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Nato nel 1903 a Nevers,
docente alla Sorbona, poeta e autore drammatico, giornalista, nel 1935 a
motivo di un reportage incontrò i lebbrosi. Durante la persecuzione nazista
si rifugiò presso un convento di Lione. Nel 1954 scrisse una lettera
all'Assemblea dell'ONU, adottata dall'Assemblea francese.
Se Cristo domani busserà
alla vostra porta, lo riconoscerete?
Sarà, come una volta, un
uomo povero, certamente un uomo solo...
Avrà l'aspetto abbattuto,
spossato, annientato com'è perché deve portare tutte le pene della terra...
Evvia, non si dà lavoro a
un uomo così prostrato. E poi se gli si chiede: "cosa sai fare?" non può
rispondere: tutto.
"Donde vieni?" Non può
rispondere: da ogni dove. Cosa pretendi di guadagnare? Non può rispondere:
voi.
Allora se ne andrà, più
abbattuto, più annientato, con la Pace nelle sue mani nude...
Signore, insegnaci a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri, a
non amare soltanto quelli ci amano.
Insegnaci a pensare agli
altri e ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama.
Signore facci soffrire
della sofferenza altrui.
Facci la grazia di capire
che ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da
Te, ci sono milioni di esseri umani, che sono pure tuoi figli e nostri
fratelli, che muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame, che
muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo.
Signore, abbi pietà di
tutti i poveri del mondo.
Abbi pietà dei lebbrosi, ai
quali tu così spesso hai sorriso quand'eri su questa terra; pietà dei
milioni di lebbrosi, che tendono verso la tua misericordia le mani senza
dita, le braccia senza mani...
E perdona a noi di averli,
per una irragionevole paura, abbandonati.
E non permettere più,
Signore, che noi viviamo felici da soli.
Facci sentire l'angoscia
della miseria universale, e liberaci da noi stessi. |