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Viktor Frankl 1905-1997

La forza dell'anima e il senso della vita

da: V. E. FRANKL, Uno psicologo nei Lager, ed. Ares, 13° ed. italiana

 

... Viene il giorno in cui ogni ex internato, ripensando alle esperienze del Lager prova una strana sensazione. egli stesso non comprende come ha potuto superare tutto ciò che la vita del Lager ha preteso da lui. E se vi fu nella sua vita un giorno - il giorno della liberazione - nel quale tutto gli apparve come un bel sogno, certamente arriva anche il giorno in cui tutto ciò che ha vissuto nel Lager gli appare come un brutto sogno. Quest'esperienza dell'uomo tornato a casa, sarà coronata dalla splendida sensazione che, dopo quanto ha sofferto, non deve temere più nulla al mondo - tranne il suo Dio.

... La psicologia delle sentinelle del Lager. Com'è possibile che uomini in carne ed ossa abbiano veramente fatto ad altri ciò che costoro dicono d'aver eseguito? Chi, dopo aver sentito questi racconti, crede ed accetta per vero che una cosa del genere sia in sostanza possibile, subito dopo chiede come la si possa motivare psicologicamente.

Per rispondere a questo problema dobbiamo mettere in luce quanto segue: in primo luogo, tra le sentinelle di un Lager vi sono evidentemente dei sadici; li dobbiamo definire così, in un esatto senso clinico. In secondo luogo, i sadici erano scelti con cura, quando si doveva formare un gruppo di sorveglianza particolarmente rigido. Alla selezione negativa dei complici e degli aiuto-boia, (fatta nella massa degli internati al fine di trovare, per esempio, i Kapos); a questa selezione negativa s'aggiunge nel lager una selezione positiva dei sadici.

Mentre stavamo nel fossato, sul posto di lavoro, con un freddo rigidissimo, senza abiti che ci proteggessero dal gelo, eravamo naturalmente tutti felicissimi quando ci permettevano di riscaldarci a turno, ognuno dopo circa due ore, vicino ad una stufa all'aria aperta che potevamo alimentare con rami o pezzi di legno. Quasi sempre, però, si presentava un capo operaio o un dirigente dei lavori, ben felice di guastare la nostra gioia; non era difficile leggere sul suo volto il piacere sadico con il quale proibiva tutto di sua iniziativa, rovesciando la stufa, con quella splendida brace, nella neve. E quando una SS non poteva soffrire qualcuno, aveva sempre un subalterno notoriamente senza scrupoli e specializzato in torture sadiche, al quale consegnare lo sventurato.

In terzo luogo moltissime sentinelle erano semplicemente diventate del tutto insensibili. a causa dei molti anni durante i quali avevano assistito, in misura sempre crescente, ai sadismi perpetrati nel Lager. Questi uomini moralmente insensibili e spiritualmente induriti, rifiutavano il sadismo almeno nella propria amministrazione; ma ciò era tutto, perché non facevano nulla contro il sadismo degli altri.

Resta una quarta osservazione: anche tra le sentinelle del Lager vi furono - per così dire - alcuni sabotatori morali. Voglio ricordare solo il capo dell'ultimo Lager nel quale fui internato e dal quale mi liberarono. Era una SS. Dopo la liberazione del Lager si venne a sapere ciò che fino ad allora aveva saputo solo il medico del Lager (un prigioniero anche lui): il comandante del Lager aveva segretamente speso molto denaro di tasca propria per acquistare dalla farmacia della borgata vicina medicinali che dovevano servire agli internati. Un capo gruppo del medesimo campo, che era un detenuto, era invece più crudele di tutte le sentinelle messe insieme. Picchiava gli internati quando e dove poteva, mentre, per quanto ne so io, il comandante del Lager non ha mai alzato, neppure una sola volta, la mano su uno dei "suoi" internati.

E' dunque evidente che definire un uomo come sentinella, o viceversa come internato, non significa ancora nulla. Si può trovare bontà umana in tutti gli uomini, dunque persino nel gruppo che sarebbe certo assai semplice condannare in blocco. I confini s'intersecano, dunque. Non dobbiamo giudicare sbrigativamente, considerando angeli gli uni, e diavoli gli altri. Al contrario: restare umani di fronte agli internati, essendo sentinelle e sorveglianti, fuggendo alla suggestione generale della vita di un Lager, è una vera conquista personale ed etica, e non la si può sminuire. D'altro canto la bassezza di un internato che fa del male ai suoi compagni di dolore, è particolarmente spregevole.

 

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