La forza dell'anima e il senso della vita
da: V. E. FRANKL, Uno psicologo nei Lager,
ed. Ares, 13° ed. italiana
... Viene il giorno in cui ogni ex internato,
ripensando alle esperienze del Lager prova una strana sensazione. egli
stesso non comprende come ha potuto superare tutto ciò che la vita del Lager
ha preteso da lui. E se vi fu nella sua vita un giorno - il giorno della
liberazione - nel quale tutto gli apparve come un bel sogno, certamente
arriva anche il giorno in cui tutto ciò che ha vissuto nel Lager gli appare
come un brutto sogno. Quest'esperienza dell'uomo tornato a casa, sarà
coronata dalla splendida sensazione che, dopo quanto ha sofferto, non deve
temere più nulla al mondo - tranne il suo Dio.
... La psicologia delle sentinelle del Lager.
Com'è possibile che uomini in carne ed ossa abbiano veramente fatto ad altri
ciò che costoro dicono d'aver eseguito? Chi, dopo aver sentito questi
racconti, crede ed accetta per vero che una cosa del genere sia in sostanza
possibile, subito dopo chiede come la si possa motivare psicologicamente.
Per rispondere a questo problema dobbiamo
mettere in luce quanto segue: in primo luogo, tra le sentinelle di un Lager
vi sono evidentemente dei sadici; li dobbiamo definire così, in un esatto
senso clinico. In secondo luogo, i sadici erano scelti con cura, quando si
doveva formare un gruppo di sorveglianza particolarmente rigido. Alla
selezione negativa dei complici e degli aiuto-boia, (fatta nella massa degli
internati al fine di trovare, per esempio, i Kapos); a questa selezione
negativa s'aggiunge nel lager una selezione positiva dei sadici.
Mentre stavamo nel fossato, sul posto di
lavoro, con un freddo rigidissimo, senza abiti che ci proteggessero dal
gelo, eravamo naturalmente tutti felicissimi quando ci permettevano di
riscaldarci a turno, ognuno dopo circa due ore, vicino ad una stufa all'aria
aperta che potevamo alimentare con rami o pezzi di legno. Quasi sempre,
però, si presentava un capo operaio o un dirigente dei lavori, ben felice di
guastare la nostra gioia; non era difficile leggere sul suo volto il piacere
sadico con il quale proibiva tutto di sua iniziativa, rovesciando la stufa,
con quella splendida brace, nella neve. E quando una SS non poteva soffrire
qualcuno, aveva sempre un subalterno notoriamente senza scrupoli e
specializzato in torture sadiche, al quale consegnare lo sventurato.
In terzo luogo moltissime sentinelle erano
semplicemente diventate del tutto insensibili. a causa dei molti anni
durante i quali avevano assistito, in misura sempre crescente, ai sadismi
perpetrati nel Lager. Questi uomini moralmente insensibili e spiritualmente
induriti, rifiutavano il sadismo almeno nella propria amministrazione; ma
ciò era tutto, perché non facevano nulla contro il sadismo degli altri.
Resta una quarta osservazione: anche tra le
sentinelle del Lager vi furono - per così dire - alcuni sabotatori morali.
Voglio ricordare solo il capo dell'ultimo Lager nel quale fui internato e
dal quale mi liberarono. Era una SS. Dopo la liberazione del Lager si venne
a sapere ciò che fino ad allora aveva saputo solo il medico del Lager (un
prigioniero anche lui): il comandante del Lager aveva segretamente speso
molto denaro di tasca propria per acquistare dalla farmacia della borgata
vicina medicinali che dovevano servire agli internati. Un capo gruppo del
medesimo campo, che era un detenuto, era invece più crudele di tutte le
sentinelle messe insieme. Picchiava gli internati quando e dove poteva,
mentre, per quanto ne so io, il comandante del Lager non ha mai alzato,
neppure una sola volta, la mano su uno dei "suoi" internati.
E' dunque evidente che definire un uomo come
sentinella, o viceversa come internato, non significa ancora nulla. Si può
trovare bontà umana in tutti gli uomini, dunque persino nel gruppo che
sarebbe certo assai semplice condannare in blocco. I confini s'intersecano,
dunque. Non dobbiamo giudicare sbrigativamente, considerando angeli gli uni,
e diavoli gli altri. Al contrario: restare umani di fronte agli internati,
essendo sentinelle e sorveglianti, fuggendo alla suggestione generale della
vita di un Lager, è una vera conquista personale ed etica, e non la si può
sminuire. D'altro canto la bassezza di un internato che fa del male ai suoi
compagni di dolore, è particolarmente spregevole.