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Nato
a Bellagio il 7 genn. 1916, vissuto a Carugo B., Zeme Lomellina, Mortara,
Vigevano e Pavia, morto nel campo di Hersbruk il 12 genn. 1945.
Nel 1938 studiò giurisprudenza
a Pavia e fu alunno del Collegio Universitario Ghisleri. Aderì al Fascismo
solo per la volontà di risolvere i problemi sociali, alleviare le sofferenze
dei poveri e cercare il bene della Nazione. Nel 1939 a Triste vinse le
competizioni sportive e culturali dei Littoriali, nel 1940 fece parte del
Servizio Studi dell'Istituto Nazionale della Cultura Fascista. Nel 1941
parte volontario con gli Alpini; nel marzo 1942 chiede di partire per la
Russia con la Tridentina. Nel gennaio 1943 inizia la ritirata. Rientrato a
Pavia è nominato (a ventisette anni) rettore del Collegio Ghisleri, ma a
luglio è nuovamente al fronte a Merano. Il 25 luglio alla caduta del
fascismo sceglie la Resistenza; il 9 settembre viene catturato e deportato
in Germania. Fugge e partecipa alla Resistenza col nome di Agostino Gracchi
o Cursor. All'inizio del 1944 fonda il giornale "Il Ribelle". Il 27 aprile è
arrestato a Milano, è trasferito a Fossoli, è deportato a Flossenburg. Per
la sua carità e impegno a difendere gli altri deportati riceve spesso
nerbate e maltrattamenti. In ottobre è deportato a Hersbruk. A gennaio è
punito con botte perché non s'allontana dal capezzale di un amico in fin di
vita. Muore in infermeria, non senza aver prima regalato i pantaloni ancora
in buono stato ad un compagno di prigionia e sussurrando "proteggi Signore i
miei cari, gli amici, i compagni di lotta, i nemici".
preghiera fatta stampare
per la Pasqua del 1944 per i partigiani
Signore, che fra gli uomini
drizzasti la tua croce, segno di contraddizione, che predicasti e soffristi
la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti,
la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele
che in noi e prima di noi ha calpestato te, fonte di libere vite, dà la
forza della ribellione.
Dio che sei verità e libertà,
facci liberi e intensi, alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà,
moltiplica le nostre forze, vestici della tua armatura.
Noi ti preghiamo Signore. Tu
che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell'ora
delle tenebre ci sostenti la tua vittoria; sii nell'indigenza viatico, nel
pericolo sostegno, conforto nell'amarezza. Quando più s'addensa e incupisce
l'avversario, facci limpidi e diritti.
Nella tortura serra le nostre
labbra. Spezzaci non lasciarci piegare.
Se cadremo, fa' che il nostro
sangue si unisca al tuo innocente e a quello dei nostri morti, ad accrescere
al mondo giustizia e carità. Tu che dicesti: "Io sono la risurrezione e la
vita" rendi nel doloro all'Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla
tentazione degli affetti: veglia tu sulle nostre famiglie.
Sui monti ventosi e nelle
catacombe delle città, dal fondo delle prigioni, noi ti preghiamo: sia in
noi la pace che solo tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti,
Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi "ribelli
per amore". |