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Giornale intimo, 7 settembre 1957
Sono sempre meravigliosamente portato e avido
dell'Amore di Gesù. Vorrei tanto che Egli facesse in modo che Lo
amassi di più. Sono pieno di ambizioni, nonostante la mia pochezza e
il poco tempo che mi resta da vivere. Voglio che il caro Gesù mi
conduca a sé, tanto tanto in alto!
Nulla domandare, nulla rifiutare, ripeteva spesso
il dolce san Francesco di Sales... Non si deve domandare se non ciò
che il Signore vuole che avvenga. Lasciamoci plasmare dalle dita del
divino scultore, che Egli faccia ciò che vorrà; noi dobbiamo
vigilare su una cosa sola: restare materia maneggevole, oleata, la
più dolce che ci sia...
Indovino subito le critiche: "non bisogna
esagerare!". Eh, sì, per l'appunto! Se esageriamo, anche Dio
esagererà nella distribuzione dei suoi doni, e non ci perdiamo nulla
nel cambio...
Lettera del 20 settembre 1957
Mamma
cara, ecco, l'epilogo si avvicina... forse ancora cinque giorni da
vivere, al massimo dieci... Preferisco che Pierrette non sappia
nulla in anticipo, e vorrei tanto che sia tu la prima a farglielo
sapere... che non l'apprenda leggendo i giornali o ascoltando la
radio; così t'incarico di questo compito penoso...
Avrei
soprattutto voluto farti capire la croce. L'Amore Crocifisso! C'è un
crimine più grande di questo? E' questo sacrificio che salva, ed è
per mezzo di esso che Gesù continua a vivere quaggiù. Comprendi,
dunque?
La mia
morte non è che una riedizione ben miserabile del calvario! E'
ingiusta, inumana e barbara. L'accetto come tale e la offro per
quelli che il Signore vuole salvare. E' un grande sacrificio e
questo sangue che colerà, apparentemente invano, sarà rigenerante.
Bisogna proprio che tu mantenga la promessa che mi hai fatto di
accettare questa morte, diversamente non me ne andrei in pace. Devi
prepararti a tutto quello che succederà con la preghiera, e
riconducendo tutto a Dio, invece di fare del tuo dolore il centro
del mondo. Pierrette vada a confessarsi e a comunicarsi. Arrivederci
in Dio. Jacques
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