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SINODO DEI VESCOVI - Lineamenta  (Ass. Gen. ordinaria 5-26 ott. 2008)

XII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA - LA PAROLA DI DIO NELLA VITA E NELLA MISSIONE DELLA CHIESA

© Copyright 2007 - Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e Libreria Editrice Vaticana. Questo testo può essere riprodotto dalle Conferenze Episcopali oppure con la loro autorizzazione, a condizione che il suo contenuto non sia alterato in nessun modo e che due copie del medesimo siano inviate alla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, 00120 Città del Vaticano.

Indice

Prefazione

Introduzione

Perché un Sinodo sulla Parola di Dio

Domande: Introduzione

Capitolo I

Rivelazione, Parola di Dio, Chiesa

Dio ha l'iniziativa. La divina Rivelazione si manifesta come Parola di Dio
La persona umana ha bisogno di Rivelazione
La Parola di Dio si intreccia con la storia dell'uomo e ne guida il cammino
Gesù Cristo è la Parola di Dio fatta uomo, la pienezza della Rivelazione
La Parola di Dio come una sinfonia
Alla Parola di Dio corrisponde la fede dell'uomo.
La fede si manifesta nell'ascolto
Maria modello di accoglienza della Parola per il credente
La Parola di Dio, affidata alla Chiesa, si trasmette a tutte le generazioni
Tradizione e Scrittura nella Chiesa: un solo sacro deposito della Parola di Dio
La Sacra Scrittura Parola di Dio ispirata
Un compito necessario e delicato: interpretare la Parola di Dio nella Chiesa
Antico e Nuovo Testamento, una sola economia della salvezza

Domande: Capitolo Primo

Capitolo II

La Parola di Dio nella vita della Chiesa

La Chiesa nasce e vive della Parola di Dio
La Parola di Dio sorregge la Chiesa lungo tutta la sua storia
La Parola di Dio permea ed anima, nella potenza dello Spirito Santo, tutta la vita della Chiesa
La Chiesa si alimenta della Parola in vari modi

a - Nella liturgia e nella preghiera
b - Nell'evangelizzazione e nella catechesi
c - Nella esegesi e nella teologia
d - Nella vita del credente

Domande: Capitolo Secondo

Capitolo III

La Parola di Dio nella missione della Chiesa

La missione della Chiesa è proclamare Cristo, la Parola di Dio fatta carne
La Parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo
La Parola di Dio, grazia di comunione tra i cristiani
La Parola di Dio luce per il dialogo interreligioso

a. Con il popolo ebraico
b. Con i popoli di altre religioni

La Parola di Dio fermento delle moderne culture
La Parola di Dio e la storia degli uomini

Domande: Capitolo Terzo

Conclusione

L'ascolto della Parola di Dio come vita del credente

Appendice: Questionario Generale


Prefazione

“La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4, 12).

Tutta la storia della salvezza dimostra che la Parola di Dio è viva. Colui che prende l’iniziativa nel comunicarsi è Dio, sorgente della vita (cf. Lc 20, 38). La sua Parola è rivolta all’uomo, opera delle sue mani (cf. Gb 10, 3), creato proprio per essere capace di risponderGli entrando in comunicazione con il suo Creatore. Pertanto la Parola di Dio accompagna l’uomo dalla creazione fino alla fine del suo pellegrinaggio sulla terra. Essa si è manifestata in varietà di modi raggiungendo il culmine nel mistero dell’Incarnazione quando, per opera dello Spirito Santo, il Verbo, Dio presso Dio, si fece carne (cf. Gv 1, 1. 14). Gesù Cristo, morto e risorto, è “il Vivente” (Ap 1, 18), colui che ha parole di vita eterna (cf. Gv 6, 68).

La Parola di Dio è anche tagliente. Essa illumina la vita dell’uomo, indicandogli il cammino da seguire in particolare per mezzo del Decalogo (cf. Es 20, 1-21), che Gesù ha sintetizzato nel comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo (cf. Mt 22, 37-40). Le Beatitudini (cf. Lc 6, 20-26) poi sono l’ideale della vita cristiana vissuta nell’ascolto della Parola di Dio che scruta i sentimenti dei cuori, inclinandoli verso il bene e purificandoli da ciò che è peccaminoso. Comunicandosi all’uomo peccatore che è però chiamato alla santità, Dio lo esorta a cambiare la cattiva condotta: “Convertitevi dalle vostre vie malvage e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo ogni legge, che io ho imposta ai vostri padri e che ho fatto dire a voi per mezzo dei miei servi, i profeti” (2 Re 17, 13). Anche il Signore Gesù rivolge nel Vangelo l’invito “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3, 2). Per la grazia dello Spirito Santo, la Parola di Dio tocca il cuore del peccatore pentito e lo riporta alla comunione con Dio nella sua Chiesa. La conversione di un peccatore è causa di grande gioia nel cielo (cf. Lc 15, 7). Nel nome del Signore risorto la Chiesa continua la missione di predicare “a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24, 47). Essa stessa, docile alla Parola di Dio, intraprende il cammino di umiltà e di conversione per essere sempre più fedele a Gesù Cristo, suo Sposo e Signore e per annunciare, con più forza ed autenticità, la sua Buona Notizia.

La Parola di Dio è poi efficace. Lo dimostrano le storie personali dei patriarchi e dei profeti come pure del popolo eletto dell’Antica e della Nuova Alleanza. In modo del tutto eccezionale lo testimonia Gesù Cristo, Parola di Dio che incarnandosi “venne da abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14). Egli continua ad annunciare il regno di Dio ed a guarire gli infermi (cf. Lc 9, 2) tramite la sua Chiesa. Essa compie tale opera di salvezza per mezzo della Parola e dei Sacramenti e, in modo particolare, dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, in cui per la grazia dello Spirito Santo le parole della consacrazione diventano efficaci, trasformando il pane nel Corpo e il vino nel Sangue del Signore Gesù (cf. Mt 26, 26-28; Mc 14, 22-23; Lc 22, 19-20). La Parola di Dio è pertanto sorgente della comunione tra l’uomo e Dio e tra gli uomini, amati dal Signore.

Lo stretto nesso tra l’Eucaristia e la Parola di Dio ha pure orientato la scelta del tema della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, rafforzando il desiderio, presente da tempo, di dedicare la riflessione sinodale alla Parola di Dio. Pertanto, dopo il Sinodo dei Vescovi su L’Eucaristia sorgente e culmine della vita e della missione della Chiesa, che ha avuto luogo dal 2 al 23 ottobre 2005, sembrava logico concentrare l’attenzione sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, approfondendo ulteriormente il significato dell’unica mensa del Pane e della Parola. Tale tema riflette il desiderio prioritario delle Chiese particolari, fatto conoscere dai Vescovi, loro Pastori. Infatti, la scelta dell’argomento della prossima assise sinodale è stata fatta in modo collegiale. Secondo la prassi collaudata, il Santo Padre Benedetto XVI aveva incaricato la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi di consultare in merito tutto l’episcopato della Chiesa Cattolica. Dalle risposte pervenute dalle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, dalle Conferenze Episcopali, dai Dicasteri della Curia Romana e dall’Unione dei Superiori Generali è apparso come tema preferito la Parola di Dio, con diversità di sottolineature e notevole varietà di aspetti. L’abbondante materiale è stato analizzato dall’XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi che, in qualche modo, rappresenta l’intera assemblea. Infatti, 12 dei suoi membri sono stati scelti dai confratelli nel corso dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In conformità a quanto prevede l’Ordo Synodi Episcoporum, altri 3 membri del Consiglio sono stati nominati da Sua Santità Benedetto XVI. Il risultato di una feconda discussione in seno al Consiglio Ordinario è stato sintetizzato in una terna di temi che l’Ecc.mo Mons. Segretario Generale ha sottomesso alla decisione del Sommo Pontefice.

Il tema scelto dal Santo Padre, Presidente del Sinodo dei Vescovi, fu reso noto il 6 ottobre 2006. In seguito, il Consiglio Ordinario della Segreteria Generale si è messo al lavoro per preparare i Lineamenta, documento che ha per finalità di presentare brevemente lo stato della questione sull’importante argomento della Parola di Dio, di indicare aspetti positivi nella vita e nella missione della Chiesa, non tacendo neppure alcuni aspetti problematici o perlomeno tali da essere approfonditi per il bene della Chiesa e della sua vita nel mondo. A questo scopo, i Lineamenta si riferiscono abbondantemente alla Costituzione Dogmatica sulla divina rivelazione, la Dei Verbum, e in particolare seguono l’approccio scelto dai padri conciliari, cioè di mettersi in attitudine di religioso ascolto della Parola di Dio, per poi essere in grado di proclamarla con fiducia (cf. DV 1). La rilettura in chiave pastorale della Dei Verbum è accompagnata dai successivi pronunciamenti del Magistero della Chiesa, che ha il compito di interpretare in modo autentico il sacro deposito della fede, racchiuso nella Tradizione e nella Scrittura.

Per facilitare la riflessione e la discussione sul tema a livello di tutta la Chiesa, il Documento è accompagnato da un dettagliato Questionario connesso con gli argomenti trattati nei singoli capitoli. Tutti gli organismi collegiali, sopra nominati, sono pregati di fornire le risposte a tale Questionario entro il mese di novembre del presente anno 2007. Il Consiglio Ordinario, con l’aiuto di alcuni validi esperti, studierà tale documentazione e ne ordinerà i temi in un secondo documento, tradizionalmente denominato Instrumentum Laboris, che sarà adoperato come ordine del giorno della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che avrà luogo, Dio permettendo, dal 5 al 26 ottobre 2008.

Dall’inizio la Chiesa vive della Parola di Dio. In Cristo, Verbo incarnato sotto l’azione dello Spirito Santo, la Chiesa è “come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1). La Parola di Dio è anche il movente inesauribile della missione ecclesiale sia ai vicini sia ai lontani. Obbedendo al mandato del Signore Gesù ed affidandosi alla forza dello Spirito Santo la Chiesa è pertanto in permanente stato di missione (cf. Mt 28, 19).

Seguendo l’esempio della Beata Vergine Maria, umile Serva del Signore, il Sinodo vorrebbe favorire la riscoperta piena di stupore della Parola di Dio che è viva, tagliente ed efficace, nel cuore stesso della Chiesa, nella sua liturgia e nella preghiera, nell’evangelizzazione e nella catechesi, nell’esegesi e nella teologia, nella vita personale e comunitaria, come pure nelle culture degli uomini, purificate ed arricchite dal Vangelo. Lasciandosi risvegliare dalla Parola di Dio, i cristiani saranno in grado di rispondere a chiunque domandi ragione della loro speranza (cf. 1 Pt 3, 15), amando il prossimo non “a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1 Gv 3, 18). Compiendo le buone opere, risplenderà davanti agli uomini la loro luce, riflesso della gloria di Dio, e tutti loderanno il Padre nostro che è nei cieli (cf. Mt 5, 16). La Parola di Dio, pertanto, si irradia su tutta la vita della Chiesa, qualificando anche la sua presenza nella società come lievito di un mondo più giusto e pacifico, privo di ogni tipo di violenza ed aperto alla costruzione di una civiltà dell’amore.

“La parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato” (1 Pt 1, 25). La riflessione sul tema sinodale diventa umile preghiera affinché la riscoperta della Parola di Dio illumini sempre meglio il cammino dell’uomo nella Chiesa e nella società durante il percorso non poche volte tortuoso della storia, mentre fiduciosamente attende “nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pt 3, 13).

Nikola Eterović
Arcivescovo tit. di Sisak
Segretario Generale

Vaticano, 25 marzo 2007


Introduzione

Perché un Sinodo sulla Parola di Dio

Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1 Gv 1, 1-4).

1. “In principio era il Verbo” (Gv 1,1). “La Parola del nostro Dio dura sempre”(Is 40,8). La Parola di Dio apre la storia con la creazione del mondo e dell’uomo: “Dio disse” (Gn 1,3.6 ss.), ne proclama il centro con l’incarnazione del Figlio, Gesù Cristo: “E il Verbo si fece carne” (Gv 1,14), e la conclude con la promessa sicura nell’incontro con Lui in una vita senza fine: “Sì, verrò presto” (Ap 22,20).

È la suprema certezza che Dio stesso, nel suo infinito amore, intende dare all’uomo di ogni tempo, facendone testimone il suo popolo. È questo mistero grande della Parola come supremo dono di Dio che il Sinodo intende adorare, ringraziare, meditare, annunciare alla Chiesa e a tutte le genti.

2. L’uomo contemporaneo mostra in tante maniere di avere un bisogno grande di ascoltare Dio e di parlare con Lui. Oggi fra i cristiani si avverte un appassionato cammino verso la Parola di Dio come sorgente di vita e grazia di incontro dell’uomo con il Signore.

Non sorprende, pertanto, che a tale apertura dell’uomo risponde Dio invisibile che “nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.1 Questa generosa rivelazione di Dio è un evento continuo di grazia.

Riconosciamo in tutto ciò l’azione dello Spirito Santo, che attraverso la Parola intende rinnovare la vita e la missione della Chiesa, chiamandola ad una continua conversione e inviandola a portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini, perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

3. La Parola di Dio ha il suo centro nella persona di Cristo Signore. Del mistero della Parola la Chiesa ha fatto una costante esperienza e riflessione lungo i secoli. “Cosa credete che sia la Scrittura se non la parola di Dio? Certo, sono molte le parole scritte dalla penna dei profeti; ma unico il Verbo di Dio, che sintetizza tutta la Scrittura. Questo Verbo unico, i fedeli lo hanno concepito come seme di Dio loro legittimo sposo e, generandolo con bocca feconda, l’hanno affidato a dei segni – le lettere – per farlo giungere fino a noi”.2

Il Concilio Vaticano II, con la Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, compendia il Magistero solenne della Chiesa sulla Parola di Dio, esponendone la dottrina e indicandone la pratica. Essa, infatti, porta a compimento un lungo cammino di maturazione e di approfondimento, scandito dalle tre Encicliche Providentissimus Deus di Leone XIII, Spiritus Paraclitus di Benedetto XV, Divino Afflante Spiritu di Pio XII;3 cammino incrementato da una esegesi e teologia rinnovata, arricchito dall’esperienza spirituale dei fedeli, ed opportunamente richiamato nel Sinodo dei Vescovi del 19854 e nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Dopo il Concilio, il Magistero della Chiesa universale e locale ha promosso con insistenza l’incontro con la Parola, convinto che questa “recherà alla Chiesa una nuova primavera spirituale”.5

L’Assemblea Sinodale si pone, dunque, dentro il grande respiro della Parola che Dio rivolge al suo popolo, in stretto legame con i precedenti Sinodi dei Vescovi (1965-2006), in quanto richiama il fondamento stesso della fede e mira ad attualizzare nel nostro tempo le grandi testimonianze di incontro con la Parola che troviamo nel mondo biblico (cf. Gs 24; Ne 8; At 2) e lungo la storia della Chiesa.

4. Più specificamente, questo Sinodo, in continuità con il precedente, vuole mettere in luce l’intrinseco nesso tra l’Eucaristia e la Parola di Dio, giacché la Chiesa deve nutrirsi dell’unico “Pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo”.6 questa la motivazione profonda e insieme il fine primario del Sinodo: incontrare compiutamente la Parola di Dio in Gesù Signore, presente nella Scrittura e nell’Eucaristia. Afferma San Girolamo: “La carne del Signore vero cibo e il suo sangue vera bevanda; quello il vero bene che ci riservato nella vita presente, nutrirsi della sua carne e bere il suo sangue, non solo nell’Eucaristia, ma anche nella lettura della Sacra Scrittura. infatti vero cibo e vera bevanda la parola di Dio che si attinge dalla conoscenza delle Scritture”.7

Ma prima di procedere, viene da chiedersi, a distanza di oltre 40 anni dal Vaticano II, quali frutti ha portato il documento conciliare Dei Verbum nelle nostre comunità, qual è stata la sua reale accoglienza. Indubbiamente, intorno alla Parola di Dio, sono stati raggiunti molti risultati positivi nel popolo di Dio, quali il rinnovamento biblico in ambito liturgico, teologico e catechistico, la diffusione e pratica del Libro Sacro tramite l’apostolato biblico e lo slancio di comunità e movimenti ecclesiali, la disponibilità crescente di strumenti e sussidi dell’odierna comunicazione. Ma altri aspetti rimangono ancora aperti e problematici. Gravi appaiono i fenomeni di ignoranza e incertezza sulla stessa dottrina della Rivelazione e della Parola di Dio; resta notevole il distacco di molti cristiani dalla Bibbia e permanente il rischio di un uso non corretto; senza la verità della Parola si fa insidioso il relativismo di pensiero e di vita. Si è fatta urgente la necessità di conoscere integralmente la fede della Chiesa sulla Parola di Dio, di allargare con metodi adatti, l’incontro con la Sacra Scrittura da parte di tutti i cristiani, e insieme di cogliere nuove vie che lo Spirito oggi suggerisce, perché la Parola di Dio, nelle sue varie manifestazioni, sia conosciuta, ascoltata, amata, approfondita e vissuta nella Chiesa, e così diventi Parola di verità e di amore per tutti gli uomini.

5. Lo scopo di questo Sinodo è eminentemente pastorale: approfondendo le ragioni dottrinali e lasciandosi illuminare da esse, si intende estendere e rafforzare la pratica di incontro con la Parola come fonte di vita nei diversi ambiti dell’esperienza, proponendo per questo ai cristiani e ad ogni persona di buona volontà, vie giuste e agevoli per poter ascoltare Dio e parlare con Lui.

Concretamente, il Sinodo si propone, tra i suoi obiettivi, di contribuire a chiarire quegli aspetti fondamentali della verità sulla Rivelazione, quali Parola di Dio, Tradizione, Bibbia, Magistero, che motivano e garantiscono un valido ed efficace cammino di fede; di accendere la stima e l’amore profondo per la Sacra Scrittura, facendo sì che “i fedeli abbiano largo accesso” ad essa;8 di rinnovare l’ascolto della Parola di Dio, nel momento liturgico e catechistico, segnatamente con l’esercizio della Lectio Divina, debitamente adattata alle varie circostanze; di offrire al mondo dei poveri una Parola di consolazione e di speranza.

Questo Sinodo, quindi, vuole dare al popolo di Dio una Parola che sia pane; perciò mira a promuovere un corretto esercizio ermeneutico della Scrittura, bene orientando il necessario processo di evangelizzazione ed inculturazione; intende incoraggiare il dialogo ecumenico, strettamente vincolato all’ascolto della Parola di Dio; vuole favorire il confronto e il dialogo ebraico-cristiano,9 più ampiamente il dialogo interreligioso ed interculturale. Questi ed altri obiettivi il Sinodo intende realizzare, seguendo tre passaggi:

- la Rivelazione, la Parola di Dio, la Chiesa (cap. 1°),
- la Parola di Dio nella vita della Chiesa (cap. 2°),
- la Parola di Dio nella missione della Chiesa (cap. 3°).

Ciò permetterà di unire insieme il momento fondativo e il momento operativo della Parola di Dio nella Chiesa.

Questi Lineamenta non hanno, quindi, l’intento di esprimere tutte le motivazioni e applicazioni di incontro con la Parola di Dio, ma, alla luce del Vaticano II, accennare a quelle essenziali, sottolineando insieme il dato dottrinale e l’esperienza in atto, invitando ad apportare ulteriori e specifici contributi.

Domande

Introduzione

1. Quali ‘segni dei tempi’ nel proprio paese rendono urgente questo Sinodo sulla Parola di Dio? Che cosa si attende da esso?

2. Quale rapporto si può cogliere tra il Sinodo precedente sull’Eucaristia e l’attuale sulla Parola di Dio?

3. Esistono tradizioni di esperienza biblica nella propria Chiesa particolare? Quali sono? Esistono gruppi biblici? Qual è la loro tipologia?

Capitolo I

Rivelazione, Parola di Dio, Chiesa

“Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo” (Eb 1,1-2).

Dio ha l’iniziativa. La divina Rivelazione si manifesta come Parola di Dio

6. “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà”.10 Di fronte al rischio di imprigionare il mistero di Dio in schemi soltanto umani e in un rapporto freddo ed arbitrario, il Concilio Vaticano II, nella Dei Verbum, fa sintesi della fede plurisecolare della Chiesa, proponendo le linee maestre di una corretta riflessione. Dio si manifesta in maniera tanto gratuita, quanto diretta a stabilire un rapporto interpersonale di verità e di amore con l’uomo e il mondo che ha creati. Egli rivela se stesso nella realtà visibile del cosmo e della storia “con eventi e parole intimamente connessi”,11 mostrando così una “economia della rivelazione”, ossia un progetto che mira alla salvezza dell’uomo e con lui di tutta la creazione. Ci viene così rivelata insieme la verità su Dio, uno e trino, e la verità sull’uomo, che Dio ama e vuol rendere felice, verità che attinge il massimo splendore in Gesù Cristo, il quale “è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione”.12

Questo rapporto di gratuita comunicazione, che suppone una profonda comunione, in analogia con la comunicazione umana, viene qualificato da Dio stesso sua Parola, ‘Parola di Dio’. Essa va perciò, sempre radicalmente compresa come un atto personale di Dio uno e trino che ama, perciò parla, e parla all’uomo perché riconosca il suo amore e gli corrisponda.13 Una lettura attenta della Bibbia lo attesta dalla Genesi all’Apocalisse. Quando si legge, e soprattutto si proclama la Parola di Dio, come avviene nella Eucaristia “sacramento per eccellenza”14 e negli altri sacramenti, il Signore stesso ci invita a ‘realizzare’ un evento interpersonale, singolare e profondo, di comunione tra Lui e noi, e tra di noi. La Parola di Dio, infatti, è efficace e compie ciò che afferma (cf Eb 4,12).

La persona umana ha bisogno di Rivelazione

7. L’uomo ha la capacità di conoscere Dio con le risorse che Egli stesso gli ha dato (cf. Rm 1, 20), segnatamente il mondo della creazione (liber naturae). Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, a causa del peccato, tale conoscenza è diventata oscura e incerta e da non pochi negata. Ma Dio non abbandona la sua creatura, ponendo in essa un intimo, anche se non sempre riconosciuto, desiderio di luce, di salvezza e di pace. A tenere vivo tale anelito ha contribuito l’annuncio del Vangelo in tutto il mondo, producendo valori religiosi e culturali. Essi aiutano molti a mettersi oggi alla ricerca del Dio di Gesù Cristo.

Nella stessa vita del popolo di Dio si avverte acuta l’aspirazione - altroché il bisogno - di gustare una fede pura e bella, rimuovendo il velo della ignoranza, della confusione e della diffidenza su Dio e sull’uomo, e così discernere e rafforzare nella verità di Dio le tante conquiste del progresso. Si può perciò parlare di un bisogno profondo e diffuso che, come un’invocazione, apre esistenzialmente alla verità della Rivelazione, operata da Dio stesso a favore dell’umanità, ad ascoltare cioè la sua Parola. Interessarsene costituisce il fondamento degli obiettivi del Sinodo, per le ripercussioni in ambito pastorale, in quanto autentica e incoraggia il processo della nuova evangelizzazione, e insieme permette di cogliere preziose indicazioni per il dialogo ecumenico, interreligioso e culturale.

La Parola di Dio si intreccia con la storia dell’uomo e ne guida il cammino

8.. In alcune culture, l’uomo contemporaneo si sente artefice e quindi padrone della sua storia e trova difficoltà ad accettare che qualcuno si inserisca nel suo mondo senza dialogare con lui e senza dargli le ragioni della sua presenza. Tale attitudine può essere anche nei riguardi di Dio, in forma sovente erronea e comunque dubbiosa. Ma Dio, che non può tacere la verità della sua Parola, rassicura l’uomo che si tratta sempre di una Parola da amico, a suo favore, nel rispetto della sua libertà, ma insieme chiedendogli un ascolto leale su cui meditare. Infatti, la Parola di Dio “deve apparire ad ogni uomo come apertura ai propri problemi, come risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni”.15 Ancora alla luce della Dei Verbum, veniamo a conoscere che, in quanto pronunciata da Dio, la sua Parola, se precede ogni iniziativa e parola umana, per aprire all’uomo insperati orizzonti di verità e di senso come attestano Gn 1; Gv 1,1ss; Eb 1,1; Rm 1,19-20; Gal 4,4; Col 1,15-17. Afferma Gregorio Magno: “Quando la Scrittura si abbassa ad usare le nostre povere parole, per farci salire piano piano come per gradini da quel che vediamo vicino a noi fino alla sua sublimità”.16

Fin dalle origini Dio volle “aprire la via della salvezza soprannaturale”.17 Alla luce della Scrittura ci è dato di apprendere come la sua Parola potente ha iniziato un dialogo vivo, talora drammatico, ma ultimamente vittorioso, con l’umanità fin dai suoi inizi e poi nella storia del suo popolo, Israele, giungendo alla rivelazione suprema nella storia di Gesù Cristo, la sua Parola eterna fatta carne (cf. Gv 1,14). Canta Sant’Efrem: “Contemplavo allora il Verbo Creatore e lo paragonavo alla Roccia, pellegrinante col popolo in mezzo al deserto. Senza raccogliere in sé né accumulare acque, essa versava sul popolo meravigliosi torrenti. Non c’era in essa alcuna acqua ma da essa scaturivano degli oceani; così, dal niente, il Verbo creò le sue opere. Beato chi meriterà di ereditare il tuo Paradiso! Mosè, nel suo Libro, descrive la creazione di tutta la Natura affinché al Creatore la Natura e il Libro rendano testimonianza; la Natura, mediante l’uso, il Libro, mediante la lettura. Sono questi i testimoni che dovunque arrivano. Si trovano in ogni tempo, sono presenti ad ogni ora, dimostrando all’infedele che è ingrato verso il Creatore”.18

Rilevante è l’incidenza pastorale di questa visione della Parola di Dio. Essa intreccia la sua storia con la storia umana, si fa storia umana, per cui la nostra storia di uomini non è quindi composta esclusivamente di pensieri, parole, iniziative umane. Mostra tracce vivaci nella natura e nella cultura, illumina le scienze dell’uomo ad assumere il loro giusto valore, ma da queste è essa stessa aiutata a mettere in luce la propria identità, ed insieme irradiare l’originale umanesimo che le appartiene. In particolare, è una Parola che si è scelta un popolo per condividerne il cammino di libertà e salvezza, mostrando la serietà tenace e paziente di Dio, di essere un Emmanuele (Is 7,14), “Dio con noi” (Is 8,10; cf. Rm 8,31; Ap 21,3). Di qui si spiega come la Parola di Dio, grazie alla testimonianza della Bibbia, abbia trovato eco nei pensieri e nelle espressioni dell’uomo lungo i secoli, a volte in modo contorto e sofferto, come un grido di aiuto, nelle vicende buie della storia, producendo straordinari effetti che si manifestano in maniera affascinante nei santi. Vivendo i carismi particolari quale dono dello Spirito Santo, essi hanno mostrato le potenzialità ingenti e originali della Parola di Dio presa sul serio.

Oggi assume un particolare rilievo aiutare a comprendere la giusta relazione tra Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private, sceverando la pertinenza di queste alla fede genuina.

Gesù Cristo è la Parola di Dio fatta carne, la pienezza della Rivelazione

9. “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1s). I cristiani per lo più avvertono la centralità della persona di Gesù Cristo nella Rivelazione di Dio. Ma non sempre sanno cogliere le ragioni di tale importanza, né capiscono in che senso Gesù è il cuore della Parola di Dio, e quindi, anche nella lettura della Bibbia, faticano a farne una lettura cristiana.

Intanto, sempre alla luce della Dei Verbum, si ricorderà che Dio ha voluto una iniziativa del tutto imprevedibile, eppure avvenuta: “Mandò suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cf. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come uomo agli uomini, ‘parla le parole di Dio’ (Gv 3,34) e porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf. Gv 5,36; 17,4)”.19 Sicché Gesù nella sua vita terrena ed ora celeste assume e realizza tutto il fine, il senso, la storia e il progetto che sta dentro la Parola di Dio perché, come recita Sant’Ireneo: “Cristo ci ha recato ogni novità portandoci se stesso”.20

È pastoralmente importante, alla luce di Gesù Cristo, saper cogliere, per analogia, la valenza plurima che riveste la Parola di Dio nella fede della Chiesa, secondo la testimonianza della Bibbia stessa. Si manifesta, infatti, come Parola eterna in Dio, si irradia nella creazione, assume profilo storico nei profeti, si manifesta nella persona di Gesù, risuona nella voce degli apostoli, ed oggi viene proclamata nella Chiesa. Forma un insieme, la cui chiave interpretativa, per l’ispirazione dello Spirito Santo, è Cristo-Parola. “La Parola di Dio, che era in principio presso Dio, non è, nella sua pienezza, una molteplicità di parole; essa non è molte parole, ma una sola Parola che abbraccia un gran numero di idee di cui ciascuna idea è una parte della Parola nella sua totalità (…). E se il Cristo ci rimanda alle ‘Scritture’, come quelle che gli rendono testimonianza, considera i libri della Scrittura un unico rotolo, perché tutto ciò che è stato scritto di lui è ricapitolato in un solo tutto”.21 Si vede così una continuità nella differenza.

A questa ricchezza della Parola, la Chiesa presta il suo essenziale annuncio. Dalla Parola di Dio la comunità cristiana si sente generata e rinnovata, se la sa comprendere in Gesù Cristo. Ma è anche vero che la Parola di Gesù (che è Gesù) deve essere compresa, come lui stesso diceva, secondo le Scritture (cf. Lc 24,44-49), ossia nella storia del popolo di Dio dell’Antico Testamento, che lo ha atteso come Messia, ed ora nella storia della comunità cristiana, che l’annuncia con la predicazione, lo medita con la Bibbia, ne sperimenta l’amicizia e la guida nella vita. San Bernardo afferma che sul piano dell’Incarnazione della Parola, Cristo è il centro di tutte le Scritture. La parola di Dio, già udibile nell’Antico Testamento, è diventata visibile in Cristo.22

La Parola di Dio come una sinfonia

10. Le indicazioni date in precedenza permettono ora di delineare il senso che alla luce della Rivelazione la Chiesa dà alla Parola di Dio. È come una sinfonia suonata da strumenti molteplici, in quanto Dio comunica la sua Parola in molte forme e in molti modi (cf. Eb 1,1) entro una lunga storia e con diversità di annunciatori, ma dove appare una gerarchia di significati e di funzioni. È corretto parlare di senso analogo della Parola.

a - Alla luce della Rivelazione, la Parola di Dio è il Verbo eterno di Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Padre, fondamento della comunicazione intratrinitaria e ad extra: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,1-3; cf. Col 1,16).

b - Perciò il mondo creatonarra la gloria di Dio” (Sal 19,1), tutto è sua voce (cf. Sir 46,17; Sal 68,34). All’inizio del tempo, con la sua Parola Dio crea il cosmo, ponendo nella creazione il sigillo della sua sapienza, di cui è interprete naturale l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gn 1,26-27; Rm 1,19-20). Dalla Parola, infatti, l’uomo riceve la parola per entrare in dialogo con Dio e con la creazione. Sicché Dio ha reso l’intera creazione e l’uomo in primis, “una testimonianza perenne di Sé”.23

c -Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14): la Parola per eccellenza di Dio, l’ultima e definitiva Parola è Gesù Cristo, la sua persona, la sua missione, la sua storia intimamente unite, secondo il piano del Padre, che culmina nella Pasqua ed ha il suo compimento quando Gesù consegnerà il Regno al Padre (cf. 1Cor 15,24). Egli è il Vangelo di Dio all’uomo (cf. Mc 1,1).

d - In vista della Parola che è il Figlio incarnato, il Padre ha parlato nei tempi antichi ai padri per mezzo dei profeti (cf. Eb 1,1) e in forza dello Spirito gli Apostoli continuano l’annuncio di Gesù e del suo vangelo. Così al servizio dell’unica Parola di Dio, le parole dell’uomo sono assunte come parole di Dio, che risuonano nell’annuncio dei profeti e degli Apostoli.

e - La Sacra Scrittura, fissando per divina ispirazione la Parola di Gesù con le parole dei profeti e degli Apostoli, attesta ciò in maniera autentica, per cui essa contiene la Parola di Dio e, in quanto ispirata è veramente Parola di Dio,24 del tutto orientata alla Parola che è Gesù, perché “le Scritture, proprio esse, mi rendono testimonianza” (Gv 5,39). Per il carisma dell’ispirazione i libri della Sacra Scrittura hanno una forza di appello diretto e concreto che non hanno altri testi o interventi ecclesiastici.

f - Ma la Parola di Dio, non resta bloccata nello scritto. Se, infatti, l’atto della Rivelazione si è concluso con la morte dell’ultimo apostolo,25 la Parola rivelata continua ad essere annunciata ed ascoltata nella storia della Chiesa, che si impegna a proclamarla al mondo per rispondere alle sue attese. Così la Parola continua la sua corsa nella predicazione viva e nelle tante altre forme di servizio di evangelizzazione, per cui la predicazione è Parola di Dio, comunicata dal Dio vivo a persone vive in Gesù Cristo, tramite la Chiesa. Da questo quadro si può comprendere che quando si predica la rivelazione di Dio si compie nella Chiesa un evento che si può chiamare veramente Parola di Dio.

Alla Parola di Dio vanno riconosciute tutte le qualità di una vera comunicazione interpersonale, come, ad es., una funzione informativa in quanto Dio comunica la sua verità, una funzione espressiva, in quanto Dio fa trasparire il suo modo di pensare, di amare, di agire, una funzione appellante, in quanto Dio interpella e chiama all’ascolto e ad un risposta di fede.

Sarà compito dei pastori aiutare i fedeli ad avere questa visione armonica della Parola, evitando forme erronee, o riduttive o ambigue di comprensione mettendo in risalto la sua connessione intrinseca con il mistero di Dio uno e trino e la sua rivelazione, la sua manifestazione nel mondo creato e la sua presenza germinale nella vita e storia dell’uomo, la sua suprema espressione in Gesù Cristo, la sua attestazione infallibile nella Sacra Scrittura, la sua trasmissione nella Tradizione vivente. In relazione al mistero della Parola di Dio, diventata linguaggio umano, si porrà attenzione alla ricerca delle scienze sul linguaggio e la sua comunicazione.

Alla Parola di Dio corrisponde la fede dell’uomo. La fede si manifesta nell’ascolto

11. “A Dio che si rivela dovuta l’obbedienza della fede”.26 A Lui che parlando si dona, l’uomo ascoltando “si abbandona (…) tutto intero liberamente”.27 Ci comporta una risposta piena ad una proposta di totale comunione con Dio e di adesione alla sua volontà, da parte della comunità e di ogni singolo credente.28 Questo atteggiamento di fede comunionale si manifesterà per ogni incontro con la Parola, nella predicazione viva e nella lettura della Bibbia. Non a caso la Dei Verbum propone per l’incontro con il Libro Sacro quanto afferma globalmente per la Parola di Dio: “Dio (...) parla agli uomini come ad amici (...) per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.29 “Nei Libri Sacri, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi”.30 Rivelazione è comunione di amore, dalla Scrittura sovente espressa con il termine di “alleanza” (cf. Gn 9,9; 15,18; Es 24,1-18; Mc 14,24).

Si tocca qui un aspetto di notevole incidenza pastorale: la fede riguarda la Parola di Dio in tutti i suoi segni e linguaggi. È una fede che, in forza dell’azione dello Spirito Santo, riceve dalla Parola una comunicazione di verità, tramite il racconto o la formula dottrinale; una fede che riconosce alla Parola di essere stimolo primario ad una conversione efficace, luce per rispondere alle tante domande della vita del credente, guida ad un retto discernimento sapienziale della realtà, sollecitazione a ‘fare’ la Parola (cf. Lc 8,21), e non solo a leggerla o dirla, e finalmente fonte permanente di consolazione e di speranza. Ne consegue, come solida logica della fede, il compito di riconoscere e assicurare il primato alla Parola di Dio nella propria vita di credenti, ricevendola così come la Chiesa l’annuncia, la comprende, la spiega, la vive.

Maria modello di accoglienza della Parola per il credente

12. Nel cammino di penetrazione del mistero della Parola di Dio, Maria di Nazareth, a partire dall’evento dell’Annunciazione, rimane la maestra e la madre della Chiesa e il modello vivente di ogni incontro personale e comunitario con la Parola, che essa accoglie nella fede, medita, interiorizza e vive (cf. Lc 1,38; 2,19.51; At 17,11). Maria, infatti ascoltava e meditava le Scritture, legandole alle parole di Gesù e agli avvenimenti che veniva scoprendo nella sua storia. Recita Isacco della Stella: “Nelle Scritture divinamente ispirate quel ch’è detto in generale della vergine madre Chiesa, s’intende singolarmente della vergine madre Maria…Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eternità”.31

La Vergine Maria sa guardare attorno a sé e vive le urgenze del quotidiano, consapevole che ciò che riceve come dono dal Figlio è un dono per tutti. Ella insegna a non rimanere estranei spettatori di una Parola di vita, ma a diventare partecipi, lasciandosi condurre dallo Spirito Santo che abita nel credente. Ella ‘magnifica’ il Signore scoprendo nella sua vita la misericordia di Dio, che la rende ‘beata’ perché “ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). Invita, inoltre, ogni credente a far proprie le parole di Gesù: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (Gv 20, 29). Maria è l’immagine del vero orante della Parola, che sa custodire con amore la Parola di Dio, facendone servizio di carità, memoria permanente per conservare accesa la lampada della fede nella quotidianità dell’esistenza. Dice Sant’Ambrogio che ogni cristiano che crede concepisce e genera il Verbo di Dio. Se c’è una sola madre di Cristo secondo la carne; secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti.32

La Parola di Dio, affidata alla Chiesa, si trasmette a tutte le generazioni

13. “Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni”.33 Amico e Padre degli uomini, Dio parla ancora. In certo modo la Rivelazione, che pure è conclusa, continua la sua comunicazione, per cui la Parola di Dio ci è sempre contemporanea ed attuale. Anzi essa può manifestare ancora di più il suo apporto di luce e far aumentare la nostra comprensione. Ciò avviene perché il Padre, donando lo Spirito di Gesù alla Chiesa, affida ad essa il tesoro della rivelazione,34 la rende destinataria prima e testimone privilegiata della Parola amorosa e salvifica di Dio.

Per questa ragione nella Chiesa la Parola non è deposito inerte, ma diventando “regola suprema della sua fede” e potenza di vita, “progredisce con l’assistenza dello Spirito Santo” e “cresce” con la “riflessione e lo studio dei credenti”, l’esperienza personale di vita spirituale e la predicazione dei Vescovi.35 Lo testimoniano, in particolare, gli uomini di Dio, che hanno ‘abitato’ la Parola.36 È evidente che missione certa e primaria della Chiesa è di trasmettere la divina Parola a tutti gli uomini, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, secondo il comando di Gesù (cf. Mt 28,18-20). La storia attesta come ciò sia avvenuto e continui anche ora dopo tanti secoli, tra diversi ostacoli, ma anche con tanta vitalità e fecondità.

Tradizione e Scrittura nella Chiesa: un solo sacro deposito della Parola di Dio

14. A questo proposito è fondamentale ricordare che la Parola di Dio divenuta in Cristo Evangelo o lieta notizia, e come tale, consegnata alla predicazione apostolica, continua la sua corsa tramite due punti di riferimento, riconoscibili, strettamente interconnessi: il flusso vitale della Tradizione vivente manifestata da “tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede”,37 quindi dal culto, dalla dottrina e dalla vita della Chiesa, e la Sacra Scrittura, che di questa Tradizione vivente, per ispirazione dello Spirito Santo, conserva appunto nella immutabilità dello scritto gli elementi costitutivi e originari. “Questa Sacra Tradizione dunque e la Scrittura Sacra dell’uno e dell’altro testamento sono come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com’Egli è (cf. 1Gv 3,2)”.38 Al Magistero della Chiesa, che non è superiore alla Parola di Dio, spetta “di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa”.39

Il Concilio Vaticano II insiste sull’unità di origine e sulle molte connessioni tra Tradizione e Scrittura: la Chiesa le accoglie “con pari sentimento di pietà e riverenza”.40 Un insostituibile compito di servizio è dato dal Magistero in quanto, garantendo con ciò una interpretazione autentica della Parola di Dio, “piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone”.41

Dal punto di vista pastorale, seguendo la dottrina della Chiesa, vanno chiariti concettualmente e tradotti in esperienza di vita i rapporti tra Tradizione e Scrittura, come ad esempio, il fatto che la Tradizione preceda originariamente la Scrittura e ne sia sempre come l’humus vitale che “fa più profondamente comprendere e rende ininterrottamente operanti le stesse Sacre Lettere”.42 Come d’altra parte “si deve riferire per eccellenza alla Sacra Scrittura ciò che è stato detto: ‘la Parola di Dio è viva, efficace’ (Eb 4,12), ‘ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati’ (At 20,32; cf. 1Ts 2,13)”.43 Entrambi sono canali che comunicano la Parola di Dio, la quale quindi ha la sua completezza di senso e di grazia nell’esperienza di entrambi, ‘uno dentro l’altro’, per cui in questa ottica si possono chiamare e sono Parola di Dio.

Diverse sono le conseguenze di rilevante incidenza nel piano pastorale. Non può esistere una ‘sola Scriptura’ a se stante: la Scrittura è legata alla Chiesa, cioè al soggetto che accoglie e comprende sia la Tradizione sia la Scrittura. La Scrittura svolge un ruolo essenziale per accedere alla Parola nella sua genuinità fontale, diventando così criterio per la retta comprensione della Tradizione.

Va poi considerata nei suoi effetti pratici, la distinzione tra Tradizione apostolica costitutiva, tradizione posteriore che interpreta ed attualizza e le altre tradizioni ecclesiastiche; come pure va valutata la portata decisiva del riconoscimento canonico che la Chiesa ha operato a proposito delle Scritture garantendone l’autenticità (73 libri: 46 dell’Antico Testamento, 27 del Nuovo Testamento)44 di fronte alla proliferazione di libri inautentici o apocrifi, di ieri, di oggi, e di sempre.

Rimane, infine, sempre sullo sfondo, il confronto e il dialogo delicato, necessario e appassionato tra Scrittura e Tradizione, con i segni della Parola di Dio nel mondo creato, specialmente con l’uomo e la sua storia.45 Nel solco della Tradizione vivente, e dunque come servizio genuino alla Parola di Dio, va anche considerata la forma del Catechismo, dal primo Simbolo della fede, nucleo di ogni Catechismo, alle diverse esposizioni lungo i secoli, di cui attestazione più recente sono, nella Chiesa universale, il Catechismo della Chiesa Cattolica e, nelle Chiese locali, i rispettivi Catechismi.

La Sacra Scrittura, Parola di Dio ispirata

15.. “La Sacra Scrittura Parola di Dio in quanto scritta per ispirazione dello Spirito di Dio”.46 Essa qualificata con due nomi in particolare: Scrittura (sacra) e Bibbia, titoli che sono significativi, gi di per sé, come il Testo e il Libro per eccellenza, con una diffusione che va oltre i confini della Chiesa.

In linea di principio, per la loro incidenza operativa nella lettura della Bibbia, vanno considerati i punti seguenti: nel quadro teologico di riferimento sopra accennato, la Scrittura e la Tradizione comunicano immutabilmente la Parola di Dio e fanno risuonare “la voce dello Spirito Santo”;47 il significato del carisma dell’ispirazione con cui lo Spirito Santo costituisce i libri biblici come Parola di Dio e li affida alla Chiesa, da accogliere quindi nella obbedienza della fede; l’unità del Canone come criterio di interpretazione della Sacra Scrittura; la verità della Bibbia va capita, anzitutto, come “la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere”;48 il senso e la portata della identità della Bibbia come Parola di Dio in linguaggio umano, per cui l’interpretazione della Bibbia avviene unitariamente, sotto la guida della fede, con criteri filosofici e teologici, alla luce in particolare della Nota della Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa.49

Oggi nel popolo di Dio si avverte sempre più, come già notava Amos, fame e sete della Parola di Dio (cf. Am 8,11-12). È un bisogno vitale da non trascurare, perché è il Signore stesso che lo va provocando. E d’altra parte si nota con tristezza che non dovunque tale bisogno è sentito, perché la Parola di Dio corre poco e non è ancora adeguatamente favorito l’incontro con il Libro Sacro. Aiutare i fedeli a capire cosa è la Bibbia, perché c’è, cosa dona alla fede, come si usa, è esigenza importante cui la Chiesa ha sempre risposto, ed oggi, in particolare, in ben quattro capitoli della Dei Verbum.50 Conoscerli adeguatamente, avvalendosi di altri apporti del Magistero e della ricerca competente, diventa un compito necessario nelle nostre comunità.

Un compito necessario e delicato: interpretare la Parola di Dio nella Chiesa

16. La visione di tanti cristiani che, in comunità o singolarmente, scrutano cos intensamente la Parola di Dio nel Libro Sacro, per la Chiesa una preziosa possibilità per abilitare i fedeli ad una sua corretta comprensione e attualizzazione. Ci oggi vale in certo modo ancora di pi , perché si apre un confronto nuovo tra la Parola di Dio e le scienze dell’uomo, in particolare nell’ambito della ricerca filosofica, scientifica e storica. Si riconosce la ricchezza di verità e valori su Dio, sull’uomo, sulle cose, che proviene da questo contatto tra Parola e cultura, come pure si propone un continuo confronto su problemi inediti. La ragione pertanto interpella la fede e da questa viene coinvolta a collaborare per una verità e vita consone alla rivelazione di Dio e alle attese dell’umanità.51

Ma non mancano anche i rischi dell’interpretazione arbitraria e riduttiva, come è il fondamentalismo: da una parte può manifestare il desiderio di rimanere fedeli al testo, dall’altra misconosce la natura stessa dei testi, incorrendo in gravi errori e generando anche inutili conflitti.52 Altri rischi sono dati dalle letture “ideologiche” o semplicemente umane, senza il supporto della fede (cf. 2Pt 1,19-20; 3,16), fino a forme di contrapposizione e di separazione tra la forma scritta, attestata anzitutto nella Bibbia, la forma viva dell’annuncio e l’esperienza di vita dei credenti. Così pure si fa fatica a riconoscere il compito che spetta al Magistero nel servizio della Parola di Dio, sia quanto alla Bibbia che alla Tradizione. In generale, si nota una scarsa o imprecisa conoscenza delle regole ermeneutiche, corrispondenti alla identità della Parola, composte di criteri umani e rivelati, nel contesto della Tradizione ecclesiale e in ascolto del Magistero.

Alla luce del Vaticano II e del Magistero successivo,53 alcuni aspetti sembrano oggi bisognosi di una attenzione e riflessione specifica, in vista di una adeguata comunicazione pastorale, cioè che la Bibbia, libro di Dio e dell’uomo, va letta unificando correttamente il senso storico-letterale e il senso teologico-spirituale.54 Questo significa che il metodo storico-critico è necessario per una corretta esegesi, convenientemente arricchito con altre forme di approccio.55 Va affrontato il problema interpretativo della Scrittura, ma per giungere al suo senso totale, è necessario avvalersi dei criteri teologici, riproposti dalla Dei Verbum: “contenuto e unità di tutta la Sacra Scrittura, (...) viva Tradizione di tutta la Chiesa, (...) analogia della fede”.56 Oggi si avverte la necessità di una approfondita riflessione teologica e pastorale per formare le comunità ad una intelligenza retta e fruttuosa della Sacra Scrittura come Parola di Dio, compresa nel mistero della croce e risurrezione di Gesù Cristo, vivente nella Chiesa.

“Con altre parole, - afferma il papa Benedetto XVI mi sta molto a cuore che i teologi imparino a leggere e ad amare la Scrittura così come, secondo la Dei Verbum, il Concilio lo ha voluto: che vedano l’unità interiore della Scrittura – una cosa aiutata oggi dall’‘esegesi canonica’ (che senz’altro si trova ancora in un timido stadio iniziale) – e che poi di essa facciano una lettura spirituale, che non è una cosa esterna di carattere edificante, ma invece un immergersi interiormente nella presenza della Parola. Mi sembra un compito molto importante fare qualcosa in questo senso, contribuire affinché accanto, con e nell’esegesi storico-critica sia data veramente un’introduzione alla Scrittura viva come attuale Parola di Dio”.57

In tale prospettiva vanno considerati con cura il contributo del Catechismo della Chiesa Cattolica, le diverse risonanze e tradizioni che la Bibbia suscita nella vita del popolo di Dio e l’apporto delle scienze teologiche ed umane.

Accanto a tutto questo impegno non va dimenticata quella interpretazione della Parola di Dio, che si compie ogni volta che la Chiesa si riunisce per celebrare i divini misteri. Al riguardo la Introduzione al Lezionario, che viene proclamato nell’Eucaristia, ricorda: “Poiché per volontà di Cristo stesso il nuovo popolo di Dio è distinto nella mirabile varietà delle sue membra, così anche diversi sono i compiti e gli uffici che spettano a ciascuno riguardo alla Parola di Dio: ai fedeli spetta l’ascoltarla e il meditarla; l’esporla invece spetta soltanto a coloro che in forza della sacra ordinazione hanno il compito magisteriale, o a coloro ai quali viene affidato l’esercizio di questo ministero. Così nella dottrina, nella vita e nel culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è e tutto ciò che crede, così da tendere incessantemente, nel volgere dei secoli, alla pienezza della verità divina, finché si compia in essa la parola di Dio”.58

Antico e Nuovo Testamento, una sola economia della salvezza

17. Non si può essere del tutto soddisfatti della conoscenza e della pratica che tanti hanno delle Scritture. A motivo anche di difficoltà non risolte, si assiste talvolta ad una certa resistenza di fronte a pagine dell’Antico Testamento che appaiono difficili, esposte all’emarginazione, alla selezione arbitraria, al rifiuto. Secondo la fede della Chiesa, l’Antico Testamento va considerato come parte dell’unica Bibbia dei cristiani, riconoscendone i valori permanenti, il rapporto che collega i due Testamenti.59 Da tutto ci deriva il bisogno di un’urgente formazione alla lettura cristiana dell’Antico Testamento. In questo ci viene in aiuto la prassi liturgica, che sempre proclama l’Antico Testamento come pagina essenziale per una comprensione piena del Nuovo Testamento, come attesta Gesù stesso nell’episodio di Emmaus, in cui il Maestro “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ci che si riferiva a lui” (Lc 24,27). Le letture liturgiche dell’Antico Testamento offrono poi un prezioso itinerario all’incontro organico e articolato con il Testo Sacro. Esso consiste sia nell’uso del salmo responsoriale che invita a pregare e meditare quanto annunciato, sia nell’accostamento tematico tra prima lettura e vangelo nella prospettiva di sintesi del mistero del Cristo. Infatti recita l’antico detto, il Nuovo Testamento nascosto nell’Antico, e l’Antico svelato nel Nuovo Testamento: Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet.60

Afferma Gregorio Magno: “Ciò che l’Antico Testamento ha promesso, il Nuovo Testamento l’ha fatto vedere; ciò che quello annunzia in maniera occulta, questo proclama apertamente come presente. Perciò l’Antico Testamento è profezia del Nuovo Testamento; e il miglior commento dell’Antico Testamento è il Nuovo Testamento”.61

Quanto al Nuovo Testamento, oggi certamente più familiare nella pratica biblica, grazie anche alla ricchezza dei Lezionari e della Liturgia delle Ore, va ricordato il valore centrale dei Vangeli, per questo proclamati in modo completo nei tre anni del ciclo liturgico festivo e ogni anno nei giorni feriali, senza dimenticare però il grande insegnamento di Paolo e degli altri Apostoli.62


 

Domande

Capitolo Primo

1. Conoscenza della Parola di Dio nella storia della salvezza

Tra i fedeli (parrocchie, comunità religiose, movimenti) quale idea si ha di Rivelazione, Parola di Dio, Bibbia, Tradizione, Magistero? Si percepiscono i diversi livelli di senso di Parola di Dio? Gesù Cristo è inteso al centro della Parola di Dio? Quale è la relazione tra Parola di Dio e Bibbia? Quali sono gli aspetti meno compresi? Per quali ragioni?

2. Parola di Dio e Chiesa

In quale misura l’approccio della Parola di Dio incrementa la coscienza viva di appartenere alla Chiesa, Corpo di Cristo, e mobilita alla autentica missione ecclesiale? Come viene compreso il rapporto tra Parola di Dio e Chiesa? Tra Bibbia e Tradizione, viene mantenuto un corretto rapporto nello studio esegetico e teologico, e negli incontri con il Libro Sacro? La catechesi è guidata dalla Parola di Dio? Valorizza bene la Sacra Scrittura? Come viene percepita l’importanza e la responsabilità del Magistero nella proclamazione della Parola di Dio? Vi è un ascolto genuino di fede della Parola di Dio? Quali sono gli aspetti da chiarire e rafforzare?

3. Indicazioni di fede della Chiesa sulla Parola di Dio

Che recezione si è avuta della Dei Verbum? Del Catechismo della Chiesa Cattolica? Quale è il ruolo magisteriale specifico dei Vescovi nell’apostolato della Parola di Dio? Quale è il compito che spetta ai ministri ordinati, presbiteri e diaconi nella proclamazione della Parola (cf. LG 25.28)? Quale relazione va pensata tra Parola di Dio e vita consacrata? Come entra la Parola di Dio nella formazione dei futuri presbiteri? Di quali orientamenti ha bisogno oggi il popolo di Dio a riguardo della Parola di Dio, e questo per i presbiteri, i diaconi, le persone consacrate e i laici?

4. La Bibbia quale Parola di Dio

Per quali ragioni oggi la Bibbia viene desiderata tra i cristiani? Che cosa apporta alla vita di fede? Come viene accolta nel mondo non cristiano? E tra gli uomini di cultura? Si può parlare di un approccio sempre corretto alla Scrittura? Quali sono i difetti più comuni? Come viene compreso il carisma dell’ispirazione e della verità della Scrittura? Si tiene conto del senso spirituale della Scrittura come senso ultimo voluto da Dio? Come viene accolto l’Antico Testamento? Se i Vangeli sono più frequentati, si può dire che la conoscenza e la lettura siano sufficienti? Quali sono le ‘pagine difficili’ della Bibbia oggi maggiormente sentite e a cui far fronte?

5. La fede nella Parola di Dio

Quali sono gli atteggiamenti dei credenti di fronte alla Parola di Dio? Il suo ascolto avviene in una fede intensa e mira a generare la fede? Quali sono le ragioni che portano alla lettura della Bibbia? Si possono indicare dei criteri di discernimento sull’accoglienza credente della Parola ?

6. Maria e la Parola di Dio

Perché Maria è maestra e madre nell’ascolto della Parola di Dio? Come essa l’ha accolta e vissuta? Come Maria può essere modello del cristiano che ascolta, medita e vive la Parola di Dio?


 

Capitolo II

La Parola di Dio nella vita della Chiesa

Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,11).

La Chiesa nasce e vive della Parola di Dio

18.. La Chiesa confessa di essere continuamente chiamata e generata dalla Parola di Dio. Perciò per poterla proclamare con amore e vigore, si mette per prima e costantemente “in religioso ascolto63 di essa, ne sorpresa e intimamente colpita, con fede umile e fiduciosa l’accoglie, imitando Maria, che ascolta e pratica la Parola (cf. Lc 1,38), e che perciò il Signore ha posta a modello della Chiesa.

In questa prospettiva di adesione alla Parola, la comunità cristiana incontra la Sacra Scrittura. “Nei Libri Sacri infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi”.64 La Scrittura sta quindi nel cuore e nelle mani della Chiesa come la “Lettera che Dio ha inviato agli uomini”,65 libro di vita, oggetto di profonda venerazione, analogamente al Corpo stesso di Cristo.66 In essa scopre qual è il piano di Dio su di sé, sul mondo degli uomini e delle cose. Perciò, “insieme con la Sacra Tradizione, la considera come la regola suprema della propria fede”, la proclama con vigore e la incontra come “cibo dell’anima e sorgente di vita spirituale”.67

Dalla Chiesa il cristiano riceve la Bibbia, con la Chiesa la legge e ne condivide lo spirito e gli obiettivi, mirando così allo scopo supremo di ogni incontro con la Parola, come Gesù ci ha insegnato: il compimento della volontà di Dio in una vita di fede, di speranza, di carità nella sequela del Maestro (cf. Lc 8,19-21).

La Parola di Dio sorregge la Chiesa lungo tutta la sua storia

19. un dato costante nella vita del popolo di Dio attingere forza dalla Parola: da quando il profeta parlava al suo popolo, Gesù alla folla e ai discepoli, gli apostoli alla prima comunità, fino ai nostri giorni. Va perciò attentamente studiato come la presenza della Parola, soprattutto nell’attestazione della Bibbia, caratterizzi le diverse epoche nel mondo biblico e nella storia della Chiesa.

Così nel tempo dei Padri, la Scrittura è al centro come sorgente donde attingere teologia, spiritualità, vita pastorale. I Padri sono i maestri insuperabili di quella lettura ‘spirituale’ della Scrittura che, quando è genuina, non è distruzione della ‘lettera’, cioè del sano senso storico, ma è capacità di leggere nello Spirito anche la lettera. Nel Medio Evo la Sacra Pagina costituisce la base della riflessione teologica; per bene incontrar