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1. Nel concludere questa 45ª edizione
delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani – la Settimana del
centenario – il pensiero grato va a Benedetto XVI, che nel suo
messaggio inviato all’apertura dei lavori ha richiamato i punti
dottrinali di riferimento ed indicato le linee di approfondimento
del tema:”Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”,
offrendo così un forte stimolo ed incoraggiamento ad investigare con
coraggio, in ampiezza e profondità, una tematica antica e sempre
nuova. In particolare ci ha fatto notare come in tempi di
globalizzazione il bene comune vada “considerato e promosso anche
nel contesto delle relazioni internazionali” e come “ proprio per il
fondamento sociale dell’esistenza umana, il bene di ciascuna persona
risulta naturalmente interconnesso con il bene dell’intera umanità”.
La solidarietà che nasce dalla interdipendenza
- ha ricordato citando Giovanni Paolo II nella enciclica ‘Sollicitudo
rei socialis’ – non è un sentimento di vaga compassione per i
mali di tante persone, vicine o lontane, ma è la “determinazione
ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il
bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente
responsabili di tutti”.
Richiamando gli insegnamenti della Deus
Caritas est, ha sottolineato il compito dei fedeli laici di
“operare per un giusto ordine della società”, partecipando “in prima
persona nella vita pubblica e, nel rispetto delle legittime
autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale,
insieme con tutti gli altri cittadini secondo le competenze di
ognuno e sotto la propria autonoma responsabilità”, illuminati dalla
fede e dal magistero della Chiesa, ed animati dalla carità di
Cristo; ha ribadito con forza la centralità della questione
antropologica, con riferimento al rispetto della vita umana e della
famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; alla tutela
della giustizia, della pace, della salvaguardia del creato, valori e
principi non solo cattolici, ma comuni; ai problemi del lavoro e dei
giovani. Ha infine fatto riferimento all’ambito dei rapporti tra
religione e politica affermando, alla luce della pagina evangelica
sul tributo, che la Chiesa “se da una parte riconosce di non essere
un agente politico, dall’altra non può esimersi dall’interessarsi
del bene dell’intera comunità civile, in cui vive ed opera, e ad
essa offre il suo peculiare contributo formando nelle classi
politiche ed imprenditoriali un genuino spirito di verità e di
onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto
personale”.
2. La celebrazione della Settimana ha
avuto quest’anno un particolare significato per la ricorrenza
centenaria della prima, svoltasi a Pistoia del 23 settembre 1907 per
iniziativa di Giuseppe Toniolo. Come abbiamo detto subito, il
ritornare a Pistoia per l’inaugurazione dei lavori – in una Chiesa
locale ed in una città particolarmente coinvolte ed ospitali di
fronte alla presenza tanto numerosa di cattolici provenienti da ogni
parte d’Italia - , serviva non solo a commemorare e ad esprimere
doverosa gratitudine per quanti furono all’inizio di una filiera di
Settimane Sociali distesasi lungo un secolo, lasciandoci
testimonianza esemplare di coinvolgimento di popolo, di stili
laicali, di intelligente comprensione dei segni dei tempi, di acuta
e saggia progettazione di soluzioni concrete per il bene dell’uomo
e del Paese.
Il nostro ritorno a Pistoia ha voluto
soprattutto significare la volontà di animare vieppiù, in contesti
tanto profondamente mutati, una riflessione dei cattolici italiani
non meramente dottrinale o teorica, ma finalizzata all’impegno del
movimento cattolico in obiettivi concreti.
Il richiamo del centenario e la tornante
attualità del tema hanno suscitato un largo interesse: oltre 1400
presenti (1000 a Bologna); 160 diocesi presenti (112 a Bologna); una
partecipazione numerosa ed ampia di delegati di associazioni,
movimenti, istituzioni cattoliche. E’ da vedere in questa palpabile
crescita l’acuita sensibilità dei cattolici italiani per luoghi di
incontro e di approfondimento delle problematiche che travagliano la
società contemporanea, in vista di un impegno comune per la crescita
di tutti e di ciascuno, ma è da cogliere anche il senso condiviso
del dovere di solidarietà cui siamo chiamati, come cittadini, ma
anche come cattolici, nei confronti della comunità civile. Non
possiamo e non dobbiamo abdicare dalla nostre responsabilità nel
concorrere a costruire la casa comune secondo giustizia,
eguaglianza, libertà, rispetto della dignità dell’uomo e di ogni
uomo.
In questa prospettiva confortano ed
incoraggiano le parole di Benedetto XVI dove , nel suo messaggio, ha
sottolineato che le Settimane sono state sapientemente istituite per
l’impegno dei cattolici nella società, aggiungendo che “questa
provvida iniziativa potrà anche in futuro offrire un contributo
decisivo per la formazione e l’animazione dei cittadini
cristianamente ispirati”.
3. I contributi venuti dalle relazioni
e da tutti gli intervenuti alle discussioni, hanno innanzitutto
consentito di mettere meglio a fuoco il contesto in cui la tematica
del bene comune va oggi calata.
Un contesto per molta parte nuovo, inedito,
che tocca varia aspetti e diverse dimensioni, come:
-la globalizzazione, che pone problemi
gravissimi di solidarietà tra popoli, ma apre anche ad inedite
opportunità, toccando questioni fondamentali come quelle della
guerra, della pace, dei diritti umani;
-il connesso dimensionamento dello Stato quale
forma di organizzazione della comunità politica, con la conseguenza
che non solo lo Stato riesce ormai ad assicurare il bene comune;
-la linea delle generazioni, di cui si deve
ormai tenere conto sempre più ai fini del perseguimento del bene
comune; e deve essere radicata nella famiglia fondata sul
matrimonio;
-la disaggregazione della strutturazione
gerarchica delle forme aggregative, che mette in evidenza nuove
esigenze, nuove configurazioni, nuove responsabilità della società
civile;
-l’emergere di nuove forme di produzione e di
scambio, nelle quali si avvertono sempre più le dimensioni
ultra-economiche, o, meglio, che vanno al di là della mera e
tradizionale dimensione del profitto, con l’acquisizione sempre più
della consapevolezza di beni irrinunciabili come sono quelli
nascente dalla relazionalità umana;
-il volto di una scienza che deve essere
aiutata ad essere veramente libera, per volgersi – in particolare
nelle sue applicazioni tecnologiche – a vantaggio vero dell’uomo e
nel suo bene reale, e non cadere nelle reti di potentati che la
riducono ad un ruolo ancillare, nella consapevolezza che la vita è
un pre-supposto rispetto allo stesso agire politico;
I lavori della Settimana, con il contributo di
tutti, hanno dato la possibilità, poi, di valutare i nuovi contesti,
con i loro lati problematici ma anche con le enormi opportunità che
offrono.
In particolare sembra doversi sottolineare
come, dai lavori di tutte le sessioni, sia emerso con forza come la
nozione dei bene comune venga ad acquisire volti nuovi nei nuovi
contesti: il problema non attiene solo al campo dell’economia o del
Welfare, ma a beni immateriali quali sono appunto quelli nascenti
della relazionalità.
Così è emersa chiaramente la interconnessione
tra fenomeni problematici quali la condizione giovanile,
l’educazione ed il lavoro, la famiglia con i suoi compiti propri:
tutto si tiene ed il bene comune non può essere perseguito
attraverso una parcellizzazione di interventi settoriali né solo
destinati alla persona avulsa dal suo ambiente, dalle formazioni
sociali di cui fa parte. E’ pure emerso chiaramente come la
tematizzazione della società civile quale protagonista ineliminabile
di ogni azione realmente tendente al bene comune non significa
proporre irragionevoli visioni antistatalistiche. La società civile
si pone, come terzo ambito tra Stato e mercato: ma questi due
debbono sussistere e godere di buona salute. Lo stesso dicasi per la
politica che, in sé, è – o dovrebbe essere – azione di coordinamento
e di promozione del perseguimento del bene comune.
Da cattolici, dobbiamo guardare con fiducia
allo Stato ed impegnarci perché la politica risponda sempre a quella
che Paolo VI chiamava la più alta forma di carità.
Sono solo alcune esemplificazioni, quelle
fatte sin qui, di come i lavori di questa 45 Settimana Sociale
abbiano offerto un significativo contributo a vedere ed a
valutare il contesto nel quale siamo oggi chiamati ad operare.
Una visione più completa si potrà avere dal documento che il
Comitato tecnico ed Organizzatore produrrà – come sempre – nei
prossimi mesi.
4. Ma – lo si è detto – le Settimane
Sociali sono una riflessione finalizzata all’impegno. Quali, dunque
le prospettive di impegno?
A “ferro caldo” se ne possono individuare
alcune, salvo una più precisa indicazione nel più meditato documento
conclusivo:
a)
diffondere e continuare ad approfondire - nelle nostre
chiesa locali, nelle associazioni e nei movimenti, ecc. – le
tematiche di questa Settimana, evitando che questa possa rimanere
una “bella parentesi”, ma si collochi nel solco del percorso della
Chiesa italiana che passa attraverso una molteplicità di eventi,
come il Convegno ecclesiale di Verona;
b)
creare reti tra la molteplicità ricca di esperienze di vario
tipo che caratterizzano il cattolicesimo italiano: le reti sono
anche forme di solidarietà che aiutano ciascuno a perseguire meglio
le proprie finalità;
c)
favorire la nascita e la crescita di luoghi di incontro e di
riflessione che possono giovare all’impegno nel sociale ed anche nel
politico; da notare il bisogno che i cattolici impegnati in politica
hanno dei contributi di riflessione e di progettazione;
d)
monitorare con attenzione - ed intervenire nei modi ed ai
livelli a ciascuno possibili – la evoluzione normativa in materia di
Terzo settore: dalla revisione della legge del 1991 sul volontariato
alla legge sulle ONG, passando alle disposizioni sulle associazioni,
onde uscire dalla logica di una sussidiarietà rovesciata e di una
società civile in posizione servente rispetto allo Stato. In questo
contesto occorre sviluppare tutte le potenzialità della nostra Carta
Costituzionale, in particolare quelle contenute nella riforma del
Titolo V, rimaste per lo più una bella promessa. Le riforme che si
stanno annunciando non devono ledere i principi di autonomia e di
sussidiarietà;
e)
sollecitare la sensibilità locale – anche delle istituzioni
pubbliche – ad una coerente azione amministrativa, rispetto al
principio della sussidiarietà orizzontale; un allargamento delle
forme di partecipazione democratica; ma anche la sottolineatura di
diritti ormai non più ignorabili, come ad es. l’accesso al credito;
f)
sollecitare nella nostra realtà, ma anche sostenere,
iniziative sociali che si inseriscano nella prospettiva del Terzo
Settore, con attenzione ai punti deboli della nostra società:
giovani, anziani, disoccupati, immigrati, diversamente abili. Un
impegno in forme diverse: nel privato, nel pubblico, nello statale;
g)
ma soprattutto occorre un forte impegno nel campo educativo.
Per la prima volta una Settimana Sociale si occupa dell’educazione.
E’ stato lanciato l’allarme sull’emergenza educativa nel
nostro Paese. Occorre intervenire con iniziative nuove, oltre che
rafforzare quelle di più antica esperienza. Già al nostro interno
occorre preoccuparsi seriamente di una formazione alla cittadinanza,
all’impegno nel sociale e nel politico. Sulla necessità di
concentrare la nostra attenzione sull’emergenza educativa mi pare di
poter cogliere uno dei punti focali dell’intervento di S. E. mons.
Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, quando ci ha detto che
serve:”una forte proposta educativa in grado di introdurre alla vita
ed alla realtà intera, capace di giudizio, di proposte alte, di
impegno concreto e continuo, cordialmente aperto al bene di tutti e
di ciascuno a prezzo di interessi individuali o particolari, a
prezzo del proprio personale sacrificio”, ma ha aggiunto che “non
solo non si può attuare il bene comune ma neppure concepirlo né
tantomeno ragionarci e discuterne, senza ricuperare le virtù
cardinali della fortezza, della giustizia, della prudenza e della
temperanza, con le attitudini interiori che ne conseguono”. Ma che
cosa è questo, se non il frutto di una sapiente opera educativa?
5. La 45ª Settimana Sociale dei Cattolici
Italiani è ora conclusa, ma conclusa nel nostro essere insieme qui,
fraternamente, nella comunicazione reciproca e feconda di idee, di
esperienze, di sentimenti.
Ma la Settimana non è conclusa: prosegue e deve proseguire a livello
locale, nelle diverse realtà, approfondendo ed amplificando i suoi
frutti. L’auspicio è che ciò avvenga, che vi sia una cordiale
recezione dell’invito a non rimanere spettatori inerti del volgere
delle cose, ma attivi e responsabili partecipi alla costruzione di
una società migliore, secondo gli insegnamenti di Toniolo e di
quanti – nel corso di un secolo – si sono succeduti in queste
assemblee e nella vita del Paese.
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