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I sezione - COMUNICARE IL VANGELO NELLA CULTURA MEDIALE
Capitolo 1 Le comunicazioni sociali crocevia del cambiamento (1 - 25)
IN UN MONDO CHE CAMBIA 1. UNA RIVOLUZIONE CULTURALE Centinaia di canali televisivi, internet in un numero sempre maggiore di famiglie, il satellite, una nuova primavera della radio, la stampa che soffre forse la concorrenza dei nuovi media ma reagisce trasformandosi. Il nostro tempo è caratterizzato da una diffusione degli strumenti della comunicazione sociale sempre più rapida e pervasiva. I mass-media sono ovunque attorno a noi e non possiamo più farne a meno. Siamo chiamati a vivere in questo contesto «con nuovo dinamismo» e siamo sempre più consapevoli che «la comunione ecclesiale e la missione evangelizzatrice della Chiesa trovano, inoltre, nei media un campo privilegiato di espressione. Dal Concilio ad oggi la Chiesa ha preso ancor più coscienza di quanto sia importante coniugare tutti gli ambiti della vita ecclesiale con questa nuova realtà culturale e sociale». 2. PRIMO AREOPAGO DEL TEMPO MODERNO L'universo dei media costituisce il "primo areopago del tempo moderno [...], che sta unificando l'umanità rendendola - come si suol dire - un villaggio globale". L'innovazione tecnologica, all'origine di profonde trasformazioni sociali, sta determinando una nuova visione dell'uomo e della cultura, così che "non è esagerato insistere sull'impatto dei mezzi di comunicazione sociale nel mondo di oggi. L'avvento della società dell'informazione è una vera e propria rivoluzione culturale". Nulla di ciò che l'uomo di oggi pensa, dice e fa è estraneo ai media; e i media esercitano un'influenza, con varie modulazioni, su tutto ciò che l'uomo di oggi pensa, dice e fa. Compito della Chiesa è annunciare il messaggio di salvezza a questa società, a questi uomini. Per riuscirci è necessario discernere e rinnovare. 3. ESSERE DENTRO E ANDARE OLTRE Per essere fedeli al Vangelo in questo nuovo contesto, un semplice processo di adattamento o la ricerca di modalità aggiornate di comunicazione non bastano. Occorre individuare forme credibili per una comunicazione della fede in un contesto socioculturale, nel quale il Vangelo deve incarnarsi senza però disperdersi e annullarsi. Infatti, "l'attenzione a ciò che emerge nella ricerca dell'uomo non significa rinuncia alla differenza cristiana, alla trascendenza del Vangelo, per acquiescenza alle attese più immediate di un'epoca o di una cultura". Tale processo di incarnazione e di custodia della trascendenza consente di non identificare l'annuncio e la testimonianza in sé con le sue forme contingenti. Occorre stare dentro la contemporaneità, ma andando oltre, con un'attenta opera di discernimento da parte della comunità ecclesiale. 4. GLI STRUMENTI COME MEZZO E MESSAGGIO I media infatti non sono semplici strumenti neutri; essi sono al tempo stesso mezzo e messaggio, portatori di una nuova cultura che "nasce, prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare, con nuovi linguaggi, nuove tecniche, nuovi atteggiamenti psicologici". La loro incidenza sui modi di pensare e di agire, sugli stili di vita, sulla coscienza personale e comunitaria, in una parola sulla cultura e sulla stessa evangelizzazione fa sì che la Chiesa "non può non impegnarsi sempre più profondamente nel mutevole mondo delle comunicazioni sociali". La Chiesa non solo "si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi che l'intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati", ma insieme comprende che, per realizzare il mandato di Gesù, "non basta quindi usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna". 5. I MEDIA PER LA CRESCITA PERSONALE E SOCIALE Discernere significa comprendere la natura, le dinamiche e gli esiti del nuovo processo mediatico per saper selezionare e scegliere. I media offrono formidabili risorse sia per la persona che per la società. Sono infatti "il biglietto di ingresso di ogni uomo e di ogni donna alla moderna piazza di mercato dove si esprimono pubblicamente i pensieri, dove si scambiano le idee, vengono fatte circolare le notizie e vengono trasmesse e ricevute le informazioni di ogni genere". Attraverso i media la persona può ottenere informazioni in modo più rapido e sistematico, allargare l'orizzonte delle sue conoscenze, dialogare con altre persone, vicine e lontane. I media rendono possibili nuovi percorsi di ricerca di senso e la costruzione di originali trame sociali. I media rappresentano oggi luoghi privilegiati dov'è ben percepibile l'ansia di "prossimità" e di "autenticità" che contraddistingue l'uomo contemporaneo. 6. FATTORE PRIMARIO DI SVILUPPO SOCIALE I media sono un fattore decisivo per la crescita non solo dei singoli individui ma anche dell’intera società. «I mezzi di comunicazione sociale sono indispensabili per le società democratiche di oggi. Forniscono informazioni su questioni ed eventi. Permettono ai leader di comunicare rapidamente e direttamente con il pubblico su questioni urgenti. Sono importanti strumenti di responsabilità, perché evidenziano l’incompetenza, la corruzione e gli abusi di fiducia, richiamando l’attenzione sulla necessità di competenza, di vitalità e di devozione al dovere». In particolare, i media si presentano come elementi decisivi nel definire i processi di cittadinanza e nel ridisegnare le forme di mediazione dell’orientamento culturale, sociale e politico. 7. VALUTARE ATTENTAMENTE ANCHE I RISCHI Proprio perché così potenti, i media possono comportare non pochi rischi, ad esempio inducendo a una sorta di evasione dalla realtà o, paradossalmente, all’isolamento. Se usati per condizionare la vita democratica, politica ed economica, possono risultare devastanti per i singoli come per il sistema sociale. Per questo la Chiesa è stata sempre vigile e prudente. Essa «sa pure che gli uomini possono usarli contro il piano di Dio creatore e volgerli a propria rovina; anzi, è afflitta da materno sentimento di dolore per i danni che molto spesso il loro cattivo uso ha provocato all’umanità». Più crescono le potenzialità più devono essere rafforzate la vigilanza e la capacità critica. 8. FONTE DI SVILUPPO E PROGRESSO... MA ANCHE DI DISCRIMINAZIONE E MERCIFICAZIONE Se usati correttamente, i media costituiscono da una parte una risorsa per il singolo, per la società e per lo sviluppo dei popoli, dall’altra segnano anche nuove frontiere tra zone di ricchezza e sacche di povertà. Nuove e straordinarie opportunità di sviluppo e di collaborazione tra i popoli potrebbero derivare dalla condivisione delle conoscenze. Ma così non sempre accade. Le tecnologie e i processi della comunicazione sociale sono sempre più collegati con il sistema economico e commerciale, fino a diventarne per molti versi dipendenti. Anche l’informazione rientra in questo processo, e il confine tra comunicazione e spettacolo appare sempre più labile. Il vorticoso aumento degli investimenti e degli introiti conduce alla creazione di gruppi oligopolistici, con il rischio che condizionino la visione e l’interpretazione della realtà, proponendo modelli distorti dell’esistenza umana, della famiglia e della società. La ricerca ossessiva degli ascolti (la corsa all’audience) favorisce l’appiattimento verso il basso e spinge la comunicazione sociale a diventare sempre più banale e volgare. 9. NECESSITÀ DI CRITERI ETICI Quanto più aumenta la dipendenza della comunicazione sociale dal sistema economico, tanto più risulta necessario introdurre rigorosi criteri etici. I bilanci economici sono importanti, ma ogni investimento nel campo delle comunicazioni sociali deve essere fatto in sintonia con il rispetto della dignità della persona, delle verità fondamentali e della libertà. Diritti e doveri della comunicazione sociale devono svilupparsi all’interno della logica della responsabilità. Occorre certamente promuovere i codici deontologici e le autoregolamentazioni, ma anche verificare che siano eticamente fondati e in grado di salvaguardare i diritti di tutti, in particolare dei più deboli. In questo contesto la comunicazione mediale, proprio in quanto risorsa, va promossa anche e soprattutto dentro la logica, paradossale per molta parte del mondo contemporaneo, del dono e della comunione.
LE COMUNICAZIONI SOCIALI PLASMANO UNA NUOVA CULTURA 10. PROFILI E CARATTERISTICHE DELLA NUOVA CULTURA Tutti possono constatare come «lo sconvolgimento che si verifica oggi nella comunicazione presuppone, più che una semplice rivoluzione tecnologica, il rimaneggiamento completo di ciò attraverso cui l’umanità apprende il mondo che la circonda, e ne verifica ed esprime la percezione […]. I media hanno la capacità di pesare non solo sulle modalità ma anche sui contenuti del pensiero». In altri termini, gli strumenti della comunicazione sociale sono ben più che semplici strumenti: essi sono veri e propri agenti di una nuova cultura. Ogni nuovo medium apparso negli ultimi decenni, con la sua tecnologia, ha parlato un linguaggio suo proprio. Pensiamo al linguaggio audiovisivo, che caratterizza la televisione e il cinema, o al flusso di parole e musica, che caratterizza la radio, o al piegarsi dello stesso linguaggio verbale alle forme iconiche e figurate, tipiche di internet e di quanto sta emergendo nel campo della telefonia mobile. 11. TRASFORMAZIONI ANTROPOLOGICHE E SOCIALI Ogni nuovo linguaggio ha un’inevitabile ricaduta antropologica e sociale, ossia condiziona l’esistenza, la mentalità e le relazioni delle persone. Determina lo sviluppo di atteggiamenti e di sensibilità differenti: ad esempio una maggiore capacità intuitiva rispetto a quella analitico-sistematica, ma anche una diversa organizzazione logica del discorso e del pensiero, del tempo e dello spazio. Più radicalmente, possiamo dire che i media sono portatori di una nuova cultura nella misura in cui le loro modalità di funzionamento (ad esempio la capacità di fornire informazioni da qualunque provenienza o di creare contatti a distanza in tempo reale) portano a mutare il tradizionale rapporto con la realtà e con gli altri uomini e a far valere nuovi paradigmi e modelli di esistenza. 12. UN SISTEMA COMPLESSO E IN CONTINUO CAMBIAMENTO Il sistema dei media, che va definendo i contorni della cultura contemporanea, si presenta articolato e non sempre omogeneo. I media tradizionali convivono accanto ai nuovi media. I primi sono caratterizzati dalla cosiddetta cultura di massa, ovvero cinema, radio, giornali e televisione. I secondi sono quelli maggiormente caratterizzati da una forte interattività multimediale il cui simbolo è internet, che consente sia collegamenti personali sia la costituzione di nuove forme di aggregazione sociale. Ogni mezzo è diverso e va riconosciuto nella sua peculiarità. Lo scenario è ancora in via di definizione, estremamente fluido. Accanto al processo di mediatizzazione della società non scompaiono tra le persone importanti e insopprimibili rapporti diretti e non mediati. È comunque forte il rischio di erosione da parte dei media che tendono a fagocitare ogni tipo di relazione sia personale sia sociale. 13. CONFRONTO E DIALOGO CON LA CULTURA MEDIALE Con questa cultura segnata dalla presenza incisiva e capillare dei media siamo chiamati a confrontarci, coniugando la passione per il Vangelo con il discernimento intellettuale, e lo sguardo di fede con l’interpretazione dei fenomeni. Così potremo intraprendere quel cammino di inculturazione della fede e di evangelizzazione della cultura che è la questione centrale di questo inizio millennio. Non si tratta semplicemente di aggiornarsi o adeguarsi: occorre domandarsi come deve essere rimodellato l’annuncio del Vangelo e come avviare un dialogo con i mezzi di comunicazione sociale, e non solo attraverso di essi, nella consapevolezza che sono interlocutori con cui è necessario confrontarsi.
DA SPETTATORI A PROTAGONISTI DELLA NUOVA CULTURA MEDIALE
14. PROSSIMITÀ E COINVOLGIMENTO 15. SUPERAMENTO DELLE DISTANZE GEOGRAFICHE, CULTURALI E SOCIALI Imezzi della comunicazione sociale possono allargare la cerchia delle relazioni in quanto la loro crescente perfezione «abbatte e distrugge le barriere, che circostanze di tempo e di luogo avevano eretto fra gli uomini». Non solo eventi lontani diventano facilmente accessibili. Sono agevolate le possibilità di contatto con le persone e di presenza agli eventi. I media possono offrire risposte concrete al desiderio di comunicazione e condivisione, partecipazione e solidarietà. Tale desiderio, che caratterizza il mondo contemporaneo, «è il segno che l’autenticità cui mira l’uomo moderno non si orienta soltanto verso la ricerca di emozioni immediate e a basso prezzo, e che essa non è di per sé inesorabilmente destinata all’individualismo: gli occhi dei nostri contemporanei continuano a dischiudersi sull’altro». I media possono essere artefici di una nuova prossimità, frutto del confronto e dell’incontro, occasione di continuo svelamento di sé all’altro, assunzione di una responsabilità verso gli altri. 16. LA RELATIVIZZAZIONE DEL TEMPO E DELLO SPAZIO Tuttavia, più siamo prossimi, più possiamo smarrire il senso della distanza. Se tutto diviene accessibile, se ogni incontro si rivela possibile, il rischio altrettanto facile è di banalizzare e strumentalizzare incontri ed esperienze. Concentrando tutto nel qui e nell’ora, il rischio è di perdere la capacità del confronto e dello stupore di fronte alle cose; di non saper più cogliere sfumature e differenze. Il mondo muta in un luogo senza luogo e in un tempo senza tempo ed è minacciato da un sincretismo culturale e religioso, in cui anche la trasmissione del Vangelo diventa più difficile. Il passato, se non è avvertito come parte di noi, come la nostra storia, nostro sangue e nostra carne, si riduce a nostalgia o curiosità consolatoria; memoria e tradizione si fanno folklore. 17. CONSERVARE LA MEMORIA E VALORIZZARE LA TRADIZIONE L’esperienza credente assume i fondamenti della fede e della testimonianza proprio dalla tradizione; la sua messa in discussione conduce al relativismo dogmatico e all’autonomia morale. Oggi la tentazione è «di dilatare il tempo presente, togliendo spazio e valore al passato, alla tradizione e alla memoria. A volte abbiamo paura di soffermarci per ricordare, per ripensare a ciò che abbiamo vissuto e ricevuto». Né va dimenticato che le nuove tecnologie «trasmettono e contribuiscono a inculcare un insieme di valori culturali, e modi di pensare sui rapporti sociali, sulla famiglia, sulla religione, sulla condizione umana, il cui fascino e la cui novità possono sfidare e schiacciare le culture tradizionali». 18. APRIRE ORIZZONTI DI SENSO CON I NUOVI LINGUAGGI Senza spazio né tempo, in questa sorta di presente continuo, l’uomo contemporaneo rischia di omogeneizzare ogni aspetto della vita. Tutto appare identico, le differenze sfumano e una scelta vale l’altra. Ma chi è libero e responsabile deve sentire la necessità di invertire la rotta, riattivando il coraggio della scelta e apprendendo nuovamente a riconoscere e a scegliere, nel tutto indistinto, ciò che realizza e rende umana la persona. Occorre poi dare spazio a voci che sappiano parlare fino in fondo i linguaggi mediali, usando parole inaudite e scomode per lo stesso mondo dei media, aprendo orizzonti di senso che la cultura mediale da sola non è capace di intravedere e rappresentare. Con la creatività evangelica, anche dentro la cultura mediale, è possibile essere “sale della terra”. 19. CENTRALITÀ E RESPONSABILITÀ DELLA PERSONA La cultura mediale a volte sembra favorire l’idea di un contatto diretto e personale tra interlocutori, altre volte tenta di eliminarla, o di renderla superflua. I mezzi di comunicazione sociale tendono a valorizzare chi si propone agli altri in un coinvolgimento immediato e vivace. Travolta dalla velocità della comunicazione, l’umanità stessa tende a percepirsi come un unico corpo capace sì di solidarietà, ma anche sottoposta a un processo di massificazione deresponsabilizzante. Non è strano che in questi scenari di prossimità accelerata e di relazioni virtuali emerga un senso di angoscia e di disagio. Per chi è continuamente coinvolto in tutto e in relazione a tutti, la possibilità di una valutazione equilibrata e serena, di discernimento critico, diventa difficile.
CONDIZIONI PER INTERAGIRE CON LA CULTURA DEI MEDIA 20. RECUPERARE LA DIMENSIONE INTERIORE E TRASCENDENTE Al di là delle implicazioni di tipo sociologico e psicologico, almeno tre sono gli aspetti sui quali vigilare in vista della missione ecclesiale: la perdita dell’interiorità, l’incontro superficiale e la sostituzione della verità con l’opinione. In primo luogo i processi mediatici tendono a ignorare la dimensione interiore e trascendente della persona, spinta a costruirsi un’identità non in rapporto a un cammino d’approfondimento e maturazione, bensì come risposta funzionale alla situazione che vive. L’identità si trasforma in maschera, nel senso di una identità celata, nascosta, i cui tratti non vengono più riconosciuti. E l’interiorità rischia d’inaridirsi cedendo spazio al narcisismo. I media non sono di per sé nemici dell’interiorità, ma occorre lavorare per una cultura mediale che si apra alla trascendenza e promuova gli autentici valori spirituali. 21. COSTRUIRE RELAZIONI AUTENTICHE Una seconda tendenza da contrastare è quella che spinge a privilegiare il facile contatto in superficie rispetto alla fatica, e alla gioia, di una relazione in profondità. Restare in superficie vuol dire rinunciare alla vera conoscenza e ri-conoscenza reciproca. Così il mondo della comunicazione rischia di moltiplicare e alimentare un sistema di contatti epidermici e occasionali, spesso solo funzionali allo spettacolo, privi di un confronto reale, fatto di ascolto, fraternità e solidarietà. Un tale processo rende ancora più sentita e urgente la necessità di coltivare relazioni personali forti e aperte. I media se da una parte possono produrre processi di spersonalizzazione, dall’altra possono favorire lo sviluppo di relazioni autentiche in cui le persone abbiano sempre la possibilità di guardarsi negli occhi e di parlare al cuore. Anche nell’utilizzo dei media è necessario, quindi, salvaguardare e promuovere «il valore primario della comunicazione interpersonale sia per l’evangelizzazione che per la crescita umana». 22. LA RICERCA DELLA VERITÀ OLTRE L’OPINIONE La terza attenzione riguarda la ricerca della verità. Se il rapporto con l’altro si riduce al semplice sovrapporsi di pareri e sensazioni individuali, la relazione sarà il luogo non della ricerca della verità, ma del confronto-scontro delle opinioni o peggio ancora della prevaricazione e della manipolazione. Alla ricerca della verità si sostituisce un percorso ambiguo e strumentale che conduce a una sorta di “moltiplicazione delle verità” o ad un azzeramento del riferimento alla verità. Ne sortiranno visioni del mondo e della vita legate sempre più a opinioni e sondaggi, del tutto relativi o imposti a colpi di maggioranza. Così la verità rischia di finire confinata nell’ambito della coscienza individuale e di essere esclusa dall’arena sociale e politica. 23. UN NUOVO STILE DI CONOSCENZA E DI RELAZIONE L’uomo contemporaneo può avere l’illusione di toccare con mano ciò che lo circonda, senza accorgersi che la sua mano è soltanto un cavo o un’antenna. Può essere indotto a credere di avere la possibilità di apprendere il mondo in maniera diretta, quando invece le mediazioni sono molteplici. Esse conducono alla ristrutturazione di saperi e conoscenze, valori e stili di vita. Essere spettatore in tempo reale di eventi che avvengono a distanza planetaria, non significa conoscere la verità di quegli eventi, perché di essi ci è offerta sempre una lettura mediata da altri. Inoltre la forma di conoscenza privilegiata dalla contemporaneità sembra essere quella dell’accumulo dei saperi e degli archivi digitali da cui estrarre puntualmente quanto serve. Quando tutto è a disposizione, è facile illudersi di poter fare a meno di un sapiente discernimento. In realtà, una maggior mole d’informazioni e di conoscenze esige non minore, ma maggiore sapienza e capacità critica. 24. VERSO LA PIENEZZA DELLA VERITÀ E DELLA COMUNICAZIONE Questi tratti della cultura mediale ci ricordano che l’uomo può realizzare la sua piena umanità solo tramite una comunicazione capace di verità e di comunione. Nella comunicazione intesa come incontro autentico, quando l’uomo non guarda gli occhi dell’altro ma nei suoi occhi, in un gioco di reciproca riconoscenza, si apre un orizzonte di confronto nel quale l’altro assume i tratti del rimando all’Altro. «Il Signore Gesù quando prega il Padre, perché “tutti siano uno, come anche noi siamo uno” (Gv 17, 21-22) mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità. Questa similitudine manifesta che l’uomo il quale in terra è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé». La comunicazione è luogo dove apprendere i criteri della comunione e della condivisione, che sono sempre il frutto di un ascolto attento e rispettoso e di un’adesione alla verità sull’uomo e sul suo destino. Da ciò risulta chiaro che l’inquietudine della ragione non è nemica della certezza della verità. 25. ALLA CONTINUA RICERCA DEL VOLTO DI CRISTO Questa esigenza di sporgersi oltre i confini del visibile, oltre l’arena tutta umana dell’esperienza immediata del mondo e degli altri, ci induce a estendere all’intero panorama dei media quanto è stato ricordato a proposito di internet: «Internet permette a miliardi di immagini di apparire su milioni di schermi in tutto il mondo. Da questa galassia di immagini e suoni, emergerà il volto di Cristo? Si udirà la sua voce? Perché solo quando si vedrà il suo volto e si udirà la sua voce, il mondo conoscerà la buona notizia della nostra redenzione. Questo è il fine dell’evangelizzazione e questo farà di internet uno spazio umano autentico, perché se non c’è spazio per Cristo, non c’è spazio per l’uomo». Guardare con gli occhi della fede ai media significa riconoscerne certo i limiti, ma ancor più le potenzialità e operare affinché diventino una concreta risorsa per la missione della Chiesa.
CAPITOLO 2 Da cristiani nella cultura dei media
IL MISTERO DELL'UOMO E LA COMUNICAZIONE SOCIALE 26. LA PERSONA COME ESSERE DIALOGICO-RELAZIONALE L’essere umano è, per origine e struttura, fatto per la relazione. La capacità comunicativa rivela la dimensione trascendente della persona. Tale natura comunicativa e relazionale del nostro essere nel mondo si radica innanzitutto nel corpo. I rapporti con noi stessi e con gli altri, con la natura o con Dio passano sempre attraverso la corporeità. Essa resta il luogo originario della nostra coscienza incarnata. Le stesse coordinate dell’esistenza, il tempo e lo spazio, assumono il loro effettivo valore se si tiene conto della natura comunicativa dell’essere umano. Le comunicazioni sociali tendono a modificarne i parametri scuotendo alla radice l’identità dell’essere umano, ma spazio e tempo restano condizioni irrinunciabili del rapporto con il mondo e dell’incontro con gli altri e con Dio; ci permettono di essere insieme determinati e aperti, incarnati nel mondo ma anche capaci di guardare oltre. 27. SOGGETTO DELLA COMUNICAZIONE Il mistero dell’uomo non può essere esplorato al di fuori delle relazioni che egli anela a intrecciare con gli altri. Nel villaggio globale, tuttavia, la prassi comunicativa tende a enfatizzare il nesso, la rete, la connettività, relegando ai margini le realtà soggettive e personali, che pure costituiscono il cuore di ogni relazione. Ma solo il “cittadino globale” che abbia una percezione piena, non parziale di sé, riuscirà a non soccombere dinanzi ai mutamenti sociali e culturali, proponendosi da protagonista e da soggetto di storia e di cultura. Infatti solo un’antropologia integrale può costituire il punto di partenza per un’interattività mediatica sana e dialogica. La grazia, che redimendo l’uomo fa sì che si armonizzino i conflitti fra le stesse dimensioni costitutive della persona, mentre ci spinge oltre noi stessi alla comunione con Dio, ci rende anche protagonisti, e non solo spettatori, di una storia affascinante e complessa, ricca di opportunità per la cultura e per la fede. 28. IL PRIMATO DELLA TESTIMONIANZA In un mondo che cambia così rapidamente, ponendo nuove e inedite questioni anche alla trasmissione della fede, riflessione e approfondimento, a tutti i livelli, risultano urgenti e imprescindibili. Ma non va dimenticato che la prima modalità della comunicazione della fede, anche nel “villaggio globale”, resta la testimonianza. Ovunque egli sia, con chiunque s’incontri, attraverso i media o nel rapporto interpersonale, il fedele non può derogare al suo compito di testimone della fede, fino a sperimentare la martyria dell’emarginazione o del disprezzo, perfino della sofferenza e della morte. La storia stessa del “secolo breve”, con le sue immani tragedie, ha mostrato come nessun’epoca può fare a meno di autentici testimoni, di martiri della fede e di insigni figure di santi. 29. DINAMISMO DI ASCOLTO E RISPOSTA Chi desideri farsi comunicatore dinamico deve porre al centro l’ascolto; in altri termini, dev’essere disponibile all’incontro con il senso della propria esistenza. A partire da qui la persona può orientare i sentimenti, i desideri, i progetti, le attese e il tempo che gli è dato, vivendo con responsabilità la propria vita e le relazioni di cui è intessuta. L’ascolto pone la persona in relazione con una realtà originaria di senso, relazione tanto invisibile quanto determinante, tale da coinvolgerla interamente. Chi comunica con autenticità e pienezza conferma questa relazione e risponde all’appello radicale: sii te stesso. Comprende che entrambi – relazione e appello – sono un dono; un dono che diventa compito, come suggerisce il termine latino munus, radice della stessa parola comunicare. 30. UNA DIMENSIONE DELLO SPIRITO Creato a immagine di Dio, l’uomo è chiamato a orientare la propria vita in libertà, indirizzando con responsabilità il suo cammino, per non rischiare il fallimento della propria esistenza. Quella libertà, infatti, può essere usata per una vita ricca di relazioni, ma anche per annullare qualsiasi possibilità di vita. Per aprirsi e per chiudersi. Per donare e per possedere. La grande disponibilità e la potenza dei media dilatano a dismisura gli spazi d’azione. A maggior ragione oggi possiamo affermare che la comunicazione è quella dimensione dello spirito per cui la persona si eleva al di sopra della costituzione biologica e del vincolo con la natura. La comunicazione, in quanto sociale e in tutte le sue espressioni autentiche, libera l’uomo e si pone come risorsa per la sua realizzazione e per la sua felicità.
LA DIMENSIONE COMUNICATIVA DELLA RIVELAZIONE 31. LA RIVELAZIONE COME COMUNICARSI DI DIO ALL’UOMO La storia della salvezza narra la comunicazione di Dio all’uomo. Dio crea e la sua attività creatrice si esprime come parola, comunicazione che plasma e dà vita. Sin dall’inizio Dio pone nell’universo e nell’uomo un desiderio, un’aspirazione, un dinamismo ascendente, che risponde al movimento discendente della sua apertura amorosa e misericordiosa. Ponendo il mondo e l’uomo come “altro da sé”, Dio istituisce la possibilità di un autentico dialogo tra il creatore e la creatura che ha il suo culmine nell’incarnazione: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Dio realizza qui un salto di qualità comunicativa: nel suo Figlio, Gesù di Nazareth, non dialoga tramite il suo invisibile annunciarsi nella tenda del convegno o nel tempio dell’antica alleanza, ma con la presenza personale del suo Verbo eterno, il Figlio amato, che bisogna ascoltare e seguire (cf Mc 9,6-7). 32. LA COMUNICAZIONE UNICA E SINGOLARE DEL VERBO La comunicazione realizzata nel Verbo incarnato è immediata, unica e singolare, perfetta e assoluta. Cristo si rivela come autocomunicazione dell’amore di Dio per gli uomini, ricapitolando tutto in sé per il Padre, rompendo le catene dell’incomunicabilità umana e orientandola verso un futuro di piena comunione. L’uomo Gesù è la comunicazione per eccellenza di Dio ad ogni uomo, come Figlio del Padre egli è l’icona umana di Dio (cf Col 1,15), la sua Parola. Se Gesù parla agli uomini, è il Padre stesso a parlare. Poiché Gesù è il Figlio – e non uno dei tanti mediatori possibili tra il divino e l’umano – egli riceve tutto dal Padre e vive per il Padre di cui liberamente fa la volontà compiendo la sua opera: «Il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre» (Gv 5,19). Affidato radicalmente al Padre, caratterizza la sua missione tra gli uomini come un invito a ritrovare il Padre, a riscoprirlo nella verità beatificante del suo volto, a bramarlo dal profondo del cuore. 33. IL VERBO CI PONE IN COMUNIONE CON IL PADRE In forza della relazione filiale Gesù rivela in modo esclusivo il Padre e comunica con verità indubitabile la novità del suo volto misericordioso, attraverso l’annuncio del Regno, presente in mezzo a noi nella sua stessa persona. L’amore del Padre per l’uomo diventa visibile e sperimentabile nell’amore mostrato da Gesù per tutti e comunicato a tutti. La persona stessa di Gesù è l’immagine viva dell’amore del Padre e del suo voler desiderare la relazione con l’uomo. Di questo parlano gesti, emozioni, comportamenti di Gesù: l’amore misericordioso e premuroso verso i derelitti, i poveri, gli emarginati, i sofferenti non è una mera rappresentazione dell’amore di Dio, ma lo attua. Rivelandoci la perfezione dell’amore, Gesù si pone anche come il perfetto comunicatore, dalla cui esemplarità nessuno può prescindere (cf Mt 5,43-48). 34. VITA TRINITARIA MISTERO DI COMUNIONE E COMUNICAZIONE Con i suoi gesti e le sue parole, soprattutto nell’evento della Pasqua, Cristo rivela in maniera definitiva ed inequivocabile il volto del Dio uno e trino, nel quale l’unità non significa solitudine e la molteplicità non si risolve in dispersione. Lo Spirito, vincolo e legame d’amore tra il Padre e il Figlio, rende la comunione trinitaria possibile, costituendola come luogo della comunicazione e della donazione reciproca fra le tre persone divine. Questo profondo e intimo rapporto viene descritto nel Nuovo Testamento come una relazione di conoscenza profonda, nel senso di esperienza di comunione e comunicazione, che tuttavia non resta rinchiusa nell’impenetrabilità di un cielo distante, ma viene rivelata nel Figlio, e dal Figlio incarnato ai piccoli (cf Mt 11,25-27). Siamo qui alla radice dell’origine e del senso della comunicazione: «La fede cristiana ci ricorda che l’unione fraterna fra gli uomini (fine primario di ogni comunicazione) trova la sua fonte e quasi un modello nell’altissimo mistero dell’eterna comunione trinitaria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, uniti in un’unica vita divina».
GESÙ: MODELLO DI AUTENTICA COMUNICAZIONE 35. GESÙ, PAROLA VIVENTE ED EFFICACE Fedele a Dio e all’uomo, Gesù è l’icona di umanità e di divinità in dialogo, in comunione vera. Portando dentro di sé la passione per la volontà del Padre e quella per l’uomo che cerca la vita, ogni sua azione e ogni sua parola diventano spada a doppio taglio (cf Eb 4,12) capace di distinguere e separare il grano dalla zizzania, nel presente della storia (cf Mt 13,24-30.36-43 par). Realizza così la difficile arte del discernimento, dono dello Spirito di Dio e incontro unico e sempre nuovo tra Verbo, divino ed eterno, e storia sempre mutevole degli uomini: «La storia stessa è destinata a divenire una sorta di parola di Dio, e la vocazione dell’uomo è di contribuirvi vivendo, in modo creativo, questa comunicazione costante e illimitata dell’amore riconciliatore di Dio». 36. L'USO SAPIENTE DEI LINGUAGGI Gesù di Nazareth è uomo della parola e del silenzio, della meditazione nel giorno e nella notte (cf Sal 1,2). Le notti passate in preghiera sono un segnale, secondo la testimonianza evangelica, di una relazione unica con la fonte dell’amore, il Padre. Nella sua predicazione Gesù opera, annuncia, dialoga, discute, tace. È attento a contesti, livelli e strumenti diversi di comunicazione. Quando Gesù opera e parla manifesta una profonda coerenza: la parola sottrae il gesto all’ambiguità, soprattutto a quella del prodigio, per interpretarlo quale segno del Regno. Gesù comunica secondo linguaggi e generi distinti: parla in parabole alle folle, ma come uomo di sapienza dibatte e discute di fronte ai maestri della legge, seguendo le regole argomentative del tempo. 37. GESTI E PAROLE PER DIRE A TUTTI LA SALVEZZA Narrazione e discorso argomentativo o legislativo erano modalità per esprimere la volontà di Dio. Anche Gesù le fa sue. Vi ricorre sia rivolgendosi alla grande folla e ai discepoli, privilegiando così il modulo narrativo, specie quello parabolico, sia nelle controversie polemiche, con interlocutori come i farisei, i maestri della legge e i sadducei. La comunicazione di Gesù è profondamente dinamica e mostra le più alte vette di novità proprio nei confronti dei poveri, dei peccatori e delle donne, categorie tutte collocate ai margini della società. Rompendo gli schemi consolidati della narrazione parabolica o della disputa rabbinica, la sua comunicazione punta diretta alla vita dell’interlocutore, da cui la domanda è salita all’orecchio di Dio, di quel Dio che nei tempi antichi aveva accolto le grida di lamento del suo popolo (cf Es 2,23-25). 38. IL SOFFIO DELLO SPIRITO E LA NOVITÀ DEI LINGUAGGI Il Padre comunica nel Figlio la sua volontà e invia lo Spirito Santo per abilitare ogni uomo ad accoglierla e a metterla in pratica. Come l’evento di auto-comunicazione di Dio non si compie senza la presenza dello Spirito, allo stesso modo l’evento della sua accoglienza è impossibile senza il dono dello Spirito che, nella libertà personale di ognuno, ha il compito di permettere la riconciliazione e la comunicazione degli uomini con Dio e tra di loro. Come la superbia e l’arroganza della vita avevano un tempo portato alla confusione babelica (cf Gen 11,1-9), ora il dono dello Spirito, attraverso la conversione e il superamento del peccato, consente una definitiva comunicazione tra gli uomini. È la Pentecoste: lo Spirito Santo permette non solo di “parlare altre lingue”, ma consente anche l’ascolto: «Ciascuno li sentiva parlare la propria lingua» (At 2,6). La diversità delle lingue non è più un ostacolo alla comunicabilità, all’entrare in relazione, perché nello Spirito avviene l’unificazione in un solo linguaggio, quello dell’amore: amore del Padre, manifestato in Cristo morto e risorto ed effuso, con lo Spirito Santo, nel cuore degli uomini.
LA CHIESA MISTERO DI COMUNICAZIONE SALVIFICA 39. LA CHIESA MISTERO DI COMUNIONE-COMUNICAZIONE La Chiesa nasce dall’evento comunicativo del Figlio Unigenito, il Verbo incarnato, che abita tra gli uomini, e raduna i discepoli in forza dell’ascolto della sua parola e della parola del Padre, inviandoli poi come suoi testimoni e annunciatori fra le genti. La nascita della comunità credente, stando alla descrizione neotestamentaria, è frutto della partecipazione, donata, alla vita di Gesù in forza dello Spirito. Tale partecipazione assume un volto storico costituito da tre elementi fondamentali: la condivisione della fede, la celebrazione eucaristica, la vita fraterna. La comunicazione, soprattutto nelle sue dimensioni verbale e simbolico-sacramentale, rappresenta l’elemento portante delle tre dimensioni costitutive della comunità ecclesiale. La “comunione”, di cui la Chiesa vive, si attua mediante processi che implicano un dire (annuncio) e un fare (celebrazione e relazioni). In forza di tali processi si realizza una dilatazione dell’esperienza originaria dello stare con Gesù, fino a includervi tendenzialmente tutta l’umanità. 40. LA COMUNIONE PRINCIPIO E FRUTTO DELLA COMUNICAZIONE La comunione non solo sta al principio della comunicazione, ma ne è anche l’esito. La I Lettera di san Giovanni ricorda che l’annuncio nasce da un’esperienza di comunicazione e comunione, e il suo fine è far partecipare gli ascoltatori alla medesima comunione (cf 1Gv 1,1-3). Se è vero che la comunione è dono che proviene da Dio, è altrettanto vero che essa si nutre dei linguaggi umani. La Parola divenuta parole sprigiona tutta la sua forza creatrice e riconciliatrice, fino a unire un gruppo umano nella medesima autocoscienza di essere ekklesia, comunità comunicante, convocata dal Signore stesso, autocoscienza che si fonda e si esprime nella celebrazione, nella professione di fede e nella fraternità. Nata dall’evento comunicativo del Verbo, la Chiesa è costituita essenzialmente come trasmissione di questo evento di comunicazione tra gli uomini nelle forme comunicative della società umana. Forme legate alla storia, al tempo. Forme contingenti. Che non penalizzano la missione della Chiesa, ma anzi offrono nuove opportunità per andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo ad ogni creatura (cf Mc 16,15). 41. LA SACRAMENTALITÀ DEL MONDO, DI CRISTO E DELLA CHIESA L’azione comunicativa a cui è chiamata la comunità credente poggia sulla profonda convinzione relativa al carattere “sacramentale” del mondo, di Cristo e della Chiesa stessa. La sacramentalità del mondo trova la sua origine nella creazione, intesa nel senso originario di rapporto e di autonomia del cosmo rispetto al Creatore. Il Concilio Vaticano II ha parlato di “testimonianza” che la creazione stessa rende al suo Signore: «Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo (cf Gv 1,3), offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé (cf Rm 1,19-20); inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori». La fondamentale sacramentalità del Cristo fa sì che egli possa a ragione chiamarsi ed essere descritto come il “sacramento” dell’incontro dell’uomo con Dio. E l’autocoscienza della Chiesa «come un sacramento universale di salvezza» non può non accompagnare ogni momento della comunicazione della fede che in essa si attua e da essa si genera.
CARATTERISTICHE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FEDE 42. UNA CHIESA GUIDATA DALLO SPIRITO SANTO CAPACE DI COMUNICARE LA FEDE… NEL DINAMISMO DELL'ASCOLTO E DELL'ANNUNCIO La Chiesa non è soltanto un luogo di "trasmissione" della fede, cioè non è una semplice "emittente". Custode fedele della Parola, la Chiesa è innanzitutto chiamata a porsi in "religioso ascolto" di essa, riconoscendola come dono da condividere con tutti gli uomini. Nell'ascolto della Parola e nell'apertura orante del cuore si perpetua il prodigio della Pentecoste (cf At 2,1-13) che permette alla Chiesa di assumere, sotto la spinta e la guida dello Spirito Santo, i linguaggi e gli atteggiamenti maggiormente idonei, in ogni tempo e situazione, per far arrivare l'annuncio del Vangelo a tutti. L'evangelizzazione consiste nella comunicazione di questa Parola, a partire dalla fragilità e dalla mutabilità dei linguaggi dell'uomo. Il dinamismo dell'ascolto e dell'annuncio richiede da un lato di far riferimento costante alla Parola originaria rivelata nelle Sacre Scritture e trasmessa nella tradizione vivente della Chiesa; dall'altro di conservare un'attenzione vigile e critica nei confronti delle possibilità e dei limiti delle forme comunicative proprie delle diverse epoche storiche e dei linguaggi adottati. Ogni parola che sgorga dal dialogo con Dio si fonda e si sviluppa sulla contemplazione della Parola fatta carne, del Verbo vivente in mezzo a noi. 43. NELLA PECULIARITÀ DEL LINGUAGGIO LITURGICO La forza comunicativa della parola di Dio emerge in maniera precipua e singolare nella celebrazione liturgica. Qui l'annuncio accade. Non più solo espressioni verbali, ma realtà. Il mistero salvifico viene consegnato agli uomini di tutti i tempi e di tutte le latitudini, rendendo contemporaneo - qui ed ora - il mistero di Cristo. Nel rito sacramentale cristiano la polivalenza propria del simbolo - cosa e gesto - è integrata dalla parola che sempre l'accompagna esplicitandone i significati. I sacramenti realizzano ciò che annunciano verbalmente e diventano in tal modo luoghi di profonda comunicazione tra il mistero di Dio e l'esperienza umana. La liturgia può essere considerata il codice dei codici, presupposto di ogni altro codice mediatico e paradigma di ogni autentica comunicazione. 44. NELL'ESSERE SEGNO E STRUMENTO DI CARITÀ La testimonianza dell'amore è il tessuto connettivo della comunità cristiana, il riflesso dell'amore divino. È un segno duplice: l'amore donato è stato accolto e testimoniato, senza limiti né condizionamenti, nella pura gratuità. La comunicazione nella Chiesa e della Chiesa, rimanda a una realtà agapica trascendente: il Dio Unitrino. Annunciare, celebrare, servire sono le tre modalità costitutive della comunità cristiana nel suo rapportarsi al regno di Dio che si rende presente e al tempo stesso costituisce la meta verso cui l'uomo incessantemente tende. 45. ASIMMETRIA FRA IL CONTENUTO DELLA COMUNICAZIONE E IL MEDIUM UMANO Come esprimere compiutamente il "mistero del Regno", con parole e gesti umani? Ogni modalità apparirà inadeguata e provvisoria. Paradossalmente gli strumenti più semplici e immediati (parole e gesti degli uomini in relazione tra di loro) risulteranno i più adatti, ancor più, forse, degli strumenti più sofisticati e tecnologicamente avanzati. Mai perderanno d'attualità le parole di san Paolo: "Abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo" (2 Cor 4,7-10). Infatti "ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto" (1 Cor 13,12). 46. LA COMUNICAZIONE NELL'OTTICA DELLA GRAZIA Di questa originaria inadeguatezza siamo ben consapevoli. Da un lato c'è la convinzione che i risultati della comunicazione della fede sono sempre e comunque opera della grazia più che delle energie e dei mezzi umani, per cui ogni iniziativa andrà accompagnata e sostenuta dalla preghiera e situata in un orizzonte contemplativo; d'altro ci sentiamo invitati a considerare con spirito critico le tecnologie e la cultura che l'accompagna. Vanno evitati entrambi gli eccessi: diffidare delle tecnologie fino a demonizzarle, ma anche cedere al facile entusiasmo pastorale e culturale per cui tutto ciò che è nuovo è di per sé buono. Anche nel campo della comunicazione sociale ciò che alla fine conta è la capacità di riflettere la gloria di Dio, annunciandola e testimoniandola con una vita di santità.
CAPITOLO 3 Integrare il messaggio cristiano nella cultura dei media
L’INCULTURAZIONE DELLA FEDE NEL TEMPO DEI MEDIA 47. NELL’OTTICA DEL PROGETTO CULTURALE La cultura mediale cambia e cresce, trasformando il mondo attorno a sé. La Chiesa segue con attenzione tale processo ed è consapevole della sua rilevanza epocale, come dimostrano i documenti del Magistero ai diversi livelli. «Il mondo dei mass-media, in seguito all’accelerato sviluppo innovativo e all’influsso insieme planetario e capillare sulla formazione della mentalità e del costume, rappresenta una nuova frontiera della missione della Chiesa». Riconoscendo e apprezzando le possibilità insite nei media, essa si è impegnata sul terreno del loro uso operando un attento discernimento della cultura da essi generata. Il loro ruolo risulta essenziale per l’attuazione di quel progetto culturale su cui la Chiesa italiana ha inteso orientare la sua missione nel nostro tempo, in particolare a partire dal Convegno ecclesiale di Palermo, in quanto la cultura e la comunicazione costituiscono un areopago d’importanza cruciale ai fini dell’inculturazione della fede cristiana. 48. LA COMUNICAZIONE, CONTENUTO E RETE DEL PROGETTO CULTURALE Il progetto culturale esprime una profonda consapevolezza: la fede non è autentica e la missione della Chiesa non è efficace se entrambe non assumono uno spessore e una valenza culturali. La sfida è condurre i credenti a pensare e vivere la fede come fatto culturale che impegna tutti nel discernimento e nella creatività. La comunicazione sociale diviene contenuto e rete dello stesso progetto culturale cristianamente ispirato: contenuto perché nell’“areopago della comunicazione” passano pressoché tutti i modelli di pensiero e di comportamento, le tendenze e gli stili di vita contemporanei; rete per le nuove e originali occasioni offerte dai mezzi della comunicazione mediale alla cultura cristianamente ispirata affinché si diffonda ed entri in dialogo con altre culture. Ignorare il mondo della comunicazione, o semplicemente sottovalutare la sua capacità di incidere sulle coscienze, significa precludersi ogni possibilità di evangelizzare la cultura moderna. 49. UN COMPITO ANTICO E SEMPRE NUOVO Ogni epoca, ogni condizione, ogni contesto richiede un suo specifico linguaggio. La Chiesa lo ha sempre tenuto presente nell’annunciare la parola di Dio. Agostino applica alla comunicazione della fede i princìpi della retorica classica (cf De doctrina christiana e De catechizandis rudibus) e Gregorio Magno raccomanda ai predicatori i princìpi della comunicazione umana come parte essenziale dell’opera pastorale, adattandosi al carattere e ai bisogni della propria gente (cf Regula pastoralis). Con l’invenzione e la diffusione della stampa la comunicazione della fede si trova poi di fronte alla sfida di elaborare una trasmissione attenta agli aspetti concettuali e dottrinali, ma consapevole di rivolgersi a una popolazione sempre più numerosa di alfabetizzati. Tale processo si è via via ampliato fino ai nostri giorni e all’avvento delle nuove tecnologie. 50. RILEVANZA DEL LINGUAGGIO ARTISTICO Nel progressivo differenziarsi dei linguaggi, non hanno perso il proprio ruolo le varie espressioni artistiche. Pittori e scultori hanno saputo rappresentare l’esperienza religiosa con opere che ancora oggi possono essere contemplate in chiese, cappelle, battisteri; botteghe di artigiani hanno continuato a rendere il luogo del culto degno riflesso della presenza di Dio. Una memoria artistica che attesta la tradizione del popolo cristiano e la sua fede. Tale dialogo prosegue ancor oggi con gli architetti e gli artisti, accompagnandoli e sostenendoli nel lavoro di ricerca di forme che sappiano mostrare il mistero dell’infinito, perché l’arte «è, per sua natura, una sorta di appello al Mistero».
UNA CHIESA ESTROVERSA E MISSIONARIA 51. COMUNICAZIONE SOCIALE E CONVERSIONE PASTORALE Per svolgere la sua missione in questo nuovo contesto culturale, alla Chiesa, che esiste per evangelizzare, viene richiesta una «conversione pastorale» che include ed esige una «conversione culturale». È necessario «passare a una pastorale di missione permanente». Venendo meno i tradizionali canali di adesione alla fede cristiana, è sempre più urgente «promuovere una pastorale di prima evangelizzazione che abbia al suo centro l’annuncio di Gesù Cristo morto e risorto, salvezza di Dio per ogni uomo, rivolto agli indifferenti o non credenti». Così dunque, «nell’attuale situazione di pluralismo culturale, la pastorale deve assumere, in modo più diretto e consapevole, il compito di plasmare una mentalità cristiana, che in passato era affidato alla tradizione familiare e sociale. Per raggiungere questo obiettivo, dovrà andare oltre i luoghi e i tempi dedicati al sacro e raggiungere i luoghi e i tempi della vita ordinaria: famiglia, scuola, comunicazione sociale, economia e lavoro, arte e spettacolo, sport e turismo, salute e malattia, emarginazione sociale». Da una comunicazione autentica ed efficace dipende, in larga parte, anche il modello di Chiesa che si intende proporre e la sua capacità missionaria. 52. FORMAZIONE E NUOVE COMPETENZE L’educazione alla comunicazione e ai media non può esaurirsi nella conoscenza delle tecniche, ma deve saper leggere in profondità l’attualità sociale e culturale. Questa consapevolezza va messa al centro dei percorsi di formazione che vanno attivati nelle famiglie, nella scuola, nella parrocchia e nelle aggregazioni laicali. Di fronte a un simile compito formativo potremmo forse sentirci impreparati. L’impegno richiesto è senza dubbio notevole, ma è anche improrogabile. E va oltre la contingenza del momento per assumere la fisionomia di profilo permanente per l’identità e la missione della Chiesa. La conversione pastorale e culturale, inoltre, non riguarda solo i singoli membri della Chiesa, ma investe la comunità nel suo insieme. Nell’era dei media anche la parrocchia è costretta a cambiare la sua fisionomia. Certamente continua ad essere la comunità dei rapporti personali, della carità tangibile, degli incontri formativi diretti e dei sacramenti. Ma s’avvia a comunicare anche con il sito internet, la posta elettronica, il notiziario, la biblioteca multimediale. Dà ai fedeli la possibilità d’incontrarsi per un discernimento critico dei media e dei messaggi. 53. NUOVE RISORSE PER LA COMUNITÀ I media diventano dunque occasione per nuove sfide culturali e pastorali e rappresentano una nuova risorsa per la formazione dei fedeli. Rientra in questa logica la scelta delle comunità cristiane di dotarsi di una sala della comunità o di ritornarne in possesso. Sono luoghi preziosi per la crescita spirituale e culturale, dove l’animatore della cultura e della comunicazione vive il suo peculiare servizio ecclesiale, visibile e riconosciuto dalla comunità. A questa nuova figura di animatore e ai suoi compiti si dovrà dedicare particolare attenzione sia dal punto di vista formativo sia per una sua presenza capillare nelle comunità parrocchiali. 54. A PARTIRE DALLA CONTEMPLAZIONE DEL VOLTO DI DIO L’azione pastorale deve dunque adeguarsi, senza indugi, alle esigenze dettate dalla nuova cultura mediatica. L’adeguamento investe tutte le dimensioni della vita ecclesiale, senza limitarsi a un semplice aggiornamento degli strumenti. In quanto “atto di conversione”, sarà in primo luogo spirituale e riguarderà il modo di percepire ed esprimere la fede. Tecniche comunicative da apprendere e praticare, dunque; ma soprattutto intelligenza e cuore radicati nella contemplazione del volto del Padre e del suo Figlio, il Verbo fatto carne. «Solo il continuo e rinnovato ascolto del Verbo della vita, solo la contemplazione costante del suo volto permetteranno ancora una volta alla Chiesa di comprendere chi è il Dio vivo e vero, ma anche chi è l’uomo». 55. CON UNA SPECIFICA DIMENSIONE SPIRITUALE Anche in questo campo occorre perseguire la chiamata alla santità, in sintonia con il progetto di Dio e guidati dall’opera dello Spirito Santo. Di grande aiuto sarà il confronto con le figure di santi e beati che hanno testimoniato la loro dedizione al Signore con una particolare attenzione alla comunicazione sociale. Tra i tanti possiamo ricordare San Francesco di Sales, San Giovanni Bosco, San Massimiliano Maria Kolbe e il Beato don Giacomo Alberione. Dalla loro testimonianza traspare la necessità di un rigore morale incentrato sul principio fondamentale del rispetto della dignità umana e della costruzione della comunità nella giustizia e nella pace. Nonostante le carenze, i limiti, le ambiguità che si registrano nell’uso dei media, tutti dovranno adoperarsi perché questi “meravigliosi strumenti” possano offrire alla comunità degli uomini quel contributo al bene comune e alla conoscenza del Vangelo che ancora non hanno pienamente espresso.
ANNUNCIO, CATECHESI E COMUNICAZIONE 56. NELLO SPIRITO DEL “RINNOVAMENTO DELLA CATECHESI” L’evangelizzazione costituisce la missione fondamentale della Chiesa in ogni tempo e cultura, e la catechesi rappresenta l’opera educativa della comunità che conduce i battezzati alla maturità della fede. La pastorale catechistica italiana ha avuto dopo il Concilio Vaticano II una stagione feconda di rinnovamento. Ora, all’inizio del nuovo millennio, si interroga sulle forme dell’evangelizzazione. A tale proposito gli strumenti della comunicazione sociale offrono ai catechisti nuove risorse e nuovi percorsi per l’educazione alla fede. Molto è stato fatto in questi anni per dare seguito alle indicazioni del Documento di base che invitava a sviluppare una catechesi «non incolore» e a impiegare «con sapienza le tecniche didattiche più opportune». I sussidi audiovisivi, le produzioni musicali, cinematografiche e televisive, i molteplici siti religiosi costituiscono nuove preziose risorse per i catechisti. Di grande rilievo è il contributo delle case editrici e dei centri specializzati nel produrre strumenti sempre più integrati con i nuovi linguaggi della comunicazione. Tuttavia l’apporto della comunicazione sociale non deve essere limitato ai puri e semplici mezzi. 57. LE ATTITUDINI COMUNICATIVE DEI CATECHISTI Saper leggere e servirsi in modo adeguato degli strumenti della comunicazione è il minimo oggi richiesto a un buon catechista. È infatti impensabile fare catechesi rinunciando a un discernimento attento del contesto culturale. Ad esempio, un itinerario catechistico deve oggi fare i conti con una percezione del tempo limitata: gli impegni costanti, fatti di tappe distribuite nel tempo, si scontrano con i segmenti temporali sempre più brevi e veloci dei processi comunicativi. Non meno problematica è la percezione del senso d’appartenenza a un progetto, quando tutto attorno a noi invita ad adesioni parziali e momentanee, della stessa durata di un’emozione. Occorre considerare inoltre che la catechesi si rivolge sempre più a persone adulte e assume la forma del catecumenato. L’educatore alla fede, consapevole che «l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri […], e se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni», deve conferire uno spessore testimoniale alla sua comunicazione. Come faceva Gesù, il catechista comunicatore deve poi saper modulare simboli, parabole, racconti, testimonianze che parlino di una fede libera e responsabile. Al comunicatore della fede è chiesto di saper usare tutti i registri della comunicazione: il linguaggio verbale e non verbale, le immagini e i suoni, attingendo dai media esempi ed evocazioni, proponendo nuove metafore della fede, suscitando interessi ed emozioni, animando esperienze di fede nel gruppo della catechesi. 58. VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ARTISTICO Un’attenzione del tutto particolare va rivolta all’arte. Il nostro Paese ha il privilegio di possedere una straordinaria ricchezza di opere d’arte, per lo più a contenuto religioso. La catechesi è occasione per attingere al patrimonio culturale, storico e artistico, proponendo percorsi di scoperta delle tradizioni e delle espressioni religiose nelle Chiese locali e pellegrinaggi, con itinerari che attingano alle fonti della spiritualità e della cultura religiosa. La valorizzazione del patrimonio artistico è anche educazione alla bellezza, che «è cifra del mistero e richiamo al trascendente. È invito a gustare la vita e a sognare il futuro. Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell’arcana nostalgia di Dio». 59. LA BELLEZZA COME VIA AL MISTERO L’arte dunque come luogo dell’incontro possibile con il mistero. Incontro fatto di stupore, emozione e indicibile gioia. L’arte non solo rende percepibile, ma spesso anche «affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. […] Ha una capacità tutta sua di cogliere l’uno o l’altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme, suoni che assecondano l’intuizione di chi guarda o ascolta. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero». Questa intonazione alla bellezza deve diventare una dimensione costante della catechesi. Il patrimonio artistico e culturale, i moduli architettonici delle grandi costruzioni ecclesiastiche (cattedrali, chiese, abbazie, monasteri), i percorsi museali (reali e virtualmente visitabili) e musicali, possono essere oggi in gran parte fruibili anche attraverso i media (fotografia, cinema e televisione).
LA LITURGIA COME PIENEZZA DELLA COMUNICAZIONE
60. LITURGIA COME AZIONE COMUNICATIVA 61. IL LINGUAGGIO CELEBRATIVO La forma liturgica non ha come suo primo compito quello di narrare gli eventi fondanti o di illustrare i contenuti della fede, ma di ripresentare, qui e adesso, la loro forza che salva e trasforma. Una liturgia troppo preoccupata di rendersi comprensibile, presto o tardi smentisce se stessa: si fa pensiero o rappresentazione esteriore e cessa di essere celebrazione. La comprensione della liturgia, prima che concettuale, dev’essere simbolica. Il tempo e l’esercizio, i sensi e la materia, il corpo e lo spirito divengono componenti essenziali. Affinché la liturgia possa sprigionare le sue risorse comunicative, deve attuare tutti i suoi codici peculiari. Solo quando è salvaguardata la sua natura, fatta di comportamenti rituali, ricchi di senso e contenuto, la celebrazione introduce nell’esperienza del mistero divino che è esperienza della gratuità e della libertà. 62. PER UNA PIENA VALORIZZAZIONE DELLE PAROLE E DEI GESTI Un ambiente comunicativo adeguato favorisce la messa in opera della celebrazione liturgica. Valorizza i gesti e le parole, i segni e simboli, le luci e le ombre, i momenti pieni e i silenzi, i canti e le parole proclamate, gli spazi in cui si muove l’assemblea. Il discernimento si nutre della consapevolezza che il linguaggio simbolico non aggiunge parola a parola, segno a segno, ma è luogo in cui si disvela un più vasto orizzonte di percezioni. Infatti, l’azione liturgica ha l’obiettivo di ampliare le capacità percettive affinché il credente possa accorgersi di Dio oltre le cose e le parole, o meglio oltre la necessità delle cose e la grammatica delle parole. A colui che presiede e a coloro che esercitano un ministero nella liturgia è perciò richiesta una precisa competenza e un alto livello di sensibilità comunicativa. Si tratta anzitutto di attivare e modulare i diversi linguaggi, oltre la semplice formulazione verbale. 63. IL LINGUAGGIO OMILETICO L’omelia è «parte della stessa liturgia». Senza il rispetto della sua natura rituale, la predicazione corre il rischio di oscillare tra consolazione e apologetica, trasmissione sistematica di contenuti dottrinali e adeguamento alle mode e alle tendenze linguistiche del mondo. La natura dell’omelia va colta all’interno dell’esercizio del ministero della Parola. «I fedeli ne ricavano frutto purché essa sia semplice, chiara, diretta, adatta, profondamente radicata nell’insegnamento evangelico e fedele al Magistero della Chiesa, animata da un ardore apostolico equilibrato, piena di speranza, nutriente per la fede, generatrice di pace e di unità». Occorre rispettare le cinque finalità dell’omelia precisate nell’introduzione al Lezionario: guidare i fedeli a intendere e gustare la Scrittura; aprire il loro cuore al rendimento di grazie; condurli all’atto di fede per ciò che riguarda quella Parola che nella celebrazione si fa sacramento; prepararli a una fruttuosa comunione; esortarli ad assumersi gli impegni di una vita cristiana. I futuri presbiteri e i diaconi, nel periodo della formazione, dovranno essere adeguatamente aiutati ad acquisire le competenze utili per rendere l’omelia più immediata e comprensibile a tutti. Nell’omelia devono trovare spazio anche i riferimenti alle concrete situazioni di vita, in modo da favorire quel discernimento spirituale e culturale di cui l’uomo di oggi ha particolare bisogno. Occorre tener conto dell’uditorio e della mentalità diffusa, profondamente segnati dai processi mediatici, per calibrare nel migliore dei modi linguaggio, ritmo e tono. 64. LA SANTA MESSA TRASMESSA DAI MEDIA Molti momenti della vita liturgica e dell’esperienza religiosa sono oggi oggetto di trasmissioni televisive e radiofoniche e vengono diffusi anche attraverso le reti informatiche con grande utilità per l’esperienza religiosa di tante persone. Occorre operare «per il continuo perfezionamento contenutistico e tecnico di queste trasmissioni». L’impatto e il ruolo dei mezzi della comunicazione sociale vanno valutati con attenzione, soprattutto in presenza di celebrazioni sacramentali, dove risultano fondamentali la sobrietà delle immagini e la pertinenza del commento. Per la natura e le esigenze dell’atto sacramentale non è possibile equiparare la partecipazione diretta e reale a quella mediata e virtuale, attraverso gli strumenti della comunicazione sociale. Pur rappresentando una forma assai valida di aiuto nella preghiera, soprattutto per chi è malato o impossibilitato a essere presente, in quanto offre «la possibilità di unirsi ad una Celebrazione eucaristica nel momento in cui essa si svolge in un luogo sacro», va evitata ogni equiparazione. Per questo stesso motivo risulta fuorviante trasmettere celebrazioni sacramentali in differita o in modo ripetitivo attraverso i media. Tanto meno si può pensare che le celebrazioni sacramentali possano avvenire tramite i media, come ipotizzato da alcuni per il sacramento della penitenza. 65. CRITERI PER LA DIFFUSIONE DELLE CELEBRAZIONI Molte emittenti radiotelevisive trasmettono la santa Messa nei giorni feriali e soprattutto la domenica. Tale trasmissione deve essere autorizzata dall’Ordinario del luogo e preparata adeguatamente seguendo i criteri stabiliti dall’autorità ecclesiastica. Dove tali trasmissioni sono abituali, è necessario predisporre una convenzione tra la diocesi o la Conferenza episcopale (nazionale o regionale) e l’emittente, affidando al competente ufficio per le comunicazioni sociali, coadiuvato dall’ufficio liturgico, la verifica delle modalità di ripresa e di trasmissione. La comunità ecclesiale, da cui la santa Messa viene trasmessa, consapevole della peculiare situazione dovuta alla presenza di strumenti mediatici, si impegnerà a rendere la celebrazione esemplare, anche attraverso un’accurata preparazione dei fedeli e particolari accorgimenti da concordare con gli operatori della comunicazione, evitando alterazioni alla natura dell’atto celebrativo. Avendo tali trasmissioni come pubblico privilegiato, anche se non esclusivo, persone ammalate e anziane, è auspicabile un sempre maggior coinvolgimento da parte delle comunità cristiane che, nel contesto parrocchiale o negli istituti di cura, possono creare un utile collegamento. Infatti «la trasmissione televisiva o radiofonica costituisce un aiuto prezioso, soprattutto se integrato dal generoso servizio dei ministri straordinari che portano l’Eucaristia ai malati, recando ad essi il saluto e la solidarietà dell’intera comunità».
LA COMUNICAZIONE COME SERVIZIO ED ESPRESSIONE DI CARITÀ 66. EMINENTE FORMA DI CARITÀ La comunicazione può offrire nuove vie e dare maggiore sviluppo alla testimonianza della carità. La comunicazione sociale facilita infatti la relazione con gli altri, favorisce gli scambi e le collaborazioni anche a livello internazionale, fa conoscere e rende maggiormente consapevoli «delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono». In quanto fattore di comunione e di condivisione, la comunicazione è da considerare espressione eminente della carità, capace di condurre dalla conoscenza all’impegno. Aiuta la Chiesa a mettersi in contatto con la gente, a conoscerne bisogni e attese, a creare sensibilità e partecipazione, a dare risposte. Per questo la Chiesa invita i professionisti della comunicazione a non servire i soli interessi economici, commerciali e politici particolari, ma a porsi in ascolto e a servizio delle persone e della comunità. «I comunicatori devono cercare di comunicare con la gente. Devono imparare a conoscere i bisogni reali della gente, essere informati sulle loro lotte; devono saper presentare tutte le forme di comunicazione con quella sensibilità che la dignità dell’uomo esige». La parrocchia stessa, luogo per eccellenza della carità pastorale, potrà diventare un centro di comunicazione incarnata, concreta e alternativa capace di far sentire la sua voce nel territorio. La parrocchia, infatti, «deve farsi carico di tutti i problemi umani che accompagnano la vita di un popolo, per assicurare il contributo che la Chiesa può e deve portare». 67. VIA PER LA PROMOZIONE DELLA GIUSTIZIA Nel prossimo futuro, i mezzi della comunicazione saranno apportatori di bene o di male? Dipenderà dalle scelte compiute dall’uomo, dalla sua saggezza e dai principi etici a cui s’ispirerà. La Chiesa è consapevole di dover esercitare nel mondo dei media una funzione profetica, denunciando il male e l’ingiustizia e incoraggiandone l’uso soprattutto per raccontare il bene e il Vangelo vivo e vissuto. Testimoniare la verità ultima dell’amore (cf 1 Cor 13) è la migliore comunicazione che la Chiesa possa operare. La comunicazione sociale, in tale prospettiva, può fare di più e meglio. Se prevalgono i meri interessi commerciali o ideologici, la comunicazione mediale si riduce alla stregua di una merce da piazzare con ogni mezzo. La Chiesa richiama i comunicatori alle loro responsabilità e da parte sua si impegna a formare nuovi comunicatori: «Il mondo è nelle vostre mani. […] Voi siete più importanti del successo, valete più di qualsiasi somma di denaro. […] Considerate la comunicazione come una parte del rapporto d’amore per il prossimo».
LA COMUNICAZIONE IN ALCUNI AMBITI DELLA VITA ECCLESIALE 68. UNA COMUNICAZIONE CHE GENERI COMUNIONE A proposito del rapporto tra comunicazione e vita della Chiesa, va ricordato «il diritto fondamentale al dialogo e all’informazione in seno alla Chiesa, così come è affermato da Communio et progressio, e la necessità di continuare a ricercare quali siano i modi efficaci per favorire e proteggere questo diritto, in particolare con un’utilizzazione responsabile dei mezzi di comunicazione». L’opinione pubblica ecclesiale dovrà essere frutto di una esemplare pratica comunitaria e comunicativa, che sappia rispecchiare «i più alti modelli di veridicità, affidabilità, sensibilità ai diritti umani e altri principi e norme rilevanti». Tutti nella comunità ecclesiale, sia tramite i rapporti personali sia attraverso l’utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale, sono chiamati a esercitare il nativo diritto di esprimere liberamente le proprie idee, con atteggiamento costruttivo, con franchezza ma anche con l’avvertenza di evitare atteggiamenti e interventi pubblici che possano nuocere alla verità, alla comunione e all’unità del corpo ecclesiale. Non è raro infatti che interventi di singoli o di gruppi siano usati in modo strumentale e amplificati dai media per creare divisione e pretestuose contrapposizioni nella Chiesa. 69. NEL DIALOGO COSTANTE E SINCERO CON I PASTORI Anche in questo ambito, è fondamentale un sincero scambio di opinioni tra i fedeli e con i pastori. Nello spirito di «obbedienza verso i pastori della Chiesa, i fedeli hanno il diritto di manifestare [...] le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri, e in funzione della loro scienza, competenza e prestigio, hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di esprimere ai loro pastori la propria opinione sulle questioni riguardanti il bene della Chiesa». Il dialogo e lo scambio di opinioni fra pastori e fedeli, nella libertà e nella responsabilità, secondo le indicazioni del Magistero, sono espressioni importanti del «diritto fondamentale al dialogo e all’informazione in seno alla Chiesa». In tal senso andrebbero valorizzati ed eventualmente potenziati, ai diversi livelli, gli organismi di partecipazione della comunità ecclesiale. I media possono contribuire ad allargare, arricchire e diffondere il dialogo tra i fedeli e i pastori, ma è fondamentale considerare anche le possibili distorsioni o manipolazioni che ne possono derivare. Occorre pertanto che tutti siano educati a un uso dei media efficace, ma nello stesso tempo discreto e pertinente. 70. IL SERVIZIO ALLA VERITÀ E IL DISCERNIMENTO DEI PASTORI I mezzi della comunicazione sociale contribuiscono in modo sempre più rilevante alla diffusione della verità cristiana, ma a volte possono veicolare messaggi e amplificare interventi che creano confusione e disorientamento tra i fedeli. Per questo tutti sono chiamati a usarli con grande oculatezza, soprattutto quando si tratta di contenuti essenziali della fede e della morale. In particolare i pastori hanno alcuni compiti specifici: vigilare sull’uso di tali mezzi affinché «non si arrechi danno alla fede e ai costumi dei fedeli con gli scritti o con l’uso degli strumenti di comunicazione sociale»; «esigere che vengano sottoposti al proprio giudizio prima della pubblicazione gli scritti dei fedeli che toccano la fede o i costumi»; «riprovare gli scritti che portino danno alla retta fede o ai buoni costumi»; «applicare, a seconda dei casi, le sanzioni amministrative o penali previste dal diritto della Chiesa, per chi, trasgredendo le norme canoniche, viola i doveri del proprio ufficio, costituisce un pericolo per la comunione ecclesiastica, arreca danno alla fede o ai costumi dei fedeli (cf cann. 805; 810, §1; 194, §1, n. 2; 1369; 1371, n. 1; 1389)». 71. LA PROSPETTIVA ECUMENICA E INTERRELIGIOSA Particolare attenzione meritano l’ecumenismo e il dialogo con le altre religioni. L’era della comunicazione e dell’informazione crea nuove opportunità d’incontro e scambio anche tra le diverse esperienze religiose, offrendo ulteriori occasioni per accrescere l’unità e intessere rapporti d’amicizia. «La collaborazione ecumenica può realizzarsi in tutti i campi della comunicazione sociale: essa è già di per sé una testimonianza offerta al mondo. Considerato che i media superano i limiti normali di spazio e di tempo, questa collaborazione potrà allo stesso tempo attuarsi sul piano locale, regionale od internazionale». Una più profonda conoscenza delle varie appartenenze religiose e delle diverse chiese e comunità ecclesiali cristiane costituirà occasione per un dialogo rispettoso di ciascuna identità e della verità. 72. PROMUOVERE INSIEME GIUSTIZIA E PACE In particolare, il crescente pluralismo religioso pone nuove questioni di grande rilevanza, sia per i rapporti tra le diverse fedi sia per la testimonianza che insieme possono dare al mondo sul primato dei valori religiosi e del loro contributo al bene dell’umanità. Sui temi della pace, della giustizia, della dignità umana, del valore della vita, del superamento delle povertà e soprattutto nell’indicare il primato della dimensione spirituale, le fedi sono chiamate a una testimonianza e a una comunicazione concorde: «L’intesa interreligiosa si basa sulla volontà comune delle grandi religioni dell’umanità di affrontare le questioni fondamentali riguardanti il destino dell’uomo. Un’intesa seria e continua permetterà di superare l’inclinazione della gente a una sensibilità religiosa superficiale, superstiziosa e magica». Le religioni, soprattutto nel nostro tempo, segnato da conflitti in cui impropriamente, a volte, sono chiamate in causa, devono dare, anche attraverso i media, il loro fondamentale contributo alla costruzione della pace nella giustizia e nella solidarietà.
I MEDIA E L'URGENZA EDUCATIVA 73. EDUCAZIONE AI MEDIA E ATTRAVERSO I MEDIA Il lettore, il telespettatore, il radioascoltatore, il navigatore della rete internet è il vero protagonista della comunicazione. Chi fruisce dei prodotti mediali può sancirne il successo o il fallimento. Su di essi, con l’obiettivo di affinarne le capacità critiche e le aspettative culturali, occorre intervenire per migliorare la qualità dei media e la loro corretta fruizione. Tutti, e in particolare le nuove generazioni, dovranno essere in grado di interagire con l’universo dei media in modo critico e creativo, acquisendo una nuova “competenza mediale” per essere a pieno titolo cittadini di questo tempo. Ogni agenzia educativa dovrà farsi carico di questo compito: la famiglia, la parrocchia, la scuola, le associazioni. La Chiesa ha raccomandato con insistenza l’educazione ai media a partire dal decreto conciliare Inter mirifica: «Poiché il retto uso degli strumenti della comunicazione sociale, che sono a disposizione di recettori di ogni età e preparazione culturale, esige una loro adatta e specifica preparazione teorica e pratica, le iniziative atte a questo scopo – soprattutto se destinate ai giovani – siano favorite e largamente diffuse nelle scuole cattoliche di ogni grado, nei seminari e nelle associazioni dell’apostolato dei laici, e vengano ispirate ai principi della morale cristiana». 74. VERSO NUOVI PROCESSI FORMATIVI INTEGRATI A questa responsabilità educativa non è legittimo sottrarsi. Lo sviluppo delle tecnologie comunicative comporta nuove competenze critiche ed esige una reale partecipazione democratica. Diviene sempre più urgente formare sia i destinatari che i comunicatori sulla base dei principi cristiani. In particolare «le università, i collegi, le scuole e i programmi educativi cattolici a tutti i livelli dovrebbero offrire corsi a vari gruppi, seminaristi, sacerdoti, religiosi e religiose o animatori laici […], insegnanti, genitori e studenti, così come una formazione più avanzata in tecnologia, gestione, etica e politica delle comunicazioni a coloro che si preparano a operare nell’ambito dei mezzi di comunicazione sociale o a svolgere ruoli decisionali, inclusi quanti operano nel campo delle comunicazioni sociali della Chiesa». È fondamentale, inoltre, che nelle istituzioni formative cattoliche ci siano sempre più ricercatori e studiosi che sappiano affrontare e approfondire tematiche inerenti le questioni culturali legate all’incidenza dei media e delle nuove tecnologie.
PER UNA CULTURA DEI MEDIA A SERVIZIO DELL’UOMO: FAMIGLIA, GIOVANI, SOCIETÀ 75. FAMIGLIA E MEDIA La famiglia è la cellula fondamentale della società e snodo essenziale di tutti i processi culturali. Dal rapporto che essa stabilisce con i media dipende quindi in larga misura anche il ruolo che essi assumeranno nella società e la loro capacità di incidere sui modelli di pensiero e di comportamento. Oggi questo rapporto viene preso in considerazione dagli operatori dei media quasi esclusivamente dal punto di vista dei consumi. A interessare sono le modalità di consumo mediale delle famiglie – quali programmi ascoltano e vedono e quanto a lungo, che cosa leggono, quale uso fanno di internet – per meglio indirizzare i messaggi pubblicitari. I mezzi della comunicazione sociale dovrebbero, invece, avere a cuore il bene complessivo della famiglia. A essa spetta comunque attrezzarsi culturalmente per saper discernere i messaggi di qualità da quelli ispirati dal consumismo. 76. I MEDIA NEL VISSUTO QUOTIDIANO DELLE FAMIGLIE Le case stanno diventando sempre più una piccola centrale di media: radio, televisione (sovente presente in più stanze), stereo, computer, internet, telefoni cellulari. I genitori devono essere preparati a “convivere con i media” e a educare i loro figli perché sappiano interagire in modo competente, critico, eticamente responsabile. I mezzi di comunicazione «possono esercitare un benefico influsso sulla vita e sui costumi della famiglia e sulla educazione dei figli, ma al tempo stesso nascondono anche insidie e pericoli non trascurabili, e potrebbero diventare veicolo – a volte abilmente e sistematicamente manovrato, come purtroppo accade in diversi paesi del mondo – di ideologie disgregatrici e di visioni deformate della vita, della famiglia, della religione, della moralità, non rispettose della vera dignità e del destino dell’uomo». La famiglia è il luogo dell’intimità e degli affetti, dell’accoglienza reciproca e della solidarietà. I media, proprio perché entrano in tutte le case, hanno il dovere di rispettarla evitando la tendenza, sempre più diffusa, a ridurre a puro oggetto di spettacolo la sessualità e le relazioni familiari, con approcci superficiali, banali, inutilmente provocatori e per molti versi distruttivi. 77. DA SPETTATRICE A PROTAGONISTA DELLA CULTURA DEI MEDIA La famiglia è il primo luogo dove un individuo cresce, si forma, matura una sua personalità. Ma proprio questo luogo subisce la presenza massiccia e incisiva dei media. Determinando i ritmi della giornata, occupando spazi e organizzando il tempo all’interno della casa, i media s’impongono come potente agenzia di trasmissione di modelli culturali. Ai genitori, e in generale alle presenze adulte nella famiglia, tocca dunque farsi carico d’una responsabilità in gran parte nuova: attrezzarsi culturalmente per comprendere i linguaggi dei media, imparando a distinguerne gli influssi positivi e negativi, sottraendo loro potere – meno spazio e meno tempo loro consegnato – quando risultasse eccessivo. Se veramente «i genitori desiderano che quanto entra nelle loro case attraverso i media sia nell’interesse dei loro figli», proprio in famiglia occorre riappropriarsi del ruolo attivo di utenti capaci di valutare, attrezzati criticamente. Ancor più, occorre favorire un clima in cui crescere autonomamente nei giudizi e nelle scelte. Nei corsi di preparazione al matrimonio e nella pastorale ordinaria occorre affrontare questo aspetto della vita familiare e le giovani famiglie devono essere aiutate, anche con opportuni sussidi, perché possano darsi «criteri per sane abitudini nel vedere» e trovare un sapiente equilibrio nel governo del mezzo televisivo e degli altri media. 78. UN’ATTENZIONE PRIVILEGIATA ALLE NUOVE GENERAZIONI Tutto ciò vale anche per bambini, ragazzi e giovani, ossia quanti si trovano in condizione di particolare vulnerabilità perché nel vivo dei processi di costruzione della personalità e di socializzazione; un pubblico vasto e frammentato. «Secondo l’età e le circostanze i bambini e i giovani dovrebbero essere avviati alla formazione circa i mezzi di comunicazione sociale, resistendo alla tentazione semplificatoria della passività acritica, a pressioni esercitate dai loro compagni e allo sfruttamento commerciale». I tentativi di autoregolamentazione, certamente lodevoli ma dall’efficacia dubbia, attivati dalle emittenti a salvaguardia dei più indifesi, non esonerano le autorità civili dall’elaborazione di un rigoroso e aggiornato quadro normativo a tutela innanzitutto dei minori. 79. I GIOVANI E LE NUOVE TECNOLOGIE Assieme ai giovani è possibile recuperare positivamente le notevoli risorse mediali del nostro tempo, non ultima la rete internet. «Uno strumento per svolgere un’attività utile e i giovani devono imparare a considerarlo e usarlo come tale. Nel cyberspazio, come in ogni altro luogo del resto, i giovani possono essere chiamati ad andare controcorrente, a esercitare controcultura, perfino a subire persecuzione per il vero e per il buono». È necessario garantire ai più giovani, in presenza di una vorticosa accelerazione dei tempi e di una rovinosa perdita del passato e della memoria, la possibilità di entrare in contatto con le proprie radici, la propria eredità culturale e il senso vivo della tradizione. 80. SCUOLA E MEDIA La scuola non può ignorare il ruolo delle comunicazioni sociali, a cominciare dalla vita degli studenti, che dai media ricevono una mole d’informazioni, con giudizi e pregiudizi, ben superiore a quella che attingono in classe. I media costituiscono una sorta di “scuola parallela”, spesso ben più persuasiva e seducente. Alla scuola, ancora una volta, spetta fornire agli studenti gli strumenti critici che ne facciano utenti liberi e responsabili. È un’alfabetizzazione, un “leggere e scrivere” di genere più raffinato ma non meno fondamentale. In particolare, le associazioni cattoliche degli insegnanti e le scuole cattoliche sono tenute a offrire il loro peculiare contributo per un approccio qualificato alle innovazioni tecnologiche, ricco di approfondimenti antropologici ed etici. Non va dimenticato che il nuovo contesto mediale, proprio per l’incidenza che ha sull’apprendimento e nel vasto campo educativo, interpella il profilo stesso del docente e dell’educatore in genere. 81. NUOVI DINAMISMI NEGLI SCAMBI GENERAZIONALI La scuola è anche il luogo dove la persona diviene a poco a poco autonoma e responsabile. Pur non essendo l’unico, è così importante da richiedere un’attenzione particolare: certo non si educa solo con la scuola, ma nemmeno senza di essa. È suo compito favorire lo sviluppo dell’uomo e della società in tutte le loro dimensioni, attraverso un’attenta opera di comunicazione intellettuale e uno scambio tra generazioni, che permetta di condividere il patrimonio della tradizione e della cultura, compresi linguaggi e messaggi dei media. 82. NEL CONTESTO SOCIALE E POLITICO DEL PAESE L’impegno della comunità ecclesiale nel settore della comunicazione sociale non dimentica il fatto che «la partecipazione pubblica al processo decisionale relativo alla politica delle comunicazioni […] dovrebbe essere una partecipazione organizzata, sistematica e autenticamente rappresentativa, non deviata a favore di gruppi particolari». Rientra quindi nella missione della Chiesa contribuire anche all’individuazione di una sana politica delle comunicazioni sociali. «La possibilità di comunicare in modo nuovo e diffuso è un bene di tutta l’umanità e come tale va promosso e tutelato. Quanto più potenti sono i mezzi di comunicazione, tanto più deve essere forte la coscienza etica di chi in essi opera e ne fruisce. È necessario pertanto che la comunicazione sociale non sia considerata solo in termini economici o di potere, ma resti e si sviluppi nel quadro dei beni di primaria importanza per il futuro dell’umanità». 83. IN DIALOGO CON I RESPONSABILI DEI MEDIA La Chiesa si pone quindi in costante ricerca di dialogo con i responsabili dei media, approfondendo gli aspetti culturali, sociali e politici. «Questo dialogo implica che la Chiesa faccia uno sforzo per comprendere i media – i loro obiettivi, i loro metodi, le loro regole di lavoro, le loro strutture interne e le loro modalità – e che sostenga e incoraggi coloro che vi lavorano». Sarà così possibile elaborare proposte significative per rimuovere gli ostacoli al progresso umano e alla proclamazione del Vangelo. In questo quadro occorre dare attuazione all’esortazione del Santo Padre che invita «i cattolici a partecipare all’elaborazione di un codice deontologico per quanti operano nell’ambito della comunicazione sociale, lasciandosi guidare dai [seguenti] criteri: rispetto della dignità della persona umana, dei suoi diritti, compreso il diritto alla privacy; servizio alla verità, alla giustizia e ai valori umani, culturali e spirituali; stima delle diverse culture evitando che si disperdano nella massa, tutela dei gruppi minoritari e dei più deboli; ricerca del bene comune, al di sopra degli interessi particolari o del predominio di criteri soltanto economici». 84. SAPER VALORIZZARE LE NUOVE TECNOLOGIE Internet può diventare uno straordinario mezzo di comunicazione e di progresso culturale della società. «Caratterizzato da istantaneità e immediatezza, internet è presente in tutto il mondo, è decentrato, interattivo, indefinitivamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti adeguati e una modesta abilità tecnica, può essere presente nel cyberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio ed essere ascoltato». Adeguatamente valorizzato e sapientemente utilizzato, internet può divenire non solo luogo di confronto ma anche di vera e propria elaborazione della cultura cattolica, in riferimento soprattutto alla pace, alla solidarietà e al dialogo. 85. COMUNICAZIONE DELLA FEDE E OPINIONE PUBBLICA L’impegno della Chiesa nel mondo dei media non si esaurisce nel discernimento e nella formazione. Oggi «i media, che danno accesso all’informazione in diretta, sopprimono la distanza di spazio e di tempo, ma soprattutto trasformano la maniera di percepire le cose: la realtà cede il passo a ciò che di essa viene mostrato. Perciò, la ripetizione continua di informazioni scelte diventa un fattore determinante per creare un’opinione considerata pubblica». Dinanzi al loro potere nel modellare l’opinione pubblica, la Chiesa avverte da una parte l’urgenza di dotarsi di propri media, dall’altra la necessità di rafforzare e precisare le modalità di intervento all’interno dei media stessi. I temi riguardanti la fede e le questioni morali necessitano di un procedere logico e argomentativo che richiede tempo e attenzione, condizioni che raramente i media riescono a garantire. Pertanto è necessaria un’estrema cautela nello scrivere, nel rilasciare interviste e anche nell’accettare di partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive. 86. VALORI RELIGIOSI E LEGITTIMAZIONE SOCIALE NEI MEDIA Varcare le soglie dell’arena mediale comporta un riconoscimento sociale sempre maggiore; rinunciarvi significa perdere rilevanza. Temi, problemi e istanze rappresentate vengono percepite dall’opinione pubblica come prioritarie; quelle assenti, al contrario, marginali e insignificanti. Di qui la necessità di invertire una certa spirale del silenzio, talora messa in atto dai media, relativamente all’esperienza di fede della grande tradizione cristiana e agli stessi valori umani fondamentali, come il rispetto della vita, la natura della famiglia fondata sul matrimonio, la solidarietà tra i popoli. A quanti nella Chiesa ricoprono ruoli di rilevanza pubblica o intervengono attraverso i media sono richieste formazione e competenze specifiche, per evitare di offrire messaggi poco chiari o di essere strumentalizzati.
IL PRIMATO DELLA QUESTIONE ETICA 87. LA DIMENSIONE ETICA DELLA COMUNICAZIONE Media sempre più sofisticati ma anche sottoposti a pressioni economiche e politiche. Così la questione etica si fa sempre più attuale e sentita. Non si tratta solo di vincolare i media a regole che tutelino in particolare i soggetti meno garantiti e le categorie più marginali. In agguato sono nuove e pesanti forme di alienazione, che possono condurre alla reificazione dell’uomo, ossia alla riduzione della persona a cosa, a oggetto, a merce. Occorre stabilire regole precise per l’uso degli strumenti e più ancora per definirne le responsabilità sociali. L’etica si erige pertanto a via per l’umanizzazione di processi altrimenti destinati a provocare conseguenze fortemente negative, sul piano personale, relazionale e sociale. 88. LE RESPONSABILITÀ DEGLI OPERATORI Gli operatori dei media possono a volte servirsi del loro potere per personalizzare indebitamente la comunicazione, sostituendosi al messaggio. Tale deriva può determinare una certa dipendenza dell’utente, la cui autonomia di giudizio e di scelta può essere compromessa. «Per questo è dovere di coscienza per tutti i comunicatori […] procurarsi una seria competenza in materia; dovere tanto più grave quanto più grande è l’influenza del comunicatore, per motivo del suo ufficio, sulla qualità della comunicazione». Le buone intenzioni non garantiscono di per sé una buona informazione; le notizie vanno date con competenza professionale, nel rispetto pieno e profondo della verità. Questo accade spesso, soprattutto in riferimento allo stesso fondamentale diritto alla vita, per il quale «la coscienza morale, sia individuale che sociale, è oggi sottoposta, anche per l’influsso invadente di molti strumenti della comunicazione sociale, a un pericolo gravissimo e mortale: quello della confusione tra il bene e il male». 89. LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA E IL BENE COMUNE Una duplice prospettiva deve guidare l’etica della comunicazione: quella relativa alla centralità della persona, intesa sia come soggetto che comunica sia come fruitore; e quella del bene comune. In questo senso «grande e grave è la responsabilità degli operatori dei mass media, chiamati ad adoperarsi perché i messaggi trasmessi con tanta efficacia contribuiscano alla cultura della vita. Devono allora presentare esempi alti e nobili di vita e dare spazio alle testimonianze positive e talvolta eroiche di amore all’uomo; proporre con grande rispetto i valori della sessualità e dell’amore, senza indugiare su ciò che deturpa e svilisce la dignità dell’uomo». Purtroppo in molti casi si registra una tendenza totalmente opposta, con il dilagare della violenza, della volgarità e della pornografia, di continui attentati all’intelligenza e al corpo umano. Segno raccapricciante di una devastante deriva sociale e culturale è la diffusione di materiale pornografico su molti media, in particolare attraverso le nuove tecnologie. In nessun modo l’ambiguo ricorso al rispetto delle libertà individuali può giustificare la sostanziale assenza di coscienza etica e di interventi di tutela e di controllo da parte delle autorità pubbliche. 90. LA VERITÀ COME ORIZZONTE Comunicare in modo onesto significa servire la verità dell’uomo e del suo destino personale e sociale. Non è esagerato affermare che nei processi della comunicazione sociale si gioca oggi il futuro dell’umanità. Di conseguenza, la legittima libertà nelle comunicazioni sociali non potrà mai dissociarsi dal riferimento alla verità. La libertà infatti è per la verità e solo la verità rende liberi (cf Gv 8,32). Ciò comporta il dovere di non tacere e di non deformare i fatti; di non conquistare il consenso o manipolarlo secondo gli interessi propri o dei gruppi di potere economico e politico a cui si risponde; di non piegare i media a fini ideologici; di non far leva su istinti ed emozioni per imporre stili di vita distorti. Così facendo, notizie, persone e modelli di vita si ridurrebbero a prodotti da vendere e a strumenti di potere. 91. LA GIUSTIZIA COME OBIETTIVO PERMANENTE La diffusione e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione sociale sembra via via accorciare la distanza fra uomini e comunità. Ma anche innescare nuovi processi di ingiustizia sociale e culturale. Va nuovamente ribadito che l’unico orizzonte accettabile è quello del bene comune, sicché il possesso, l’accesso e la cultura promossi attraverso i media non possono che ispirarsi al valore umano della giustizia. Non si tratta soltanto di distribuire e rendere accessibili i beni, ma di mettere tutti nelle condizioni di esserne operatori e fruitori consapevoli e liberi. Le tecnologie della comunicazione e dell’informazione, con la formazione al loro uso, sono una delle condizioni per «rompere le barriere e i monopoli che lasciano tanti popoli ai margini dello sviluppo» e possono contribuire ad «assicurare a tutti – individui e nazioni – le condizioni di base, che consentano di partecipare allo sviluppo». 92. LA RESPONSABILITÀ VERSO IL CREATO Né si può prescindere dal rispetto verso il creato. Inaccettabile sarà quindi l’adozione di tecnologie che possano avere effetti negativi sull’ambiente e sulla salute. La coscienza credente è chiamata a vigilare affinché non si verifichi una proliferazione selvaggia di tecnologie che, sfuggendo di mano ai loro ideatori o sfruttate per puro egoismo, trasformino il creato e l’uomo in mere realtà strumentali, dimenticando la loro origine e il loro fine. A tale proposito è necessario che anche nelle case e negli stessi spazi della comunità ecclesiale, i media siano collocati in ambiti coerenti con i princìpi etici cristiani, nella consapevolezza che il creato stesso attende la redenzione e il suo compimento in Cristo. |