|
Mi chiedevo mentre ascoltavo gli
splendidi oratori: ma come realizzare il bene comune? Io ho visto,
penso e credo che il nemico – perdonate la parola – del bene comune
è... siamo noi cattolici. In che senso? Ovunque ci si gira si è
persa, si è sbriciolata e poi scomparsa la coscienza di essere
popolo, popolo di Dio, con una missione di salvezza da portare. Oggi
però, oggi, 19 ottobre, non ieri, domani. Il messaggio di Gesù,
meglio, la soluzione dell’esistenza umana che ci dà Gesù, l’ha
affidata a noi, ma non si può portare avanti così, sbriciolata.
L’interesse di partito, l’interesse del potere, l’interesse delle
stanze dei bottoni e tutto ciò che è collegato a esso è diventato la
coscienza pratica ed attuativa, e così si ha il tradimento della
rivoluzione cristiana, come dice Benedetto XVI, della rivoluzione di
Dio. Perché mancano le strategie comuni da portare avanti. Ogni
realtà, ogni gruppo ecclesiale, ogni parrocchia, ogni movimento.
Dice bene Seneca che il vento favorevole a poco giova, se il
marinaio non sa dove andare. E quando la barca sta troppo ferma
corre il rischio di affondare. Per inerzia, per una legge interna,
dell’inutilità. Mancano questi piani.
Facciamo un esempio. Oggi, mentre siamo qui, in media, 500 bambini
vengono sgozzati e uccisi. Omicidio premeditato, voluto, in Italia.
180mila l’anno. Ma queste creature urlano, e il grido loro sale a
Dio. Mentre si sta vicino a Dio questo grido lo si sente, ma se non
lo si sente, vuol dire che qualcosa c’è da rivedere nel nostro
rapporto con Dio e con i fratelli. Non posso dare indirettamente il
mio permesso; chi tace – ma non è un tacere con la parola soltanto –
chi tace con i fatti è complice del delitto. Le nostre mani – si
voglia o no, anche se dà fastidio – grondano sangue. Non c’è tempo,
ma possiamo vedere i modi concreti.
Un’altra cosa: 100mila donne sono tenute sotto sfruttamento in
Italia. Non ascoltate quel che dicono, che sono libere. Vorrei
portarvi tutti sulla strada, portare almeno due donne in casa ad
ognuno di quelli che sostengono che sono libere. Vergogna! E allora
io dico: perché viene mantenuto un massacro, un orrore simile? Non
si vuol perdere il voto di 10 milioni di cosiddetti clienti. Mi
diceva un pezzo grosso, grossissimo (siccome abbiamo fatto una
proposta di legge di iniziativa popolare): chi vuole che glielo
approvi, padre? Qual è quel partito che è disposto a perdere anche
un solo voto? E io ho detto: siete dei prostituti politici. Date le
dimissioni e andatevene. Non potete fare questo, la dissacrazione.
Perché non viviamo noi la visione dell’autorità come ce la dà Gesù,
che è la via e la rivoluzione, perché unifica il popolo? Voglio
dire: in 4 o 5 mesi si potrebbero liberare tutte le 100mila schiave.
Perché non lo si fa?
Il vento favorevole poco giova se il marinaio non sa dove andare. E
noi dobbiamo evitare quel rischio terribile. Come dice il proverbio:
chi sa fa. Chi sa e non fa si mette ad insegnare. E questo è un
problema grave per tutti noi. E allora la necessità concreta.
Perché non guardiamo le carceri? Lo sapete, si stanno riempiendo di
nuovo. Ebbene, ma perché? Perché c’è una non-coscienza nel popolo
cristiano. Questa gente, 26mila, che è uscita, ma dove va? Il popolo
cristiano apre la casa, le braccia e vive insieme con loro? Le
settimane sociali. Ma vuol dire che io detengo il tuo bene, e tu il
mio bene? Perché non me lo dai? Allora potremmo continuare. Adesso
inizia lo sciopero della fame a Spoleto, nel supercarcere, per
l’abolizione dell’ergastolo. Hanno ragione. Che senso ha dire che le
carceri sono uno spazio dove si recupera la persona se è scritta la
data di entrata e la data di uscita mai? È una contraddizione in
termini. Perché non devono aver il diritto di dare prova che sono
cambiati? Sono degli immensi collegi con la disperazione, colui che
è dentro non vuole studiare. Non è giusto questo.
È arrivata l’ora dell’azione. Mo, meglio, della concretezza. E
concludo: oggi voglio dire ancora che occorrono strategie comuni da
attuare, ognuno nel dono carismatico che ha, nel dono della
parrocchia in cui è, nella diocesi in cui si trova. Ma dobbiamo
veder i fatti, la gente si sente tradita tutte le volte che
ripetiamo le parole di speranza, ma non c’è l’azione. Cos’hanno
lasciato i cattolici, permettetemelo? Hanno lasciato la devozione.
Devozione che è unione con Dio-Amore, che è validissima, ma la
devozione senza la rivoluzione non basta, non basta. Soprattutto le
masse giovanili non le avremo mai più con noi, se non ci mettiamo
con loro per rivoluzionare il mondo e far spazio dentro. Ma il vento
è favorevole, perché il cuore dei giovani, ve lo dico – e non badate
alle cassandre – oggi batte per Cristo. Però ci vuole chi senta quel
battito, chi li organizzi e li porti avanti in una maniera
meravigliosa.
La conclusione è questa: perché non individuiamo in Italia dei
target da raggiungere. I nostri vescovi li dicano e la Chiesa li
indichi. E poi tutti insieme portino il resoconto. E alle settimane
sociali raccontiamo il cambiamento avvenuto, la trasformazione. E il
grido dei poveri che finalmente viene ascoltato. Cosa ci serve, se
no? Qui mancano i protagonisti delle conseguenze che ci sono state
dette così bene, profondamente. Nella giornata Onu per l’estrema
povertà, io al consiglio comunale di Rimini ho chiesto che ogni
consigliere comunale prenda accanto a sé uno dei nostri barboni – li
chiamiamo così, ma sono uomini creativi di storia – e lo usi come
assistente, però con i pantaloni con le pezze, perché ricordino agli
altri che son lì per diventare poveri, cioè per farsi prossimo,
altrimenti abbiamo una testa che ragiona, ma non dà più ordini al
cammino.
Ecco, io vorrei che fossimo un cammino di popolo.
È la grande ora della Chiesa. Questo è il kairos, il tempo
dell’intervento di Dio è giunto, il vento è favorevole, però bisogna
dare una mossa creativa. I nostri ragazzi, i nostri piccoli angeli
crocifissi, i nostri barboni che andiamo a prendere tutte le sere
alla stazione, in realtà sono i soggetti attivi e creativi di
umanità. Il bene che fanno loro ai giovani è incalcolabile. Dobbiamo
riconoscerlo e dare una svolta più concreta a questi incontri.
Grazie. |