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INTERVENTO CONCLUSIVO DEL CARD. RENATO RAFFAELE MARTINO - Palazzo
San Calisto Sabato, 13 ottobre 2007
Carissimi amici,
1) Siamo giunti alle battute conclusive del nostro II Corso
Internazionale di Formazione dei Cappellani Militari Cattolici al
Diritto Umanitario, dedicato al tema: "Dignità umana e diritto
umanitario: il ruolo delle religioni". Sono state due giornate di
studio intenso e di lavoro appassionante che ci hanno consentito, da
una parte di affermare il valore del diritto umanitario e,
dall'altra, di individuare tutta una serie di sfide che abbiamo di
fronte, dovute ai mutati scenari politici, economici e culturali del
nostro tempo, per far fronte alle nuove questioni connesse con la
guerra e la pace. Ci siamo inoltrati in queste strade nuove e ancora
poco conosciute con speranza e con la volontà a non percorrerle da
soli. Le strade che abbiamo di fronte, infatti, vogliamo percorrerle
con spirito ecumenico e interreligioso, con i nostri fratelli
cristiani appartenenti a Chiese e Comunità ecclesiali diverse della
Chiesa Cattolica e con gli uomini e le donne appartenenti ad altre
religioni. La condizione per alimentare questo spirito ci è data
dalla condivisa consapevolezza che gli autentici credenti sono
essenzialmente uomini e donne di pace, pronti e capaci, anche nelle
estreme e brutali situazioni del conflitto armato, di mettere
concordemente in campo tutto quello che è proposto dal diritto
umanitario.
2) Ringrazio il Signore per averci dato l'opportunità di vivere
questa significativa esperienza di studio e di amicizia, resa ricca
dalla presenza di autorevoli esponenti di altre religioni che ci
hanno arricchito con i loro contributi.
Ringrazio i relatori per le loro stimolanti riflessioni, che ci
hanno consentito di aggiornare le nostre conoscenze sullo stato
attuale del diritto umanitario internazionale. Ringrazio tutti i
partecipanti - i confratelli Vescovi, i cappellani militari, gli
esperti - per il loro coinvolgimento convinto e prezioso.
Ringrazio la Congregazione per i Vescovi, in modo particolare il
Cardinale Re, i Pontifici Consigli per l'Unità dei Cristiani e per
il Dialogo Interreligioso, soprattutto il suo Presidente il
Cardinale Tauran, per aver promosso con il Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace questo significativo Corso sul Diritto
Umanitario. Grazie al tema e grazie anche agli Ordinari Militari,
l'organizzazione di questo Corso ha costretto alcuni Organismi della
Curia Romana a lavorare insieme, adottando un metodo - efficace,
significativo ed esemplare per il futuro -, improntato alla
reciproca collaborazione.
3) È impossibile riassumere tutto quello che è emerso nel nostro
Corso. Permettetemi comunque di offrirvi una qualche sottolineatura
che, spero, troverà il vostro consenso.
a) Rispetto alla prima edizione, svoltasi nel 2003, sotto il
pontificato del Servo di Dio Giovanni Paolo II, questa seconda
edizione del Corso ha avuto carattere ecumenico ed interreligioso.
Intuizione questa provvidenziale. Anche nel presente momento
storico, infatti, la religione è spesso vista come un limite allo
sviluppo umano, o come un fattore di conflitto. Al contrario, nel
nostro Corso è emerso che la vocazione delle religioni è quella di
svelare all'uomo la propria dignità di figlio di Dio, e quindi di
promuovere l'unità e la pace della famiglia umana. La dignità umana
è il più prezioso fra i tesori donati da Dio all'uomo. Sta scritto,
infatti, nel libro della Genesi che l'uomo è creato ad immagine e
somiglianza di Dio (Gn 1, 27). Come si trova nel Compendio della
dottrina sociale della Chiesa, essendo stato creato ad immagine e
somiglianza di Dio, l'uomo "ha la dignità di persona; non è soltanto
qualcosa, ma qualcuno" (108). Questa verità merita particolare
attenzione, perché possono essere molteplici le tentazioni, talvolta
gli interessi, che spingono l'uomo a sottovalutare la propria
natura, o a sopravvalutarla, fino a negare il proprio legame
genetico con Dio.
b) La seconda sottolineatura potrebbe essere così formulata: la
dignità umana è il valore fondamentale che deve legare le grandi
religioni del mondo. Proprio su tali basi, i Padri del Concilio
ecumenico Vaticano II hanno affermato che la Chiesa Cattolica guarda
con sincero rispetto al Giudaismo, all'Islam, all'Induismo, al
Buddismo e alle altre religioni non cristiane che "tentano in vari
modi di venire incontro all'inquietudine del cuore degli uomini
proponendo vie, cioè dottrine, regole di vita e riti sacri. La
Chiesa cattolica ... guarda con sincero rispetto a quei sistemi di
agire e di vivere, a quei precetti e a quelle dottrine che, sebbene
differiscano in molti punti su ciò che essa pensa e propone,
tuttavia non di rado riflettono un raggio di quella Verità che
illumina tutti gli uomini" (Dich. "Nostra aetate" sulle relazioni
della Chiesa con le religioni non cristiane, 5). Come il Santo Padre
Benedetto XVI - che ringraziamo di cuore per la Sua benedizione e
paterna attenzione - ha sottolineato in occasione del XX
Anniversario dell'incontro interreligioso di preghiera della pace di
Assisi, voluto nel 1986 da Giovanni Paolo II, anche dal nostro Corso
è emerso che "la religione non può che essere foriera di pace...
Nonostante le differenze che caratterizzano i vari cammini
religiosi, il riconoscimento dell'esistenza di Dio ... non può non
disporre i credenti a considerare gli altri esseri umani come
fratelli. A nessuno è dunque lecito assumere il motivo della
differenza religiosa come presupposto o pretesto di un atteggiamento
bellicoso verso altri esseri umani" (Lettera a S.E. Mons. Domenico
Sorrentino in occasione del XX Anniversario dell'incontro
interreligioso di preghiera di Assisi, 2 settembre 2006). Le
religioni sono quindi lo scrigno che custodisce la dignità umana nel
cammino dell'uomo nella storia. In questo cammino, che ha Dio come
punto di inizio e di arrivo, le religioni sono chiamate a dialogare
con uno spirito di verità e di reciproco rispetto; chiamate ad
indicare la strada, ad illuminare le menti e i cuori, a donare
all'uomo la speranza quando la fede nella pace sembra vacillare.
c) Una terza sottolineatura: il legame delle religioni con la pace è
ancora più chiaro se si pensa alla follia della guerra. La guerra
non è un diritto e anche qualora essa sia dettata dalla necessità di
difendere l'innocente deve essere sottoposta a precise regole
compatibili con la dignità umana. In questa prospettiva, e non per
un semplice calcolo politico o strategico, il nostro Corso ha
complessivamente riaffermato che "il diritto internazionale
umanitario è da annoverare tra le espressioni più felici ed efficaci
delle esigenze che promanano dalla verità della pace" (Messaggio per
la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 2007: "Nella
verità la pace", 7). La difesa della dignità umana è l'unico raggio
di luce nelle tenebre della guerra. Un raggio di luce che può
illuminare le menti, una piccola fiamma che può dissolvere l'odio e
il risentimento nei cuori, un sottile filo rosso che consente
all'uomo di non perdersi e di non fermarsi nel cammino di amore che
conduce a Dio.
4) Cari amici, voglio assicurarvi che anche per questo II Corso si
provvederà a curare la pubblicazione degli Atti, affinché siano
disponibili per l'importante attività formativa svolta dagli
Ordinariati Militari e per far conoscere l'impegno della Chiesa
Cattolica per la difesa e la promozione del diritto umanitario
internazionale. A nome di tutti ringrazio quelli che si sono
impegnati nell'organizzazione del Corso, in modo particolare S.E.
Mons. Monterisi e S.E. Mons. Crepaldi con i loro più stretti
collaboratori, il padre Cerchietti e il dott. Di Ruzza. Grazie anche
a tutti quelli del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
che hanno curato l'accoglienza. Grazie di cuore anche al gruppo
delle interpreti.
Ci lasciamo con nell'animo il dono della stima reciproca e
dell'amicizia. Siamo nel mese di ottobre, dedicato alla Madonna: a
Lei regina della pace affidiamo le nostre intenzioni di bene!
Il corso è stato organizzato dalla Congregazione per i Vescovi e dai
Pontifici Consigli della Giustizia e della Pace, per il Dialogo
Interreligioso e per la promozione dell'Unità dei Cristiani, in
attuazione di due impegni assunti dalla Santa Sede con il Comitato
Internazionale della Croce Rossa (1. Formazione dei Cappellani
Militari Cattolici al diritto umanitario; 2. Promozione di
iniziative di carattere interreligioso nel campo del diritto
umanitario).
L'iniziativa sarà anche presentata dalla Santa Sede alla 30°
Conferenza internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa,
che si svolgerà a Ginevra dal 26 al 30 novembre 2007.
A differenza della prima edizione del 2003 (i cui atti sono stati
pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana nel 2004), il corso ha
avuto carattere ecumenico ed interreligioso. Erano infatti presenti
rappresentanti ed esperti delle grandi religioni del mondo
(Giudaismo, Cristianesimo, Islam, Induismo e Buddismo) per
riflettere sul contributo di queste all'elaborazione di regole
giuridiche a difesa della dignità umana in ogni circostanza e in
caso di guerra.
Il corso intendeva inoltre promuovere la cooperazione tra religioni
e società civile nella difesa della dignità umana nei concreti
teatri di guerra. Particolare attenzione è stata infine prestata ad
alcune questioni attuali del diritto umanitario, come ad esempio il
ruolo del diritto umanitario nel quadro della lotta contro il
terrorismo; l'esigenza di equilibrio tra lotta contro il terrorismo
e difesa dei diritti umani; lo status giuridico delle armi nucleari;
l'avvento di nuovi mezzi di guerra e il rischio di applicazione
militare della biotecnologia.
Al corso hanno partecipato i delegati degli Ordinariati Militari
Cattolici di più di 30 Paesi, appartenenti alle forze armate,
accademici e rappresentanti della società civile da tutto il mondo.
“La guerra non è un diritto – ha affermato il
porporato – e anche qualora essa sia dettata dalla necessità di
difendere l’innocente deve essere sottoposta a precise regole
compatibili con la dignità umana. In questa prospettiva – ha
aggiunto il presidente di Giustizia e Pace, il dicastero vaticano
promotore dell’iniziativa insieme alla Congregazione per i Vescovi e
ai Pontifici Consigli per il Dialogo Interreligioso e per l’Unità
dei Cristiani – non per un semplice calcolo politico o strategico,
il diritto internazionale umanitario è da annoverare tra le
espressioni più felici ed efficaci che promanano dalla verità della
pace”. E da qui discendono il pieno appoggio della Chiesa a quanto
il diritto umanitario propone e il sincero impegno di ogni autentico
credente ad attuarne i principi anche nelle estreme e brutali
situazioni dei conflitti armati.
In precedenza, nella prima delle quattro relazioni
della mattinata dedicate alla cooperazione tra religioni e società
civile, l’arcivescovo statunitense Edwin F. O’Brien, ordinario
militare emerito degli Stati Uniti, aveva tra l’altro accennato alla
delicata distinzione morale tra tecniche lecite d’interrogatorio e
tortura nel caso di prigionieri terroristi. Al riguardo egli ha
definito “deviato e assolutamente barbarico” il trattamento dei
prigionieri nel carcere americano di Abu Ghraib, aggiungendo come
“significativa” l’assenza di un cappellano in tale prigione,
nonostante che il regolamento militare lo richieda espressamente.
La segretaria generale della Caritas Gerusalemme,
Claudette Habesch, intervenuta successivamente sul tema della difesa
della dignità umana in caso di conflitti armati, si era fatta
dolorosa portavoce delle quotidiane violazioni dei diritti umani e
dei principi umanitari in Terra Santa, sottolineando l’azione della
Chiesa cattolica in difesa della giustizia e della pace nella
regione.
L’arcivescovo Tomasi, osservatore permanente della
Santa Sede presso le Nazioni Unite e le Organizzazioni
internazionali di Ginevra, nel trattare il tema dell’identità e
neutralità del diritto umanitario, aveva messo in luce l’opportunità
e le difficoltà di affiancare ai simboli tradizionali della Croce
Rossa e della Mezzaluna Rossa il nuovo simbolo del “Cristallo Rosso”
(un quadrato rosso poggiato su un angolo), secondo le indicazioni
del III Protocollo alle Convenzioni di Ginevra.
Sul difficile e complesso argomento, infine, del
rapporto tra armi nucleari e diritto umanitario dal punto di vista
morale e giuridico, il giudice e vice-presidente emerito della Corte
internazionale di Giustizia dell’Aja, Raymond Ranjeva, aveva
ricordato il pronunciamento della Corte stessa, secondo cui la
minaccia o l’impiego delle armi nucleari sarebbe generalmente contro
il diritto internazionale, stante l’obbligo giuridico della
denuclearizzazione. Egli aveva inoltre rilevato l’esigenza di
negoziare un nuovo sistema di sicurezza collettiva, in un quadro
necessariamente multilaterale.
Ma quali sono stati gli obiettivi di questo corso?
Giovanni Peduto lo ha chiesto a mons.
Salvatore Genchi, vicario generale dell'Ordinariato militare per
l'Italia:
R. – Le rispondo con l’indirizzo di saluto che il
Santo Padre ha rivolto a questo simposio. Lo scopo è quello di
promuovere nel mondo militare sempre più rispetto, dignità umana, e
i suoi inalienabili diritti. Ci si incontra proprio per portare
avanti nel nostro mondo sempre più minacciato, un interesse per il
rispetto di tutti, soprattutto dei più deboli e dei più poveri.
D. - Cosa possono fare i cappellani militari per
il diritto umanitario?
R. – I cappellani militari si interrogano, studiano,
si impegnano soprattutto nelle realtà, nei teatri di guerra, con la
loro presenza di sacerdoti cattolici, ma anche quelli di altre
religioni. Una presenza che richiama valori più alti e che stimola
un impegno per il rispetto della persona umana e di tutte le
persone, soprattutto quelle più deboli e indifese.
D. - Qual è la sua esperienza personale di
cappellano militare?
R. – La mia esperienza personale di cappellano
militare è quella di un sacerdote che in questo ambiente ha sempre
dialogato; una presenza che ascolta, che stimola per quanto
possibile ai valori più alti. In fondo, mi sono sempre sentito un
parroco che vive in mezzo alla sua gente e che cerca di offrire un
sostegno soprattutto con la presenza, e quando è necessario anche
con la parola.
D. - Come può cambiare in meglio il mondo militare
nel terzo millennio?
R. – Ritengo che il mondo militare possa cambiare in
meglio proprio mettendosi nella prospettiva di impegno per la pace.
Una volta forse, o nella mentalità comune, i militari sono
considerati come coloro che fanno la guerra e invece ci stanno
dimostrando, almeno i nostri italiani sicuramente, di essere una
presenza che costruisce, che promuove la pace, una presenza che si
mette soprattutto a difesa dei più deboli. Pur essendo armati non
ricercare la guerra ma mettersi nelle situazioni più delicate a
difesa dei più deboli. |