inforo.it dal Progetto Culturale CEI per i Cappellani Militari

 

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Teresio Olivelli

medaglia d'oro al v.m. della resistenza alla memoria nel 1953

Nato a Bellagio il 7 genn. 1916, vissuto a Carugo B., Zeme Lomellina, Mortara, Vigevano e Pavia, morto nel campo di Hersbruk il 12 genn. 1945.

Nel 1938 studiò giurisprudenza a Pavia e fu alunno del Collegio Universitario Ghisleri. Aderì al Fascismo solo per la volontà di risolvere i problemi sociali, alleviare le sofferenze dei poveri e cercare il bene della Nazione. Nel 1939 a Triste vinse le competizioni sportive e culturali dei Littoriali, nel 1940 fece parte del Servizio Studi dell'Istituto Nazionale della Cultura Fascista. Nel 1941 parte volontario con gli Alpini; nel marzo 1942 chiede di partire per la Russia con la Tridentina. Nel gennaio 1943 inizia la ritirata. Rientrato a Pavia è nominato (a ventisette anni) rettore del Collegio Ghisleri, ma a luglio è nuovamente al fronte a Merano. Il 25 luglio alla caduta del fascismo sceglie la Resistenza; il 9 settembre viene catturato e deportato in Germania. Fugge e partecipa alla Resistenza col nome di Agostino Gracchi o Cursor. All'inizio del 1944 fonda il giornale "Il Ribelle". Il 27 aprile è arrestato a Milano, è trasferito a Fossoli, è deportato a Flossenburg. Per la sua carità e impegno a difendere gli altri deportati riceve spesso nerbate e maltrattamenti. In ottobre è deportato a Hersbruk. A gennaio è punito con botte perché non s'allontana dal capezzale di un amico in fin di vita. Muore in infermeria, non senza aver prima regalato i pantaloni ancora in buono stato ad un compagno di prigionia e sussurrando "proteggi Signore i miei cari, gli amici, i compagni di lotta, i nemici".

 

preghiera fatta stampare per la Pasqua del 1944 per i partigiani

 

Signore, che fra gli uomini drizzasti la tua croce, segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato te, fonte di libere vite, dà la forza della ribellione.

Dio che sei verità e libertà, facci liberi e intensi, alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della tua armatura.

Noi ti preghiamo Signore. Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell'ora delle tenebre ci sostenti la tua vittoria; sii nell'indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell'amarezza. Quando più s'addensa e incupisce l'avversario, facci limpidi e diritti.

Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci non lasciarci piegare.

Se cadremo, fa' che il nostro sangue si unisca al tuo innocente e a quello dei nostri morti, ad accrescere al mondo giustizia e carità. Tu che dicesti: "Io sono la risurrezione e la vita" rendi nel doloro all'Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia tu sulle nostre famiglie.

Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni, noi ti preghiamo: sia in noi la pace che solo tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi "ribelli per amore".

 

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