORAZIONE INTERPARROCCHIALE

Per realizzare tali progetti, è necessario valutare con attenzione investimenti e tipo di organizzazione. I media richiedono investimenti ma consentono anche notevoli economie di scala. Alcuni degli aspetti appena richiamati potrebbero non essere realizzabili nelle parrocchie più piccole o comunque sprovviste di personale competente. In questo come in altri casi, con stile tipicamente ecclesiale, andranno studiate forme di collaborazione e di organizzazione a livello interparrocchiale o vicariale al fine di favorire la crescita anche di quelle realtà che da sole potrebbero trovarsi in difficoltà.

115. LA SALA DELLA COMUNITÀ

Tra le strutture di una comunità parrocchiale un posto di grande rilievo assume la sala della comunità. Sono le stesse parole del Papa a sottolinearne l’importanza: «Aprendovi al concetto più ampio e profondo di comunicazione e considerando le tecniche nel loro valore strumentale, avete voluto [...] rendere le vostre sale luoghi di incontro e di dialogo, spazi di cultura e di impegno, per un’azione sapiente di recupero culturale, di preevangelizzazione e di piena evangelizzazione. [...] Le vostre sale sono diventate così propedeutiche al tempio, punto di riferimento e di interesse anche per i lontani, servizio al popolo di Dio, ma anche a tutti i figli di Dio ovunque dispersi. [...] La sala della comunità diventi per tutte le parrocchie il complemento del tempio, il luogo e lo spazio per il primo approccio degli uomini al mistero della Chiesa e, per la riflessione dei fedeli più maturi, una sorta di catechesi, che parta dalle vicende umane, e si incarni nelle gioie e nelle speranze, nelle pene e nelle angosce degli uomini».

La «sala della comunità non [va intesa] più semplicemente come sala del cinema, ma come una vera e propria struttura pastorale al servizio della comunità». Per realizzarla non è necessario possedere un tradizionale cinema parrocchiale abilitato come luogo di spettacolo pubblico; basta disporre di una struttura, attrezzata con gli strumenti odierni della comunicazione audiovisiva, in grado di diventare luogo di incontro ed aggregazione. Anche coloro che sono preposti alla costruzione delle nuove chiese «si preoccupino di riservare alle opere parrocchiali uno spazio da destinare alla sala della comunità e ai vari servizi che essa può rendere alla comunità stessa». Di norma le sale della comunità sono associate all’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) che, per mandato dell’episcopato italiano, rappresenta e tutela gli interessi delle sale comunque dipendenti dall’Autorità ecclesiastica.

 

UN'AMPIA OPERA FORMATIVA

116. LA FORMAZIONE ALLA COMUNICAZIONE SOCIALE

Ogni operatore pastorale dev’essere dotato di competenze comunicative adeguate. In questo campo, però, nulla è frutto d’improvvisazione o d’iniziative estemporanee. Occorre, piuttosto, una formazione organica e prolungata. La preparazione di presbiteri, religiosi, religiose, catechisti ed educatori esige un programma sistematico, sedi attrezzate e docenti qualificati. Nei seminari, istituti teologici e istituti superiori di scienze religiose va impostato un programma di formazione alla comunicazione sociale di tipo teorico e pratico, secondo quanto previsto dagli orientamenti in materia. Lo studio della comunicazione (scienze e tecniche) non può essere circoscritto a un corso isolato, ma deve costituire una dimensione che attraversi tutta la vita del centro di studio: dall’uso programmato e responsabile dei media alle relazioni dei docenti con gli studenti, allo stile comunicativo dei professori e alla loro capacità di integrare il messaggio cristiano nella nuova cultura dei media.

117. IMPORTANZA DEI CENTRI ACCADEMICI E SPECIALIZZATI

Non mancano in Italia centri per la formazione alla comunicazione sociale in ambito sia ecclesiale che civile. In questi anni le facoltà e i corsi di laurea in scienze delle comunicazioni sociali si sono moltiplicati. Considerato quanto le comunicazioni sociali incidano nella vita delle persone, è indispensabile la presenza di cattolici professionalmente qualificati, capaci di unire le competenze specifiche a un’autentica ispirazione cristiana. Si dovranno individuare e promuovere giovani dotati e sensibili, perché si preparino ad operare nell’ambito della comunicazione sociale. Accanto al livello accademico, e con la sua collaborazione, occorrerà studiare altre formule, adatte alla formazione di animatori non strettamente professionali. Anche i volontari, appassionati e competenti, sono chiamati a dare il loro contributo nel vasto campo della comunicazione e della cultura.

 

I RELIGIOSI E LE REALTÀ AGGREGATE

118. IL PECULIARE CONTRIBUTO DEI RELIGIOSI

Nell’ambito delle comunicazioni sociali si trovano ad operare, da tempo e con particolari carismi, alcuni istituti di vita consacrata e società di vita apostolica. In molti casi hanno dato vita ad iniziative editoriali di grande diffusione e prestigio che svolgono un importante servizio di informazione e di formazione, in campo culturale e religioso. Essi offrono un servizio delicato e prezioso. Quanto realizzato con merito e spirito profetico nel passato richiede un costante impegno di rinnovamento e di integrazione, che deve trovare l’attenzione e il sostegno della comunità ecclesiale, nel quadro di una progettualità organica. Anche le iniziative promosse nel campo dei media dai religiosi esigono un alto grado di responsabilità e un forte senso di comunione ecclesiale, affinché siano sempre fonte di crescita nella fede e strumento di promozione di un’autentica cultura cattolica. I superiori sono tenuti a vigilare «affinché i membri rispettino fedelmente le norme canoniche in materia, e cureranno in modo particolare le case editrici, librerie, ecc. collegate con l’istituto, perché siano uno strumento apostolico efficace e fedele alla Chiesa e al suo magistero».

119. SPECIFICO CONTRIBUTO NELLA FORMAZIONE

Alle società e agli istituti religiosi votati all’apostolato delle comunicazioni sociali viene chiesto di cooperare alle altre iniziative ecclesiali con uno stile di collaborazione e di comunione. Gli istituti sorti «con la finalità dell’apostolato delle comunicazioni sociali devono collaborare strettamente tra di loro e tenersi in fattivo contatto con gli uffici diocesani, nazionali, regionali o continentali, per impostare un programma comune relativo alle opere di apostolato in questo settore». Insieme a vescovi, presbiteri e laici, anche i consacrati hanno l’obbligo di «collaborare alla specifica formazione cristiana in questo settore» sia in riferimento alla loro presenza nelle scuole e nei luoghi formativi sia in ragione dello specifico messaggio spirituale di cui sono portatori. «In questo compito educativo, volto a formare sapienti recettori ed esperti comunicatori, le persone consacrate sono chiamate ad offrire la loro particolare testimonianza sulla relatività di tutte le realtà visibili, aiutando i fratelli a valorizzarle secondo il disegno di Dio, ma anche a liberarsi dalla cattura ossessiva della scena di questo mondo che passa (cf 1Cor 7,31)». Agli istituti che reggono università e centri accademici è inoltre richiesto uno specifico impegno per l’approfondimento scientifico e per un’opera di ricerca nei riguardi della comunicazione sociale.

120. LE ASSOCIAZIONI E I MOVIMENTI CATTOLICI

Le aggregazioni laicali sono una ricchezza per la Chiesa che è in Italia. Esse contribuiscono alla pratica della vita cristiana secondo gli obiettivi fissati nei rispettivi statuti. Ricorrono alla comunicazione sociale in vari modi: notiziari interni, pubblicazioni, siti internet. Alcune hanno una propria casa editrice. Spesso sono dotate di un ufficio stampa e curano la presenza sui media. È importante che anche il loro impegno si attui nel contesto della comunione ecclesiale, in collaborazione con le realtà istituzionali della Chiesa, secondo i diversi livelli e le competenze di ciascuno, non mancando di attivare e sviluppare forme di coordinamento a livello diocesano, regionale e nazionale. Associazioni, movimenti e gruppi possono contribuire in modo rilevante alla formazione degli utenti della comunicazione.

 

CAPITOLO 6 - L'animatore della comunicazione e della cultura

 

NUOVI PROTAGONISTI PER LA MISSIONE DELLA CHIESA

121. LA FIGURA DELL'ANIMATORE DELLA COMUNICAZIONE E DELLA CULTURA - OPERAI CON IL GENIO DELLA FEDE

Cultura e comunicazione, tra loro interdipendenti, spalancano nuovi orizzonti all’azione pastorale, chiamando in causa nuovi soggetti. Basta pensare a quale influenza i media esercitano sui modelli di pensiero e di comportamento, per comprendere la necessità di specifici operatori qualificati. Quanto mai urgente appare quindi individuare nuove figure di animatori nell’ambito della cultura e della comunicazione, che affianchino quelle ormai ampiamente riconosciute del catechista, dell’animatore della liturgia e della carità. «In questo campo servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli». La loro azione da un lato dovrà svilupparsi verso chi è già attivamente impegnato nella pastorale, per aiutarlo a meglio inquadrare il suo operato nel nuovo contesto socio-culturale dominato dai media; dall’altro dovrà aprire nuovi percorsi pastorali, nell’ambito della comunicazione e della cultura, attraverso i quali raggiungere persone e ambiti spesso periferici, se non estranei, alla vita della Chiesa e alla sua missione.

122. PER DARE SPESSORE CULTURALE ALL'AZIONE DELLA CHIESA

L’impegno assunto dalla Chiesa italiana con il progetto culturale orientato in senso cristiano rende ancora più urgente e attuale questo nuovo profilo di animatore. Il progetto culturale non si identifica con la pastorale della cultura. Il suo obiettivo è dare spessore culturale a tutta l’azione pastorale. Non è un settore tra gli altri nella vita della comunità, ma un modo nuovo di pensare e realizzare l’azione pastorale. Per questo motivo il progetto culturale non ha tanto bisogno di specialisti della cultura, ma di animatori che nella pastorale ordinaria, intesa in senso ampio, sappiano conferire spessore culturale alle iniziative della comunità ecclesiale.

123. EVIDENZIARE IL NESSO TRA CULTURA E COMUNICAZIONE

Perché ciò accada non basta che tutti gli operatori pastorali ripensino e aggiornino la propria attività. È necessaria la presenza di una nuova figura d’animatore che si prenda a cuore quei settori oggi trascurati e poco valorizzati, affinché l’intera comunità, in ogni sua articolazione, sia più capace di comunicare, ossia, per usare un’espressione coniata al Convegno ecclesiale di Palermo, sia veramente “estroversa”. Perché la Chiesa possa procedere su questa linea è indispensabile «formare comunicatori e utenti, sacerdoti, educatori, e operatori pastorali».

 

PROFILO DELL'ANIMATORE DELLA COMUNICAZIONE E DELLA CULTURA

124. CRITERI PER INDIVIDUARE LA FIGURA DELL'ANIMATORE

Gli animatori della comunicazione e della cultura potrebbero essere individuati tra quanti, a diverso titolo, operano già in questi ambiti specifici. Ma potrebbe rivelarsi disponibile anche chi è inserito in altri ambiti pastorali. La mancanza di un’adeguata comprensione del ruolo della cultura e della comunicazione nella vita e nella missione della Chiesa non ha permesso, fino ad oggi, di sviluppare un’azione pastorale organica e puntuale per individuare, formare e organizzare tali animatori. Alcuni settori, come la scuola e l’università, l’associazionismo e il volontariato o lo spettacolo e l’arte, hanno un potenziale tutto da scoprire. E in alcuni ambiti operano, in modo spesso encomiabile, persone spinte da forti motivazioni religiose che offrono un’alta testimonianza personale, ma senza quel raccordo e quel riconoscimento utili per conferire maggiore vigore alla stessa missione della Chiesa.

125. SCOPRIRE NUOVI DONI E CARISMI SOPRATTUTTO TRA I GIOVANI

In una pastorale concepita come azione a tutto campo, e non solo tra le mura ecclesiastiche, si possono intercettare molte persone che per impegni professionali o altri motivi non possono operare in parrocchia, ma volentieri darebbero il loro contributo se l’impegno fosse maggiormente collegato alle proprie competenze e gestibile con elasticità. Doni e carismi rischiano di rimanere inutilizzati per la scarsa attenzione prestata ai settori della cultura e della comunicazione. In modo particolare sono i giovani oggi a coltivare competenze informatiche, musicali, mass-mediali, artistiche, socioculturali. I nuovi animatori andrebbero individuati in particolare tra di loro. Oltre ad essere sensibili e competenti, i giovani sono spesso più duttili, intraprendenti e disponibili ad avviare esperienze nuove.

126. ATTITUDINI E COMPETENZE DIVERSIFICATE

La cultura e la comunicazione sono vie maestre per il dialogo tra la Chiesa e il mondo, dialogo dalle molteplici opportunità. In un orizzonte così vasto e complesso possono operare figure diverse, sia per profilo pastorale sia per competenze. Si può affidare a qualcuno l’incarico di coordinare e promuovere la pastorale della cultura e della comunicazione in parrocchia. In questo caso la responsabilità ha una chiara connotazione ecclesiale e si colloca nel quadro dei cosiddetti ministeri di fatto che caratterizzano l’azione pastorale della Chiesa. «Il ministero è un servizio prettamente ecclesiale nella sua essenza e nella sua destinazione. Aiuta il ministero ordinato nelle sue funzioni e contribuisce così, per la sua parte, alla formazione della comunità cristiana nel lavoro della sua incessante fondazione, crescita e missione». In questo caso gli animatori agiscono in nome della Chiesa e all’interno di una precisa programmazione pastorale.

127. PER LIBERA INIZIATIVA

Altre modalità d’impegno, non direttamente promosse dalla comunità ecclesiale, prevedono che le persone agiscano in base alla propria sensibilità e competenza. Questo impegno può svilupparsi sia all’interno della comunità ecclesiale, sia in ambiti contigui e non necessariamente legati a un progetto pastorale specifico. Si tratta di quei servizi di animazione della cultura e della comunicazione possibili per la disponibilità e la creatività di singoli o di gruppi. Anche in questo caso si può parlare di animatore, ma il suo profilo non deriva dall’inserimento nella struttura pastorale quanto da un autonomo esercizio della responsabilità laicale.

128. COLORO CHE OPERANO NEI VARI AMBITI CIVILI

C’è poi una terza fascia di soggetti. Sono coloro che operano all’interno di ambiti professionali o settori della comunicazione e della cultura dove la Chiesa è poco presente o del tutto assente. La loro esigenza è di vivere e testimoniare la fede soprattutto nei contesti professionali. Non è raro che maturino, anche in ambienti lontani o estranei alla fede, esperienze e iniziative che aiutano a far riflettere e a promuovere una ricerca sincera grazie alla testimonianza e all’impegno dei credenti. Anche chi opera con questo profilo deve essere considerato in qualche modo un animatore. Spesso la sua azione ha uno spiccato accento missionario, anche se poco visibile in ambito ecclesiale. Una simile situazione si riscontra sovente negli ambiti professionali della cultura e della comunicazione, dove molti lamentano l’isolamento e la mancanza di un progetto più ampio, in grado di andare oltre la parrocchia e la pastorale classica.

129. INCIDERE SULLA VITA SOCIALE: IMPEGNO SPECIFICO DEL LAICATO

Decisivo per tutti è saper incidere a fondo nella società, nella vita professionale, nei rapporti quotidiani, per creare un’osmosi tra la comunità ecclesiale e la società civile. Il profilo dell’animatore è tipicamente secolare, cioè di cristiano che attraverso l’inserimento nel mondo opera con piena consapevolezza e in sintonia con la comunità ecclesiale per la trasformazione delle realtà terrene secondo il progetto di Dio. Viene così offerta un’ulteriore possibilità per qualificare l’azione di un laicato spesso alla ricerca della propria identità. Sulla linea dell’esortazione apostolica Christifideles laici dobbiamo guardare «alla straordinaria varietà di presenze nella Chiesa, tutte e ciascuna chiamate a lavorare per l’avvento del regno di Dio secondo la diversità di vocazioni e situazioni, carismi e ministeri». E ancora: «Veramente ciascuno è chiamato per nome, nell’unicità e irripetibilità della sua storia personale, a portare il suo proprio contributo per l’avvento del regno di Dio. Nessun talento, neppure il più piccolo, può essere nascosto e lasciato inutilizzato (cf Mt 25,24-27)».

130. SAPER LAVORARE IN ÉQUIPE E PER PROGETTI

I compiti di chi è chiamato a operare in questa prospettiva sono di enorme ampiezza. Impossibile immaginare un animatore isolato e dotato di tutte le competenze necessarie. Una sua qualità indispensabile è saper lavorare in équipe e in rete. D’altronde l’intera azione pastorale, nella prospettiva della comunicazione e della cultura, sarà significativa se saprà costruire una trama di relazioni ecclesiali e sociali vasta, articolata e qualificata. La prospettiva più realistica sembra quella di formare gruppi di animatori che lavorino insieme perseguendo progetti specifici, anche a livello interparrocchiale, zonale o diocesano, quando fossero di difficile attuazione nelle singole parrocchie.

 

PERCORSI PER UNA FORMAZIONE SPECIFICA

131. MOLTEPLICITÀ DEI PERCORSI FORMATIVI

Abbiamo già ricordato come la formazione sia la condizione necessaria affinché il nuovo profilo d’animatore cresca e si affermi. Per la pastorale si tratta di qualcosa di sostanzialmente nuovo, che comporta come prima tappa una crescita complessiva di tutti gli operatori pastorali attraverso i canali tradizionali (istituti teologici e di scienze religiose, seminari, scuole per operatori pastorali, corsi di aggiornamento...) e alcune iniziative mirate (corsi specifici, settimane, master...). I percorsi formativi possono essere diversi. Importante è cogliere natura ecclesiale e fine culturale della nuova figura d’animatore, anche quando opera in ambiti apparentemente lontani.

132. MANDATO E RICONOSCIMENTO PUBBLICO

La formazione può avere come esito anche un riconoscimento formale, non esclusa una forma di mandato ecclesiale nei casi in cui si profilasse un evidente servizio di tipo ministeriale. Un tale riconoscimento conferirebbe autorevolezza e visibilità all’animatore, la cui figura avrebbe così anche formalmente la stessa rilevanza di altre analoghe nell’ambito della pastorale. Quando si tratta di persone che operano con maggiore autonomia e in ambiti non strettamente ecclesiali, è bene prevedere comunque occasioni d’incontro e di formazione permanente. Così l’azione e la presenza dei credenti nella cultura e nella comunicazione potranno essere più omogenee.

133. UN CONTINUO APPROFONDIMENTO TEOLOGICO PASTORALE

Il rapporto tra l’evangelizzazione e gli ambiti della cultura e della comunicazione andrà meglio definito anche attraverso delle sperimentazioni. Esperienze e approfondimenti teologico-pastorali dovranno camminare di pari passo. In questo percorso dovrà inserirsi il contributo dei centri di formazione, con ricerche e approfondimenti. All’origine di molte incertezze pastorali, del resto, si riscontra l’assenza di un’appropriata riflessione sul rapporto tra comunicazione, cultura ed evangelizzazione. Un migliore raccordo tra prime esperienze degli animatori e analisi teologico-pastorali permetterà di definire meglio lo sviluppo futuro della nuova figura.

 

COMPITI E AMBITI OPERATIVI

134. PROMOTORE E COSTRUTTORE DI DIALOGO

Gli ambiti d’azione possono essere molteplici e diversificati. Innanzi tutto la promozione della comunicazione all’interno della comunità cristiana, e tra la comunità cristiana e la società civile. Occorre rompere il cerchio di autoreferenzialità che spesso rende il vissuto ecclesiale chiuso e restio al dialogo. Troppe comunità stentano a comunicare o non ne avvertono affatto la necessità. La debolezza è palese sul piano del linguaggio, dei modi e degli strumenti. La comunicazione ha degli standard qualitativi che non possono essere ignorati, pena la perdita di forza del messaggio stesso, anche quando i contenuti sono validi. Questo servizio investe tutta la vita e l’azione della comunità, dai profili essenziali della liturgia, della catechesi e della carità fino a ogni altra espressione della vita ecclesiale. Il contributo degli animatori della comunicazione e della cultura dovrà farsi sentire anche nel consiglio pastorale, e in ogni altro organismo o commissione con funzioni di programmazione pastorale. Per la formazione e i momenti di confronto e di verifica, gli animatori faranno riferimento all’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, che già opera in sinergia con il referente diocesano per il progetto culturale.

135. CAPACI DI CONFRONTO CRITICO

L’annuncio del Vangelo pone oggi la Chiesa di fronte a situazioni culturali e sociali inedite, che esigono una rinnovata capacità di dialogo e di confronto critico. L’impegno sui fronti della comunicazione e della cultura può favorire la maturazione di una Chiesa più attenta ai cambiamenti, capace di reale discernimento. Gli animatori offriranno a tutta la comunità spunti e occasioni per interpretare i fenomeni del nostro tempo offrendo chiavi di lettura ed educando al senso critico. Nel processo di globalizzazione e di massificazione, che caratterizza l’inizio del terzo millennio, la Chiesa può diventare un fondamentale punto di riferimento, essendo per sua natura realtà universale e nello stesso tempo comunità particolare. La sua universalità, cattolicità, nulla sottrae al vincolo con la dimensione particolare, anzi lo rafforza. Gli animatori coniugheranno, senza contrapposizioni, gli aspetti dell’universalità con il radicamento nel territorio e nella realtà locale.

136. SPERIMENTARE NUOVI PERCORSI DI EVANGELIZZAZIONE

Questa nuova figura potrà accompagnare la comunità ecclesiale anche nella sperimentazione di nuovi percorsi di evangelizzazione. Nuovi spazi vitali si vanno configurando nella nostra società nel passaggio dal villaggio globale a quello telematico o virtuale. Un numero crescente di persone dialoga e crea forme di comunicazione attraverso i nuovi canali telematici. È una realtà ricca di potenzialità, che può diventare per la Chiesa una nuova frontiera dell’evangelizzazione. L’impatto dell’informatica con il sapere religioso non è certamente un tema secondario, come non lo è il ruolo degli strumenti multimediali nella comunicazione della fede.

 

RILANCIO DI INIZIATIVE GIÀ ESISTENTI

137. I DIFFUSORI DEI MEDIA CATTOLICI

Per il loro impegno encomiabile non vanno dimenticati i “diffusori della stampa cattolica”. Sono stati, e per molti versi lo sono ancora, essenziali per lo sviluppo e la diffusione dei media cattolici. In molte realtà locali svolgono ancora un ruolo decisivo, in altre sono stati trascurati e si sono dispersi. Costituiscono, comunque, un patrimonio da recuperare e rimotivare: se possibile, oggi c’è bisogno di loro più di ieri. La diffusione porta a porta e il contatto interpersonale restano di straordinaria importanza per la diffusione dei media cattolici. Al fine di valorizzarne il contributo culturale e formativo, gli animatori potranno indicare strade nuove per la divulgazione e offrire utili suggerimenti dettati dall’esperienza concreta.

138. ACCOGLIENZA E SVILUPPO DEI MEDIA CATTOLICI

Questo compito di primaria importanza si allarga oggi a nuovi strumenti come le radio e le televisioni cattoliche, che dovrebbero avere ampia e capillare accoglienza nelle realtà locali. È quanto mai urgente superare una certa indifferenza nei confronti dei media cattolici che purtroppo si registra tra i fedeli e talvolta tra gli stessi presbiteri. La presenza degli animatori potrebbe dare una svolta a questo annoso problema che ha determinato non poche volte isolamento e marginalità per tutto il settore dei media. Rientra in questo servizio la promozione e l’organizzazione di incontri e dibattiti, l’animazione di circoli culturali, la segnalazione di eventi e di fatti diocesani, regionali o nazionali da cui la comunità può trarre arricchimento. Sarà così più facile promuovere anche nuove iniziative nel campo dei media a livello sia diocesano che parrocchiale.

139. UTILIZZARE E PROMUOVERE I MEDIA

L’impegno dell’episcopato italiano nel campo dei media, con iniziative a livello sia locale che nazionale, va fatto conoscere nelle comunità affinché se ne possa apprezzare la qualità e se ne valorizzi il contributo al dibattito culturale e alla diffusione dei valori cristiani. Il sostegno a tutto il settore dei media cattolici deve radicarsi, inoltre, in una diffusa azione pastorale affinché chi opera nei media sia inserito in modo organico nel progetto culturale della Chiesa italiana.

140. ANIMATORI DELLA SALA DELLA COMUNITÀ

La presenza dei cattolici nel settore dello spettacolo ha una lunga tradizione. Anche se luoghi e organismi specializzati sono in parte diminuiti, le iniziative nell’ambito del cinema, del teatro e in generale dell’intrattenimento restano numerose. La rinnovata attenzione alla sala della comunità offre nuove occasioni di impegno e di coinvolgimento in attività a carattere culturale che possono costituire preziosi spazi di dialogo e confronto anche con quanti sono meno interessati alla vita ecclesiale.

141. PROMOZIONE DEI CENTRI CULTURALI

Dalla ricognizione dei centri culturali emerge un variegato e ricco tessuto di piccole e grandi iniziative, spesso prive della visibilità e della diffusione che invece meriterebbero. A chi opera in questi ambiti non è quasi mai riconosciuto lo status di animatore pastorale. L’attività culturale, è infatti, sentita come periferica, in alcuni casi addirittura estranea alla missione della Chiesa. È necessario invece che gli animatori di tali centri siano formati e valorizzati, e le loro iniziative pienamente accolte nella comunità ecclesiale.

142. UN CAMMINO GRADUALE E PROGRESSIVO

La diffusione della figura dell’animatore della comunicazione e della cultura richiederà tempi non certo brevi. Molto dipende dalle situazioni locali. All’inizio sarà opportuno proporre esperienze pilota alle realtà più sensibili e preparate. Un aiuto decisivo potrà venire dai responsabili degli uffici diocesani per le comunicazioni sociali e dai referenti per il progetto culturale. Insieme, tra l’altro, potranno avviare progetti sulla figura dell’animatore, corsi sperimentali di formazione, cicli di aggiornamento per tutti gli operatori a partire dalle sfide lanciate dal nuovo contesto culturale.

 

CAPITOLO 7 - I media nella missione della Chiesa

 

LA PRESENZA DELLA CHIESA NEL MONDO DEI MEDIA

143. PROGETTARE LA PASTORALE CON I MEDIA - VALUTAZIONE DELLE OPPORTUNITÀ

Impossibile fare pastorale oggi sottovalutando l’impatto dei mezzi della comunicazione sociale e ignorandone i linguaggi. Un loro uso al tempo stesso avveduto e coraggioso è condizione imprescindibile per parlare di Dio all’uomo contemporaneo. Nella nuova cultura mediale è necessario un attento discernimento, sia su come trattare i temi religiosi nei media laici, sia sulla presenza autonoma della Chiesa nel mondo dei media. Non tutte le iniziative o le presenze sono di per sé valide e coerenti con le finalità della Chiesa. Né si possono trascurare i segnali di degrado che emergono nei vari media a causa della ricerca ossessiva degli ascolti, con la conseguente tendenza alla spettacolarizzazione forzata e alla fatale caduta di qualità. È per questo che «nell’impiego e nella ricezione degli strumenti di comunicazione urgono sia un’opera educativa al senso critico, animato dalla passione per la verità, sia un’opera di difesa della libertà, del rispetto alla dignità personale, dell’elevazione dell’autentica cultura dei popoli, mediante il rifiuto fermo e coraggioso di ogni forma di monopolizzazione e di manipolazione».

144. I MEDIA E LA REALTÀ SOCIALE DEL PAESE

Ruolo e controllo dei media sono diventati decisivi anche per gli assetti sociali e civili del Paese e per lo sviluppo della democrazia. È necessario che ai vari livelli, nazionale e internazionale, si definisca un sistema compiuto di regole in grado di garantire il pluralismo e un corretto rapporto con la politica e l’economia, nello spirito di un autentico servizio al bene comune. In questo quadro, «le autorità pubbliche e le associazioni per la tutela degli spettatori sono chiamati ad operare, secondo le proprie competenze e responsabilità, affinché i media conservino alta la loro finalità primaria di servizio alle persone e alla società. L’assenza di controllo e di vigilanza non è garanzia di libertà, come molti vogliono far credere, e finisce piuttosto per favorire un uso indiscriminato di strumenti potentissimi che, se mal utilizzati, producono effetti devastanti nelle coscienze delle persone e nella vita sociale. In un sistema di comunicazioni sempre più complesso e ad estensione planetaria, servono anche regole chiare e giuste a garanzia del pluralismo, della libertà, della partecipazione e del rispetto degli utenti».

145. VIGILANZA E RESPONSABILITÀ

La comunità ecclesiale deve quindi adoperarsi affinché nel campo della comunicazione sociale venga esercitata la stessa vigilanza e la stessa funzione di stimolo e di proposta ordinariamente svolta in altri ambiti, come la tutela della vita umana, le politiche familiari, sociali e scolastiche. I media «non sono forze cieche della natura che sfuggono al controllo umano». Dietro a ogni medium ci sono autori, produttori, interessi economici, politici e ideologici. I media sono espressione della grande capacità di relazione dei singoli e della società nel suo insieme. Riflettono, per molti versi, il grado di civiltà e di sviluppo di un popolo. L’interesse della Chiesa per i media non nasce primariamente dalla ricerca di spazi per la comunicazione religiosa, ma piuttosto dalla responsabilità di fronte a mezzi tanto potenti, capaci di influenzare, fino a determinarli, i modelli di pensiero e gli stili di vita.

 

LA PRESENZA DEI CATTOLICI NEI DIVERSI MEDIA

146. GIUDIZIO CRITICO E DI DISCERNIMENTO

La comunità ecclesiale segue con attenzione tutti i media e tutto ciò che essi comunicano. Anche in questo campo la Chiesa, offrendo il suo peculiare contributo di giudizio critico e di proposta, e, se necessario, anche di protesta, esercita la sua funzione profetica: la dignità dell’uomo va salvaguardata e il bene comune perseguito, i soggetti più deboli vanno tutelati e il principio della giustizia deve essere attuato tra i fruitori dei media riducendo anche le distanze tra “inforicchi” e “infopoveri”. Doverosi e legittimi sono la partecipazione dei cattolici al dibattito pubblico sui media e l’intervento su singole questioni, anche attraverso le associazioni cattoliche sorte con questi appositi scopi. Per questo «la responsabilità professionale dei fedeli laici in questo campo, esercitata sia a titolo personale sia mediante iniziative ed istituzioni comunitarie, esige di essere riconosciuta in tutto il suo valore e sostenuta con più adeguate risorse materiali, intellettuali e pastorali».

147. ATTENZIONE AI PROGRAMMI E ALLA PRODUZIONE DI CARATTERE RELIGIOSO

La Chiesa è attenta alle produzioni e ai programmi di taglio religioso, come pure all’informazione fornita dai media su aspetti della fede e della vita ecclesiale. Opere e programmi su temi ed esperienze religiose sono espressione del grande contributo dei media e dei cattolici all’approfondimento e alla diffusione del patrimonio religioso e della tradizione cattolica del Paese. Le produzioni di qualità non sono mancate e non mancano. Occorre però investire di più sulla formazione di produttori, registi, conduttori e membri delle varie redazioni affinché i temi religiosi vengano trattati con competenza, sensibilità e autentica professionalità.

148. CONTRIBUTO DEI PROFESSIONISTI CATTOLICI…

I cattolici presenti nei grandi circuiti della comunicazione possono dare un prezioso contributo alla diffusione dei valori religiosi e cristiani. I cattolici italiani impegnati professionalmente nel campo della comunicazione sociale hanno una grande responsabilità. La loro presenza può validamente contribuire a migliorare la qualità della comunicazione. A tale scopo la loro azione deve essere costantemente ispirata al messaggio evangelico e sorretta da una chiara visione della verità sull’uomo, da una “sapienza di linguaggio” adeguata alle “capacità di ricezione” dei destinatari e da una provata professionalità.

149. … E DEGLI ESPERTI NEL DIBATTITO PUBBLICO

Di grande rilievo è anche il contributo offerto attraverso i media da parte dei cattolici esperti nei vari ambiti del sapere teologico, filosofico, antropologico, scientifico e nelle più svariate discipline. Nei dibattiti che animano la piazza mediatica possono presentare, con la libertà e la responsabilità proprie del credente, il punto di vista cattolico. Occorre promuovere la partecipazione dei fedeli laici al dibattito pubblico, sia per la loro competenza in ambiti specifici sia per evitare la ricorrente semplificazione mediatica che riduce il punto di vista dei cattolici alla voce di ecclesiastici, alimentando così una stereotipata immagine “clericale” della Chiesa.

150. LA PRESENZA DI CHIERICI E RELIGIOSI NEI MEDIA

Tra i cattolici presenti sui media ci sono spesso persone di speciale consacrazione, presbiteri, religiosi e religiose. Una presenza qualificata e in contesti adeguati può essere valida e da promuovere. Occorre ricordare che «nessuno, tuttavia, ha il diritto di parlare a nome della Chiesa, o se lo fa, deve essere investito di tale incarico». È bene valutare, caso per caso, ciascun invito ad intervenire attraverso i media. Qualora si accetti, è doveroso richiedere le eventuali autorizzazioni e fare in modo che il pubblico non faccia confusione tra insegnamento della Chiesa e opinioni personali. Considerati il peso dei media sull’opinione pubblica e il particolare apostolato attuabile loro tramite, gli episcopati nazionali possono stabilire criteri e norme in materia, secondo quanto previsto dal Codice di diritto canonico: «Spetta alla Conferenza episcopale stabilire norme sui requisiti perché ai chierici e ai membri degli istituti religiosi sia lecito partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattino questioni attinenti la dottrina cattolica o la morale».

151. CRITERI ESSENZIALI A CUI ATTENERSI

Se appare difficile stabilire norme rigide, anche per la varietà delle situazioni e la molteplicità dei media, non possono invece mancare alcuni criteri di discernimento e di prudenza, in conformità con quanto indicato dal Codice di diritto canonico. È necessario che i chierici e i membri di istituti religiosi che partecipano a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattino questioni attinenti la dottrina cattolica o la morale dispongano della licenza, almeno presunta, del proprio Ordinario. Si astengano, comunque, dall’intervenire in programmi di mero intrattenimento e quando la loro presenza può suscitare turbamento o scandalo nei fedeli. Chi interviene abitualmente sulla stampa o partecipa in maniera continuativa a trasmissioni radiofoniche o televisive che illustrano la dottrina cristiana richieda la licenza dell’Ordinario proprio o dell’Ordinario del luogo. Tali criteri normativi si applicano per analogia a tutti i media e alle nuove forme di comunicazione. È, comunque, opportuno che quanti intervengono attraverso i media consultino previamente, a seconda dell’ambito, l’ufficio per le comunicazioni sociali, nazionale o diocesano, che in base alle situazioni potrà offrire ulteriori elementi per una valutazione ponderata e saggia. Sono, in ogni caso, da evitare interventi e presenze che, per la loro collocazione e per le modalità espressive, possano essere tacciati di superficialità o di futilità.

152. INIZIATIVE PASTORALI PER GLI OPERATORI DEI MEDIA

La Chiesa deve prestare una particolare attenzione ai professionisti della comunicazione. Il loro ruolo è sempre più incisivo, esteso e riconosciuto. Ordini professionali e organismi di rappresentanza hanno un grande peso sociale. Ogni organizzazione pubblica possiede un portavoce e un organo di stampa, cura la propria immagine e le relazioni pubbliche. L’industria dell’audiovisivo e dei media ha assunto dimensioni che spesso oltrepassano i confini nazionali. Migliaia di giovani si stanno preparando nelle facoltà di scienze della comunicazione, sempre più numerose all’interno delle università italiane e pontificie. Questa categoria di professionisti della comunicazione merita un’attenzione pastorale discreta e specializzata, affinché il punto di vista cristiano possa interpellare anche chi non si dichiara cattolico o non partecipa abitualmente alla vita ecclesiale.

153. LA FESTA DI SAN FRANCESCO DI SALES

Almeno due sono i momenti in cui è bene organizzare incontri di sostegno, confronto e dialogo. Il primo, ormai radicato nella tradizione italiana, è l’incontro del vescovo con i professionisti e gli operatori dei media in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e dei comunicatori. La ricorrenza del 24 gennaio è un’occasione preziosa per riflettere insieme sulle comunicazioni sociali e sulle responsabilità di chi vi opera. Un secondo momento, ancora troppo poco valorizzato, è offerto dalla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. È l’occasione per incontrare non solo i giornalisti, ma tutti gli operatori del mondo della comunicazione, dai registi agli attori, dai produttori ai pubblicitari, dai cantanti ai conduttori, dai critici dello spettacolo ai docenti dei corsi di laurea in scienze delle comunicazioni sociali. L’ufficio diocesano delle comunicazioni sociali sarà vicino ai professionisti della comunicazione, offrendo e chiedendo loro collaborazione. I professionisti cattolici sono inoltre invitati ad aderire alle associazioni nazionali e internazionali di categoria, partecipando alle iniziative di confronto e formazione da esse promosse.

 

 LE INIZIATIVE MEDIATICHE DEI CATTOLICI

154. UN PATRIMONIO DA CONSOLIDARE E DA SVILUPPARE

La Chiesa in Italia considera suo dovere e diritto inserirsi attivamente nei processi della comunicazione sociale anche con iniziative autonome, sia per dare un contributo di autenticità e di sincera ricerca della verità sia per richiamare i valori umani fondamentali e annunciare il Vangelo. In una società pluralistica è necessario creare luoghi di confronto e di scambio tra esponenti dei vari orientamenti culturali. I cattolici necessitano di adeguati strumenti per esprimere la loro valutazione di fatti, idee e problemi alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa. D’altronde la Chiesa è presente in forma autonoma nel panorama dei media da lunga data; basti pensare alla tradizione dei settimanali cattolici, molti dei quali nati alla fine del XIX secolo, alle iniziative di alcuni istituti religiosi e alle tante attività sorte con l’avvento della radio, del cinema e della televisione, fino alla diffusione delle odierne tecnologie.

155. UNA STAGIONE DI RINNOVATO IMPEGNO

Nel campo dei media, la comunità ecclesiale italiana può contare anche su esperienze recenti ma consolidate, avviate o rilanciate dopo il Convegno ecclesiale di Palermo e alla luce del progetto culturale. In particolare vanno sottolineate le nuove iniziative nel campo dell’emittenza radiotelevisiva e la speciale attenzione allo sviluppo delle nuove tecnologie. Tanto impegno e tante attività non sono estemporanei, ma organici a una pastorale capace d’intercettare la cultura mediale e di suscitare in ogni diocesi attenzione e accoglienza in un coerente impianto di sinergie culturali e mediatiche, come già indicato dopo il Convegno di Palermo: «Ci impegniamo a far sì che i media cattolici attivino sollecitamente tra loro una rete di sinergie redazionali, gestionali, diffusionali, a livello locale e nazionale, per elevare la qualità e abbassare i costi». Può essere utile richiamare brevemente natura e linguaggi dei diversi media e il loro utilizzo nel mondo cattolico: stampa, televisione, radio, cinema e teatro, arte e musica, nuove tecnologie.

156. LA CARTA STAMPATA

La scrittura stampata ha resistito all’avvento della televisione e resisterà probabilmente anche all’irrompere di internet, integrandosi con le nuove tecnologie senza esserne fagocitata, ma cambiando fisionomia. La stampa avrà futuro se saprà valorizzare le caratteristiche peculiari che gli altri mezzi, per loro natura, non hanno e non potranno avere, a cominciare dalla capacità di suscitare riflessione, con tempi dilatati che consentono l’elaborazione del pensiero critico e ritmi personalizzati. A differenza ad esempio, di un telegiornale, la velocità di assimilazione di un giornale stampato è decisa dall’utente, come pure l’ordine in cui consultare le notizie. La comunità ecclesiale, che ha sempre saputo valorizzare la stampa sul duplice fronte dell’editoria, con le varie case editrici, e della stampa periodica, è chiamata oggi ad assicurare e sostenere questo ambito che sta attraversando una fase di delicate trasformazioni.

157. MOLTEPLICITÀ E RICCHEZZA DELL'EDITORIA CATTOLICA

L’editoria religiosa, oltre alla pubblicazione di numerose opere ogni anno, può vantare un’ampia presenza di riviste specializzate soprattutto nel campo teologico e culturale, che merita d’essere maggiormente conosciuta e valorizzata anche al di fuori dei circuiti specializzati e attraverso iniziative specifiche come mostre ed eventi culturali. La stampa periodica conta oggi migliaia di testate di varia natura, genere e configurazione: dai settimanali diocesani ad altri periodici diffusi sull’intero territorio nazionale, legati a congregazioni religiose, santuari, associazioni, movimenti e all’ambito missionario. Questo prezioso patrimonio merita di essere salvaguardato e inserito, nel rispetto della storia e della specificità di ciascuno, in un progetto organico di collaborazione a livello locale, regionale e nazionale.

158. I SETTIMANALI DIOCESANI E L'AGENZIA STAMPA SIR

In modo particolare i settimanali cattolici rappresentano ancora oggi un riferimento in molte diocesi. Per lungo tempo hanno costituito il principale presidio comunicativo. Oggi vivono una fase di rinnovamento in un contesto di molteplici e diversificate presenze mediatiche con cui sono chiamati a crescere nella collaborazione e nella sinergia. A servizio dei settimanali diocesani, ma non solo, si pone l’agenzia Sir, che offre i suoi servizi anche ad altri media, cattolici e laici. L’agenzia risponde alla crescente domanda d’informazione religiosa posta dai media ma anche dai singoli cristiani, dalle comunità ecclesiali, dalle aggregazioni cattoliche, dalla società stessa. In collaborazione con gli organismi ecclesiali europei svolge, inoltre, un particolare servizio d’informazione religiosa a carattere continentale, in sintonia con le nuove esigenze connesse all’allargamento dell’Unione europea e al ruolo delle confessioni religiose.

159. AVVENIRE, IL QUOTIDIANO DEI CATTOLICI ITALIANI

Quanti – cattolici e non – desiderano conoscere ogni giorno il punto di vista della comunità ecclesiale, trovano nel quotidiano Avvenire un irrinunciabile punto di riferimento. Da anni, per la Chiesa italiana e per il Paese, Avvenire costituisce una presenza di qualità nel mondo dell’informazione. Anche il Santo Padre ha più volte parlato del quotidiano incoraggiandone la lettura e la diffusione: «Di grande rilievo è il contributo alla lettura originale dei fatti e alla riflessione culturale offerto dal quotidiano nazionale Avvenire». Eppure il quotidiano, per molti cattolici italiani e per non poche comunità, è ancora una risorsa inutilizzata le cui potenzialità, nonostante la crescita costante di lettori e copie diffuse, restano in gran parte ancora inespresse. Diocesi, parrocchie e aggregazioni devono impegnarsi a leggerlo e farlo leggere, assumendosi precise responsabilità e promuovendo specifici progetti di diffusione che diventano laboratori anche per gli animatori della cultura e della comunicazione. Un appuntamento da potenziare e rilanciare è la Giornata diocesana del quotidiano cattolico, che dovrebbe entrare nel quadro di una programmazione annuale di attività finalizzate a sensibilizzare la comunità ecclesiale e il territorio all’uso dei media.

160. LA TELEVISIONE: IL MEZZO PIÙ DIFFUSO E PIÙ POTENTE

La televisione vive un’epoca di passaggio, tra neotelevisione generalista e canali tematici, in equilibrio precario tra innovazione tecnologica e un mercato pubblicitario che potrebbe non premiare più solo o prevalentemente la grande audience indistinta, ma anche target più ristretti ed omogenei. La televisione è di gran lunga il mezzo di comunicazione più diffuso. Ma anche il più invadente. Per questo è urgente che i telespettatori si rendano sempre più consapevoli e responsabili, ossia capaci di scelte libere. Occorre attivarsi per fornire strumenti interpretativi a tutti, potenziando i teleforum e le analisi critiche, e per invitare a seguire le emittenti d’ispirazione cattolica che, a loro volta, devono sempre più collegarsi sinergicamente e crescere sul piano della qualità.

161. UN NUOVO E CORAGGIOSO IMPEGNO NELL'EMITTENZA TELEVISIVA

Sat2000, la televisione dei cattolici italiani nata dalle sollecitazioni del Convegno ecclesiale di Palermo, vuole essere una voce originale e qualificata nel panorama televisivo italiano ed europeo. Il suo cardine è l’informazione, struttura portante di una programmazione che punta alla qualità. Sat2000 costituisce ormai una presenza significativa dei cattolici a livello nazionale e va ad integrare la già rilevante storia delle televisioni locali nate per iniziativa di realtà ecclesiali. L’impegno dei cattolici nei mezzi promossi dalla comunità ecclesiale non è in alternativa a quello nelle altre realtà televisive nazionali e locali, con le quali il dialogo e la collaborazione deve crescere. La rapida evoluzione della tecnologia digitale applicata alla televisione renderà necessario valutare, anche nel prossimo futuro, le scelte tecniche ed editoriali più utili a garantire una significativa presenza dei cattolici.

162. LA RADIO: UNA COMPAGNIA PER MOLTE PERSONE - UN ARTICOLATO PROGETTO NEL CAMPO DELLA RADIOFONIA CATTOLICA

La radio è lo strumento più agile, duttile ed economico, per trasmettere e ricevere. Per molte persone è una sorta di colonna sonora della giornata, fatta di informazione, intrattenimento e musica. I modelli radiofonici sono molti e soddisfano esigenze molto differenti. Il mondo cattolico ha visto nella radio, fin dal suo avvento, uno strumento prezioso per la propria presenza, mai come oggi tanto multiforme. Accanto a radio nazionali con un grande seguito tra chi vuole approfondire la propria fede e avere un sostegno e un conforto anche per la preghiera, esistono radio locali più o meno grandi con una programmazione diversificata. Negli ultimi anni è stata rivolta una particolare attenzione al sistema radiofonico anche per le opportunità offerte dalla tecnologia satellitare. È stata così realizzata una banca programmi a disposizione delle radio locali cattoliche, con informazione, approfondimento religioso ed ecclesiale, cultura, intrattenimento e musica. Per valorizzare le professionalità, le idee originali e i contributi più creativi presenti nelle radio locali, l’emittente satellitare rilancia anche programmi prodotti da coloro che aderiscono al progetto di trasmissione in contemporanea, identificato con il marchio a carattere nazionale InBlu. Si tratta di un circuito che permette la trasmissione in contemporanea per alcune ore al giorno. Le radio aderenti al progetto possono usufruire di vari servizi e collaborare secondo le proprie capacità; così collegate, riescono pure a dare maggiore visibilità nazionale e locale alla radiofonia d’ispirazione cattolica. Si tratta di una concreta attuazione delle sinergie per una maggiore qualità dei programmi e con una consistente economia di scala. Consente una presenza dei cattolici con formule radiofoniche originali e alternative rispetto ai modelli più diffusi.

163. IL CINEMA TRA CONTAMINAZIONE TELEVISIVA E NUOVE TENDENZE

I rapporti tra Chiesa e cinema hanno conosciuto stagioni più o meno favorevoli, ma l’interesse non è mai venuto meno. Per il cinema la sfida del futuro sta nella capacità di produrre film di qualità e in grado di parlare alle grandi masse. Iniziative di produzione su personaggi o temi religiosi, allo stesso tempo d’alta qualità e popolari, vanno senz’altro incoraggiate. Anche per la sala della comunità, in tante località l’unica sala cinematografica rimasta, la sfida è riuscire a proporre una programmazione attenta sia al mercato sia alla qualità. Altra sfida, dopo la stagione dei cineforum, è quella di riproporre occasioni di confronto e dibattito, anche con formule nuove, per fornire a tutti, indipendentemente dalla preparazione culturale, strumenti per una lettura critica e una valutazione morale dei film, per una crescita della responsabilità e dell’autonomia di giudizio.

164. UNA FRUIZIONE CONSAPEVOLE E GUIDATA

Un prezioso servizio in questa direzione viene fornito dalla Commissione nazionale valutazione film, istituita dalla Conferenza episcopale, a cui spetta formulare giudizi morali ai fini pastorali su tutti i film distribuiti in Italia. Tali giudizi, oltre a essere indirizzati alle sale cinematografiche dipendenti dall’autorità ecclesiastica, per le quali sono vincolanti al fine della programmazione, sono a disposizione di quanti, per uso personale, familiare o nei gruppi amatoriali, danno importanza al profilo morale dei film. Le valutazioni sono oggi facilmente consultabili da tutti anche attraverso la rete informatica.

165. LA MUSICA LITURGICA, RELIGIOSA E CLASSICA

La Chiesa vanta una lunga e straordinaria tradizione di musica liturgica e religiosa che ha anche un indiscutibile valore artistico. La musica liturgica assieme al canto «dispone, nella sua distensione melodica e ritmica, al culto divino e diviene offerta a Dio, autore supremo d’ogni bellezza ed eterno splendore». Il contesto liturgico esalta la produzione musicale di qualità, ma anche al di fuori di esso è possibile apprezzare il frutto del genio musicale dei compositori del passato e contemporanei. Andrebbero maggiormente valorizzati, anche sotto il profilo culturale, i concerti, le rassegne e i concorsi. Da non sottovalutare è l’esperienza formativa e anche spirituale che molti fanno nelle corali o nelle formazioni strumentali impegnate in servizi liturgici o in manifestazioni che hanno come sfondo tematiche e composizioni religiose. Nel rispetto dei criteri e delle indicazioni liturgiche, il canto e la musica possono contribuire in modo considerevole ad arricchire l’esperienza e la comunicazione della fede. Anche la musica classica rappresenta una testimonianza, spesso toccante, della capacità creativa dell’artista e una forma di elevazione spirituale dell’uomo.

166. LA MUSICA LEGGERA NELLA CULTURA ODIERNA

Di altro tenore e rilevanza è la musica leggera. Più che un medium, è un messaggio veicolato da altri media, primo tra tutti la radio. Attirando soprattutto tanti giovani, non può restare estranea all’attenzione pastorale della Chiesa. Occorre saper distinguere tra prodotto puramente commerciale, privo di creatività e spessore, e ciò che invece è destinato a durare, perché espressione creativa dotata di originalità. Notevole sviluppo ha avuto recentemente la musica leggera attenta ai contenuti cristiani. Va seguita con simpatia e sostenuta, affinché si rafforzi sempre di più il nesso tra forza dei contenuti e incisività delle produzioni artistiche. Meritano attenzione anche esperienze e luoghi di aggregazione musicale dove molti giovani si ritrovano. La missione propria della Chiesa, chiamata a essere vicina ad ogni uomo, non va tuttavia confusa con iniziative improprie, con il rischio di legittimare modelli di incontro privi di valori autentici.

167. IL TEATRO: UN'ARTE ANTICA SEMPRE ATTUALE

Fin dall’antichità il teatro consente all’uomo di rappresentare, quasi di rivivere, le più disparate dimensioni della sua esistenza. Il mondo cattolico è da sempre attento alla produzione teatrale; ancor più è chiamato a esserlo oggi. In un’epoca d’individualismo e di difficoltà a crescere, perché difficile è guardare dentro se stessi e in profondità, il teatro può fornire al mondo odierno importanti elementi di socializzazione, di riflessione, anche religiosa, contribuendo alla maturazione di una diffusa capacità espressiva tra i giovani. La Chiesa è attenta in particolare alle numerose compagnie teatrali, stabili o occasionali, operanti anche nel contesto delle comunità ecclesiali o ad esse collegate. L’attività teatrale andrebbe maggiormente valorizzata anche nella pastorale ordinaria e in ambito scolastico, in quanto eminente forma d’espressione culturale, di trasmissione delle tradizioni e, in molti casi, di rappresentazione della dimensione religiosa della vita attraverso forme e linguaggi popolari.

168. LA PITTURA, LA SCULTURA E L'ARCHITETTURA

Legate ai luoghi di culto, e non solo, pittura, scultura e architettura lungo i secoli hanno aiutato intere generazioni ad aprire il cuore e la mente ai contenuti della fede e all’esperienza religiosa. Opere d’impareggiabile bellezza, che costituiscono la maggior parte dei beni artistici del Paese, sorsero su committenza ecclesiale e grazie alla sensibilità religiosa delle comunità cristiane. Non meno che in passato anche ai nostri giorni è opportuno favorire il felice connubio tra testimonianza della fede e opere d’arte. Come avviene con i musei diocesani, il patrimonio esistente va salvaguardato e valorizzato, senza dimenticare di promuovere nuove creazioni sia architettoniche sia artistiche. Un approccio al patrimonio esistente guidato e ispirato da ragioni religiose, oltre che artistiche, diviene facilmente occasione di evangelizzazione e di approfondimento della fede, come dimostrano tante esperienze attivate in varie diocesi italiane.

 

LE NUOVE FRONTIERE DELLA COMUNICAZIONE

169. SCENARI IN CONTINUO CAMBIAMENTO

Nella trasformazione tecnologica in atto e nello scenario della rapida evoluzione che si registra nel campo informatico e della comunicazione, un posto di crescente rilevanza assumono internet e, più ampiamente, lo spazio virtuale. Internet è un po’ radio, un po’ televisione, un po’ giornale, un po’ posta espressa; è un ibrido da esplorare con attenzione e curiosità. I nuovi media sono strumenti da valutare e utilizzare con spirito critico al pari degli altri. Questo spazio virtuale costituisce un campo ampio, aperto, dai contorni ancora indistinti, impossibile da ridurre a una sola componente. È votato a interconnettere e mettere in relazione tra loro i dispositivi di produzione, di registrazione, comunicazione e simulazione. Diverse forme di integrazione tra queste tecniche e i media tradizionali (telefono, cinema, televisione, libri, giornali, musei) sono già in atto. Gli sviluppi possibili sono straordinari.

170. NECESSITÀ DI INTERPRETARE LE TRASFORMAZIONI

Più che uno strumento, lo spazio virtuale è un nuovo contesto. Stanno cambiando i concetti di spazio e di tempo. È vero che la multimedialità esisteva prima dell’avvento delle nuove tecnologie, ma oggi è attuata in modo nuovo enfatizzandone il rilievo sociale: qualsiasi suono, musica, colore, immagine fissa o in movimento, variazione della luminosità, parola scritta e parlata, espressione tattile, può essere trasformato in sequenze numeriche e trasmesso su un unico canale. Può essere manipolato, smontato e ricostruito. È in atto un passaggio da mezzi di massa a media molto personalizzati: ognuno, cioè, può costruire il proprio medium. Sono le conseguenze di una interattività strutturale che non deve distogliere, comunque, dalla necessità di una rete in cui vanno veicolati, scelti, immessi, offerti i contenuti.

171. LA CHIESA DI FRONTE ALLE NUOVE TECNOLOGIE

Questa convergenza tra informatica, media e tecnologie della comunicazione interpella la comunità ecclesiale. Il mondo è sottoposto a profonde trasformazioni che sospingono l’economia, la società, la vita privata degli individui e il loro senso religioso verso una nuova era. A questo processo la Chiesa deve partecipare pienamente, forte del suo patrimonio di saggezza, visione antropologica e tradizioni culturali, religiose e sociali. La nascente cultura segnata dalla presenza di media elettronici pervasivi e potenti solleva nuove domande, ma offre anche nuove opportunità per la comunicazione religiosa, la formazione e la stessa ricerca teologica.

172. CAMBIANO LA FISIONOMIA E LE DINAMICHE DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE

Non basta travasare le espressioni della fede, i valori etici o i modelli di pensiero e di vita cristiani nei nuovi contesti comunicativi. L’inculturazione della fede non si riduce a questo. Se lo spazio virtuale non è un semplice strumento o un canale attraverso cui le persone comunicano, ma un contesto in cui gli stessi utenti sono in grado di cambiare la fisionomia e le dinamiche della comunicazione, all’interno di questo mondo la comunità ecclesiale deve essere, oltre che presente, anche consapevole delle sfide culturali che l’attendono. I media interattivi permettono agli individui di navigare all’interno di enormi database di testi, suoni, grafica e video, attraverso elementi informatici senza punti di riferimento e senza gerarchie o fonti di garanzia. Dal punto di vista religioso tutto questo può favorire fenomeni, già ampiamente diffusi e quanto mai pericolosi, come il sincretismo o la relativizzazione delle verità della fede. La rapida espansione di internet sta conducendo alla creazione nello spazio virtuale di nuove comunità virtuali di apprendimento. È un fenomeno complesso da seguire con attenzione per elaborare riposte pastorali pertinenti ed efficaci.

173. COMUNICARE IL VANGELO NELL'ERA VIRTUALE

La presenza religiosa nello spazio virtuale è ampia e cresce di continuo. Ogni giorno diocesi e istituzioni cattoliche (università, scuole, comunità religiose, aggregazioni ecclesiali) entrano in questo spazio virtuale. Siamo invitati a non esitare a utilizzare la “rete delle reti” in riferimento all’evangelizzazione154. Anche in questo mondo è possibile parlare del Vangelo, incontrandosi per condividere opinioni religiose, trovare sostegno nei momenti di crisi di fede, evocare e creare spazi nuovi di spiritualità. È possibile ricreare un contesto virtuale di formazione ed evangelizzazione analogo a quello reale, senza alcuna pretesa di sostituire la relazione interpersonale o la dimensione sacramentale della fede, senza pregiudizi né eccessi di entusiasmo. Il Vangelo merita di essere annunciato ed innestato anche in questo nuovo spazio comunicativo e di relazione. Per molti navigatori della rete informatica potrebbe non esserci altro modo di essere raggiunti dall’unica parola che salva.

 

LE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE NEI VARI AMBITI MEDIATICI

174. RETI DI COLLABORAZIONE E DI AIUTO

Ogni iniziativa mediatica sostenuta dalla comunità ecclesiale, locale e nazionale, deve poter contare sul sostegno di tutti i fedeli, anche se non direttamente coinvolti. Nello stesso tempo, quanti concretamente operano nei vari ambiti mediatici devono poter contare su reti di collaborazione e di aiuto. A questo scopo, varie associazioni cattoliche promuovono momenti d’incontro, formazione, coordinamento e offrono sostegno agli operatori dei media.

175. ASSOCIAZIONI NAZIONALI RELATIVE AI MEDIA

Tra queste, per la consolidata tradizione e il prezioso servizio svolto, rivestono un particolare ruolo la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), che riunisce i settimanali delle diocesi italiane; l’associazione Corallo (Coordinamento Radiotelevisioni Libere Locali), a cui fanno capo le emittenti radiofoniche e televisive cattoliche coordinate a livello nazionale e regionale attraverso apposite sezioni; l’Uelci (Unione Editori Librai Cattolici Italiani), che riunisce le principali case editrici cattoliche; l’Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema), punto di riferimento per l’attività delle sale cinematografiche, e più in generale per le sale della comunità; per l’ambito teatrale il riferimento è costituito dalla Federgat (Federazione dei Gruppi di Attività Teatrale).

176. LE ASSOCIAZIONI CON FINALITÀ FORMATIVE E CULTURALI

Non meno importanti sono le associazioni che promuovono la presenza dei cattolici in determinati settori della comunicazione, offrendo su scala nazionale la possibilità di condividere finalità e obiettivi, secondo quanto stabilito nei rispettivi statuti. Tra di esse l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana), che riunisce giornalisti e operatori cattolici della comunicazione, e l’Aiart (Associazione Italiana Ascoltatori Radio Televisivi), con il duplice obiettivo di formare criticamente gli utenti e far sentire la loro voce in particolare quando un programma lede la dignità delle persone, soprattutto dei minori. Numerose associazioni riuniscono gli appassionati di cinema, svolgendo una preziosa attività culturale. Al fine di favorire la riflessione e il coordinamento di varie associazioni nazionali che si interessano alla comunicazione, è stato costituito il Copercom (Coordinamento per la comunicazione). È presente anche l’associazione We- Ca (Webmaster Cattolici Italiani) per tutti i cattolici che operano in internet. L’attività di queste associazioni viene coordinata a livello nazionale anche tramite un’apposita consulta costituita presso l’ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.

177. PER UNA PRESENZA ORGANIZZATA E INCISIVA

Queste e altre realtà associative promosse da cattolici sono espressione della comunione ecclesiale e dell’impegno per una presenza organizzata e significativa, il più possibile capillare. Spesso operano senza il necessario sostegno delle realtà ecclesiali, né adesioni e collaborazioni in ambito locale, quando invece dovrebbero essere aiutate con convinzione. Maggiore collaborazione va attivata anche tra media e centri culturali, sempre nell’ottica del progetto culturale.

 

CAPITOLO 8 Responsabilità, strutture e organismi

 

VESCOVI, PRESBITERI, DIACONI, RELIGIOSI E LAICI

178. RESPONSABILITÀ DI TUTTI E DI CIASCUNO

L’intera comunità ecclesiale è responsabile dello sviluppo di una compiuta pastorale delle comunicazioni sociali, pur nella diversità dei ruoli e delle competenze. Le comunità ecclesiali, in ogni articolazione ed espressione, sono chiamate ad approfondire la conoscenza del fenomeno della comunicazione nei vari aspetti, studiando i cambiamenti culturali, per un’azione adeguata alle esigenze di questa epoca.

179. RESPONSABILITÀ DEL VESCOVO

Al vescovo spetta promuovere e orientare l’azione pastorale della diocesi nel campo della pastorale delle comunicazioni sociali e dei media anche perché «quando si tratta dell’annuncio del Vangelo, oltre che della sua ortodossia, è pure importante preoccuparsi di una sua proposta incisiva che ne promuova l’ascolto e l’accoglimento». È necessario garantire strutture adeguate, a partire dall’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, individuando competenze e attribuendo specifiche responsabilità. Già nell’Inter mirifica si precisava che ai vescovi spetta «di vigilare nelle proprie diocesi sulle iniziative e sulle attività di questo settore, di promuoverle e, in quanto riguardino l’apostolato pubblico, regolarle, non eccettuate quelle che dipendono da religiosi esenti» e il Codice stabilisce che è compito dei «pastori istruire i fedeli del dovere che hanno di cooperare perché l’uso degli strumenti della comunicazione sociale sia vivificato da spirito umano e cristiano».

180.  … E DEGLI OPERATORI PASTORALI

Ecosì i presbiteri, i religiosi, gli operatori pastorali, gli educatori, ciascuno per la sua parte, sono chiamati a rileggere il proprio mandato per un annuncio del Vangelo adeguato al nuovo contesto culturale determinato dai media. «Chi svolge funzioni direttive in tutti i settori della Chiesa deve comprendere i mezzi di comunicazione sociale, applicare questa comprensione all’elaborazione dei piani pastorali sulle comunicazioni sociali, con politiche e programmi concreti in questo settore, e fare un uso appropriato dei mezzi di comunicazione sociale». Decisivo sarà il ruolo dall’animatore della cultura e della comunicazione, figura che dovrà diffondersi capillarmente.

181. A PARTIRE DALLA FORMAZIONE

Per affrontare questa sfida è necessaria un’adeguata formazione: «La Chiesa riceverebbe un servizio migliore se quanti detengono cariche e svolgono funzioni a suo nome venissero formati nella comunicazione». Ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e agli operatori laici della pastorale è fatto obbligo, dunque, di studiare i mezzi di comunicazione sociale «per comprenderne meglio l’impatto sugli individui e sulla società e aiutarli ad acquisire metodi di comunicazione adatti alla sensibilità e agli interessi delle persone». Nelle singole diocesi sarebbe auspicabile promuovere iniziative di formazione rivolte alle varie categorie di persone, a partire da genitori ed educatori, per approfondire il ruolo della comunicazione sociale e il suo impatto sulla vita personale, nella famiglia e nella società. Una particolare attenzione va riservata alla formazione dei futuri sacerdoti, secondo quanto previsto e sollecitato da specifiche istruzioni.

182. COLLABORAZIONE E COORDINAMENTO CON LE PERSONE CONSACRATE

Una presenza pastorale significativa nel campo della comunicazione sociale esige collaborazione e coordinamento a livello nazionale, regionale e diocesano attraverso i vari uffici e organismi. Per un coinvolgimento degli operatori, un peculiare contributo può venire dalle persone consacrate. Esse sono tenute ad acquisire una conoscenza del linguaggio proprio di tali mezzi «soprattutto quando per carisma istituzionale operano in questo campo», per parlare in modo efficace di Cristo all’uomo di oggi. Nell’ottica di una pastorale organica, anche «i vari istituti siano pronti a collaborare, con l’apporto di forze, mezzi e persone, per realizzare progetti comuni nei vari settori della comunicazione sociale».

183. PECULIARI RESPONSABILITÀ DEI LAICI

Particolarmente forte è la responsabilità dei laici: «Cerchino di rendere testimonianza a Cristo, anzitutto assolvendo i propri incarichi con competenza e spirito apostolico, collaborando inoltre direttamente, ciascuno secondo le proprie possibilità, all’azione pastorale della Chiesa con le loro prestazioni tecniche, economiche, culturali e artistiche». Di grande attualità e da perseguire con determinazione, restano gli obiettivi già indicati dal Concilio Vaticano II: «Si devono preparare tecnicamente, culturalmente e moralmente i laici, moltiplicando scuole, facoltà e istituti, dove pubblicisti, autori di film e di trasmissioni radiofoniche e televisive e quanti altri si interessano a queste attività possano acquistare un formazione completa, vivificata di spirito cristiano, specialmente nel campo della dottrina sociale della Chiesa. Ma occorre preparare ed aiutare anche gli attori, perché con la loro arte contribuiscono validamente al bene della società umana. Devono infine essere diligentemente preparati i critici letterari, cinematografici, radiofonici, televisivi, ecc…, perché si distinguano per competenza nella loro materia, e vengano istruiti e incoraggiati a porre sempre nel dovuto rilievo, nei loro giudizi, l’aspetto morale». Va inoltre accolta la richiesta, ora implicita ora esplicita, di un orientamento spirituale e di un confronto culturale proveniente da professionisti cattolici e non, da chi è impegnato nell’apostolato ecclesiale delle comunicazioni sociali nei vari media. In questo senso vanno moltiplicate le occasioni per arricchire la loro esperienza professionale e per approfondire la fede, la conoscenza della dottrina cattolica e delle tematiche religiose.

 

ORGANISMI E STRUTTURE PASTORALI A LIVELLO NAZIONALE

184. COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA CULTURA E LE COMUNICAZIONI SOCIALI

La Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali è un organismo della Conferenza episcopale italiana. Attualmente la Commissione si interessa di quattro ambiti pastorali: comunicazioni sociali; cultura; tempo libero, turismo e sport; beni culturali ecclesiastici. La Commissione svolge compiti di studio, di proposta e di animazione nei settori di riferimento, mantenendo stretti contatti con i vescovi delegati delle regioni ecclesiastiche e collaborando con le altre commissioni episcopali. Può avvalersi della collaborazione di esperti.

185. AMBITI DI COMPETENZA E ATTIVITÀ

La Commissione ha il compito di dare continuità alle riflessioni e alle linee operative formulate dall’Assemblea generale dell’episcopato italiano, tenendo conto degli sviluppi del progetto culturale e delle iniziative promosse nel settore dell’emittenza radiotelevisiva. Oltre a studiare i problemi, ha il compito di promuovere progetti di formazione degli operatori, la promozione della sala della comunità e dei centri culturali, lo sviluppo di sinergie tra i media e la pastorale ordinaria. Nel perseguire tali obiettivi si avvale della collaborazione della Segreteria generale della Conferenza episcopale e dei relativi uffici, coinvolgendo anche i centri di ricerca e formazione teologica, l’associazionismo, gli esperti e, in generale, il laicato aggregato. La Commissione episcopale, tramite la Segreteria generale, tiene i rapporti con gli organismi ecclesiali internazionali e in particolare con il Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.

186. L'UFFICIO NAZIONALE PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI

L’ufficio nazionale per le comunicazioni sociali è un organismo della Segreteria generale. Svolge incarichi di servizio nel campo delle comunicazioni sociali secondo le direttrici e i progetti della Conferenza Episcopale Italiana. Tra i compiti dell’ufficio ci sono i servizi alla Segreteria generale, compresa la funzione di ufficio stampa. Il direttore dell’ufficio svolge, normalmente, anche la funzione di portavoce. Sul versante pastorale, l’ufficio ha il compito di tenere i contatti con gli incaricati regionali e con i direttori diocesani, al fine di promuovere iniziative di studio, di confronto pastorale e di collaborazione. L’ufficio si pone a servizio delle strutture diocesane, favorendo la formazione, il coordinamento e la preparazione di sussidi.

187. STUDI, FORMAZIONE, COORDINAMENTO

Il servizio di coordinamento e di animazione si estende a tutti gli organismi che operano nei vari ambiti dei media e della comunicazione, con il compito di favorire formazione, studio e collaborazione. All’ufficio nazionale spetta anche coordinare la presenza dei media collegati con l’episcopato italiano e di promuovere la collaborazione tra tutti i media di ispirazione cattolica, favorendo le sinergie e creando, attraverso convegni, seminari e gruppi di studio, occasioni per l’approfondimento, il confronto e la progettazione. Per adempiere alle sue mansioni l’ufficio si avvale di una consulta, i cui membri sono nominati dalla Segreteria generale della Conferenza episcopale con criteri di competenza e di rappresentatività dei responsabili pastorali, dei media e delle associazioni.

189. IN RELAZIONE AI MEDIA

L’ufficio costituisce il punto di riferimento per i vari media nazionali e per gli operatori del settore, con cui intrattiene rapporti di collaborazione e di informazione attraverso comunicati e, se necessario, intervenendo con note, chiarimenti e precisazioni. Svolge in tal modo la funzione specifica di un ufficio stampa istituzionale. In un sistema informativo in cui i canali si moltiplicano, diventa sempre più importante garantire l’autorevolezza e l’attendibilità delle fonti offrendo in modo chiaro e puntuale informazioni sui fatti che riguardano la vita della Chiesa. In questo contesto servono anche strategie comunicative tese a far emergere la vitalità della Chiesa e la forza del suo messaggio che va ben al di là delle situazioni particolari o scandalistiche su cui si concentra spesso l’attenzione dei media.

190. LA COMMISSIONE NAZIONALE VALUTAZIONE FILM - RIFERIMENTO CULTURALE E NORMATIVO

La Commissione nazionale per la valutazione dei film ha lo scopo specifico di formulare, per mandato dell’Episcopato italiano, una valutazione complessiva dei film e un «giudizio morale ai fini pastorali». La Commissione è composta di sacerdoti, religiosi e laici qualificati per dottrina, prudenza pastorale ed esperienza nel campo della cinematografia, della comunicazione sociale e dell’etica. I membri sono nominati dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, che designa anche il presidente. La Commissione ha il compito di offrire agli spettatori, e in genere ai fedeli, un giudizio qualificato per la scelta dei film da vedere o da utilizzare in ambito pastorale. I giudizi della Commissione costituiscono imprescindibile riferimento e normativa discriminante per la programmazione ordinaria di tutte le sale della comunità, sia quelle sotto la giurisdizione dell’ordinario diocesano, sia quelle di congregazioni e istituti religiosi. Le sale cedute a terzi, in affitto o comodato, non perdono la qualifica di sale dipendenti dall’autorità ecclesiastica e come tali hanno l’obbligo di una programmazione che tenga conto delle indicazioni della Commissione.

 

A LIVELLO DIOCESANO

190. L'UFFICIO DIOCESANO PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI

È opportuno che l’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali sia formalmente ed effettivamente costituito in ogni diocesi al pari degli altri uffici diocesani, con un direttore ed eventuali collaboratori, un proprio statuto e un regolamento che ne definisca compiti, responsabilità e modalità di funzionamento. L’ufficio si configura soprattutto come luogo di coordinamento, comunicazione e dialogo. La sua azione coinvolge tutta la comunità ecclesiale. È suo compito ispirare e proporre un piano di comunicazione sociale organico e integrato, a partire dalle reali potenzialità della diocesi. Le iniziative dell’ufficio devono essere in piena armonia con il progetto pastorale della Chiesa particolare, in sintonia con il cammino della Chiesa in Italia e con gli orientamenti pastorali decennali. Sarà innanzi tutto al servizio dell’evangelizzazione come soggetto attivo sul territorio nella realizzazione del progetto culturale orientato in senso cristiano.

191. FUNZIONI E COMPETENZE DELL'UFFICIO DIOCESANO

All’ufficio compete il coordinamento e l’animazione attraverso un’attenta progettazione, la formazione degli operatori e la promozione di sinergie. È inoltre importante che nelle sue iniziative l’ufficio tenga conto degli orientamenti dell’ufficio nazionale e della commissione regionale, per una più ordinata e organica pianificazione. Si debbono, inoltre, individuare alcune aeree fondamentali di competenza e di operatività relative alle peculiari esigenze della Chiesa locale e del territorio.

192. A SERVIZIO DEL VESCOVO E IN COLLABORAZIONE CON GLI  ALTRI UFFICI

L’ufficio si configura come servizio alla comunità ecclesiale, e in particolare al vescovo e agli uffici pastorali mettendoli a conoscenza degli orientamenti dell’opinione pubblica sulle questioni che interessano l’azione pastorale. Il vescovo deve trovare nell’ufficio un utile supporto; per conoscere la realtà rappresentata e commentata quotidianamente dai media; per avere rassegne stampa tematiche, informazioni e pareri; per esaminare situazioni particolari e individuare l’atteggiamento da tenere e gli eventuali interventi da fare nei confronti dei media. Importanti sono, inoltre, gli incontri periodici con i direttori degli altri uffici di curia per scambi d’informazioni, possibili forme di collaborazione e iniziative comuni.

193. LA FUNZIONE DI UFFICIO STAMPA E PORTAVOCE

La dimensione comunicativa è parte integrante dell’azione pastorale in quanto tale, quindi interessa e coinvolge l’attività di tutti gli uffici pastorali. In questo quadro si inserisce la funzione di ufficio stampa, ormai necessaria in ogni diocesi per gestire con competenza i rapporti con i giornalisti, l’informazione religiosa nel territorio e affrontare nel modo più idoneo le eventuali situazioni problematiche che dovessero presentarsi nel contesto diocesano. È compito dell’ufficio preparare e condurre le conferenze stampa del vescovo; predisporre una rassegna quotidiana dell’informazione (stampa, televisione, radio, internet…) da mettere a disposizione dei responsabili pastorali. In linea di massima, salvo diversa disposizione, il direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali può svolgere anche il ruolo di responsabile dell’ufficio stampa e di portavoce del vescovo.

194. SENSIBILIZZAZIONE E ANIMAZIONE

Altro compito fondamentale dell’ufficio è la sensibilizzazione delle strutture ecclesiali circa i problemi della comunicazione: dalla diocesi nel suo insieme alle zone pastorali fino a coinvolgere le singole comunità parrocchiali. La diffusione della figura dell’animatore per la comunicazione e la cultura, la formazione di tutti gli operatori, l’attuazione del piano pastorale dioce