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Benedetto XVI - Messaggi per le giornate delle comunicazioni sociali |
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2006 - I media: rete di comunicazione, comunione e cooperazione
Cari
Fratelli e Sorelle,
1. Sulla scia del quarantesimo anniversario della conclusione del
Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, mi è caro ricordare il Decreto
sui Mezzi di Comunicazione Sociale, Inter Mirifica, che ha
riconosciuto soprattutto il potere dei media nell’influenzare
l’intera società umana. La necessità di utilizzare al meglio tale
potenzialità, a vantaggio dell’intera umanità, mi ha spinto, in
questo mio primo messaggio per la Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, a riflettere sul concetto dei media come rete
in grado di facilitare la comunicazione, la comunione e la
cooperazione.
San Paolo, nella sua lettera agli Efesini, descrive accuratamente la
nostra umana vocazione a “partecipare della natura divina” (Dei
Verbum, 21): attraverso Cristo possiamo presentarci al Padre in un
solo Spirito; così non siamo più stranieri e ospiti, ma concittadini
dei santi e familiari di Dio, diventando tempio santo e dimora di
Dio (cfr. Ef. 2,18-22). Questo sublime ritratto di una vita di
comunione coinvolge ogni aspetto della nostra vita come cristiani.
L’invito ad accogliere con autenticità l’autocomunicazione di Dio in
Cristo significa in realtà una chiamata a riconoscere la Sua forza
dinamica dentro di noi, che da noi desidera espandersi agli altri,
affinché questo amore diventi realmente la misura dominante del
mondo (cf. Omelia per la Giornata Mondiale della Gioventù, Colonia,
21 agosto 2005).
2. I progressi tecnologici nel campo dei media hanno vinto il tempo
e lo spazio, permettendo la comunicazione istantanea e diretta tra
le persone, anche quando sono divise da enormi distanze. Questo
sviluppo implica un potenziale enorme per servire il bene comune e
“costituisce un patrimonio da salvaguardare e promuovere” (Il Rapido
Sviluppo, 10). Ma, come sappiamo bene, il nostro mondo è lontano
dall’essere perfetto. Ogni giorno verifichiamo che l’immediatezza
della comunicazione non necessariamente si traduce nella costruzione
di collaborazione e comunione all’interno della società.
Illuminare le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il
proprio pensiero non è mai un impegno neutrale. La comunicazione
autentica esige coraggio e risolutezza. Esige la determinazione di
quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta
informazione e per non adeguarsi a verità parziali o provvisorie.
Esige piuttosto la ricerca e la diffusione di quello che è il senso
e il fondamento ultimo dell’esistenza umana, personale e sociale (cf.
Fides et Ratio, 5). In questo modo i media possono contribuire
costruttivamente alla diffusione di tutto quanto è buono e vero.
3. L’appello ai media di oggi ad essere responsabili, ad essere
protagonisti della verità e promotori della pace che da essa deriva,
comporta grandi sfide. Anche se i diversi strumenti della
comunicazione sociale facilitano lo scambio di informazioni e idee,
contribuendo alla comprensione reciproca tra i diversi gruppi, allo
stesso tempo possono essere contaminati dall’ambiguità. I mezzi
della comunicazione sociale sono una “grande tavola rotonda” per il
dialogo dell’umanità, ma alcune tendenze al loro interno possono
generare una monocultura che offusca il genio creativo, ridimensiona
la sottigliezza del pensiero complesso e svaluta la peculiarità
delle pratiche culturali e l’individualità del credo religioso.
Queste degenerazioni si verificano quando l’industria dei media
diventa fine a se stessa, rivolta unicamente al guadagno, perdendo
di vista il senso di responsabilità nel servizio al bene comune.
Pertanto, occorre sempre garantire un’accurata cronaca degli eventi,
un’esauriente spiegazione degli argomenti di interesse pubblico,
un’onesta presentazione dei diversi punti di vista. La necessità di
sostenere ed incoraggiare la vita matrimoniale e familiare è di
particolare importanza, proprio perché si fa riferimento al
fondamento di ogni cultura e società (cf. Apostolicam Actuositatem,
11). In collaborazione con i genitori, i mezzi della comunicazione
sociale e le industrie dello spettacolo possono essere di sostegno
nella difficile ma altamente soddisfacente vocazione di educare i
bambini, presentando modelli edificanti di vita e di amore umano (cf.
Inter Mirifica, 11). Come ci sentiamo scoraggiati e avviliti tutti
noi quando si verifica il contrario! Il nostro cuore non soffre
soprattutto quando i giovani vengono soggiogati da espressioni di
amore degradanti o false, che ridicolizzano la dignità donata da Dio
a ogni persona umana e minacciano gli interessi della famiglia?
4. Per incoraggiare sia una presenza costruttiva che una percezione
positiva dei media nella società, desidero sottolineare l’importanza
dei tre punti, individuati dal mio venerabile predecessore Papa
Giovanni Paolo II, indispensabili per un servizio finalizzato al
bene comune: formazione, partecipazione e dialogo (cf. Il Rapido
Sviluppo, 11).
La formazione ad un uso responsabile e critico dei media aiuta le
persone a servirsene in maniera intelligente e appropriata.
L’impatto incisivo che i media elettronici in particolare esercitano
nel generare un nuovo vocabolario e immagini, che introducono così
facilmente nella società, non sono da sottovalutare. Proprio perché
i media contemporanei configurano la cultura popolare, essi devono
vincere qualsiasi tentazione di manipolare, soprattutto i giovani,
cercando invece di educare e servire. In tal modo, i media potranno
garantire la realizzazione di una società civile degna della persona
umana, piuttosto che il suo disgregamento.
La partecipazione ai media nasce dalla loro stessa natura, come bene
destinato a tutte le genti. In quanto servizio pubblico, la
comunicazione sociale esige uno spirito di cooperazione e
corresponsabilità, con una scrupolosa attenzione all’uso delle
risorse pubbliche e all’adempimento delle cariche pubbliche (cf.
Etica nelle Comunicazioni Sociali, 20), compreso il ricorso a norme
di regolazione e ad altri provvedimenti o strutture designate a tal
scopo.
Infine, i media devono approfittare e servirsi delle grandi
opportunità che derivano loro dalla promozione del dialogo, dallo
scambio di cultura, dall’espressione di solidarietà e dai vincoli di
pace. In tal modo essi diventano risorse incisive e apprezzate per
costruire una civiltà dell’amore, aspirazione di tutti i popoli.
Sono certo che seri sforzi per promuovere questi tre punti
aiuteranno i media a svilupparsi come rete di comunicazione,
comunione e cooperazione, aiutando uomini, donne e bambini a
diventare più consapevoli della dignità della persona umana, più
responsabili e più aperti agli altri, soprattutto ai membri della
società più bisognosi e più deboli (cf. Redemptor Hominis, 15; Etica
nelle Comunicazioni Sociali, 4).
Concludendo, voglio ricordare le incoraggianti parole di San Paolo:
Cristo è nostra pace. Colui che ha fatto dei due un popolo solo (cf.
Ef. 2,14). Abbattiamo il muro di ostilità che ci divide e costruiamo
la comunione dell’amore, secondo i progetti del Creatore, svelati
attraverso Suo Figlio!
Vaticano, 24 gennaio 2006, Solennità di San Francesco di Sales.
BENEDICTUS PP. XVI
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20 maggio 2007 - I bambini e i mezzi
di comunicazione: una sfida per l'educazione
Cari Fratelli e Sorelle,
1. Il tema della 41ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali,
"I bambini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l'educazione",
ci invita a riflettere su due aspetti che sono di particolare
rilevanza. Uno è la formazione dei bambini. L’altro, forse meno
ovvio ma non meno importante, è la formazione dei media.
Le complesse sfide che l’educazione contemporanea deve affrontare
sono spesso collegate alla diffusa influenza dei media nel nostro
mondo. Come aspetto del fenomeno della globalizzazione e facilitati
dal rapido sviluppo della tecnologia, i media delineano fortemente
l’ambiente culturale (cf. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Il Rapido
Sviluppo, 3). In verità, vi è chi afferma che l’influenza formativa
dei media è in competizione con quella della scuola, della Chiesa e,
forse, addirittura con quella della famiglia. "Per molte persone, la
realtà corrisponde a ciò che i media definiscono come tale"
(Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis Novae,
4).
2. Il rapporto tra bambini, media ed educazione può essere
considerato da due prospettive: la formazione dei bambini da parte
dei media e la formazione dei bambini per rispondere in modo
appropriato ai media. Emerge una specie di reciprocità che punta
alle responsabilità dei media come industria e al bisogno di una
partecipazione attiva e critica da parte dei lettori, degli
spettatori e degli ascoltatori. Dentro questo contesto, l'adeguata
formazione ad un uso corretto dei media è essenziale per lo sviluppo
culturale, morale e spirituale dei bambini.
In che modo questo bene comune deve essere protetto e promosso?
Educare i bambini ad essere selettivi nell’uso dei media è
responsabilità dei genitori, della Chiesa e della scuola. Il ruolo
dei genitori è di primaria importanza. Essi hanno il diritto e il
dovere di garantire un uso prudente dei media, formando la coscienza
dei loro bambini affinché siano in grado di esprimere giudizi validi
e obiettivi che li guideranno nello scegliere o rifiutare i
programmi proposti (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris
consortio, 76). Nel fare questo, i genitori dovrebbero essere
incoraggiati e sostenuti dalla scuola e dalla parrocchia, nella
certezza che questo difficile, sebbene gratificante, aspetto
dell’essere genitori è sostenuto dall’intera comunità.
L’educazione ai media dovrebbe essere positiva. Ponendo i bambini di
fronte a quello che è esteticamente e moralmente eccellente, essi
vengono aiutati a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la
capacità di discernimento. È qui importante riconoscere il valore
fondamentale dell’esempio dei genitori e i vantaggi nell'introdurre
i giovani ai classici della letteratura infantile, alle belle arti e
alla musica nobile. Mentre la letteratura popolare avrà sempre il
proprio posto nella cultura, la tentazione di far sensazione non
dovrebbe essere passivamente accettata nei luoghi di insegnamento.
La bellezza, quasi specchio del divino, ispira e vivifica i cuori e
le menti giovanili, mentre la bruttezza e la volgarità hanno un
impatto deprimente sugli atteggiamenti ed i comportamenti.
Come l’educazione in generale, quella ai media richiede formazione
nell’esercizio della libertà. Si tratta di una responsabilità
impegnativa. Troppo spesso la libertà è presentata come
un’instancabile ricerca del piacere o di nuove esperienze. Questa è
una condanna, non una liberazione! La vera libertà non condannerebbe
mai un individuo - soprattutto un bambino - all’insaziabile ricerca
della novità. Alla luce della verità, l'autentica libertà viene
sperimentata come una risposta definitiva al "sì" di Dio
all’umanità, chiamandoci a scegliere, non indiscriminatamente ma
deliberatamente, tutto quello che è buono, vero e bello. I genitori
sono i guardiani di questa libertà e, dando gradualmente una
maggiore libertà ai loro bambini, li introducono alla profonda gioia
della vita (cf. Discorso al V Incontro Mondiale delle Famiglie,
Valencia, 8 Luglio 2006).
3. Questo desiderio profondamente sentito di genitori ed insegnanti
di educare i bambini nella via della bellezza, della verità e della
bontà può essere sostenuto dall’industria dei media solo nella
misura in cui promuove la dignità fondamentale dell’essere umano, il
vero valore del matrimonio e della vita familiare, le conquiste
positive ed i traguardi dell’umanità. Da qui, la necessità che i
media siano impegnati nell'effettiva formazione e nel rispetto
dell’etica viene visto con particolare interesse ed urgenza non solo
dai genitori, ma anche da coloro che hanno un senso di
responsabilità civica.
Mentre si afferma che molti operatori dei media vogliono fare quello
che è giusto (cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali,
Etica nelle comunicazioni sociali, 4), occorre riconoscere che
quanti lavorano in questo settore si confrontano con "pressioni
psicologiche e dilemmi etici speciali" (Aetatis Novae, 19) che a
volte vedono la competitività commerciale costringere i comunicatori
ad abbassare gli standard. Ogni tendenza a produrre programmi -
compresi film d’animazione e video games - che in nome del
divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti
anti-sociali o volgarizzano la sessualità umana, è perversione,
ancor di più quando questi programmi sono rivolti a bambini e
adolescenti. Come spiegare questo "divertimento" agli innumerevoli
giovani innocenti che sono nella realtà vittime della violenza,
dello sfruttamento e dell’abuso? A tale proposito, tutti dovrebbero
riflettere sul contrasto tra Cristo che "prendendoli fra le braccia
(i bambini) e imponendo loro le mani li benediceva" (Mc 10,16) e
quello che chi scandalizza uno di questi piccoli per lui "è meglio
per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino" (Lc 17,2).
Faccio nuovamente appello ai responsabili dell’industria dei media,
affinché formino ed incoraggino i produttori a salvaguardare il bene
comune, a sostenere la verità, a proteggere la dignità umana
individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della
famiglia.
4. La Chiesa stessa, alla luce del messaggio della salvezza che le è
stato affidato, è anche maestra di umanità e vede con favore
l'opportunità di offrire assistenza ai genitori, agli educatori, ai
comunicatori ed ai giovani. Le parrocchie ed i programmi delle
scuole oggi dovrebbero essere all’avanguardia per quanto riguarda
l’educazione ai media. Soprattutto, la Chiesa vuole condividere una
visione in cui la dignità umana sia il centro di ogni valida
comunicazione. "Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare
all'altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso
donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno" (Deus Caritas
Est, 18).
Dal Vaticano, 24 gennaio 2007, Festa di San Francesco di Sales.
BENEDICTUS PP. XVI
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4 maggio 2008 -
I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e
servizio. Cercare la verità per condividerla
Cari fratelli e sorelle!
1. Il tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali - “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra
protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla” – pone
in luce quanto importante sia il ruolo di questi strumenti nella
vita delle persone e della società. Non c’è infatti ambito
dell’esperienza umana, specialmente se consideriamo il vasto
fenomeno della globalizzazione, in cui i media non siano diventati
parte costitutiva delle relazioni interpersonali e dei processi
sociali, economici, politici e religiosi. In proposito, scrivevo nel
Messaggio per la Giornata della Pace dello scorso 1° gennaio: “I
mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità educative di
cui dispongono, hanno una speciale responsabilità nel promuovere il
rispetto per la famiglia, nell’illustrarne le attese e i diritti,
nel metterne in evidenza la bellezza” (n. 5).
2. Grazie ad una vorticosa evoluzione tecnologica, questi mezzi
hanno acquisito potenzialità straordinarie, ponendo nello stesso
tempo nuovi ed inediti interrogativi e problemi. È innegabile
l’apporto che essi possono dare alla circolazione delle notizie,
alla conoscenza dei fatti e alla diffusione del sapere: hanno
contribuito, ad esempio, in maniera decisiva all’alfabetizzazione e
alla socializzazione, come pure allo sviluppo della democrazia e del
dialogo tra i popoli. Senza il loro apporto sarebbe veramente
difficile favorire e migliorare la comprensione tra le nazioni, dare
respiro universale ai dialoghi di pace, garantire all’uomo il bene
primario dell’informazione, assicurando, nel contempo, la libera
circolazione del pensiero in ordine soprattutto agli ideali di
solidarietà e di giustizia sociale. Sì! I media, nel loro insieme,
non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e
devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e
solidale. Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino
invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate
dagli interessi dominanti del momento. E’ il caso di una
comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di
prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il
pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare
e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o
sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience,
a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità
e alla violenza. Vi è infine la possibilità che, attraverso i media,
vengano proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano
anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli
poveri.
3. L’umanità si trova oggi di fronte a un bivio. Anche per i media
vale quanto ho scritto nell’Enciclica Spe salvi circa l’ambiguità
del progresso, che offre inedite possibilità per il bene, ma apre al
tempo stesso possibilità abissali di male che prima non esistevano
(cfr n. 22). Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che
gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un
protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale
per manipolare le coscienze. Non sarebbe piuttosto doveroso far sì
che restino al servizio della persona e del bene comune e
favoriscano “la formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo
interiore” (ibid.)? La loro straordinaria incidenza nella vita delle
persone e della società è un dato largamente riconosciuto, ma va
posta oggi in evidenza la svolta, direi anzi la vera e propria
mutazione di ruolo, che essi si trovano ad affrontare. Oggi, in modo
sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa
non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al
potere e alla forza di suggestione che possiede. Si costata, ad
esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un
corretto ruolo di informazione, ma per “creare” gli eventi stessi.
Questo pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con
preoccupazione da molti Pastori. Proprio perché si tratta di realtà
che incidono profondamente su tutte le dimensioni della vita umana
(morale, intellettuale, religiosa, relazionale, affettiva,
culturale), ponendo in gioco il bene della persona, occorre ribadire
che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente
praticabile. L’impatto degli strumenti della comunicazione sulla
vita dell’uomo contemporaneo pone pertanto questioni non eludibili,
che attendono scelte e risposte non più rinviabili.
4. Il ruolo che gli strumenti della comunicazione sociale hanno
assunto nella società va ormai considerato parte integrante della
questione antropologica, che emerge come sfida cruciale del terzo
millennio. In maniera non dissimile da quanto accade sul fronte
della vita umana, del matrimonio e della famiglia, e nell’ambito
delle grandi questioni contemporanee concernenti la pace, la
giustizia e la salvaguardia del creato, anche nel settore delle
comunicazioni sociali sono in gioco dimensioni costitutive dell’uomo
e della sua verità. Quando la comunicazione perde gli ancoraggi
etici e sfugge al controllo sociale, finisce per non tenere più in
conto la centralità e la dignità inviolabile dell’uomo, rischiando
di incidere negativamente sulla sua coscienza, sulle sue scelte, e
di condizionare in definitiva la libertà e la vita stessa delle
persone. Ecco perché è indispensabile che le comunicazioni sociali
difendano gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità.
Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria, in questo ambito,
un’“info-etica” così come esiste la bio-etica nel campo della
medicina e della ricerca scientifica legata alla vita.
5. Occorre evitare che i media diventino il megafono del
materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del
nostro tempo. Essi possono e devono invece contribuire a far
conoscere la verità sull’uomo, difendendola davanti a coloro che
tendono a negarla o a distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca
e la presentazione della verità sull’uomo costituiscono la vocazione
più alta della comunicazione sociale. Utilizzare a questo fine tutti
i linguaggi, sempre più belli e raffinati di cui i media dispongono,
è un compito esaltante affidato in primo luogo ai responsabili ed
agli operatori del settore. E’ un compito che tuttavia, in qualche
modo, ci riguarda tutti, perché tutti, nell’epoca della
globalizzazione, siamo fruitori e operatori di comunicazioni
sociali. I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno
modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa
un’occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili,
come ebbe a dire il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, i
lineamenti essenziali e irrinunciabili della verità sulla persona
umana (cfr Lett. ap. Il rapido sviluppo, 10).
6. L’uomo ha sete di verità, è alla ricerca della verità; lo
dimostrano anche l’attenzione e il successo registrati da tanti
prodotti editoriali, programmi o fiction di qualità, in cui la
verità, la bellezza e la grandezza della persona, inclusa la sua
dimensione religiosa, sono riconosciute e ben rappresentate. Gesù ha
detto: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,
32). La verità che ci rende liberi è Cristo, perché solo Lui può
rispondere pienamente alla sete di vita e di amore che è nel cuore
dell’uomo. Chi lo ha incontrato e si appassiona al suo messaggio
sperimenta il desiderio incontenibile di condividere e comunicare
questa verità: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo
udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi – scrive san
Giovanni -, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani
hanno toccato, ossia il Verbo della vita […], noi lo annunziamo
anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra
comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi
scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 1-3).
Invochiamo lo Spirito Santo, perché non manchino comunicatori
coraggiosi e autentici testimoni della verità che, fedeli alla
consegna di Cristo e appassionati del messaggio della fede,
“sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali,
impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come
tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la
ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le
persone e i popoli” (Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno
Parabole mediatiche, 9 novembre 2002).
Con questo auspicio a tutti imparto con affetto la mia Benedizione.
Dal Vaticano, 24 gennaio 2008, Festa di San Francesco di Sales.
BENEDICTUS PP. XVI |
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