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Indice
Prefazione
Introduzione
Perché un Sinodo sulla Parola di Dio
Domande:
Introduzione
Capitolo I
Rivelazione, Parola di Dio, Chiesa
Dio ha l'iniziativa. La divina Rivelazione si manifesta come Parola
di Dio
La persona umana ha bisogno di Rivelazione
La Parola di Dio si intreccia con la storia dell'uomo e ne guida il
cammino
Gesù Cristo è la Parola di Dio fatta uomo, la pienezza della
Rivelazione
La Parola di Dio come una sinfonia
Alla Parola di Dio corrisponde la fede dell'uomo.
La fede si manifesta nell'ascolto
Maria modello di accoglienza della Parola per il credente
La Parola di Dio, affidata alla Chiesa, si trasmette a tutte le
generazioni
Tradizione e Scrittura nella Chiesa: un solo sacro deposito della
Parola di Dio
La Sacra Scrittura Parola di Dio ispirata
Un compito necessario e delicato: interpretare la Parola di Dio
nella Chiesa
Antico e Nuovo Testamento, una sola economia della salvezza
Domande:
Capitolo Primo
Capitolo II
La Parola di Dio nella vita della Chiesa
La Chiesa nasce e vive della Parola di Dio
La Parola di Dio sorregge la Chiesa lungo tutta la sua storia
La Parola di Dio permea ed anima, nella potenza dello Spirito Santo,
tutta la vita della Chiesa
La Chiesa si alimenta della Parola in vari modi
a - Nella liturgia e nella preghiera
b - Nell'evangelizzazione e nella catechesi
c - Nella esegesi e nella teologia
d - Nella vita del credente
Domande:
Capitolo Secondo
Capitolo III
La Parola di Dio nella missione della Chiesa
La missione della Chiesa è proclamare Cristo, la Parola di Dio fatta
carne
La Parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo
La Parola di Dio, grazia di comunione tra i cristiani
La Parola di Dio luce per il dialogo interreligioso
a. Con il popolo ebraico
b. Con i popoli di altre religioni
La Parola di Dio fermento delle moderne culture
La Parola di Dio e la storia degli uomini
Domande:
Capitolo Terzo
Conclusione
L'ascolto della Parola di Dio come vita del credente
Appendice: Questionario Generale
Prefazione
“La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a
doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e
dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti
e i pensieri del cuore” (Eb 4, 12).
Tutta la storia della salvezza dimostra che la Parola di Dio è
viva. Colui che prende l’iniziativa nel comunicarsi è Dio,
sorgente della vita (cf. Lc 20, 38). La sua Parola è rivolta
all’uomo, opera delle sue mani (cf. Gb 10, 3), creato proprio
per essere capace di risponderGli entrando in comunicazione con il
suo Creatore. Pertanto la Parola di Dio accompagna l’uomo dalla
creazione fino alla fine del suo pellegrinaggio sulla terra. Essa si
è manifestata in varietà di modi raggiungendo il culmine nel mistero
dell’Incarnazione quando, per opera dello Spirito Santo, il Verbo,
Dio presso Dio, si fece carne (cf. Gv 1, 1. 14). Gesù Cristo,
morto e risorto, è “il Vivente” (Ap 1, 18), colui che
ha parole di vita eterna (cf. Gv 6, 68).
La Parola di Dio è anche tagliente. Essa illumina la vita
dell’uomo, indicandogli il cammino da seguire in particolare per
mezzo del Decalogo (cf. Es 20, 1-21), che Gesù ha
sintetizzato nel comandamento dell’amore verso Dio e verso il
prossimo (cf. Mt 22, 37-40). Le Beatitudini (cf. Lc 6,
20-26) poi sono l’ideale della vita cristiana vissuta nell’ascolto
della Parola di Dio che scruta i sentimenti dei cuori, inclinandoli
verso il bene e purificandoli da ciò che è peccaminoso.
Comunicandosi all’uomo peccatore che è però chiamato alla santità,
Dio lo esorta a cambiare la cattiva condotta: “Convertitevi dalle
vostre vie malvage e osservate i miei comandi e i miei decreti
secondo ogni legge, che io ho imposta ai vostri padri e che ho fatto
dire a voi per mezzo dei miei servi, i profeti” (2 Re 17,
13). Anche il Signore Gesù rivolge nel Vangelo l’invito
“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3,
2). Per la grazia dello Spirito Santo, la Parola di Dio tocca il
cuore del peccatore pentito e lo riporta alla comunione con Dio
nella sua Chiesa. La conversione di un peccatore è causa di grande
gioia nel cielo (cf. Lc 15, 7). Nel nome del Signore risorto
la Chiesa continua la missione di predicare “a tutte le genti la
conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24, 47). Essa
stessa, docile alla Parola di Dio, intraprende il cammino di umiltà
e di conversione per essere sempre più fedele a Gesù Cristo, suo
Sposo e Signore e per annunciare, con più forza ed autenticità, la
sua Buona Notizia.
La Parola di Dio è poi efficace. Lo dimostrano le storie
personali dei patriarchi e dei profeti come pure del popolo eletto
dell’Antica e della Nuova Alleanza. In modo del tutto eccezionale lo
testimonia Gesù Cristo, Parola di Dio che incarnandosi “venne da
abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14). Egli continua ad
annunciare il regno di Dio ed a guarire gli infermi (cf. Lc
9, 2) tramite la sua Chiesa. Essa compie tale opera di salvezza per
mezzo della Parola e dei Sacramenti e, in modo particolare,
dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della
Chiesa, in cui per la grazia dello Spirito Santo le parole della
consacrazione diventano efficaci, trasformando il pane nel Corpo e
il vino nel Sangue del Signore Gesù (cf. Mt 26, 26-28; Mc
14, 22-23; Lc 22, 19-20). La Parola di Dio è pertanto
sorgente della comunione tra l’uomo e Dio e tra gli uomini, amati
dal Signore.
Lo stretto nesso tra l’Eucaristia e la Parola di Dio ha pure
orientato la scelta del tema della prossima Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, rafforzando il desiderio, presente
da tempo, di dedicare la riflessione sinodale alla Parola di Dio.
Pertanto, dopo il Sinodo dei Vescovi su L’Eucaristia sorgente e
culmine della vita e della missione della Chiesa, che ha avuto
luogo dal 2 al 23 ottobre 2005, sembrava logico concentrare
l’attenzione sulla Parola di Dio nella vita e nella missione
della Chiesa, approfondendo ulteriormente il significato
dell’unica mensa del Pane e della Parola. Tale tema riflette il
desiderio prioritario delle Chiese particolari, fatto conoscere dai
Vescovi, loro Pastori. Infatti, la scelta dell’argomento della
prossima assise sinodale è stata fatta in modo collegiale. Secondo
la prassi collaudata, il Santo Padre Benedetto XVI aveva incaricato
la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi di consultare in
merito tutto l’episcopato della Chiesa Cattolica. Dalle risposte
pervenute dalle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, dalle
Conferenze Episcopali, dai Dicasteri della Curia Romana e
dall’Unione dei Superiori Generali è apparso come tema preferito la
Parola di Dio, con diversità di sottolineature e notevole varietà di
aspetti. L’abbondante materiale è stato analizzato dall’XI Consiglio
Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi che, in
qualche modo, rappresenta l’intera assemblea. Infatti, 12 dei suoi
membri sono stati scelti dai confratelli nel corso dell’XI Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In conformità a quanto
prevede l’Ordo Synodi Episcoporum, altri 3 membri del
Consiglio sono stati nominati da Sua Santità Benedetto XVI. Il
risultato di una feconda discussione in seno al Consiglio Ordinario
è stato sintetizzato in una terna di temi che l’Ecc.mo Mons.
Segretario Generale ha sottomesso alla decisione del Sommo
Pontefice.
Il tema scelto dal Santo Padre, Presidente del Sinodo dei Vescovi,
fu reso noto il 6 ottobre 2006. In seguito, il Consiglio Ordinario
della Segreteria Generale si è messo al lavoro per preparare i
Lineamenta, documento che ha per finalità di presentare
brevemente lo stato della questione sull’importante argomento della
Parola di Dio, di indicare aspetti positivi nella vita e nella
missione della Chiesa, non tacendo neppure alcuni aspetti
problematici o perlomeno tali da essere approfonditi per il bene
della Chiesa e della sua vita nel mondo. A questo scopo, i
Lineamenta si riferiscono abbondantemente alla Costituzione
Dogmatica sulla divina rivelazione, la
Dei Verbum,
e in particolare seguono l’approccio scelto dai padri conciliari,
cioè di mettersi in attitudine di religioso ascolto della
Parola di Dio, per poi essere in grado di proclamarla con fiducia
(cf.
DV
1). La rilettura in chiave pastorale della
Dei Verbum
è accompagnata dai successivi pronunciamenti del Magistero della
Chiesa, che ha il compito di interpretare in modo autentico il sacro
deposito della fede, racchiuso nella Tradizione e nella Scrittura.
Per facilitare la riflessione e la discussione sul tema a livello di
tutta la Chiesa, il Documento è accompagnato da un dettagliato
Questionario connesso con gli argomenti trattati nei singoli
capitoli. Tutti gli organismi collegiali, sopra nominati, sono
pregati di fornire le risposte a tale Questionario entro
il mese di novembre del presente anno 2007. Il Consiglio
Ordinario, con l’aiuto di alcuni validi esperti, studierà tale
documentazione e ne ordinerà i temi in un secondo documento,
tradizionalmente denominato Instrumentum Laboris, che sarà
adoperato come ordine del giorno della XII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che avrà luogo, Dio permettendo,
dal 5 al 26 ottobre 2008.
Dall’inizio la Chiesa vive della Parola di Dio. In Cristo, Verbo
incarnato sotto l’azione dello Spirito Santo, la Chiesa è “come
sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e
dell’unità di tutto il genere umano” (LG
1). La Parola di Dio è anche il movente inesauribile della missione
ecclesiale sia ai vicini sia ai lontani. Obbedendo al mandato del
Signore Gesù ed affidandosi alla forza dello Spirito Santo la Chiesa
è pertanto in permanente stato di missione (cf. Mt 28, 19).
Seguendo l’esempio della Beata Vergine Maria, umile Serva del
Signore, il Sinodo vorrebbe favorire la riscoperta piena di stupore
della Parola di Dio che è viva, tagliente ed efficace, nel cuore
stesso della Chiesa, nella sua liturgia e nella preghiera,
nell’evangelizzazione e nella catechesi, nell’esegesi e nella
teologia, nella vita personale e comunitaria, come pure nelle
culture degli uomini, purificate ed arricchite dal Vangelo.
Lasciandosi risvegliare dalla Parola di Dio, i cristiani saranno in
grado di rispondere a chiunque domandi ragione della loro speranza (cf.
1 Pt 3, 15), amando il prossimo non “a parole né con la
lingua, ma coi fatti e nella verità” (1 Gv 3, 18).
Compiendo le buone opere, risplenderà davanti agli uomini la loro
luce, riflesso della gloria di Dio, e tutti loderanno il Padre
nostro che è nei cieli (cf. Mt 5, 16). La Parola di Dio,
pertanto, si irradia su tutta la vita della Chiesa, qualificando
anche la sua presenza nella società come lievito di un mondo più
giusto e pacifico, privo di ogni tipo di violenza ed aperto alla
costruzione di una civiltà dell’amore.
“La parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del
vangelo che vi è stato annunziato”
(1 Pt 1, 25). La riflessione sul tema sinodale diventa umile
preghiera affinché la riscoperta della Parola di Dio illumini sempre
meglio il cammino dell’uomo nella Chiesa e nella società durante il
percorso non poche volte tortuoso della storia, mentre
fiduciosamente attende “nuovi cieli e una terra nuova, nei quali
avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pt 3, 13).
Nikola Eterović
Arcivescovo tit. di Sisak
Segretario Generale
Vaticano, 25 marzo 2007
Introduzione
Perché un Sinodo sulla Parola di Dio
“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che
noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo
contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo
della vita, poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta
e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che
era presso il Padre e si è resa visibile a noi, quello che abbiamo
veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi
siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col
Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra
gioia sia perfetta” (1 Gv 1, 1-4).
1. “In principio era il Verbo” (Gv 1,1). “La Parola
del nostro Dio dura sempre”(Is 40,8). La Parola di Dio
apre la storia con la creazione del mondo e dell’uomo: “Dio disse”
(Gn 1,3.6 ss.), ne proclama il centro con l’incarnazione del
Figlio, Gesù Cristo: “E il Verbo si fece carne” (Gv
1,14), e la conclude con la promessa sicura nell’incontro con Lui in
una vita senza fine: “Sì, verrò presto” (Ap 22,20).
È la suprema certezza che Dio stesso, nel suo infinito amore,
intende dare all’uomo di ogni tempo, facendone testimone il suo
popolo. È questo mistero grande della Parola come supremo dono di
Dio che il Sinodo intende adorare, ringraziare, meditare, annunciare
alla Chiesa e a tutte le genti.
2. L’uomo contemporaneo mostra in tante maniere di avere un bisogno
grande di ascoltare Dio e di parlare con Lui. Oggi fra i cristiani
si avverte un appassionato cammino verso la Parola di Dio come
sorgente di vita e grazia di incontro dell’uomo con il Signore.
Non sorprende, pertanto, che a tale apertura dell’uomo risponde Dio
invisibile che “nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici
e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione
con Sé”.1
Questa generosa rivelazione di Dio è un evento continuo di grazia.
Riconosciamo in tutto ciò l’azione dello Spirito Santo, che
attraverso la Parola intende rinnovare la vita e la missione della
Chiesa, chiamandola ad una continua conversione e inviandola a
portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini, “perché
abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
3. La Parola di Dio ha il suo centro nella persona di Cristo
Signore. Del mistero della Parola la Chiesa ha fatto una costante
esperienza e riflessione lungo i secoli. “Cosa credete che sia
la Scrittura se non la parola di Dio? Certo, sono molte le parole
scritte dalla penna dei profeti; ma unico il Verbo di Dio, che
sintetizza tutta la Scrittura. Questo Verbo unico, i fedeli lo hanno
concepito come seme di Dio loro legittimo sposo e, generandolo con
bocca feconda, l’hanno affidato a dei segni – le lettere – per farlo
giungere fino a noi”.2
Il Concilio Vaticano II, con la Costituzione dogmatica sulla Divina
Rivelazione
Dei Verbum,
compendia il Magistero solenne della Chiesa sulla Parola di Dio,
esponendone la dottrina e indicandone la pratica. Essa,
infatti, porta a compimento un lungo cammino di
maturazione e di approfondimento, scandito dalle tre Encicliche
Providentissimus Deus di Leone XIII, Spiritus Paraclitus
di Benedetto XV,
Divino Afflante Spiritu
di Pio XII;3
cammino incrementato da una esegesi e teologia rinnovata, arricchito
dall’esperienza spirituale dei fedeli, ed opportunamente richiamato
nel Sinodo dei Vescovi del 19854
e nel
Catechismo della Chiesa Cattolica.
Dopo il Concilio, il Magistero della Chiesa universale e locale ha
promosso con insistenza l’incontro con la Parola, convinto che
questa “recherà alla Chiesa una nuova primavera spirituale”.5
L’Assemblea Sinodale si pone, dunque, dentro il grande
respiro della Parola che Dio rivolge al suo popolo, in stretto
legame con i precedenti Sinodi dei Vescovi (1965-2006), in quanto
richiama il fondamento stesso della fede e mira ad attualizzare nel
nostro tempo le grandi testimonianze di incontro con la Parola che
troviamo nel mondo biblico (cf. Gs 24; Ne 8; At
2) e lungo la storia della Chiesa.
4. Più specificamente, questo Sinodo, in continuità con il
precedente, vuole mettere in luce l’intrinseco nesso tra
l’Eucaristia e la Parola di Dio, giacché la Chiesa deve
nutrirsi dell’unico “Pane della vita dalla mensa sia della
Parola di Dio che del Corpo di Cristo”.6
questa la motivazione profonda e insieme il fine primario del
Sinodo: incontrare compiutamente la Parola di Dio in Gesù Signore,
presente nella Scrittura e nell’Eucaristia. Afferma San Girolamo:
“La carne del Signore vero cibo e il suo sangue vera bevanda; quello
il vero bene che ci riservato nella vita presente, nutrirsi della
sua carne e bere il suo sangue, non solo nell’Eucaristia, ma anche
nella lettura della Sacra Scrittura. infatti vero cibo e vera
bevanda la parola di Dio che si attinge dalla conoscenza delle
Scritture”.7
Ma prima di procedere, viene da chiedersi, a distanza di oltre 40
anni dal Vaticano II, quali frutti ha portato il documento
conciliare
Dei Verbum
nelle nostre comunità, qual è stata la sua reale accoglienza.
Indubbiamente, intorno alla Parola di Dio, sono stati raggiunti
molti risultati positivi nel popolo di Dio, quali il
rinnovamento biblico in ambito liturgico, teologico e catechistico,
la diffusione e pratica del Libro Sacro tramite l’apostolato biblico
e lo slancio di comunità e movimenti ecclesiali, la disponibilità
crescente di strumenti e sussidi dell’odierna comunicazione. Ma
altri aspetti rimangono ancora aperti e problematici. Gravi
appaiono i fenomeni di ignoranza e incertezza sulla stessa dottrina
della Rivelazione e della Parola di Dio; resta notevole il distacco
di molti cristiani dalla Bibbia e permanente il rischio di un uso
non corretto; senza la verità della Parola si fa insidioso il
relativismo di pensiero e di vita. Si è fatta urgente la necessità
di conoscere integralmente la fede della Chiesa sulla Parola di Dio,
di allargare con metodi adatti, l’incontro con la Sacra Scrittura da
parte di tutti i cristiani, e insieme di cogliere nuove vie che lo
Spirito oggi suggerisce, perché la Parola di Dio, nelle sue varie
manifestazioni, sia conosciuta, ascoltata, amata, approfondita e
vissuta nella Chiesa, e così diventi Parola di verità e di amore per
tutti gli uomini.
5. Lo scopo di questo Sinodo è eminentemente pastorale:
approfondendo le ragioni dottrinali e lasciandosi illuminare da
esse, si intende estendere e rafforzare la pratica di incontro con
la Parola come fonte di vita nei diversi ambiti dell’esperienza,
proponendo per questo ai cristiani e ad ogni persona di buona
volontà, vie giuste e agevoli per poter ascoltare Dio e parlare con
Lui.
Concretamente,
il Sinodo si propone, tra i suoi obiettivi, di contribuire a
chiarire quegli aspetti fondamentali della verità sulla Rivelazione,
quali Parola di Dio, Tradizione, Bibbia, Magistero, che motivano e
garantiscono un valido ed efficace cammino di fede; di accendere la
stima e l’amore profondo per la Sacra Scrittura, facendo sì che “i
fedeli abbiano largo accesso” ad essa;8
di rinnovare l’ascolto della Parola di Dio, nel momento liturgico e
catechistico, segnatamente con l’esercizio della Lectio Divina,
debitamente adattata alle varie circostanze; di offrire al mondo dei
poveri una Parola di consolazione e di speranza.
Questo Sinodo, quindi, vuole dare al popolo di Dio una Parola che
sia pane; perciò mira a promuovere un corretto esercizio ermeneutico
della Scrittura, bene orientando il necessario processo di
evangelizzazione ed inculturazione; intende incoraggiare il dialogo
ecumenico, strettamente vincolato all’ascolto della Parola di Dio;
vuole favorire il confronto e il dialogo ebraico-cristiano,9
più ampiamente il dialogo interreligioso ed interculturale. Questi
ed altri obiettivi il Sinodo intende realizzare, seguendo tre
passaggi:
- la Rivelazione, la Parola di Dio, la Chiesa (cap. 1°),
- la Parola di Dio nella vita della Chiesa (cap. 2°),
- la Parola di Dio nella missione della Chiesa (cap. 3°).
Ciò permetterà di unire insieme il momento fondativo e il momento
operativo della Parola di Dio nella Chiesa.
Questi Lineamenta non hanno, quindi, l’intento di esprimere
tutte le motivazioni e applicazioni di incontro con la Parola di
Dio, ma, alla luce del Vaticano II, accennare a quelle essenziali,
sottolineando insieme il dato dottrinale e l’esperienza in atto,
invitando ad apportare ulteriori e specifici contributi.
Domande
Introduzione
1. Quali ‘segni dei tempi’ nel proprio paese rendono urgente questo
Sinodo sulla Parola di Dio? Che cosa si attende da esso?
2. Quale rapporto si può cogliere tra il Sinodo precedente
sull’Eucaristia e l’attuale sulla Parola di Dio?
3. Esistono tradizioni di esperienza biblica nella propria Chiesa
particolare? Quali sono? Esistono gruppi biblici? Qual è la loro
tipologia?
Capitolo I
Rivelazione, Parola di Dio, Chiesa
“Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in
diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi
giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito
erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il
mondo” (Eb
1,1-2).
Dio ha l’iniziativa. La divina Rivelazione si manifesta come Parola
di Dio
6. “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e
manifestare il mistero della sua volontà”.10
Di fronte al rischio di imprigionare il mistero di Dio in schemi
soltanto umani e in un rapporto freddo ed arbitrario, il Concilio
Vaticano II, nella
Dei Verbum,
fa sintesi della fede plurisecolare della Chiesa, proponendo le
linee maestre di una corretta riflessione. Dio si manifesta in
maniera tanto gratuita, quanto diretta a stabilire un rapporto
interpersonale di verità e di amore con l’uomo e il mondo che ha
creati. Egli rivela se stesso nella realtà visibile del cosmo e
della storia “con eventi e parole intimamente connessi”,11
mostrando così una “economia della rivelazione”, ossia un progetto
che mira alla salvezza dell’uomo e con lui di tutta la
creazione. Ci viene così rivelata insieme la verità su Dio, uno e
trino, e la verità sull’uomo, che Dio ama e vuol rendere felice,
verità che attinge il massimo splendore in Gesù Cristo, il quale “è
insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione”.12
Questo rapporto di gratuita comunicazione, che suppone una profonda
comunione, in analogia con la comunicazione umana, viene qualificato
da Dio stesso sua Parola, ‘Parola di Dio’. Essa va perciò, sempre
radicalmente compresa come un atto personale di Dio uno e trino che
ama, perciò parla, e parla all’uomo perché riconosca il suo amore e
gli corrisponda.13
Una lettura attenta della Bibbia lo attesta dalla Genesi
all’Apocalisse. Quando si legge, e soprattutto si proclama la Parola
di Dio, come avviene nella Eucaristia “sacramento per eccellenza”14
e negli altri sacramenti, il Signore stesso ci invita a ‘realizzare’
un evento interpersonale, singolare e profondo, di comunione tra Lui
e noi, e tra di noi. La Parola di Dio, infatti, è efficace e compie
ciò che afferma (cf Eb 4,12).
La persona umana ha bisogno di Rivelazione
7. L’uomo ha la capacità di conoscere Dio con le risorse che
Egli stesso gli ha dato (cf. Rm 1, 20), segnatamente il mondo
della creazione (liber naturae). Tuttavia, nelle condizioni
storiche in cui si trova, a causa del peccato, tale conoscenza è
diventata oscura e incerta e da non pochi negata. Ma Dio non
abbandona la sua creatura, ponendo in essa un intimo, anche se non
sempre riconosciuto, desiderio di luce, di salvezza e di
pace. A tenere vivo tale anelito ha contribuito l’annuncio del
Vangelo in tutto il mondo, producendo valori religiosi e culturali.
Essi aiutano molti a mettersi oggi alla ricerca del Dio di Gesù
Cristo.
Nella stessa vita del popolo di Dio si avverte acuta
l’aspirazione - altroché il bisogno - di gustare una fede pura e
bella, rimuovendo il velo della ignoranza, della confusione e della
diffidenza su Dio e sull’uomo, e così discernere e rafforzare nella
verità di Dio le tante conquiste del progresso. Si può perciò
parlare di un bisogno profondo e diffuso che, come un’invocazione,
apre esistenzialmente alla verità della Rivelazione, operata da Dio
stesso a favore dell’umanità, ad ascoltare cioè la sua Parola.
Interessarsene costituisce il fondamento degli obiettivi del Sinodo,
per le ripercussioni in ambito pastorale, in quanto autentica e
incoraggia il processo della nuova evangelizzazione, e insieme
permette di cogliere preziose indicazioni per il dialogo ecumenico,
interreligioso e culturale.
La Parola di Dio si intreccia con la storia dell’uomo e ne guida il
cammino
8.. In alcune culture, l’uomo contemporaneo si sente artefice e
quindi padrone della sua storia e trova difficoltà ad accettare che
qualcuno si inserisca nel suo mondo senza dialogare con lui e senza
dargli le ragioni della sua presenza. Tale attitudine può essere
anche nei riguardi di Dio, in forma sovente erronea e comunque
dubbiosa. Ma Dio, che non può tacere la verità della sua Parola,
rassicura l’uomo che si tratta sempre di una Parola da amico, a suo
favore, nel rispetto della sua libertà, ma insieme chiedendogli un
ascolto leale su cui meditare. Infatti, la Parola di Dio “deve
apparire ad ogni uomo come apertura ai propri problemi, come
risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed
insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni”.15
Ancora alla luce della
Dei Verbum,
veniamo a conoscere che, in quanto pronunciata da Dio, la sua
Parola, se precede ogni iniziativa e parola umana, per aprire
all’uomo insperati orizzonti di verità e di senso come attestano
Gn 1; Gv 1,1ss; Eb 1,1; Rm 1,19-20; Gal
4,4; Col 1,15-17. Afferma Gregorio Magno: “Quando la
Scrittura si abbassa ad usare le nostre povere parole, per farci
salire piano piano come per gradini da quel che vediamo vicino a noi
fino alla sua sublimità”.16
Fin dalle origini Dio volle “aprire la via della salvezza
soprannaturale”.17
Alla luce della Scrittura ci è dato di apprendere come la sua Parola
potente ha iniziato un dialogo vivo, talora drammatico, ma
ultimamente vittorioso, con l’umanità fin dai suoi inizi e poi nella
storia del suo popolo, Israele, giungendo alla rivelazione suprema
nella storia di Gesù Cristo, la sua Parola eterna fatta carne (cf.
Gv 1,14). Canta Sant’Efrem: “Contemplavo allora il Verbo
Creatore e lo paragonavo alla Roccia, pellegrinante col popolo in
mezzo al deserto. Senza raccogliere in sé né accumulare acque, essa
versava sul popolo meravigliosi torrenti. Non c’era in essa alcuna
acqua ma da essa scaturivano degli oceani; così, dal niente, il
Verbo creò le sue opere. Beato chi meriterà di ereditare il tuo
Paradiso! Mosè, nel suo Libro, descrive la creazione di tutta la
Natura affinché al Creatore la Natura e il Libro rendano
testimonianza; la Natura, mediante l’uso, il Libro, mediante la
lettura. Sono questi i testimoni che dovunque arrivano. Si trovano
in ogni tempo, sono presenti ad ogni ora, dimostrando all’infedele
che è ingrato verso il Creatore”.18
Rilevante è l’incidenza pastorale di questa visione della
Parola di Dio. Essa intreccia la sua storia con la storia umana, si
fa storia umana, per cui la nostra storia di uomini non è quindi
composta esclusivamente di pensieri, parole, iniziative umane.
Mostra tracce vivaci nella natura e nella cultura, illumina le
scienze dell’uomo ad assumere il loro giusto valore, ma da queste è
essa stessa aiutata a mettere in luce la propria identità, ed
insieme irradiare l’originale umanesimo che le appartiene. In
particolare, è una Parola che si è scelta un popolo per condividerne
il cammino di libertà e salvezza, mostrando la serietà tenace e
paziente di Dio, di essere un Emmanuele (Is 7,14),
“Dio con noi” (Is 8,10; cf. Rm 8,31; Ap 21,3). Di qui
si spiega come la Parola di Dio, grazie alla testimonianza della
Bibbia, abbia trovato eco nei pensieri e nelle espressioni dell’uomo
lungo i secoli, a volte in modo contorto e sofferto, come un grido
di aiuto, nelle vicende buie della storia, producendo straordinari
effetti che si manifestano in maniera affascinante nei santi.
Vivendo i carismi particolari quale dono dello Spirito Santo, essi
hanno mostrato le potenzialità ingenti e originali della Parola di
Dio presa sul serio.
Oggi assume un particolare rilievo aiutare a comprendere la giusta
relazione tra Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano
e le rivelazioni private, sceverando la pertinenza di queste alla
fede genuina.
Gesù Cristo è la Parola di Dio fatta carne, la pienezza della
Rivelazione
9. “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in
diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi
giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1s).
I cristiani per lo più avvertono la centralità della persona di Gesù
Cristo nella Rivelazione di Dio. Ma non sempre sanno cogliere le
ragioni di tale importanza, né capiscono in che senso Gesù è il
cuore della Parola di Dio, e quindi, anche nella lettura della
Bibbia, faticano a farne una lettura cristiana.
Intanto, sempre alla luce della
Dei Verbum,
si ricorderà che Dio ha voluto una iniziativa del tutto
imprevedibile, eppure avvenuta: “Mandò suo Figlio, cioè il Verbo
eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli
uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cf. Gv
1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come
uomo agli uomini, ‘parla le parole di Dio’ (Gv 3,34) e
porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf.
Gv 5,36; 17,4)”.19
Sicché Gesù nella sua vita terrena ed ora celeste assume e realizza
tutto il fine, il senso, la storia e il progetto che sta dentro la
Parola di Dio perché, come recita Sant’Ireneo: “Cristo ci ha recato
ogni novità portandoci se stesso”.20
È pastoralmente importante, alla luce di Gesù Cristo, saper
cogliere, per analogia, la valenza plurima che riveste la Parola di
Dio nella fede della Chiesa, secondo la testimonianza della Bibbia
stessa. Si manifesta, infatti, come Parola eterna in Dio, si irradia
nella creazione, assume profilo storico nei profeti, si manifesta
nella persona di Gesù, risuona nella voce degli apostoli, ed oggi
viene proclamata nella Chiesa. Forma un insieme, la cui chiave
interpretativa, per l’ispirazione dello Spirito Santo, è
Cristo-Parola. “La Parola di Dio, che era in principio presso Dio,
non è, nella sua pienezza, una molteplicità di parole; essa non è
molte parole, ma una sola Parola che abbraccia un gran numero di
idee di cui ciascuna idea è una parte della Parola nella sua
totalità (…). E se il Cristo ci rimanda alle ‘Scritture’, come
quelle che gli rendono testimonianza, considera i libri della
Scrittura un unico rotolo, perché tutto ciò che è stato scritto di
lui è ricapitolato in un solo tutto”.21
Si vede così una continuità nella differenza.
A questa ricchezza della Parola, la Chiesa presta il suo essenziale
annuncio. Dalla Parola di Dio la comunità cristiana si sente
generata e rinnovata, se la sa comprendere in Gesù Cristo. Ma è
anche vero che la Parola di Gesù (che è Gesù) deve essere compresa,
come lui stesso diceva, secondo le Scritture (cf. Lc
24,44-49), ossia nella storia del popolo di Dio dell’Antico
Testamento, che lo ha atteso come Messia, ed ora nella storia della
comunità cristiana, che l’annuncia con la predicazione, lo medita
con la Bibbia, ne sperimenta l’amicizia e la guida nella vita. San
Bernardo afferma che sul piano dell’Incarnazione della Parola,
Cristo è il centro di tutte le Scritture. La parola di Dio, già
udibile nell’Antico Testamento, è diventata visibile in Cristo.22
La Parola di Dio come una sinfonia
10. Le indicazioni date in precedenza permettono ora di delineare il
senso che alla luce della Rivelazione la Chiesa dà alla Parola di
Dio. È come una sinfonia suonata da strumenti molteplici, in quanto
Dio comunica la sua Parola in molte forme e in molti modi (cf. Eb
1,1) entro una lunga storia e con diversità di annunciatori, ma dove
appare una gerarchia di significati e di funzioni. È corretto
parlare di senso analogo della Parola.
a -
Alla luce della Rivelazione, la Parola di Dio è il Verbo
eterno di Dio, la seconda persona della Santissima
Trinità, il Figlio del Padre, fondamento della comunicazione
intratrinitaria e ad extra: “In principio era il Verbo e
il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio
presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui
niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,1-3;
cf. Col 1,16).
b -
Perciò il mondo creato “narra la gloria di Dio”
(Sal 19,1), tutto è sua voce (cf. Sir 46,17; Sal
68,34). All’inizio del tempo, con la sua Parola Dio crea il cosmo,
ponendo nella creazione il sigillo della sua sapienza, di cui è
interprete naturale l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio
(cf. Gn 1,26-27; Rm 1,19-20). Dalla Parola, infatti,
l’uomo riceve la parola per entrare in dialogo con Dio e con la
creazione. Sicché Dio ha reso l’intera creazione e l’uomo in primis,
“una testimonianza perenne di Sé”.23
c -
“Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14): la Parola per
eccellenza di Dio, l’ultima e definitiva Parola è Gesù Cristo,
la sua persona, la sua missione, la sua storia intimamente unite,
secondo il piano del Padre, che culmina nella Pasqua ed ha il suo
compimento quando Gesù consegnerà il Regno al Padre (cf. 1Cor
15,24). Egli è il Vangelo di Dio all’uomo (cf. Mc 1,1).
d -
In vista della Parola che è il Figlio incarnato, il Padre ha parlato
nei tempi antichi ai padri per mezzo dei profeti (cf. Eb 1,1)
e in forza dello Spirito gli Apostoli continuano l’annuncio di Gesù
e del suo vangelo. Così al servizio dell’unica Parola di Dio, le
parole dell’uomo sono assunte come parole di Dio, che risuonano
nell’annuncio dei profeti e degli Apostoli.
e -
La Sacra Scrittura, fissando per divina ispirazione la Parola di
Gesù con le parole dei profeti e degli Apostoli, attesta ciò in
maniera autentica, per cui essa contiene la Parola di Dio e, in
quanto ispirata è veramente Parola di Dio,24
del tutto orientata alla Parola che è Gesù, perché “le Scritture,
proprio esse, mi rendono testimonianza” (Gv 5,39). Per il
carisma dell’ispirazione i libri della Sacra Scrittura
hanno una forza di appello diretto e concreto che non hanno altri
testi o interventi ecclesiastici.
f -
Ma la Parola di Dio, non resta bloccata nello scritto. Se, infatti,
l’atto della Rivelazione si è concluso con la morte dell’ultimo
apostolo,25
la Parola rivelata continua ad essere annunciata ed ascoltata nella
storia della Chiesa, che si impegna a proclamarla al mondo per
rispondere alle sue attese. Così la Parola continua la sua corsa
nella predicazione viva e nelle tante altre forme di
servizio di evangelizzazione, per cui la predicazione è Parola di
Dio, comunicata dal Dio vivo a persone vive in Gesù Cristo, tramite
la Chiesa. Da questo quadro si può comprendere che quando si predica
la rivelazione di Dio si compie nella Chiesa un evento che si può
chiamare veramente Parola di Dio.
Alla Parola di Dio vanno riconosciute tutte le qualità di una vera
comunicazione interpersonale, come, ad es., una funzione informativa
in quanto Dio comunica la sua verità, una funzione espressiva, in
quanto Dio fa trasparire il suo modo di pensare, di amare, di agire,
una funzione appellante, in quanto Dio interpella e chiama
all’ascolto e ad un risposta di fede.
Sarà compito dei pastori aiutare i fedeli ad avere questa visione
armonica della Parola, evitando forme erronee, o riduttive o ambigue
di comprensione mettendo in risalto la sua connessione intrinseca
con il mistero di Dio uno e trino e la sua rivelazione, la sua
manifestazione nel mondo creato e la sua presenza germinale nella
vita e storia dell’uomo, la sua suprema espressione in Gesù Cristo,
la sua attestazione infallibile nella Sacra Scrittura, la sua
trasmissione nella Tradizione vivente. In relazione al mistero della
Parola di Dio, diventata linguaggio umano, si porrà attenzione alla
ricerca delle scienze sul linguaggio e la sua comunicazione.
Alla Parola di Dio corrisponde la fede dell’uomo. La fede si
manifesta nell’ascolto
11. “A Dio che si rivela dovuta l’obbedienza della fede”.26
A Lui che parlando si dona, l’uomo ascoltando “si abbandona
(…) tutto intero liberamente”.27
Ci comporta una risposta piena ad una proposta di totale comunione
con Dio e di adesione alla sua volontà, da parte della comunità e di
ogni singolo credente.28
Questo atteggiamento di fede comunionale si manifesterà per ogni
incontro con la Parola, nella predicazione viva e nella lettura
della Bibbia. Non a caso la
Dei Verbum
propone per l’incontro con il Libro Sacro quanto afferma globalmente
per la Parola di Dio: “Dio (...) parla agli uomini come ad amici
(...) per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.29
“Nei Libri Sacri, il Padre che è nei cieli viene con molta
amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi”.30
Rivelazione è comunione di amore, dalla Scrittura sovente espressa
con il termine di “alleanza” (cf. Gn 9,9; 15,18; Es
24,1-18; Mc 14,24).
Si tocca qui un aspetto di notevole incidenza pastorale: la
fede riguarda la Parola di Dio in tutti i suoi segni e linguaggi. È
una fede che, in forza dell’azione dello Spirito Santo, riceve dalla
Parola una comunicazione di verità, tramite il racconto o la formula
dottrinale; una fede che riconosce alla Parola di essere stimolo
primario ad una conversione efficace, luce per rispondere alle tante
domande della vita del credente, guida ad un retto discernimento
sapienziale della realtà, sollecitazione a ‘fare’ la Parola (cf.
Lc 8,21), e non solo a leggerla o dirla, e finalmente fonte
permanente di consolazione e di speranza. Ne consegue, come solida
logica della fede, il compito di riconoscere e assicurare il primato
alla Parola di Dio nella propria vita di credenti, ricevendola così
come la Chiesa l’annuncia, la comprende, la spiega, la vive.
Maria modello di accoglienza della Parola per il credente
12. Nel cammino di penetrazione del mistero della Parola di Dio,
Maria di Nazareth, a partire dall’evento dell’Annunciazione, rimane
la maestra e la madre della Chiesa e il modello vivente di ogni
incontro personale e comunitario con la Parola, che essa accoglie
nella fede, medita, interiorizza e vive (cf. Lc 1,38;
2,19.51; At 17,11). Maria, infatti ascoltava e
meditava le Scritture, legandole alle parole di Gesù e agli
avvenimenti che veniva scoprendo nella sua storia. Recita Isacco
della Stella: “Nelle Scritture divinamente ispirate quel ch’è detto
in generale della vergine madre Chiesa, s’intende singolarmente
della vergine madre Maria…Eredità del Signore in modo universale è
la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ogni anima
fedele. Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi,
nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo,
nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eternità”.31
La Vergine Maria sa guardare attorno a sé e vive le urgenze del
quotidiano, consapevole che ciò che riceve come dono dal Figlio è un
dono per tutti. Ella insegna a non rimanere estranei spettatori di
una Parola di vita, ma a diventare partecipi, lasciandosi condurre
dallo Spirito Santo che abita nel credente. Ella ‘magnifica’ il
Signore scoprendo nella sua vita la misericordia di Dio, che la
rende ‘beata’ perché “ha creduto nell’adempimento delle parole
del Signore” (Lc 1,45). Invita, inoltre, ogni credente a
far proprie le parole di Gesù: “Beati quelli che pur non avendo
visto crederanno” (Gv 20, 29). Maria è l’immagine del
vero orante della Parola, che sa custodire con amore la Parola di
Dio, facendone servizio di carità, memoria permanente per conservare
accesa la lampada della fede nella quotidianità dell’esistenza. Dice
Sant’Ambrogio che ogni cristiano che crede concepisce e genera il
Verbo di Dio. Se c’è una sola madre di Cristo secondo la carne;
secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti.32
La Parola di Dio, affidata alla Chiesa, si trasmette a tutte le
generazioni
13. “Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva
rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre
integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni”.33
Amico e Padre degli uomini, Dio parla ancora. In certo modo la
Rivelazione, che pure è conclusa, continua la sua comunicazione, per
cui la Parola di Dio ci è sempre contemporanea ed attuale. Anzi essa
può manifestare ancora di più il suo apporto di luce e far aumentare
la nostra comprensione. Ciò avviene perché il Padre, donando lo
Spirito di Gesù alla Chiesa, affida ad essa il tesoro della
rivelazione,34
la rende destinataria prima e testimone privilegiata della Parola
amorosa e salvifica di Dio.
Per questa ragione nella Chiesa la Parola non è deposito inerte, ma
diventando “regola suprema della sua fede” e potenza di vita,
“progredisce con l’assistenza dello Spirito Santo” e “cresce” con la
“riflessione e lo studio dei credenti”, l’esperienza personale di
vita spirituale e la predicazione dei Vescovi.35
Lo testimoniano, in particolare, gli uomini di Dio, che hanno
‘abitato’ la Parola.36
È evidente che missione certa e primaria della Chiesa è di
trasmettere la divina Parola a tutti gli uomini, in tutti i tempi e
in tutti i luoghi, secondo il comando di Gesù (cf. Mt
28,18-20). La storia attesta come ciò sia avvenuto e continui anche
ora dopo tanti secoli, tra diversi ostacoli, ma anche con tanta
vitalità e fecondità.
Tradizione e Scrittura nella Chiesa: un solo sacro deposito della
Parola di Dio
14. A questo proposito è fondamentale ricordare che la Parola di Dio
divenuta in Cristo Evangelo o lieta notizia, e come tale,
consegnata alla predicazione apostolica, continua la sua corsa
tramite due punti di riferimento, riconoscibili, strettamente
interconnessi: il flusso vitale della Tradizione vivente manifestata
da “tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede”,37
quindi dal culto, dalla dottrina e dalla vita della Chiesa, e la
Sacra Scrittura, che di questa Tradizione vivente, per ispirazione
dello Spirito Santo, conserva appunto nella immutabilità dello
scritto gli elementi costitutivi e originari. “Questa Sacra
Tradizione dunque e la Scrittura Sacra dell’uno e dell’altro
testamento sono come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in
terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo
faccia a faccia, com’Egli è (cf. 1Gv 3,2)”.38
Al Magistero della Chiesa, che non è superiore alla Parola di Dio,
spetta “di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o
trasmessa”.39
Il Concilio Vaticano II insiste sull’unità di origine e sulle molte
connessioni tra Tradizione e Scrittura: la Chiesa le accoglie “con
pari sentimento di pietà e riverenza”.40
Un insostituibile compito di servizio è dato dal Magistero in
quanto, garantendo con ciò una interpretazione autentica della
Parola di Dio, “piamente la ascolta, santamente la custodisce e
fedelmente la espone”.41
Dal punto di vista pastorale, seguendo la dottrina della Chiesa,
vanno chiariti concettualmente e tradotti in esperienza di vita i
rapporti tra Tradizione e Scrittura, come ad esempio, il fatto che
la Tradizione preceda originariamente la Scrittura e ne sia sempre
come l’humus vitale che “fa più profondamente comprendere e
rende ininterrottamente operanti le stesse Sacre Lettere”.42
Come d’altra parte “si deve riferire per eccellenza alla Sacra
Scrittura ciò che è stato detto: ‘la Parola di Dio è viva, efficace’
(Eb 4,12), ‘ha il potere di edificare e di concedere
l’eredità con tutti i santificati’ (At 20,32; cf. 1Ts
2,13)”.43
Entrambi sono canali che comunicano la Parola di Dio, la quale
quindi ha la sua completezza di senso e di grazia nell’esperienza di
entrambi, ‘uno dentro l’altro’, per cui in questa ottica si possono
chiamare e sono Parola di Dio.
Diverse sono le conseguenze di rilevante incidenza nel piano
pastorale. Non può esistere una ‘sola Scriptura’ a se stante:
la Scrittura è legata alla Chiesa, cioè al soggetto che accoglie e
comprende sia la Tradizione sia la Scrittura. La Scrittura svolge un
ruolo essenziale per accedere alla Parola nella sua genuinità
fontale, diventando così criterio per la retta comprensione della
Tradizione.
Va poi considerata nei suoi effetti pratici, la distinzione tra
Tradizione apostolica costitutiva, tradizione posteriore che
interpreta ed attualizza e le altre tradizioni ecclesiastiche; come
pure va valutata la portata decisiva del riconoscimento canonico che
la Chiesa ha operato a proposito delle Scritture garantendone
l’autenticità (73 libri: 46 dell’Antico Testamento, 27 del Nuovo
Testamento)44
di fronte alla proliferazione di libri inautentici o apocrifi, di
ieri, di oggi, e di sempre.
Rimane, infine, sempre sullo sfondo, il confronto e il dialogo
delicato, necessario e appassionato tra Scrittura e Tradizione, con
i segni della Parola di Dio nel mondo creato, specialmente con
l’uomo e la sua storia.45
Nel solco della Tradizione vivente, e dunque come servizio genuino
alla Parola di Dio, va anche considerata la forma del Catechismo,
dal primo Simbolo della fede, nucleo di ogni Catechismo, alle
diverse esposizioni lungo i secoli, di cui attestazione più recente
sono, nella Chiesa universale, il
Catechismo della Chiesa Cattolica
e, nelle Chiese locali, i rispettivi Catechismi.
La Sacra Scrittura, Parola di Dio ispirata
15.. “La Sacra Scrittura Parola di Dio in quanto scritta per
ispirazione dello Spirito di Dio”.46
Essa qualificata con due nomi in particolare: Scrittura (sacra) e
Bibbia, titoli che sono significativi, gi di per sé, come il Testo e
il Libro per eccellenza, con una diffusione che va oltre i confini
della Chiesa.
In linea di principio, per la loro incidenza operativa nella lettura
della Bibbia, vanno considerati i punti seguenti: nel quadro
teologico di riferimento sopra accennato, la Scrittura e la
Tradizione comunicano immutabilmente la Parola di Dio e fanno
risuonare “la voce dello Spirito Santo”;47
il significato del carisma dell’ispirazione con cui lo Spirito Santo
costituisce i libri biblici come Parola di Dio e li affida alla
Chiesa, da accogliere quindi nella obbedienza della fede; l’unità
del Canone come criterio di interpretazione della Sacra Scrittura;
la verità della Bibbia va capita, anzitutto, come “la verità che
Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle Sacre
Lettere”;48
il senso e la portata della identità della Bibbia come Parola di Dio
in linguaggio umano, per cui l’interpretazione della Bibbia avviene
unitariamente, sotto la guida della fede, con criteri filosofici e
teologici, alla luce in particolare della Nota della Pontificia
Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa.49
Oggi nel popolo di Dio si avverte sempre più, come già notava Amos,
fame e sete della Parola di Dio (cf. Am 8,11-12). È un bisogno
vitale da non trascurare, perché è il Signore stesso che lo va
provocando. E d’altra parte si nota con tristezza che non dovunque
tale bisogno è sentito, perché la Parola di Dio corre poco e non è
ancora adeguatamente favorito l’incontro con il Libro Sacro. Aiutare
i fedeli a capire cosa è la Bibbia, perché c’è, cosa dona alla fede,
come si usa, è esigenza importante cui la Chiesa ha sempre risposto,
ed oggi, in particolare, in ben quattro capitoli della
Dei Verbum.50
Conoscerli adeguatamente, avvalendosi di altri apporti del Magistero
e della ricerca competente, diventa un compito necessario nelle
nostre comunità.
Un compito necessario e delicato: interpretare la Parola di Dio
nella Chiesa
16. La visione di tanti cristiani che, in comunità o singolarmente,
scrutano cos intensamente la Parola di Dio nel Libro Sacro, per la
Chiesa una preziosa possibilità per abilitare i fedeli ad una sua
corretta comprensione e attualizzazione. Ci oggi vale in certo modo
ancora di pi , perché si apre un confronto nuovo tra la Parola di
Dio e le scienze dell’uomo, in particolare nell’ambito della ricerca
filosofica, scientifica e storica. Si riconosce la ricchezza di
verità e valori su Dio, sull’uomo, sulle cose, che proviene da
questo contatto tra Parola e cultura, come pure si propone un
continuo confronto su problemi inediti. La ragione pertanto
interpella la fede e da questa viene coinvolta a collaborare per una
verità e vita consone alla rivelazione di Dio e alle attese
dell’umanità.51
Ma non mancano anche i rischi dell’interpretazione arbitraria
e riduttiva, come è il fondamentalismo: da una parte può manifestare
il desiderio di rimanere fedeli al testo, dall’altra misconosce la
natura stessa dei testi, incorrendo in gravi errori e generando
anche inutili conflitti.52
Altri rischi sono dati dalle letture “ideologiche” o semplicemente
umane, senza il supporto della fede (cf. 2Pt 1,19-20; 3,16),
fino a forme di contrapposizione e di separazione tra la forma
scritta, attestata anzitutto nella Bibbia, la forma viva
dell’annuncio e l’esperienza di vita dei credenti. Così pure si fa
fatica a riconoscere il compito che spetta al Magistero nel servizio
della Parola di Dio, sia quanto alla Bibbia che alla Tradizione. In
generale, si nota una scarsa o imprecisa conoscenza delle regole
ermeneutiche, corrispondenti alla identità della Parola, composte di
criteri umani e rivelati, nel contesto della Tradizione ecclesiale e
in ascolto del Magistero.
Alla luce del Vaticano II e del Magistero successivo,53
alcuni aspetti sembrano oggi bisognosi di una attenzione e
riflessione specifica, in vista di una adeguata comunicazione
pastorale, cioè che la Bibbia, libro di Dio e dell’uomo, va letta
unificando correttamente il senso storico-letterale e il senso
teologico-spirituale.54
Questo significa che il metodo storico-critico è necessario per una
corretta esegesi, convenientemente arricchito con altre forme di
approccio.55
Va affrontato il problema interpretativo della Scrittura, ma per
giungere al suo senso totale, è necessario avvalersi dei criteri
teologici, riproposti dalla
Dei Verbum:
“contenuto e unità di tutta la Sacra Scrittura, (...) viva
Tradizione di tutta la Chiesa, (...) analogia della fede”.56
Oggi si avverte la necessità di una approfondita riflessione
teologica e pastorale per formare le comunità ad una intelligenza
retta e fruttuosa della Sacra Scrittura come Parola di Dio, compresa
nel mistero della croce e risurrezione di Gesù Cristo, vivente nella
Chiesa.
“Con altre parole, - afferma il papa Benedetto XVI –
mi sta molto a cuore che i teologi imparino a leggere e ad amare la
Scrittura così come, secondo la
Dei Verbum,
il Concilio lo ha voluto: che vedano l’unità interiore della
Scrittura – una cosa aiutata oggi dall’‘esegesi canonica’ (che
senz’altro si trova ancora in un timido stadio iniziale) – e che poi
di essa facciano una lettura spirituale, che non è una cosa esterna
di carattere edificante, ma invece un immergersi interiormente nella
presenza della Parola. Mi sembra un compito molto importante fare
qualcosa in questo senso, contribuire affinché accanto, con e
nell’esegesi storico-critica sia data veramente un’introduzione alla
Scrittura viva come attuale Parola di Dio”.57
In tale prospettiva vanno considerati con cura il contributo del
Catechismo della Chiesa Cattolica,
le diverse risonanze e tradizioni che la Bibbia suscita nella vita
del popolo di Dio e l’apporto delle scienze teologiche ed umane.
Accanto a tutto questo impegno non va dimenticata quella
interpretazione della Parola di Dio, che si compie ogni volta che la
Chiesa si riunisce per celebrare i divini misteri. Al riguardo la
Introduzione al Lezionario, che viene proclamato
nell’Eucaristia, ricorda: “Poiché per volontà di Cristo stesso il
nuovo popolo di Dio è distinto nella mirabile varietà delle sue
membra, così anche diversi sono i compiti e gli uffici che spettano
a ciascuno riguardo alla Parola di Dio: ai fedeli spetta
l’ascoltarla e il meditarla; l’esporla invece spetta soltanto a
coloro che in forza della sacra ordinazione hanno il compito
magisteriale, o a coloro ai quali viene affidato l’esercizio di
questo ministero. Così nella dottrina, nella vita e nel culto la
Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che
essa stessa è e tutto ciò che crede, così da tendere
incessantemente, nel volgere dei secoli, alla pienezza della verità
divina, finché si compia in essa la parola di Dio”.58
Antico e Nuovo Testamento, una sola economia della salvezza
17. Non si può essere del tutto soddisfatti della conoscenza e della
pratica che tanti hanno delle Scritture. A motivo anche di
difficoltà non risolte, si assiste talvolta ad una certa resistenza
di fronte a pagine dell’Antico Testamento che appaiono difficili,
esposte all’emarginazione, alla selezione arbitraria, al
rifiuto. Secondo la fede della Chiesa, l’Antico Testamento va
considerato come parte dell’unica Bibbia dei cristiani,
riconoscendone i valori permanenti, il rapporto che collega i due
Testamenti.59
Da tutto ci deriva il bisogno di un’urgente formazione alla
lettura cristiana dell’Antico Testamento. In questo ci viene in
aiuto la prassi liturgica, che sempre proclama l’Antico Testamento
come pagina essenziale per una comprensione piena del Nuovo
Testamento, come attesta Gesù stesso nell’episodio di Emmaus, in cui
il Maestro “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro
in tutte le Scritture ci che si riferiva a lui” (Lc
24,27). Le letture liturgiche dell’Antico Testamento offrono poi un
prezioso itinerario all’incontro organico e articolato con il Testo
Sacro. Esso consiste sia nell’uso del salmo responsoriale che invita
a pregare e meditare quanto annunciato, sia nell’accostamento
tematico tra prima lettura e vangelo nella prospettiva di sintesi
del mistero del Cristo. Infatti recita l’antico detto, il Nuovo
Testamento nascosto nell’Antico, e l’Antico svelato nel Nuovo
Testamento: Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet.60
Afferma Gregorio Magno: “Ciò che l’Antico Testamento ha promesso, il
Nuovo Testamento l’ha fatto vedere; ciò che quello annunzia in
maniera occulta, questo proclama apertamente come presente. Perciò
l’Antico Testamento è profezia del Nuovo Testamento; e il miglior
commento dell’Antico Testamento è il Nuovo Testamento”.61
Quanto al Nuovo Testamento, oggi certamente più familiare nella
pratica biblica, grazie anche alla ricchezza dei Lezionari e della
Liturgia delle Ore, va ricordato il valore centrale dei Vangeli, per
questo proclamati in modo completo nei tre anni del ciclo liturgico
festivo e ogni anno nei giorni feriali, senza dimenticare però il
grande insegnamento di Paolo e degli altri Apostoli.62
Domande
Capitolo Primo
1. Conoscenza della Parola di Dio nella storia della salvezza
Tra i fedeli (parrocchie, comunità religiose, movimenti) quale idea
si ha di Rivelazione, Parola di Dio, Bibbia, Tradizione, Magistero?
Si percepiscono i diversi livelli di senso di Parola di Dio? Gesù
Cristo è inteso al centro della Parola di Dio? Quale è la relazione
tra Parola di Dio e Bibbia? Quali sono gli aspetti meno compresi?
Per quali ragioni?
2. Parola di Dio e Chiesa
In quale misura l’approccio della Parola di Dio incrementa la
coscienza viva di appartenere alla Chiesa, Corpo di Cristo, e
mobilita alla autentica missione ecclesiale? Come viene compreso il
rapporto tra Parola di Dio e Chiesa? Tra Bibbia e Tradizione, viene
mantenuto un corretto rapporto nello studio esegetico e teologico, e
negli incontri con il Libro Sacro? La catechesi è guidata dalla
Parola di Dio? Valorizza bene la Sacra Scrittura? Come viene
percepita l’importanza e la responsabilità del Magistero nella
proclamazione della Parola di Dio? Vi è un ascolto genuino di fede
della Parola di Dio? Quali sono gli aspetti da chiarire e
rafforzare?
3. Indicazioni di fede della Chiesa sulla Parola di Dio
Che recezione si è avuta della
Dei Verbum?
Del
Catechismo della Chiesa Cattolica?
Quale è il ruolo magisteriale specifico dei Vescovi nell’apostolato
della Parola di Dio? Quale è il compito che spetta ai ministri
ordinati, presbiteri e diaconi nella proclamazione della Parola (cf.
LG 25.28)? Quale relazione va pensata tra Parola di Dio e
vita consacrata? Come entra la Parola di Dio nella formazione dei
futuri presbiteri? Di quali orientamenti ha bisogno oggi il popolo
di Dio a riguardo della Parola di Dio, e questo per i presbiteri, i
diaconi, le persone consacrate e i laici?
4. La Bibbia quale Parola di Dio
Per quali ragioni oggi la Bibbia viene desiderata tra i cristiani?
Che cosa apporta alla vita di fede? Come viene accolta nel mondo non
cristiano? E tra gli uomini di cultura? Si può parlare di un
approccio sempre corretto alla Scrittura? Quali sono i difetti più
comuni? Come viene compreso il carisma dell’ispirazione e della
verità della Scrittura? Si tiene conto del senso spirituale della
Scrittura come senso ultimo voluto da Dio? Come viene accolto
l’Antico Testamento? Se i Vangeli sono più frequentati, si può dire
che la conoscenza e la lettura siano sufficienti? Quali sono le
‘pagine difficili’ della Bibbia oggi maggiormente sentite e a cui
far fronte?
5. La fede nella Parola di Dio
Quali sono gli atteggiamenti dei credenti di fronte alla Parola di
Dio? Il suo ascolto avviene in una fede intensa e mira a generare la
fede? Quali sono le ragioni che portano alla lettura della Bibbia?
Si possono indicare dei criteri di discernimento sull’accoglienza
credente della Parola ?
6. Maria e la Parola di Dio
Perché Maria è maestra e madre nell’ascolto della Parola di Dio?
Come essa l’ha accolta e vissuta? Come Maria può essere modello del
cristiano che ascolta, medita e vive la Parola di Dio?
Capitolo II
La Parola di Dio nella vita della Chiesa
“Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a
me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver
compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,11).
La Chiesa nasce e vive della Parola di Dio
18.. La Chiesa confessa di essere continuamente chiamata e generata
dalla Parola di Dio. Perciò per poterla proclamare con amore e
vigore, si mette per prima e costantemente “in religioso ascolto”63
di essa, ne sorpresa e intimamente colpita, con fede umile e
fiduciosa l’accoglie, imitando Maria, che ascolta e pratica
la Parola (cf. Lc 1,38), e che perciò il Signore ha posta a
modello della Chiesa.
In questa prospettiva di adesione alla Parola, la comunità cristiana
incontra la Sacra Scrittura. “Nei Libri Sacri infatti, il Padre che
è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e
discorre con essi”.64
La Scrittura sta quindi nel cuore e nelle mani della Chiesa come la
“Lettera che Dio ha inviato agli uomini”,65
libro di vita, oggetto di profonda venerazione, analogamente al
Corpo stesso di Cristo.66
In essa scopre qual è il piano di Dio su di sé, sul mondo degli
uomini e delle cose. Perciò, “insieme con la Sacra Tradizione, la
considera come la regola suprema della propria fede”, la proclama
con vigore e la incontra come “cibo dell’anima e sorgente di vita
spirituale”.67
Dalla Chiesa il cristiano riceve la Bibbia, con la Chiesa la legge e
ne condivide lo spirito e gli obiettivi, mirando così allo scopo
supremo di ogni incontro con la Parola, come Gesù ci ha insegnato:
il compimento della volontà di Dio in una vita di fede, di speranza,
di carità nella sequela del Maestro (cf. Lc 8,19-21).
La Parola di Dio sorregge la Chiesa lungo tutta la sua storia
19. un dato costante nella vita del popolo di Dio attingere forza
dalla Parola: da quando il profeta parlava al suo popolo, Gesù alla
folla e ai discepoli, gli apostoli alla prima comunità, fino ai
nostri giorni. Va perciò attentamente studiato come la presenza
della Parola, soprattutto nell’attestazione della Bibbia,
caratterizzi le diverse epoche nel mondo biblico e nella storia
della Chiesa.
Così nel tempo dei Padri, la Scrittura è al centro come sorgente
donde attingere teologia, spiritualità, vita pastorale. I Padri sono
i maestri insuperabili di quella lettura ‘spirituale’ della
Scrittura che, quando è genuina, non è distruzione della ‘lettera’,
cioè del sano senso storico, ma è capacità di leggere nello Spirito
anche la lettera. Nel Medio Evo la Sacra Pagina costituisce la base
della riflessione teologica; per bene incontrar |